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Se il giudice è legislatore
Giuseppe Maria Berruti – La repubblica
CARO Direttore Dio non paga il sabato. Ciò che accade nei tribunali dimostra che non si esce senza danni da un tempo durante il quale la giustizia è servita a regolare conti politici. Lo sfascio del processo penale è questo. Le regole generali che fondano un sistema coerente, un codice appunto, sono state triturate da interventi episodici indirizzati a risolvere una specifica vicenda. Il meccanismo della prescrizione ne è la prova. Dovrebbe servire a non infliggere la pena del processo in modo inconcludente. Se la giustizia non riesce a concludere il suo lavoro in un tempo accettabile il processo muore. E l`imputato non è assolto, come stupidamente si ripete, é prosciolto. Non è più tenuto ai vincoli del processo. Il tempo della prescrizione dovrebbe essere calibrato alle necessità di una istruttoria, alla possibilità dell`inquirente di lavorare in modo attendibile, all`esercizio della difesa. In modo da non dovere essere l`obbiettivo dell`avvocato. Perché se al difensore si propone oggettivamente la possibilità di togliere il suo assistito dai guai con la morte del processo, egli deve pensare a questo esito.
Ma la vicenda prescrizione è il segno di una scollamento più grande. Tutta la giustizia ha bisogno di una strategia. Deve essere pensata nel suo insieme, non a pezzetti e a bocconi. Occorre capire che il sistema giudiziario, inteso come meccanismo che rende il giudice prevedibile, è condizione della credibilità del governo, dentro e fuori Italia. Il processo civile è stato abbandonato alla funzione di discarica sociale. Ciò che la legge non affrontava, come le scelte bioetiche di fondo, oppure, scendendo apparentemente più terra terra, il sistematico ritardo delle amministrazioni nel pagamento del loro dovuto, è stato lasciato alla lite inutile. Nella quale non vi é da risolvere una problema: solo dire che il debitore deve pagare il debito. Il diritto del cittadino di accedere alla giustizia deve servire a stabilire cosa è la legge vigente e come essa deve essere attuata. Invece al giudice si chiede di dare vita alla regola che il legislatore non ha saputo fondare, oppure di ripetere in modo frustrante che il. creditore ha diritto di essere pagato.
E’ stato necessario fare un legge per dire che la legge deve essere osservata, come è accaduto con la norma che ha spinto le amministrazioni a pagare il loro debiti.
Se ciò fosse stata normalità delle relazioni di affari, avremmo evitato il formarsi di una spaventosa economia della inefficienza.
Che deve essere tolta. Ma che siccome è economia anch`essa, trova difensori. La giustizia mostra uno Stato privo di strategia. Regge sulle memorie di una struttura giuridica ogni giorno più debole.
In una fase del mondo che dopo l`epoca dei Parlamenti e quella degli Esecutivi, sempre più si caratterizza come l`epoca delle Corti. Alle quali si lascia precisare il principio fissato dalla legge. Per seguire il cambiamento che la dominanza dell`economia rischia di rendere selvaggio. Ai giuristi, e ai magistrati, oggi spetta di fare una parte nuova. Seguire il nascere di nuove debolezze. Comprenderei diritti da difendere dentro un sistema giuridico sempre meno nazionale. Credo che la politica debba, anche senza abbandonare le tattiche contingenti, mettere a punto una filosofia della giustizia. Un sistema di principi, ai quali le Corti, gli operatori, í cittadini possano guardare. Se Dio, o la Storia, non pagano il sabato, certamente non perdonano il ritardo.
