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VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti

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Mercato vs Stato

 di Roberto Esposito in “la Repubblica”

Il mercato, dopo una crisi  (da notare che alla base della crisi non c'é stata distruzione di ricchezza e di beni provocati da guerre o fenomeni apocalittici naturali), trova sempre un equilibrio sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini. Dietro il pensiero economico neoliberista ci stà una concezione del mondo e della società che mette in primo piano la  scienza economica, il cui funzionamento e realizzazione vengono fatti valere  escludendo qualsiasi relazione e conseguenza sul fattore umano che diventa una delle variabili dell’equilibrio economico che viene considerato solamente un fatto tecnico, astratto e basato su molteplici formule matematiche ed econometriche. Questo articolo cerca di fare il punto della discussione sul neoliberismo, anche se le sue riflessioni non sono complete, o meglio approfondite. Alla fine dell’articolo si danno alcune indicazioni essenziali sui libri di chi vuol capire l’attuale situazione economica sociale senza accontentarsi di quello che la cultura ufficiale e i media ci forniscono. L'esempio più banale é che ci sono persone, anche altolocate, che parlano di uscita dal tunnel e  dalla crisi: ma vi par possibile e realistico ciò quando le industrie chiudono e aumentano i disoccupati? (ndr)

Il neoliberismo è in ritirata o la sua egemonia resta intatta? È quanto è stato chiesto in una recente intervista a John Bellamy Foster, direttore della Monthly Review ed autore, con Robert McChesney, di Endless Crisis, edito dalle edizioni della rivista. Non si può dire che le sue risposte siano risolutive. Sostenere che l’attuale regime neoliberale è il prodotto del grande capitale, del grande governo e della grande finanza su scala globale è più che ragionevole, ma non sufficiente. Restano aperte molte domande. Il peso che ha assunto l’economia finanziaria è il frutto di un ritiro delle politiche governative o delle loro scelte? E i tentativi di regolamentazione dei mercati (quali? ndr) che già nel 2009 hanno fatto parlare di “ritorno dello Stato” come vanno intesi? Come riflusso del neoliberismo o come sua ristrutturazione sotto altre vesti? Per orientarsi in questa selva di questioni bisogna intanto intendersi sul significato del termine. In proposito risulta assai utile l’ampia ricerca elaborata da Pierre Dardot e Christian Laval in un volume adesso tradotto da Derive Approdi col titolo La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista, a cura di Paolo Napoli. La loro tesi di fondo è che la crisi in corso, lungi dal comportare un indebolimento delle politiche neoliberiste, ha portato al loro brutale rafforzamento attraverso forme di austerità incapaci di invertire la logica speculativa dei mercati finanziari. La falsa apparenza di una inversione di tendenza è nata da una interpretazione inadeguata del liberismo come semplice ritiro dello Stato davanti alla naturalità del mercato. In questo modo si è confusa l’ideologia della fase eroica del liberismo economico con il modo in cui esso si è concretamente realizzato. (Mi sembra che questa interpretazione sia molto personale  – come si fa a distinguere il concetto dalla sua realizzazione? ndr) Non solo quello che chiamiamo neoliberismo — sia nella sua versione austriaca alla Hayek sia in quella anglosassone alla Friedman — non ha mai immaginato di fare a meno dello Stato (ciò è sostenuto dall’autore dell’articolo, ma non dai neoliberisti ndr), ma ha prodotto esso stesso una pratica di governo. (Cioè il non intervento dello stato che viene considerato perturbatore dell’equilibrio economico ndr) Come ha spiegato per primo Foucault (e Keynes? e Galbraith ? ndr) nei suoi corsi ad essa dedicati, quella neoliberale è una razionalità eminentemente del governare (non solo economica, ma istituzionale, politica una visione del mondo ndr), volta alla direzione delle condotte degli uomini attraverso precise norme comportamentali. Anche secondo Greta Krippner (Capitalizing on crisis. Political origins of the rise of finance, Harvard University Press 2012) non sono i mercati ad aver conquistato dall’interno gli Stati, ma gli Stati ad aver introdotto il modello concorrenziale dell’impresa in tutte le dinamiche sociali. (Per convinzione di idee, per egemonia culturale o per dipendenza di paga ndr) Da un lato il soggetto individuale è portato a vedere in se stesso un capitale umano; dall’altro gli Stati competono tra loro nell’attrarre gli investimenti delle multinazionali abbassando i livelli dei salari e della previdenza sociale. Ciò — l’estendersi della competitività a principio generale di governo — spiega non soltanto la corsa, apparentemente suicida, alle politiche dell’austerità, ma anche loro accettazione rassegnata da parte dei Paesi che più ne hanno pagato le conseguenze, come la Grecia e il Portogallo. È l’esito del consenso creato dal governo neoliberista.(attraverso pubblicazioni, libri, economisti Think that . cattedre universitarie sostenute da fondazioni, dominio dei media,, una vera e propria egemonia culturale gramsciana ndr) Esso, tutt’altro che ridursi alla contestazione delle regole esistenti, è produzione attiva di norme di vita sul piano giuridico, etico e, prima ancora, antropologico. Nel giro di pochi decenni l’intera società ne è stata plasmata in una forma talmente generalizzata da non essere avvertita in quanto tale. Oggi tutti i rapporti, con gli altri e perfino con se stessi, sono orientati al principio mercantile del guadagno.(scagli la prima pietra chi ciascuno di noi non sia caduto in questa ragnatela di principi e convinzioni dopo la caduta del comunismo e il capitalismo aveva davanti solo sorti manignifiche e progressive ?. Ci siamo fatti convincere dall'opinione corente dei media e dei pensatori economici, politici, culturali. Questo ha portato ha una totale deresponsabilizzazione dei rapporti e dei legami sociali tra le persone - ultimo rifugi: la famiglia - ndr - E poi ci meravigliamo quando un automobilista fugge dopo aver investito per strada un pedone.) Così, piuttosto che semplice modello economico, il neoliberalismo si configura come l’insieme degli atti e dei discorsi che governano gli uomini secondo il principio della loro concorrenza. Naturalmente se tale modello appare insuperabile quando l’economia tira, dimostra (tutta la sua debolezza, fragilità e sconquasso ndr) quando le cose cominciano a non funzionare. C’è un limite oltre il quale la forbice tra coloro che diventano sempre più ricchi e coloro che diventano sempre più poveri si divarica al punto di rompere la macchina del consenso sociale (quando nella comunicazione avanzi una proposta umana e delle convinzioni alternative tra i cittadini e le persone  e quando nella realtà tutto è orientato a creare e dividere la ricchezza solo alll’1 % delle persone a discapito dell’altro 99 % ndr) In questo caso quella che ancora definiamo crisi monetaria assume i caratteri di una vera e propria crisi sistemica che coinvolge l’intero orizzonte dei rapporti umani. Come contrastare questo stato di cose? Non sono pochi gli storici che ci ricordano come le grandi crisi abbiano sempre stimolato grandi idee. Come dopo il crack del 1929 è stato inventato il New Deal e il Welfare, così dal buco nero che si è aperto cinque anni orsono vanno nascendo nuove concezioni. Se economisti come Krugman, Stiglitz, Fitoussi, Boeri e altri pensatori ritengono sbagliato pensare di ripianare i deficit pubblici a colpi di tagli della spesa sociale, altri arrivano a rovesciare radicalmente la prospettiva dell’austerity. Per esempio James W. Galbraith arriva ad assegnare un ruolo produttivo al debito pubblico, se finanziato da banche centrali disposte a comprare senza limiti i titoli di Stato emessi dai rispettivi governi. Ciò che tale concezione — derivata dalla modern monetary theory — manda in mille pezzi è la pretesa di un’impostazione economica, sposata da molti governi europei, che si presenta con la dogmaticità di una nuova religione. Nel suo libro sul nuovo banditismo bancario (Banchieri, Mondadori 2013), Federico Rampini richiama quanto sostenuto dal filosofo Michael Sandel nel saggio Quello che i soldi non possono comprare, tradotto da Feltrinelli. Oggi la discussione sui danni sociali dell’alta finanza è circoscritta entro limiti ancora troppo angusti. Quando si associa l’idea di mercato non solo a quella di benessere, ma anche a quella di libertà, non ci si accorge di rimanere subalterni al sistema di pensiero che ha prodotto la crisi. Criticare l’austerità perché crea più problemi di quanti ne risolva è giusto, ma non basta. Se non si aggiunge che essa tende a corrodere gli spazi pubblici e le basi delle istituzioni democratiche. ( Il cittadino è inserito in un comportamento , nel modo di pensare , in un quadro sociale – definito da politica-stato, diritto, economia ndr). Il punto che resta opaco è la differenza che passa tra ”il governare” neoliberale e la politica nel significato più intenso dell’espressione ( la realizzazione e il pervenire al bene comune, al benessere , felicità e pace sociale ndr-) Fare politica non vuol dire solo amministrare nella maniera più rimunerativa ciò che esiste, ma anche volgere lo sguardo alle possibilità contenute nel nostro futuro. (e nel mettere in atto una politica e gli strumenti utili per raggiungere e attuare quelle possibilità ndr)

