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3 ottobre 2016 1 03 /10 /ottobre /2016 20:45

 

ANNE HIDALGO-BILL DE BLASIO-SADIQ KHAN  -  La Repubblica

«Bill de Blasio è sindaco di New York, Anne Hidalgo è sindaca di Parigi,Sadiq Khan è sindaco di Londra.“Noi, sindaci di tre grandi città globali, chiediamo ai leader un impegno sui profughi. I rifugiati aumentano la vitalità e la crescita delle economie locali"». La Repubblica, 21 settembre 2016 (c.m.c.)

I Leader mondiali si sono riuniti a New York per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, e in cima alla loro agenda c’è una crisi dei profughi che ha raggiunto livelli di drammaticità che non si vedevano dai tempi della seconda guerra mondiale. (In quel tempo ricordo che l’Europa affrontò il problema di dover sistemare 10 milioni di profughi) Il vertice delle Nazioni Unite per i rifugiati e i migranti e il vertice sui rifugiati voluto dal presidente Obama rappresentano uno spartiacque che richiama l’attenzione del pianeta sulla necessità di una risposta efficace a una crisi umanitaria sempre più grave.


Il nostro parere comune si basa su una lucida consapevolezza dei pericoli che abbiamo di fronte. Dopo l’esplosione di un ordigno nel quartiere di Chelsea a New York, lo scorso weekend, e altri attacchi in città di tutto il mondo, siamo consapevoli che la sicurezza di tutti i nostri cittadini è prioritaria in società grandi, aperte e democratiche. Ma è sbagliato dipingere le comunità di immigrati e profughi come radicali e pericolose. Dobbiamo continuare a perseguire un approccio inclusivo all’insediamento dei profughi, per contrastare l’onda crescente di dichiarazioni xenofobe in tutto il mondo, che serviranno solo a emarginare ancora di più le nostre comunità di immigrati senza renderci in alcun modo più sicuri.


Noi, sindaci di tre grandi città globali — New York, Parigi e Londra — esortiamo i leader mondiali riuniti alle Nazioni Unite a prendere misure decise per garantire soccorso e un rifugio sicuro ai profughi in fuga dai conflitti e ai migranti in fuga dalla miseria, e sostenere coloro che questo lavoro lo stanno già facendo.


Anche noi faremo la nostra parte. Le nostre città si impegnano a continuare a battersi per l’inclusività, ed è per questo che sosteniamo servizi e programmi che aiutano tutti i residenti, incluse le tante comunità di immigrati, a sentirsi bene accolti, in modo che ogni residente possa sentirsi parte delle nostre grandi città.


A New York e a Parigi, per esempio, programmi di “carte d’identità comunali” hanno migliorato notevolmente il senso di appartenenza fra gli immigrati e hanno consentito un maggior accesso a servizi come conti bancari e indennità per veterani, e a risorse comunali come biblioteche e istituzioni culturali. In meno di due anni, il programma di New York, conosciuto come IdNyc, ha registrato oltre il 10 per cento della popolazione cittadina complessiva e ha ricevuto i complimenti di una variegata coalizione di esponenti delle comunità, associazioni di supporto e partner istituzionali.


Programmi come IdNyc costruiscono città più sicure, perché gli immigrati e i profughi sanno di essere inclusi e riconosciuti dalle amministrazioni pubbliche. A New York, la polizia è stata un partner fondamentale nella creazione del programma, perché i residenti sono più disposti a denunciare reati quando hanno un documento di identità che è accettato dalle forze dell’ordine. A Parigi, nuove misure come la Carte Citoyenne e il bilancio partecipativo, che lascia decidere ai parigini come utilizzare una parte del bilancio annuale del Comune, offrono a tutti i residenti l’opportunità di partecipare alla vita cittadina e diventare stakeholder locali, senza alcuna restrizione.


Investire nell’integrazione dei rifugiati e degli immigrati non è soltanto la cosa giusta da fare, ma anche la cosa intelligente da fare. I rifugiati e altri residenti nati all’estero portano con sé competenze importanti e aumentano la vitalità e la crescita delle economie locali, e la loro presenza da molto tempo porta beneficio alle nostre tre città.


A New York, quasi metà dei proprietari di piccole imprese sono immigrati che contribuiscono a pagare le tasse e creano altri posti di lavoro per il resto dei newyorchesi. Londra recentemente ha dato il via a una campagna pubblicitaria chiamata  London Is Open, che mette in evidenza storie di successo simili, scelte fra i tre milioni di londinesi che sono nati all’estero e contribuiscono alla creatività, alla vitalità e allo spirito imprenditoriale della città.


