VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti
Dal 7° capitolo pag. 107 di Francesco Gesualdi “Le catene del debito pubblico". Ed. Feltrinelli € 14
Quando a dirlo sono le Nazioni Unite Di tutte le forme di investimento, il prestito è la più allettante perché garantisce un guadagno facile. Addirittura perpetua e di tipo crescente se il debitore non ce la fa a pagare gli interessi nei tempi dovuti. A quel punto, come ben sanno gli italiani, gli interessi si trasformano automaticamente in un nuovo debito su cui matureranno nuovi interessi in una spirale senza fine. A causa di questi meccanismi, il debito è la macchina più infernale di dominio, di impoverimento, di squilibrio sociale che l’essere umano si sia inventato. In passato il debitore insolvente poteva essere messo in catene e venduto schiavo per permettere al creditore di recuperare i suoi soldi. Oggi simili eccessi sono banditi, ma persiste la mentalità che il creditore ha sempre ragione e che il debitore si deve sottoporre a ogni forma di sacrificio pur di onorare i suoi impegni. Lo dimostra l’austerità da sempre imposta dal Fondo monetario internazionale ai paesi indebitati del Sud del mondo, oggi intimata anche ai paesi europei. Le condizioni di povertà, disoccupazione, fame in cui versa la Grecia sono a riprova nella testa di chi comanda il pagamento del debito viene prima di tutto. Ma all’alba del terso millennio dobbiamo chiederci cosa vale di più: l’arricchimento dei debitori o la dignità umana? Quando il banchiere bussa alla porta e il bimbo piange perché ha il piatto vuoto, cosa dobbiamo fare dei pochi soldi che abbiamo. Pagare la rata al grasso banchiere o comprare la pappa al nostro bambino? L’art. 103 della Carta delle Nazioni Unite non lascia dubbi: “In caso di contrasto tra obblighi contratti da membri delle Nazioni Unite con il presente Statuto e gli obblighi da essi assunti in base a qualsiasi altro accordo internazionale, prevarranno gli obblighi derivanti dal presente Statuto”. Tra gli obblighi contenuti nella Carta compaiono quelli definiti agli articoli 55 e 56 che impegnano gli stati a promuovere “un più elevato tenore di vita, il pieno impiego della mano d’opera, e soluzioni di progresso e di sviluppo economico e sociale [….] il rispetto e l’osservanza universale dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzione di sesso, razza, lingua o religione”. I rapporti delle Nazioni Unite ricordano costantemente l’imperativo di proteggere i diritti umani fondamentali. La risoluzione n. 18 adottata nel 2004 dalla Commissione pr i diritti umani dell’ONU afferma: ”L’esercizio dei diritti fondamentali delle popolazioni residenti nei paesi indebitati, diritti come quelli dell’alimentazione, all’alloggio, al vestiario, al lavoro, all’istruzione, alla sanità, a un ambiente salubre, non possono essere subordinati all’applicazione delle politiche di austerità e di riforme economiche legate al debito.(risoluzione adottata dalla Commissione ONU per i diritti umani del 16 aprile 2004) Un concetto già affermato dalla stessa commissione nel 1980: “non è ammissibile che uno stato chiuda le sue scuole, le sue università, i suoi tribunali, in una parola chiuda i suoi servizi pubblici, gettando la popolazione nel caos e nell’anarchia, semplicemente per risparmiare denaro da utilizzare per rimborsare i creditori nazionali o internazionali. Come per gli individui, anche per gli stati ci sono dei limiti agli obblighi a cui devono essere sottomessi (rapporto annuale Commissione ONU peri diritti umani1980. Vol. I). E’ tempo di rialzare la testa e gridare in faccia ai creditori che abbiamo in onore il pagamento dei debiti, ma anche la difesa dei cittadini. Dei loro diritti, dei loro servizi, dei beni comuni. E poi non si capisce : le banche e le istituzioni finanziarie pretendono la restituzione di quanto hanno prestato a imprese, stati, ma loro non restituiscono i soldi spesi dagli stati (cioè con i soldi dei cittadini) per il loro salvataggio (possono restituirli quando si sono rimesse in sesto) E’ tempo di affermare che il guadagno di chi sta già bene non può essere preminente rispetto alla dignità delle persone, al benessere sociale, all’interesse collettivo, Prima vengono i diritti per tutti, poi i guadagni di pochi. E’ una questione di valori, di civiltà di equità. E’ tempo di annunciare che non accettiamo più di porre il pagamento del debito