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Mezzo secolo fa, una classico saggio pubblicato da The New Yorker dal titolo “I nostri invisibili poveri” affrontava il mito, allora prevalente, secondo il quale l’America era una società benestante con solo “piccole sacche di povertà”.
Per molti, i dati di fatto sulla povertà arrivarono come una rivelazione, e l’articolo di Dwight Macdonald probabilmente ebbe più effetto nel preparare il terreno alla Guerra alla Povertà di Lyndon Johnson, di ogni altro intervento di sostegno. Io non penso che oggi i poveri siano invisibili, anche se qualche volta si sentono giudizi secondo i quali essi in realtà non vivrebbero in povertà – pensate, alcuni di loro hanno le Xbox [1]!
Invece, sono i ricchi di questi tempi ad essere invisibili. Ma, un attimo: la nostra programmazione televisiva non comprende una mezzora dedicata alla rappresentazione mozzafiato degli stili di vita, reali o immaginari, di individui ricchi e futili? Sì, ma quella è cultura della celebrità, e non comporta che l’opinione pubblica abbia una percezione appropriata di chi siano i ricchi e di quanti soldi facciano. Di fatto, la maggioranza degli americani non ha alcuna idea di quanto la nostra società sia diventata ineguale
. Da questo punto di vista, l’ultima prova è un sondaggio che ha chiesto ai cittadini di vari paesi quanti soldi pensano che gli amministratori delegati delle imprese importanti percepiscano, a confronto dei lavoratori generici. Negli Stati Uniti un intervistato medio ha risposto di credere che gli amministratori abbiano compensi pari a circa 30 volte quelli dei loro addetti, il che era grosso modo vero negli anni ’60 – ma da allora in poi il gap è schizzato alle stelle, cosicché oggi gli amministratori delegati guadagnano qualcosa come 300 volte i lavoratori ordinari.
Dunque gli americani non hanno idea di quanto siano pagati i Padroni dell’Universo, una scoperta che è del tutto in linea con il fatto che gli americani sottostimano enormemente la concentrazione della ricchezza in cima alla scala sociale. E’ solo un riflesso della inettitudine alla matematica della gente comune? No, perché i presunti bene informati sembrano spesso egualmente non aggiornati. Sino a che il movimento Occupy non trasformò “l’1 per cento” in uno slogan, era del tutto comune ascoltare commentatori ed uomini politici eminenti parlare di ineguaglianza come se fosse una faccenda cha riguardava le differenze tra i laureati ed i meno istruiti, o tra un quinto della popolazione benestante e il restante l’80 per cento che sta nelle zone più basse.
E persino l’1 per cento è una categoria troppo ampia; i veri grandi guadagni sono andati ad una élite persino più minuscola. Ad esempio, stime recenti indicano non solo che la ricchezza dell’1 per cento più in alto è cresciuta a confronto di tutti gli altri – aumentando dal 25 per cento della ricchezza totale nel 1973 al 40 per cento di oggi – ma che la maggior parte della crescita ha avuto luogo nello 0,1 per cento di chi sta in cima, il migliaio degli americani più ricchi. Come può, dunque, la gente essere inconsapevole di questa novità, o almeno inconsapevole delle sue dimensioni?
Direi che la risposta principale è che coloro che sono davvero ricchi sono talmente rimossi dall’esistenza della gente comune che non ci accorgiamo mai di quello che hanno. Possiamo notare, e sentirci lesi, da ragazzotti dell’università che guidano macchine lussuose; ma non vediamo i dirigenti delle private equity [2] spostarsi dall’elicottero alle loro immense ville negli Hamptons [3].
Coloro che comandano nei posti più alti la nostra economia sono invisibili perché sono scomparsi nelle nuvole. Le eccezioni sono le celebrità, che vivono le loro esistenze in pubblico. E le difese della estrema ineguaglianza quasi sempre invocano gli esempi delle stelle del cinema e dello sport. Ma le celebrità realizzano una frazione minuscola dei ricchi, e persino le stelle più grandi guadagnano assai meno dei baroni della finanza che davvero dominano i livelli superiori. Per esempio, secondo Forbes, Robert Downey Jr. è l’attore più pagato in America, ed ha realizzato 75 milioni di dollari l’anno passato.
Secondo la stessa pubblicazione, nel 2013 i 25 maggiori manager di hedge fund portavano a casa, in media, quasi un miliardo di dollari ciascuno. Conta qualcosa l’invisibilità degli straricchi? In termini politici, conta molto. Gli esperti talora si chiedono per quale motivo gli elettori americani non si preoccupino molto dell’ineguaglianza; in parte la risposta è che non si rendono conto di quanto sia enorme. Ed i difensori dei super ricchi si avvantaggiano di questa ignoranza.
Quando la Fondazione Heritage ci racconta che il dieci per cento più ricco di tutti i contribuenti è gravato in modo spietato, perché pagano il 68 per cento di tasse sul reddito, spera che non vi accorgiate della parola “reddito” – le altre tasse, come quelle sulle compensi, sono molto meno progressive. Ma spera anche che non sappiate che il dieci per cento dei più ricchi riceve quasi la metà di tutto il reddito ed è proprietario del 75 per cento della ricchezza nazionale, la qual cosa fa sembrare il loro onere molto meno sproporzionato. La maggioranza degli americani dice, se richiesta, che l’ineguaglianza è troppo alta e che si dovrebbe fare qualcosa a proposito – c’è un sostegno schiacciante a favore di minimi salariali più elevati, ed una maggioranza a favore di maggiori tasse ai più ricchi. Ma almeno sinora il confronto sull’ineguaglianza estrema non è stato un tema vincente nelle elezioni.
Forse sarebbe lo stesso anche se gli americani fossero informati sulla nostra nuova Età dell’Oro. Ma non lo sappiamo. Ad oggi l’equilibrio politico si basa su un fondamento di ignoranza, con una opinione pubblica che non ha idea a cosa realmente assomigli la nostra società.
[1] Consolle per videogiochi della Microsoft, sesta generazione.
[2] Il private equity è un’attività finanziaria mediante la quale un investitore istituzionale rileva quote di una società definita target (ossia obiettivo) sia acquisendo azioni esistenti da terzi sia sottoscrivendo azioni di nuova emissione apportando nuovi capitali all’interno della target. (Wikipedia)
[3] L’espressione geografica Hamptons si riferisce specificatamente alle towns di Southampton e East Hampton che si trovano all’estremità orientale di Long Island, sulla penisola nota come South Fork. Southampton e East Hampton fanno parte della Contea di Suffolk. Gli Hamptons sono famosi per ospitare le residenze in cui molti benestanti di New York trascorrono le vacanze estive e i fine settimana. (Wikipedia)
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