VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti
/http%3A%2F%2Fwww.autorvergata.it%2F92_Valori-Cultura-e-Sociale%2F~img_x%2Fimmagini_News%2FCulturaSociale%2FFecondazione_Assistita.jpg)
Utero in affitto in India, coppia assolta.
Il tribunale di Milano “ Definizione di maternità ormai controversa, la tecnologia mette il diritto con le spalle al muro” il rischio che il piccolo venisse dato in adozione. La moglie sterile dopo una terapia contro il cancro.
Di fronte alla complessità dei casi della vita, è meglio che si definisca a livello sociale e del diritto i ruoli degli attori (che sono persone compreso il nascituro), le motivazioni delle scelte, la definizione delle relazioni e delle procedure. Se una persona decide di seguire una strada per avere un figlio è meglio che si definisca a livello sociale e del diritto un percorso. Tuti i problemi e le questioni non saranno mai chiariti e risolti, ma ci deve essere l’impegno a essere umani nel definire al meglio questo percorso, per non lasciare al caso e alla “libera scelta” delle persone che possono cambiare, giustamente, atteggiamenti e azioni con l’evolversi della situazione.(ndr)
MILANO. Il diritto è impotente di fronte ai progressi della scienza, addirittura «messo con le spalle al muro» di fronte «all'avanzamento della tecnologia» che rende la stessa «definizione» di maternità ormai «controversa». Con queste motivazioni, ieri, il Tribunale di Milano ha assolto un uomo e donna di 48 e 54 anni — definiti nella sentenza «genitori tecnologici» — dall'accusa di «alterazione di stato», contestata dopo che la coppia aveva avuto un bimbo in India, con una maternità surrogata. Il piccolo, concepito col seme paterno, grazie a due anonime donne indiane — una proprietaria dell'ovulo, l'altra dell'utero — era arrivato in Italia nel gennaio 2012.
La coppia milanese — lui 48enne, lei ex paziente oncologica 54enne, sterile per le cure a cui si era sottoposta — aveva deciso nel dicembre del 2011, di andare a Mumbay per avere il figlio tanto desiderato, che secondo le leggi vigenti in Italia non avrebbero mai potuto avere. Con la trasmissione dell'atto di nascita all'anagrafe, era scattata la denuncia alla Procura.
Il gup Gennaro Mastrangelo ha deciso l'assoluzione e ha fatto sospendere la richiesta di adozione per il piccolo. Con «l'avanzamento della tecnologia» — si legge nelle motivazioni — il diritto «è stato investito dalla dissociazione tra il dato naturale della procreazione e la contrattualizzazione delle forme di procreazione, fenomeno variamente normato dai sistemi giuridici nazionali». Di fronte a questa estrema incertezza del diritto, il giudice tutela il benessere del nascituro, «terzo inconsapevole di un contratto al quale è rimasto estraneo». ( z. d.) - La Repubblica
"Così mia madre si offrì di partorire il figlio che io non potevo avere"
La storia di Novella: il suo un atto d'amore con una sconosciuta non me la sarei sentita. Caterina pasolini - La repubblica
"Io l'utero in affitto non l'avrei scelto mai. So cosa significa essere incinta, non mi piace l'idea di pagare una sconosciuta che poi deve separarsi da chi ha portato in grembo per nove mesi. Ma ho avuto una mamma straordinaria: quando mi hanno tolto l'utero negandomi ogni possibilità di avere un bambino, si è offerta lei di aiutarmi, di fare da madre surrogata, da culla per quello che sarebbe diventato suo nipote".
Novella, ostetrica napoletana, racconta la sua storia dopo il caso della coppia milanese appena assolta.
Esperienza complicata e rara, la sua. "Nella nostra famiglia i ruoli sono apparentemente confusi: c'è chi ci ha visto del male, qualcosa di torbido, ma per noi è invece stato sempre tutto chiaro".
La nonna che partorisce la nipote, non le pare contro natura? "No, la nostra è semplicemente la cronaca di un amore famigliare e materno. In tutti i sensi. Materno perché io, che di mestiere faccio nascere bambini come ostetrica in ospedale, ho sognato per anni inutilmente con mio marito un figlio tutto nostro. Materno perché mia madre, quando mi hanno operata rendendomi sterile, non ci ha pensato due volte nonostante avesse più di quarant'anni pur di aiutarmi ad avere una famiglia".
Non ha temuto un pasticcio di legami o sentimenti? "No, l'embrione ottenuto con la fecondazione assistita era frutto mio e di mio marito. Mia madre era quello che è sempre stata: una donna coraggiosa e altruista, accogliente, che ospitava dentro di sé il nipote per farlo nascere. E per legge era legittimo, la legge 40 che vieta la maternità surrogata è arrivata un anno dopo, nel 2004".
Sempre stata sterile? "No, mi sono sposata giovane, a ventitré anni sono rimasta incinta. Ma il giorno del parto tutta la mia vita è cambiata: distacco della placenta, complicazioni. A me salvano la vita, ma la bambina muore. Mi operano, togliendomi la possibilità di diventare madre".
E fine delle speranze. "In teoria sì, ma nell'ospedale dove lavoro c'è un centro per la fertilità e tra una chiacchiera e l'altra i medici mi raccontano di donne che in America e in Inghilterra hanno partorito embrioni concepiti da altre coppie. Alcune le ho incontrate in ospedale, anche loro con madri e sorelle pronte a prestare il loro corpo".
Lo ha chiesto a sua madre? "No, ci ha pensato lei. È una di quelle donne concrete, dirette, quando mi hanno tolto l'utero mi ha semplicemente detto: io ci sono, sarò quello che non hai perché cresca e nasca il tuo bambino".
Favorevole all'utero in affitto? "Io sono contraria a pagare una sconosciuta, ma penso che lo Stato dovrebbe consentire tra madri e sorelle come accade in altri Paesi, di darsi un aiuto quando la natura ti strappa ogni speranza di diventare mamma. Se avessi avuto problemi ai reni, mia madre mi avrebbe dato il suo. Che differenza c'è?".
Come è andata? "Per quattro volte hanno impiantato nell'utero di mia madre gli embrioni, una gravidanza arriva alla settima settimana, poi un nuovo tentativo, una speranza che dura qualche mese. Ma l'ha perso, nonostante le cure, i bombardamenti di ormoni. E io ci ho rinunciato, anche se mia sorella era disponibile a provarci essendo più giovane. La vita ha deciso diversamente per me. Ma se tra parenti ci si può aiutare, lo Stato dovrebbe consentirlo. Per amore, non per denaro".