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Buffett, Harris e gli altri lo 0,01% che vince sempre

Scritto da FEDERICO RAMPINI, la Repubblica -  Lunedì 11 novembre

Hedge funds e imprenditori: maxiguadagni per chi ha investito nel 2008

NEW YORK. NON chiamateli l’un per cento. Potrebbero offendersi. Loro sono lo 0,01% per la

precisione. Gli straricchi sono tornati, piùpotenti che mai. Rifioriscono non “malgrado” la crisi,

ma “grazie” al cataclisma economico esploso nel 2008. Alla radice di alcune fra le maggiori

fortune finanziarie di oggi, ci sono proprio delle operazioni speculative legate a quel disastro.

Sfilano in un’inchiesta

i nomi piùaltisonanti, di coloro che moltiplicavano il proprio patrimonio mentre il resto della

nazione (e del mondo) andava a picco. Alcuni sono nomi arcinoti, fra tutti spicca Warren Buffett

che era giàprima del 2008 l’uomo piùricco d’America. Nel suo caso, una buona dose di acume

finanziario, e sangue freddo, lo hanno aiutato. «Siate timorosi quando gli altri sono accecati

dall’avidità siate avidi quando gli altri hanno paura». Questa sua massima, lui la mise in pratica

nel momento piùbuio: tra il 2008 e il 2009 fece incetta di azioni di grandi societàquotate, da

Goldman Sachs a General Electric.

Mentre il piccolo risparmiatore cedeva al panico, e cosìfacendo liquidava con forti perdite i

propri portafogli azionari, lui rastrellava a man bassa e a prezzi di liquidazione.

Poi ci sono quelli, piùinvisi alla pubblica opinione, che si sono arricchiti direttamente

speculando sulle disgrazie altrui. Il grande manager di hedge fund John Paulson, per esempio,

aveva puntato proprio sul default dei mutui subprime. Mentre il crac dei titoli legati a quei mutui

seminava disperazione tra milioni di famiglie colpite da pignoramenti giudiziari, lui intascava

plusvalenze sulle sue speculazioni al ribasso. Ed era cosìaccorto da farlo nella legalità senza

incappare nelle conseguenze giudiziarie che oggi perseguitano grandi banche del calibro di JP

Morgan Chase o Bank of America-Merrill Lynch (anche loro accusate di avere contribuito al

disastro dei mutui subprime, ma con azioni fraudolente nei confronti degli investitori e dei

clienti). Poi ci sono storie meno note, nomi sconosciuti al grande pubblico, e tuttavia altrettanto

clamorose. Bruce Karsh e Howard Marks, gestori del fondo d’investimento californiano Oaktree

Capital, proprio nel 2008 si misero a fare incetta di bond privati, obbligazioni emesse da

aziende. Le sceglievano tra le piùmalandate: distressed debt, letteralmente debito disperato,

titoli emessi da imprese che sembravano condannate alla bancarotta. In certi casi il “distressed

debt” puòessere peggio dei junk-bond, i titoli spazzatura. Karsh e Marks attraverso Oaktree ne

comprarono per 6 miliardi di dollari. Appena cinque anni dopo, il valore di quei titoli èraddoppiato esattamente: la plusvalenza èdi 6 miliardi netti. Alcune aziende “distressed” sono

davvero finite gambe all’aria, ma altre sono sopravvissute alla bufera, si sono risanate, e quei

titoli che loro comprarono per pochi spiccioli ora valgono una fortuna. Un’altra storia che finisce

in questo elenco ha come protagonista Joshua Harris, fondatore della finanziaria Apollo Global

Management. Quando tutti vendevano in preda al panico, o erano costretti a farlo per

rimborsare i propri debiti, lui rastrellòtitoli obbligazionari nel settore petrolchimico. Ci ha

guadagnato così tanto, che di recente si è tolto lo sfizio di comprare due squadre sportive, i

Philadelphia 76ers della Nba (basket) e i New Jersey Devils (hockey).

Due tratti spesso uniscono i “profittatori” della grande crisi. In primo luogo, sono quasi sempre

legati al mondo della finanza. Nel caso di Harris, e dei suoi colleghi nel top management della

finanziaria Apollo, vengono tutti dalla defunta banca d’affari Drexel Burnham Lambert. Il nome

di Drexel sembra appartenere a un’altra era geologica. Fu la banca spericolata per eccellenza,

negli anni Ottanta. Ebbe al suo vertice Michael Milken, il trader dei junk bond condannato nel

1989 a dieci anni di carcere, personaggio che in parte ispiròil personaggio di Gordon Gekko nel

primo film Wall Street di Oliver Stone. Oggi Milken ètornato in auge, ha un patrimonio di due

miliardi, dàconferenze nelle università Oltre al filo comune della finanza, gli straricchi

condividono la passione per investimenti immobiliari della categoria dei “trofei”. Marks ha

appena pagato 52 milioni per un appartamento al 740 Park Avenue di Manhattan. Piùopulenti

che mai, forse saranno loro i primi a vendere, se la “bolla gemella” della speculazione

immobiliare e dei titoli hi-tech (Twitter & C.) dovesse travolgere tutti gli altri, cioèi risparmiatori

allo sbaraglio.

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