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Sì alle donne vescovo. La svolta degli anglicani

Ho l'impressione che la chiesa cattolica, come diceva il cardinal MARTINI, su questo tema sia indietro di 200 anni (ndr)

Enrico Franceschini – La Repubblica 

Mi rallegro del risultato che segna l'inizio di una grande avventura malgrado il disaccordo di qualcuno . L'arcivescovo John Welby primate della chiesa Anglicana

Accolgo con favore il voto di oggi. E' un grande giorno per la Chiesa e per l'uguaglianza. Il primo minisro John Cameron

 In Inghilterra è dal 1549, dai tempi di Enrico VIII, che i preti possono sposarsi e sono vent’anni che le donne, maritate o meno, possono diventare “vicario” ovvero sacerdote e dire messa. Da ieri la Chiesa Anglicana ha fatto un altro passo avanti verso eguaglianza tra i sessi e modernità, approvando l’episcopato femminile: anche le donne potranno diventare vescovi. Una mossa che apre la strada ad altre future svolte simbolicamente rivoluzionarie: l’arcivescovo di Canterbury, leader spirituale della Chiesa d’Inghilterra, equivalente del pontefice per i cattolici, viene scelto tra i vescovi, per cui a capo della Chiesa Anglicana potrebbe esserci un giorno una donna. Per così dire, una “papessa”.

Ma il presente, senza bisogno della fantareligione, è già abbastanza eccitante. Le pressioni ad aprire l’episcopato alle donne erano da tempo fortissime. In questo Paese le donne che fanno il prete sono state un grande successo: molto apprezzate e molto numerose. Due anni or sono, quando sembrava certo che la riforma sarebbe stata approvata, fu respinta a sorpresa dal Sinodo Generale, la democratica assemblea che governa la Chiesa Anglicana: approvato a grande maggioranza tra i vescovi e tra il clero, il provvedimento fu bocciato per appena sei voti tra i membri laici del Sinodo, paradossalmente più conservatori di quelli in abito talare o porporato. Ci furono scene di sconforto. Varie sacerdotesse protestarono apertamente in aula, alcune piansero.

Il nuovo arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, era favorevole alle donne-vescovo nel 2012, quando era ancora un semplice vescovo, e ha promesso di fare di tutto per realizzare la riforma una volta salito al più alto grado della Chiesa Anglicana. Del resto lui stesso incarna lo spirito innovativo di questa branca del protestantesimo: prima di darsi alla teologia, prendere i voti e fare carriera nella chiesa, fino a quasi 35 anni era stato un manager dell’industria petrolifera, e non dietro una scrivania, ma impegnato in missioni spesso anche pericolose in Africa, oltre che sposato e padre di tre figli. L’arcivescovo ha tenuto fede alla promessa e, con il sostegno del primo ministro David Cameron, anche lui pienamente favorevole alla riforma, ha ripresentato ieri la questione al Sinodo. Questa volta è passata a valanga in tutti i settori: 37 a 2 tra i vescovi, 162 a 25 tra i membri del clero, 152 a 45 fra i membri laici. «Vi prego di accogliere il risultato, quale che sia, con decoro», ha ammonito Welby. Ma l’assemblea non gli ha dato retta, esplodendo in un boato da stadio. «Un gran giorno per l’eguaglianza tra i sessi, una decisione che riflette lo spirito aperto e innovativo della nostra società», ha gioito Cameron a Downing street. «Una giornata storica», ha concordato giubilante e commosso l’arcivescovo di Canterbury, «nella nostra Chiesa c’è aria di cambiamento».

Il rischio per gli anglicani è che adesso la parte più conservatrice del clero e dei fedeli fugga verso un cristianesimo più tradizionalista, come viene percepito ad esempio quello cattolico. Sempre che, nel frattempo, non soffi “aria di cambiamento” anche nel Vaticano di papa Francesco

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