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VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti

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Forse non tutti sanno che ...

 Questa è la prefazione al libro di Francesco Gesualdi (del centro nuovo modello di sviluppo) : Le catene del debito pubblico. E come possiamo spezzarle                         Troppe scelte vengono prese sopra le nostre teste senza consultarci. Scelte gravi, che lasciano segni indelebili sui nostri corpi individuali e sociali. Loro decidono, noi paghiamo. Nel 2008 il mondo è entrato nella tormenta di una crisi finanziaria globale, che puntualmente si è abbattuta sull’economia reale. Non un colpevole, non un responsabile. Il sistema l’ha derubricata a crisi ciclica, una delle tante avversità che colpiscono il capitalismo, quasi fosse un vecchio asmatico che prima o poi una bronchite la prende. Non è così. Il cataclisma è stato provocato da banchieri senza scrupoli, di qua e di la dell’Atlantico. Nella bramosia, nella bramosia , nella avidità di guadagno si sono lanciati in operazioni avventate e truffaldine che hanno trascinato l’intero sistema nell’orlo del baratro. Nessuno è stato punito. A nessuno è stato chiesto di restituire le somme intascate prima indebitamente e poi quelle donate dagli stati (cioè da noi cittadini) per non far fallire le banche, hanno giocato prima d’azzardo con i soldi degli altri e poi hanno continuato nel loro gioco con i soldi pubblici. A terremoto avvenuto i responsabili si sono messi in salvo più ricchi di prima (i soldi non si sono volatizzati, ma c’è stato un enorme trasferimento nei piani alti). Noi siamo rimasti sotto le macerie. E mentre cercavamo di riaffiorare facendoci spazio fra le travi crollate, è sopraggiunta un'altra scossa , collegata alla prima, che ci ha fatto sprofondare ancora di più. Si tratta del debito pubblico, che a quanto ci dicono pesa sulle spalle di ognuno di noi, neonati compresi, per 33.000 € . E benché nessuno ricordi di aver mai chiesto un prestito a chicchessia, succede che governo, parlamento e Unione Europea ci urlino in coro che il nostro primo dovere è pagare. Ma l’unico effetto sicuro è che l’economia andrà sempre più giù. Tant’è che nemmeno i custodi del sistema sono così sicuri di ciò che propongono. Come giudici scrupolosi, consultano i loro calepini alla ricerca di una pozione magica capace di tenere insieme gli opposti. Sono certi che prima o poi troveranno il modo per ridurre il debito, garantire soldi ai creditori e far ripartire la crescita. Ma nell’attesa continuano a purgarci con nuovi balzelli e nuovi tagli ai servizi. Continuiamo a svendere le proprietà dello stato smantellando i nostri beni comuni, con conseguenze drammatiche ( è come le famiglie nobiliari decadute che vendono l’argenteria e i quadri raccolti da generazioni per salvarsi dal fallimento). Una famiglia su quattro è a rischio povertà. I nostri bambini sono costretti a condividere un’unica maestra in venticinque per classe. Attendiamo mesi per un’ecografia. Viaggiamo su treni sgangherati in perenne ritardo. Spingiamo l’età pensionabile più su costringendoci al lavoro col pannolone. Qualche ministro piange, altri politici fanno atti di contrizione. Ma poi tutti tirano diritto affermando che non ci sono alternative. E noi ci crediamo. Senza fare neanche una verifica. Semplicemente accettiamo che in nome del debito vengano distrutti i nostri diritti. Diritti acquistati al prezzo di dure lotte. Ogni giorno arretriamo di qualche passo forse perché non abbiamo ancora capito che la vera posta in gioco del debito pubblico è la nostra civiltà. Non abbiamo ancora capito che cedendo oggi comprometteremo la tenuta sociale e la solidità della nostra casa comune per molti anni a venire. Ma davvero non abbiamo altra scelta se non pagare impoverendoci? L’unico modo per stabilirlo è smettere di considerare il debito pubblico come un tema di tecnici. Smettere di assegnare deleghe in bianco a politici che vediamo solo in televisione o a professori che spuntano dal nulla. Smettere di subire le loro decisioni e pretendere di dire la nostra che hanno conseguenze gravi sulla vita di ciascuno. La soluzione è cominciare a occuparci tutti di debito pubblico. Esigere di aprire un grande dibattito su cause, soluzioni e prospettive. Con occhi nuovi. Col coraggio di mettere Tutto in discussione a partire dalla legittimità del debito. Dovremo discutere di chi deve pagare, di come pagare, di quanto bisogna pagare, di come stare in Europa, di come recuperare sovranità monetaria . Discutendo potremo giungere a conclusione di tutt’altro genere, anche se considerare eresie. Come quella di disarmare i mercati, di far pagare anche i creditori, si usare i titoli del debito pubblico come forma parallela di pagamento. Idee eretiche, che però possono rompere le nostre catene, ridandoci fiducia e speranza.

