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Fino a quando le banche e la finanza decideranno il destino degli uomini ?

Multe miliardarie per cinque banche, i big delcredito (J.P. Morgan, Citigroup, Barclays, RoyalBank of Scotland e UBS)

Finanza, se al tavolo siedono i bari, il grande imbroglio delle super banche.

Pietro Saccò – L’Avvenire

​Cinque delle più grandi banche del mondo sono state costrette ad ammetterlo ancora una volta: stavano barando. I loro trader fingevano di farsi la lotta nel ring del mercato delle valute, immensa arena aperta 24 ore su 24 dove ogni giorno si scambiano contratti per 3.500 miliardi di dollari e la quantità di denaro che si muove in una settimana basterebbe a comprare tutte le merci vendute nel mondo in un anno intero.

Non sono come noi, comuni mortali, che andiamo a far la spesa con i soldi contati. Gli enti finanziari, creati e legati  alle banche, manovrano batterie di computers che eseguono migliaia di operazioni alla minima differenza di valore delle valute, delle materie prime ed alimentari disponendo di montagne di liquidità.  Questo è l’esempio che non bastano le multe, appioppate dopo che i buoi sono scappati dalla stalla, a fermare la loro attività perchè i guadagni sono infinitamente superiori, E questo tutto nella legalità. Si tratta di impedire loro le attività e togliere le funzioni di creare credito e moneta senza alcun controllo delle pubbliche autorità. Sono per il controllo e le decisione pubbliche non perché il pubblico sia meglio del privato (l’onestà, la coerenza, l’agire con correttezza dipende dalla cultura e dalla formazione degli uomini) ma perché se le cose vanno male con il voto posso decidere di cambiare chi fa politica, mentre sulle attività dei privati, come cittadino, non posso intervenire (ndr.)

 In realtà la lotta "del libero mercato" é una recita: come certi lottatori di wrestling quegli squali della City erano d’accordo su come dovesse finire lo scontro. 
Nelle loro chat online usavano parole in codice per concordare acquisti e vendite così da ottenere il cambio desiderato nelle ore in cui il mercato “fissa” il prezzo delle valute. Facevano cartello, se lo dicevano senza molti scrupoli e chi ne restava fuori aveva capito che qualcuno stava facendo il furbo. Il fatto, scriveva uno degli imbroglioni, il vice presidente dei negoziatori di Barclays a New York, è che «se non stai barando non ci stai provando».
Le banche per cui questi trader lavoravano (e in alcuni casi ancora lavorano) ieri hanno chiuso il caso pagando 5,7 miliardi di dollari alle autorità americane e britanniche. Se si includono le banche che già avevano raggiunto accordi con le autorità nelle indagini sullo scandalo del Forex si arriva a 10 miliardi complessivi di multe. A questi possiamo aggiungere i 9 miliardi pagati negli ultimi anni per un altro cartello, quello del tasso interbancario inglese Libor, sul quale si basano scambi e contratti per l’incredibile ammontare complessivo di 350mila miliardi di dollari. Se alla somma aggiungiamo le multe pagate per i vari imbrogli sui mutuisubprime negli anni della grande crisi arriviamo a un totale che il Financial Times ha calcolato in 150 miliardi di dollari di sanzioni. 


Le grandi banche, dall’esplodere della crisi  del 2008 hanno pagato 150 miliardi di $ in sanzioni, meno di 1/5 dei 700 miliardi di profitti messi assieme dalle grandi banche americane nello stesso periodo.


Denaro incassato in grandissima parte dalle autorità di controllo americane (50 miliardi solo il ministero della Giustizia).
Certo è molto, ma non è moltissimo: comunque meno di un quinto dei 700 miliardi di profitti messi assieme in questi sette anni dalle grandi banche americane. Banche che negli ultimi mesi, raccogliendo a piene mani i miliardi messi in circolazione con le politiche monetarie “leggere” della Banca centrale europea e della Federal Reserve americana, stanno ricominciando a macinare decine di miliardi di utili all’anno, molti dei quali ottenuti proprio con il trading. I listini di Wall Street, conviene ricordarlo, hanno ritrovato i massimi storici già da tempo.
Sii può solo sperare che non stiano barando anche stavolta, ma visti i precedenti si può dubitarne senza essere maniaci dei complotti. È lecito anche sospettare che i dollari che stiamo comprando per la vacanza negli Stati Uniti siano magari un po’ più “cari” del dovuto perché i trader del cartello hanno deciso così, e che per quel cambio “infelice” sia più cara anche la benzina al distributore e che magari anche la rata del mutuo sia più salata per effetto di certi patti sui tassi interbancari decisi nel segreto di una chat da qualche trader con miliardi di dollari da gestire.
Il mercato dei derivati vale oda 120 a 600mila  miliardi di dollari, cioè da 1 a 5 volte il Pil mondiale; questi strumenti hanno reso la finanza così omnicomprensiva che nessun aspetto della vita economica di ogni giorno é al riparo dalla speculazione e le persone, i cittadini sono coloro che pagano questa crisi economica. E allora sorge un ultimo dubbio: finché chi impone le regole lascerà che la partita della finanza resti così spaventosamente enorme, ci sarà sempre qualche baro che imbroglierà  il resto del mondo (e andremo incontro ad altre crisi ndr). Non sono tipi che tremano davanti alle multe miliardarie inflitte

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