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Traffico dei clandestini

Chi taffica (guadagna) con queste bande che trasportano uomini? (ndr)

“Traffico controllato da 500 bande” ecco il dossier segreto dei Servizi 

ROMA. L’ultima radiografia dei nostri servizi segreti su quello che accadrà nelle prossime settimane, nei prossimi mesi nel Canale di Sicilia, dà risultati impressionanti. Oltre mezzo milione di persone — siriani, eritrei, etiopi, nigeriani, sudanesi e cittadini di altri paesi centroafricani — ammassati nelle “prigioni” dei trafficanti libici in attesa di essere trasferiti su “navi madre” e barconi diretti verso le coste siciliane. Anzi, verso le nostre navi della Marina Militare dell’operazione Mare Nostrum, che da mesi battono in lungo e in largo il mare tra le coste nord africane e quelle italiane. Un sos che gli 007 italiani hanno girato alla Presidenza del Consiglio, con un’analisi drammatica di quello che in queste ore sta accadendo nei paesi centroafricani e, soprattutto, in Libia l’ultimo terminale delle migliaia di disperati che fuggono dai loro paesi d’origine per guerre e fame.

Gruppi paramilitari libici, danno il via libera ai mercanti di uomini

Attualmente, secondo le informazioni raccolte sul posto dall’Aisi e dall’Aise (i nostri servizi interni ed esteri) oltre cinquecento “Katibe”, bande paramilitari armate fino ai denti, con la complicità di poliziotti e della guardia costiera libica corrotti, gestiscono il grande business dell’immigrazione clandestina verso l’Italia. Le aree maggiormente interessate all’organizzazione delle “partenze” sono quelle intorno a Tripoli, Misurata e Bengasi dove arrivano le centinaia di migliaia di disperati provenienti da Sudan, dalla Nigeria e da altri paesi del Centro Africa e che fanno capo a due grandi punti di “raccolta” e “snodo”, l’oasi di Kufra (nel Sud-Est della Libia) e l’area di Sebah (nel Sud-Ovest). Dopo il conflitto nel Mali il Niger è diventato il principale collettore pre-libico degli africani che si muovono dai Paesi del Centro Africa e che “sbarcano” a Sebha. Sul versante orientale del continente il punto di raccolta per coloro che provengono dal Corno d’Africa, pri- ma dell’ingresso in Libia, è la città sudanese di Khartoum. «Il primo trimestre 2014 (finora sono arrivati oltre 10mila extracomunitari ndr) vede confermata la centralità del territorio libico.

Qui — annotano i nostri 007 — il territorio è tutt’ora controllato dalle “Katibe” coinvolte nella tratta finale del viaggio migratorio. Tali organizzazioni para-militari, ascrivibili alla struttura tribale libica prima, proliferate dopo la rivolta anti-Gheddafi poi, approfittano della propria capacità, anche militare, del controllo del territorio». I trafficanti sono in prevalenza somali, eritrei, sudanesi, nigeriani, maliani che una volta portato il “carico” di essere umani in Libia devono fare ricorso alla intermediazione delle “Katibe” per avere il “via libera” all’accesso alle imbarcazioni e il “nulla osta” delle forze dell’ordine corrotte. L’operazione “Mare Nostrum” che finora ha salvato dalla morte migliaia di disperati ha paradossalmente “sconvolto” il mercato dei trafficanti di esseri umani, i prezzi per pagare il viaggio — che costava fino a duemila dollari — si sono abbassati.

Ciò per i minori costi sostenuti dai gestori delle reti dei trafficanti, e per le ridotte porzioni di viaggio perché “intercettati” dalle navi della Marina Militare italiana. Ma lo scenario egiziano non è meno preoccupante. I trafficanti forniscono più “servizi” rispetto a quelli libici: imbarcazioni in partenza, scafisti (soprattutto egiziani ndr) econsentonocheil pagamento della traversata sia saldato dopo l’arrivo in Italia, anche attraverso “prestazioni lavorative”

. Ed è dalle coste egiziane che arriva la maggioranza dei siriani. «Quelli giunti in Italia via mare, nel 2013, sono stati oltre 11 mila, al primo posto fra i migranti in Italia». Ma l’emigrazione dalle coste nord africane verso il nostro Paese è quella più evidente. Ci sono altre centinaia e centinaia di migliaia di disperati che arrivano dall’area anatolico-balcanica da sempre collettore dei flussi migratori di Palestina, Iran, Iraq, Turchia, Siria, Afghanistan, Pakistan, Bangladesh, India, Sri Lanka. E poi quella più “silenziosa”, la migrazione asiatica, che si avvale di canali diversificati, in tratte aeree, terresti e via mare.

Le organizzazioni che le gestiscono sono abilissime nel procacciamento di documenti falsi, di viaggio e di lavoro. Secondo il dossier dei nostri 007 l’organizzazione delle reti afghano-pakistane «ha mostrato di sapere adulterare anche i più moderni tipi di passaporti di Paesi europei ». Flussi migratori che presentano rischi sanitari: i migranti africani hanno un alto tasso di malattie, polmonari ed epatiti, che sfuggono a ogni forma di prevenzione e cura mantenendo elevato il rischio della diffusione delle patologie.

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