 Si riporta a titolo informativo la seguente tabella: Riepilogo finanziario 1980-2012 (in miliardi di €) Debiti accumulati per servizi e investimenti

Debito di partenza al 1980                                           114 +

Somma dei disavanzi primari                                       149 =

Totale indebitamento per servizi e investimenti           263

Risparmi realizzati: Somma degli avanzi primari                  672 -

Somma dei disavanzi primari                                               149 =

Risparmio netto                                                                  523 -

Debito di partenza                                                              114 =                                           Avanzo del periodo                                                            409

Debito finale Interessi pagati nel periodo                  2.238 –

Avanzo del periodo                                                      409 =

Differenza a debito per interessi                              1.821 +

Altre voci di debito (es. somme versate Alla UE)       208 =

DEBITO TOTALE AL GENNAIO 2013                      2.022

Quando il debito supera un certo livello anche se ci sono avanzi di bilancio, come è il caso dell’Italia, gli interessi accumulati superano l’atteggiamento virtuoso e si finisce di pagare il debito più volte nel tempo . E’ il classico meccanismo dell’interesse composto in base al quale si pagano gli interessi sugli interessi. Un meccanismo noto in ambito bancario anatocismo , dal greco anà di nuovo, e tokòs, interesse. E quando il debitore ci casca dentro non ne esce più perché il debito si autoalimenta in una corsa senza fine.

Che nessuno si lasci intimidire dal fatto di non avere in tasca una laurea in economia. Nella sua essenza l’economia è fatta di pochi elementi di estrema semplicità. Difficili non sono i concetti, ma le parole usate per rappresentarli. Una muraglia che sembra costruita apposta per tenere la gente lontana da ciò che più la riguarda. Ma il lessico non può e non deve essere di ostacolo alla partecipazione. Capiti i concetti dobbiamo essere noi a imporre il nostro linguaggio agli economisti. Non il contrario, perché l’economia non può essere la loro riserva di caccia. L’economia è il cuore della politica: se un popolo non si occupa di questa materia rinuncia alla democrazia. Lasciare l’economia agli economisti è come salire su un treno e permettere al macchinista di stabilire dove condurci. Senza molta varietà di destinazioni perché gli economisti nella loro stragrande maggioranza provengono tutti dalla medesima scuola : individualista, classica, mercantilista, monetarista, materialista, produttivista, gigantista. Una scuola chiusa nel credo unico del dio mercato, del profitto immediato e delle sue regole. Dobbiamo uscire dalla logica del popolo amministrato, per recuperare quella di popolo sovrano, come prevede la Costituzione. L’art.1 parla chiaro: la sovranità appartiene al popolo. Ma saremo davvero sovrani se torneremo a partecipare per trovare tutti insieme le soluzioni ai nostri problemi. A partire dai nostri valori, i nostri obiettivi sociali, le nostre possibilità ambientali, le nostre valutazione politiche. Per troppo tempo siamo stati cagnolini che scodinzolano quando il padrone mostra l’osso e si accucciano quando alza la voce. Tiriamo fuori la nostra dignità di cittadini sovrani, decisi a dire la nostra e a farla valere. Lo scopo di questo libro è fornire gli strumenti per la partecipazione e prospettare soluzioni alternative al problema del debito pubblico. Sapendo che il futuro non si costruisce rimanendo nel solco delle vecchie idee, ma avventurandoci per cieli inesplorati alla ricerca di nuove rotte.

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