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Il tempo di leggere

é come il tempo di amare

amplia  il tempo di vivere    (D. Pennac)

• Federico Rampini: <Non ci possiamo permettere uno stato sociale”falso”> collana Idola Laterza 2012 pag. 128 € 9

• Federico Rampini:<Banchieri- storie del nuovo banditismo globale> Strade blu – Mondadori 166 p. € 16,50 - 2013

• Zygmunt Bauman:< La ricchezza di pochi avvantaggia tuti ”falso”> collana idola Laterza 98 pag. – 2013 € 9

• Luciano Gallino: < Il colpo di stato di banche e governi- L’attacco alla democrazia in Europa> Einaudi 2013 - € 19

• Luciano Gallino:< La lotta di classe - dopo la lotta di classe> saggi tascabili . Laterza pag 213 - 2012 - €12

• Luciano Gallino:< Con i soldi degli altri – Il capitalismo per procura contro l’economia> Einaudi 2009 – pag 195 - € 17

• Joseph Stiglitz: < Il prezzo della disuguaglianza – Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro> Einaudi 2013 – pag 473 - € 23

• Paul Krugman:<La coscienza di un liberal> I robinson Laterza 2008 . pag309 -€ 18

• Francesco Gesualdi (del centro nuovo modello di sciluppo): <Le catene del debito – e come possiamo spezzarle> Serie bianca Feltrinelli 2013 – pag. 190 - € 14

• Cobianchi Mauro: <Mani bucate –A chi finiscono i soldi dei contribuenti. L’orgia degli aiuti pubblici alle imprese private> Chiarelettere 2011 – pag. 295 - € 15,90

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