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Nella questione della Grecia penso che sia opportuno partire dai dati che conosciamo e che sono pubblicati nei tre post del blog:
• I dati del debito pubblico Italiano
• Le catene del debito pubblico italiano
• Il vero pericolo per l’Europa è l’ipocrisia di Junker e della Merkel – Piketty
A cui possiamo aggiungere la dichiarazione del ministro dell’economia Varoufakis che chiede tempo, non denaro e afferma che la Grecia potrà ripagare il suo prestito quando la sua economia riprenderà a funzionare . Il nocciolo della questione è questo. Finora tutte e misure dell’Europa impostate alla cosi detta “austerità” non hanno fatto che aggravare le situazioni dei vari paesi in termine di reddito, produzione della ricchezza (PIL), occupazione e debito pubblico tagliando sui servizi sociali (lavoro, pensioni, sanità, scuola), colpendo le condizioni economiche dei lavoratori e prosciugando la cosi detta classe media (come se la causa della crisi fossero loro e non le operazioni e speculazioni di banche e soggetti finanziari ad esse collegate).
Su questo si innesta le dichiarazioni del ministro greco dell’economia Varouakis
Nel 2010 lo stato greco é andato in bancarotta e l’Europa ha risposto concedendo alla Grecia il più grosso prestito di tutta la storia, ma anche un bambino di 8 anni poteva capire che la storia non andava a finire bene. Se sei in bancarotta vuol dire che non sei in grado di pagare i prestiti che ti sono stati concessi ; non può funzionare. Questo è il motivo per cui la Grecia si trova in uno stato peggiore al 2010 .Il problema non è che l’Europa non abbia dato alla Grecia denaro a sufficienza, il problema è che ne ha dato troppo.Quel che è; meno del 9% di tutti questi soldi è andato alla Grecia; tutto il resto è andato ad alimentare la finzione che stessimo ripagando il debito che non eravamo in grado di ripagare, stavamo pagando i debitori.
Come sappiamo quando il debito supera un certo limite scatta la tagliola degli interessi composti e l’esperienza italiana insegna che nonostante l'avanzo pubblico non si riesce più a rientrare dal debito stesso che continua ad aumentare. Sommando gli interessi pagati negli anni successivi il debito italiano è già stato ripagato. (ndr.)
Si pone una domanda cruciale: quale Europa Vogliamo?
Che dia una prospettiva di crescita equilibrata, di occupazione e lavoro, di reddito, di ricchezza di debito pubblico, di stato sociale per i cittadini – lavoro, pensioni, casa, scuola, sanità - di futuro per le nuove generazioni o l’Europa che fa gli interessi di pochi . E non lamentiamoci che in Grecia ci sia un movimento e un partito di sinistra che con le elezioni pone il benessere comune e della società come priorità e che vuole trattare con l’Europa e non contro di essa. Se in Francia vincerà la Le Pen cosa farà l’Europa? E’ meglio intervenire prima che i buoi scappino dalla stalla(ndr,)
Repubblica.it Blog
La frase che svela le ipocrisie
Accade a volte che una frase quasi casuale finisca di squarciare il velo di ipocrisia e mistificazioni che la cattiva politica usa per coprire i suo veri obiettivi. Ed è appunto questa la sensazione che si prova leggendo quanto riferisce il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, riguardo alla trattativa che sta conducendo con Commissione europea, Bce e Fmi sulle modifiche che il governo di Alexis Tsipras vuole ottenere al programma imposto dalla Troika come condizione per l’erogazione degli aiuti.
L’agenzia Reuters sintetizza un’intervista di Varoufakis al quotidiano greco Kathimerini sullo stato del negoziato. Il ministro si dice ottimista, convinto che, magari all’ultimo minuto, un accordo sarà raggiunto, visto che “su molti punti le due parti hanno raggiunto un accordo”. E poi aggiunge, peraltro senza particolare enfasi, che rimangono due sticking points, punti critici: le privatizzazioni e la regolamentazione del lavoro.
E’ appunto quella la frase-chiave. Abbiamo ripetuto più volte che la crisi è funzionale a far affermare definitivamente una ideologia, quella nota come neo-liberismo, nonostante che abbia dato le più evidenti prove di essere uno strumento di instabilità dell’economia, di esasperazione delle disuguaglianze, di produrre enormi vantaggi per una fascia ristretta di persone mentre peggiora la situazione della grande maggioranza. Si fa poco o nulla per superare la crisi in modo da mantenere alta la pressione ad introdurre le cosiddette “riforme strutturali”, che altro non sono se non il modo di trasformare definitivamente la società in un certo senso.
Quella frase è “la prova del nove”. Chi lo dice che per far funzionare uno Stato bisogna privatizzare tutto il privatizzabile? Chi lo dice che per far funzionare l’economia si debba fare strame delle condizioni dei lavoratori? Lo dice una certa ideologia che ha la visione di un tipo di società. Nemmeno nei trattati europei ci sono queste cose: fin dall’inizio si decise di vietare gli aiuti di Stato alle imprese, in quanto distorsivi delle concorrenza, ma si mantenne la neutralità rispetto alla proprietà pubblica o privata. E la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea afferma (art. 31) che “Ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose”: a quanto pare questa parte dei patti costitutivi è stata dimenticata.
Ebbene, quella frase vuol dire che la classe dirigente di Bruxelles (e di Berlino) usa le impossibili e deleterie regole sui conti pubblici come arma di ricatto. Non è il consolidamento dei conti che a loro preme di più, anche loro sanno bene che non è quello il punto fondamentale. Quello che vogliono è che l’Europa si adegui definitivamente ai canoni neo-liberisti, sul resto si può trattare.
Questa società squilibrata che passa da una crisi all’altra non è uno spiacevole “effetto collaterale”, è proprio quella che vogliono, perché queste situazioni non danneggia lo strato superiore della società, anzi lo favoriscono. Gli elettori greci lo hanno capito per primi. Solo se altri elettori negli altri paesi dimostreranno con il voto di averlo capito anche loro questa situazione potrà cambiare.
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