VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti
Negli articoli di economia avevamo già rilevato il trend. Questa è la conferma che la crisi sta facendo fuori la classe media e la spinge verso il basso (ndr)
Operai giù del 5%, quadri su dell’11,5% così la crisi ha spaccato il pianeta lavoro
Variazione 2006/2012
Assoluta 2012 % media annua in %
Dirigenti - 1.953 -1,6 -0,4 Quadri 42.649 11,2 2,7 Impiegati 33.209 0,7 0,2 Operai -336.375 -5 -1,3 Apprendisti -157.000 -25,5 -7,1 Totale -414.948 -3,3 -0,8 Retribuzione medie annue per lavoratori dipendenti per qualifica Variazioni 2008-2012 in termini reali Retribuzione media annua (in euro) assoluta in euro percentuale D 132.466 -5.893 -4,3
Q 59.000 -3.639 -5, I 24.104 -621 -2,5 O 15.255 -1.390 -8,3
A 11.711 25 -0,2 T 20.742 -904 -4,2
Retribuzioni medie annue dei lavoratori dipendenti per classi d’età Retribuzione media annua 2012 Variazione % 2008-12 In termini reali 15-24 anni 8.805 - 13,7
25-34 anni 16.292 - 9,3
35 - 44 anni 22.012 - 6,8
45-54 anni 26.002 - 7,2
55 anni e oltre 26.018 - 6,4
Totale 20.742 - 4,2
Scritto da AGNESE ANANASSO, la Repubblica | 13 Dicembre 2013 I dati Inps 2008-2012: per le fasce basse crollo di posti e salari L’ITALIA si avvia a diventare sempre più un Paese nel quale il numero di chi comanda, organizza e dirige supera quello delle persone che “fanno”, producono, si sporcano le mani. Un mondo del lavoro che potrebbe trasformarsi in un apparato pieno dell’esperienza degli ultra cinquantenni, ma senza giovani a cui passare il testimone. Fenomeno che paradossalmente si è acuito proprio durante gli anni della crisi. A dirlo sono i dati Inps sui dipendenti privati (non agricoli), relativi agli anni 2008-2012, elaborati per Repubblica dalla società di ricerca Datalavoro. In cinque anni in Italia si sono persi oltre 400mila posti di lavoro dipendente, pari a una flessione del 3,3%, concentrata nelle fasce più “umili”, lavorativamente parlando, cioè tra giovani apprendisti (—158mila, pari al 25% in meno) e operai (-336mila, ovvero -5%). Mentre però nel primo caso solo il 3,8% era dipendente, nel secondo il dato è più preoccupante perché oltre la metà era contrattualizzata: quella delle tute blu, dunque, è stata la categoria che ha pagato più di ogni altra la crisi, specialmente nel settore delle attività manifatturiere e delle costruzioni. La crisi, al contrario, ha portato al boom di nomine, promozioni, gratificazioni professionali di chi lavora ai piani alti: le posizioni dirigenziali sono infatti diminuite di appena l’1,6% in cinque anni, mentre i quadri sono addirittura cresciuti dell’11,2%. Un dato che si porta dietro il fattore dell’età: «Le aziende non assumono per cui non c’è ricambio generazionale - spiegano da Datalavoro -. I dipendenti più giovani sono quelli che hanno sofferto di più questa crisi, mentre gli anziani si sono stabilizzati se non addirittura rafforzati». Così, da una parte si assiste a una diminuzione dei contratti a tempo indeterminato tra i 15-24enni (—31%), tra i 25-34enni (— 18,9) e addirittura tra i 35-44enni (—4,2%), dall’altra a un incremento quasi speculare tra i 45-54enni (+14%) e tra gli ultra 55enni (+33%). Tendenze simili anche per i lavoratori con contratto a termine che, oltre a dover vivere con la minaccia della precarietà e del futuro, fanno anche i conti con una busta paga più leggera: nel 2012 un assunto definitivamente ha guadagnato 23.700 euro, uno “a scadenza” 9.300 (il 15% in meno rispetto al 2008). E se si è donna è ancora peggio: a parità di grado e di ore lavorate lei guadagna circa un quinto meno del collega maschio. Ma a sorpresa il reddito femminile, in termini reali, è stato eroso meno dalla crisi rispetto a quello maschile (—2,7% contro il — 4,3%) ed è migliorata anche la posizione del gentil sesso nelle organizzazioni del lavoro perché il numero delle dirigenti donne è aumentato del 16,6%. Un dato che fa riflettere, specialmente se confrontato con la flessione del 4% dei dirigenti in pantaloni. «Ancora una volta l’anello debole è rappresentato dai giovani, anche dal punto di vista delle retribuzioni» concludono gli esperti di Datalavoro. «I contratti a termine vengono pagati dal 14 al 20% in meno di 5 anni fa, gli indeterminati, quei pochi che vengono conquistati, dal 5,6 al 7,1% in meno». Un quadro, questo, che scoraggerebbe anche il più ottimista rappresentante della nuova generazione. Rottamato prima ancora di invecchiare.