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VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti

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Anche in Israele ci sono persone che cercano di migliorare

L’Unità 8200 si ribella “da noi troppa violenza, basta con la guerra ni territori palestinesi.

Fa scalpore la lettera pubblica degli ufficiali palestinesi del reparto “cyberwar” dell’esercito. “troppi innocenti uccisi con un solo click, stanchi di frugare nel privato dei cittadini di Gaza.

GLI ABUSI: Lanciano un appello ai soldati e ai cittadini a far sentire la loro voce contro questi abusi e mettervi fine

SENZA CONTROLLO: Quella gente è soggetta a un vero e proprio regime militare e allo spionaggio, senza alcun controllo.

Un gruppo di ciberwarrior israeliani della leggendaria unità 8200 non vuole più combattere nei territori palestinesi la sua guerra. Non vuole più frugare nelle vite della gente di Gaza e della Cisgiordania, ascoltando le telefonate, monitorando internet e fax, leggendo ogni singola mail inviata nel web. Informazioni che spesso non sono utili alla difesa di Israele ma che invece –scrivono in una lettera aperta al primo ministro e al Capo di stato maggiore e al capo dell’Anam, i servizi segreti militari – “servono per perseguire e creare divisioni all’interno della società palestinese, per questo non possiamo in coscienza continuare a servire in questo sistema negando diritti a milioni di persone”

I 43 firmatari della lettera aperta pubblicata ieri mattina da Yedioth Aronoth sono tutti veterani di questa unita di élite, c’è un maggiore, due capitani, diversi sottoufficiali e soldati semplici. Per questo ha sbalordito Israele, lasciato (per ora) senza parole i politici e rovinato certamente il weekend al premier Netianyauh, il cui ufficio si è trincerato dietro un no comment, mentre la notizia faceva il giro del paese rilanciata da TV e siti web e alcuni dei firmatari della lettera venivano intervistati addirittura dalla radio militare. Nelle lettere i soldati raccontano del loro ruolo fondamentale nelle operazioni di eliminazione mirate effettuate dall’esercito israeliano. Una donna soldato racconta dei suoi tormenti per un errore di identificazione commesso che portò alla morte di un bambino. Altri si rimproverano di aver ascoltato conversazioni intime e private trs palestinesi. Certi, dopo la lettera della loro radiazione dell’esercito e della Corte Marziale, i guerrieri con l’etica della guerra scrivono: “C’è la percezione che il servizio di intelligence militare è privo di dilemmi morali e contribuisce solo alla riduzione della violenza contro persone innocenti, ma durante il servizio militare abbiamo imparato che non è così, la popolazione palestinese è soggetta a un regime militare ed è completamente esposta allo spionaggio israeliano, ma diversamente da Israele o da altri palesi non c’è alcun controllo sull’uso che viene fatto da queste informazioni a prescindere se i palestinesi sono coinvolti o meno nelle attività clandestine”.

No comment del governo Netanyahu e i servizi segreti minimizzano. Ma negli ultimi anni le denunce degli uomini in divisa si moltiplicano I cyberwarrior scrivono che spesso le informazioni che le informazioni raccolte hanno danneggiato persone innocenti, specie quelle del tipo “privato”, come preferenze sessuali o problemi di salute, usate per estorcere informazioni, ricattare e arruolare “collaborazionisti”. “lanciamo un appello a tutti i soldati che servono attualmente in questa unità e che vi serviranno in futuro, ma anche a tutti i cittadini israeliani, a far sentire la loro voce e a mettervi fine.

Nei conflitti moderni le Forze Speciali sono importanti quanto le unità che si occupano di guerra elettronica, di informazioni da fornire in tempo reale a chi è sul campo di battaglia. L’8200 in Israele è quella che si occupa della Cyberwar , reparto prestigioso e di élite che negli anni è diventato la più grande unità dell’esercito israeliano,con migliaia di militari impiegati, ed è paragonabile per funzioni e cpacità alla NSA Americana. Dalla sua base del deserto del Neghev, dove si trova una delle più grandi stazione di ascolto del mondo,è in grado di monitorare le chiamate telefoniche, le e-mail e altre comunicazioni in tutto il medio oriente, l’Europa, l’Asia e l’Africa. “Un’unità speciale, i cui uomini sono tenuti a standard etici senza rivali nel mondo dell’intelligence”.

Spiga al telefono un portavoce dell’Idf, “che ha al suo interno meccanismi per denunciare abusi e cattiva condotta, una procedura che invece è stata aggirata dai firmatari e questo solleva dubbi sulla gravità delle accuse”. Amos Yadin, che è stato capo dei servizi segreti militari e oggi dirige a Herzylin l’istituto di studi strategici, minimizza la portata della lettera: “l’unità 8200 è molto vasta, 43 militari sono solo una frangia (non si entra nel merito delle osservazioni. Prima si creano le condizioni socioculturali, con i mezzi di comunicazione per condizionare una convinzione nella popolazione riducendo così il valore del cittadino che diventa così un mero strumento della propria politica ndr). E’ normale che dei veterani passano, nel tempo, a gravitare politicamente verso l’estrema sinistra o verso l’estrema destra.” Ma le denunce degli uomini in divisa in questi ultimi anni si sono moltiplicate contro l’abuso dell’occupazione militare, c’è stato un gruppo di piloti di riserva della Iaf che ha rifiutato di andare in missione a Gaza, così come i militari di un’unità di fanteria abitualmente schierata in Cisgiordania per difendere le colonie. A loro si sono aggiunte le voci – certamente non di sinistra – di sei capi dello Shin Belt, il servizio segreto interno. In the Gatakeepers, il documentario candidato all’oscar nel 2012, anche i Guardiani di Israele hanno messo in dubbio la sostenibilità dell’occupazione dei territori palestinesi.

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