Le nostre città sono anche in prima linea per aiutare chi fugge da violenze e persecuzioni a entrare in contatto con servizi fondamentali, spesso vitali per la sopravvivenza. Parigi è una delle prime municipalità importanti ad aver aperto un centro profughi nel cuore della città. A partire da ottobre, questo centro fornirà servizi e necessità di base, oltre che supporto amministrativo, a 400 profughi. Il Comune di New York ha collocato funzionari comunali nel tribunale per l’immigrazione, per collegare le migliaia di richiedenti asilo minorenni non accompagnati del Centro America a servizi sanitari, scolastici e sociali di fondamentale importanza. L’anno scorso i distretti amministrativi di Londra hanno fornito supporto a oltre mille bambini richiedenti asilo non accompagnati, e il Comune sta elaborando nuovi metodi per lavorare insieme alle comunità e offrire supporto ai rifugiati.


Noi sappiamo che le politiche che abbracciano la diversità e promuovono l’inclusione sono efficaci. Ci appelliamo ai leader mondiali perché adottino uno spirito analogo di accoglienza e collaborazione in nome dei rifugiati di tutto il mondo, durante il vertice di questa settimana. Le nostre città sono unite in questo appello all’inclusività: è parte della nostra identità di abitanti di città ricche di diversità e prosperità.

Traduzione di Fabio Galimberti 

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3 ottobre 2016 1 03 /10 /ottobre /2016 20:37

 

Il modello Calò dell’accoglienza ”così abbiamo adottato sei rifugiati"

Vivono da 15 mesi con una famiglia del trevigiano. "Se Sala ci riceve gli spieghiamo come facciamo"

VERA MANTENGOLI – La Repubblica

VENEZIA. "I soldi per i migranti ci sono. I progetti anche. Rendiamo trasparenti i bilanci a faremo grandi cose". Antonio Calò, docente di Filosofia di Treviso non usa mezze parole, soprattutto dopo aver letto l'intervento su Repubblica del sindaco di Milano Giuseppe Sala, tanto che ha chiesto di incontrarlo subito. È stanco di vedere i migranti seduti nei parchi o vagabondare per le strade senza fare nulla, ma soprattutto è stanco di vedere un'Italia che non sfrutta appieno le sue risorse. Da quindici mesi lui, la moglie Nicoletta Ferrara e i loro quattro figli, vivono con sei migranti africani. Una famiglia allargata di dodici persone. Una scelta costata inizialmente una pioggia di insulti da parte di chi li accusava di speculare sui richiedenti asilo. In realtà, è proprio grazie a questa esperienza che Calò ha elaborato un sistema di accoglienza per i migranti che non è passato inosservato. E la sua proposta ha ricevuto proprio ieri l'elogio ufficiale dal presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker.

Oggi una struttura di accoglienza riceve circa 30 euro al giorno per migrante da finanziamenti europei e in parte italiani. Due euro e mezzo sono per i richiedenti asilo, il resto va alla struttura. "Condivido ogni parola di Sala - spiega Calò, premiato per il suo esempio di generosità dal presidente Sergio Mattarella - Accogliendo sei migranti ci siamo ritrovati a gestire 5400 euro al mese. Noi siamo la dimostrazione che con quei soldi si può fare tantissimo e si può dare lavoro ad altre persone come abbiamo fatto assumendo una psicologa e una persona tuttofare per aiutarci". Calò sostiene che dovrebbe essere necessario un decreto governativo che approvi un modello organizzativo unico di accoglienza, applicabile su tutto il territorio e magari oltre. "Se ogni Comune accogliesse sei migranti - prosegue - e nelle città più grandi ne fossero collocati sei per ogni quartiere in un appartamento, si creerebbero piccoli nuclei di persone che possono essere controllate e formate".

I soldi dei Calò vengono suddivisi così: mille euro per le spese alimentari, 1400 per la signora tuttofare, 450 come paghetta, 600 euro in bollette e servizi casa, 300 per la cooperativa, 300 per spese sanitarie, 250 per benzina, 700 per la psicologa e i 400 che avanzano per altre voci come avvocato o ricongiungimento familiari. "Qui arriva un'umanità ferita - continua - dobbiamo smetterla di considerarli ospiti, ma futuri cittadini". La novità del modello Calò è che contempla delle figure obbligatorie (la psicologa, l'insegnante di italiano, l'educatore) che attualmente sono facoltative. La famiglia abita a Camalò di Povegliano, duemila anime nel trevigiano. Qui, tra le bandiere a favore dell'indipendenza del Veneto, sul tetto dei Calò ne sventola

una blu con un cerchio di dodici stelle. È il sogno dell'Europa che vorrebbero. E a chi domanda cosa ne pensano di un'Europa che invece alza gli scudi, rispondono: "Quando soffia il vento del cambiamento, c'è chi costruisce muri e chi mulini".


 

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