sopra di tutto. Non accettiamo più di considerare il debito come l’unico criterio guida delle nostre scelte fiscali e di bilancio. Vogliamo voltare pagina considerando il debito come una delle tante spese da affrontare tenendo conto di tutte le altre esigenze sociali e collettive. A maggior ragione vogliamo voltare pagina mettendo fine agli attacchi speculativi che hanno il potere di obbligarci a pagare tassi di interesse più alti. La speculazione non ha alcuna giustificazione giuridica. Non fa parte del diritto dei creditori. La speculazione è un abuso, una prepotenza, un’aggressione per estorcere ricchezza alle comunità nazionali. I mercati la attuano in virtù della loro arroganza e della sottomissione dei politici nei loro confronti. Qualcuno dovrà spiegare perché gli stati debbono trasformarsi in quaglie che si fanno impallinare da cacciatori autorizzati ad usare qualsiasi tipo di arma. Qui non siamo più di fronte a creditori che rivendicano i loroo capitali e gli interessi pattuiti. Qui siamo di fronte cacciatori di frodo che in nome dell’arricchimento crescente pretendono di mettere le mani in tasca di chicchessia solo invocando la propria abilità predatoria. Una china pericolosa che potrebbe portare a permettere ogni tipo di truffa purché attuata con astuzia. L’argomentazione utilizzata per ammettere la legalizzazione di questo tipo di furto è il libero mercato. Ma cosa ha a che vedere il mercato . inventato per vendere e comprare merci, con l’arricchimento alle spalle degli altri basato sulla capacità di creare paura ? Oppure riteniamo che anche il terrorismo psicologico sia una operazione imprenditoriale che ha diritto di essere renumerata ? Ma se così fosse perché non dare riconoscimento anche alla mafia che diffonde paura per estorcere il pizzo? L’esperienza ci dice che molta speculazione si base sul puro e semplice azzardo. Ci si prova: può andare bene e può andare male, come alla roulette. Ma quale abilità c’è in una operazione totalmente affidata al caso? L’azzardo npn è un’abilità, neanche un’astuzia. L’azzardo è incoscienza. Che razza di società è la nostra che incoraggia l’incoscienza e l’azzardo fino al punto di mettere a rischio l’interesse di milioni di risparmiatori, addirittura l’economia di intere nazioni? Lo testimonia la crisi bancaria mondiale del 2008 e , concentrandosi su casa nostra , la vicenda del Monte dei Paschi emersa nel gennaio 2013. Quanto durerà ancora la nostra sottomissione alla cultura del denaro e la nostra sudditanza verso i signori della finanza ? Quanti altri tracolli dovremo subire prima di trovare il coraggio di rimettere la museruola alla finanza selvaggia affinché torni al suo ruolo originario di intermediario del credito per i bisogni dell’economia reale? In attesa di trovare la forza per regolamentare l’intera finanza, cerchiamo almeno di prendere provvedimenti per impedire alla speculazione di danneggiare i conti pubblici. Lo possiamo fare perché fino a prova contraria la potestà legislativa non appartiene ai mercati (anche se negli USA e nella UE le regole sulla finanza sono state scritte da enti finanziari), ma al potere politico (che per formazione, affinità culturale ed interessi era legato alla finanza) Dopo gli attacchi speculativi alla Grecia, all’Italia, alla Spagna, l’Unione Eropea ha capito che doveva fare qualcosa e nel marzo 2012 ha emesso un regolamento che induce tre novità principali: vieta la sottoscrizione di Cds nudi, vieta le vendite allo scoperto nude, obbliga a dare informazioni su talune operazioni (Regolamento UE236/2012 del Parlamento europeo 14 marzo 2012) . Inoltre la Commissione europea sembra determinata a emettere una direttiva sulla tassazione delle transazioni finanziarie anche detta Tobin Tax. Si tratta senz’altro di provvedimenti lodevoli, ma assolutamente insufficienti ad arginare gli attacchi speculativi sui titoli di stato. Limitano gl eccessi e le operazioni rocambolesche come la vendita a consegna immediata di titoli che non si possiede affatto, neanche sotto forma di prestito: le cosidette vendite allo scoperto nude. Ma tutti gli altri meccanismi, compresi i futures, non sono toccati, per cui la speculazione non subirà seri contraccolpi. (Non è conveniente intervenire quando i buoi sono scappati dalla stalla, ma impedire che escano dalla stalla). Segno di timidezza, di chi ha paura di irritare i manovratori. Nel 2011 l’attività finanziaria mondiale era stimata in 912 mila miliardi di dollari, di cui: • 54.000 per azioni • 49.000per prestiti bancari • 67.000 per prestiti obbligazionari • 41.000 per titoli del debito pubblico • 700.000 per strumenti derivati – In pratica 10 volte il PIL lordo mondiale – Ammontare che le banche e enti finanziari possono movimentare senza alcun controllo delle autorità pubbliche. Questa è la normativa attuale. Pensiamo solo al discorso dell’inflazione: chi la crea? Si è fatto un gran parlare della Banca centrale europea che con una decisione si è resa disponibile ad acquistare sul mercato secondario i titoli sotto attacco, previa richiesta del paese interessato e accettazione a parte di quest’ultimo delle regole di austerità. Obiettivo: attenuare il panico provocato da una massiccia vendita da una massiccia (attuata dalle banche) di titoli allo scoperto tramite un’operazione di acquisto altrettanto poderosa. Perché ricorrere a mezzi e mezzucci di dubbia efficacia quando il problema potrebbe essere risolto alla radice con un provvedimento di poche righe? Basterebbe un regolamento del Parlamento Europeo che ammettesse come uniche operazioni possibili su titoli di stato la compravendita e consegna immediata senza impegni di riacquisto, idepositi in garanzia, l’assicurazione di titoli realmente posseduti. Automaticamente ogni altra operazione (vendite allo scoperto, futures, Cds nudi e altre forme di derivati) sarebbe proibita e la speculazione decapitata. Se un simile provvedimento non viene preso non è perché sia impossibile o perché farebbe cadere il mondo. Non viene preso solo per mancanza di una volontà politica, per l’indisponibilità di mettersi contro i mercati (visto che si hanno le stesse idee e si pensa allo stesso modo quando non ci sia un interesse), che esercitano tutta la pressione possibile per bloccare leggi non gradite (In ambito finanziario le associazioni di categoria più impegnate in attività di lobby a livello europeo sono: Isda – International Swaps and Derivates Association -, associazione di soggetti finanziari attivi in derivati: Aima – Alternative Investiment Managenent Association -; associazione di fondi speculativi; Evca – European Private Equity and Venture Capital Association-, associazione di fondi di investimenti industriali; Afme – Association of Finantial Markets in Europe, associazione di società di Borsa; Ebf – European Banking Federation-, federazione delle banche europee). Ma ciò che manca al vertice può essere imposto dalla base. E’ ora di farci sentire.
Alcuni dati confermano questa proposta
Ecco alcune cifrei prese da Andrea Baranes: finché le cose vanno bene i profitti rimangono privati, quando il giocattolo si rompe si socializzano le perdite. Nel 2000 la comunità internazionale fissa otto <<Obiettivi di sviluppo del millennio>>. Tra questi, ridurre di due terzi la mortalità infantile e garantire un’istruzione primaria a tutte le bambine e i bambini del mondo entro il 2015. Gli ultimi dati rivelano un fallimento storico.
Per ridurre la mortalità infantile mancano 80 miliardi di $ aggiuntivi rispetto a quanto versato oggi, 80 miliardi sono una cifra ragguardevole, almeno finché non si realizza che tra il 2008 e il 2011 sono stato spesi 4.700 miliardi per salvare le banche. 80 miliardi non si riescono a trovare per salvare milioni di vite umane. 4.700 per i responsabili della peggior crisi degli ultimi decenni vengono versati senza battere ciglio. Parliamo delle risorse unicamente immesse nel sistema bancario. Se includiamo tutti i pani di salvataggio e di rilancio dell’economia il conto sale parecchio. Negli soli USA, Governo e Federal Reserve (FED) hanno impiegato una cifra che a seconda delle stime varia tra 7.700 e 29.000 miliardi ( Levy Economic Institut. A Detailed Look at the Fed’s Bailout by Funding Facility and Recipient, working paper n. 698 december 2011).
Oppure Luciano Gallino pag. 27 “la lotta di classe dopo la lotta di classe “ le leggi nei paesi sviluppati anziché combattere la disoccupazione e la povertà la sanciscono come mali inevitabili. Gli USA e la UE, fino alla fine del 2011 dal 2008, hanno impegnato almeno 18 trilioni ( un trilione = 1 miliardo di miliardo) per salvare gli enti finanziari “troppo grandi per fallire”. Per contro, allo scopo di rilanciare l’occupazione, gravemente colpita dalla recessione, sono stati spesi pochi miliardi.
