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Di mariobolzonello
#prideandprejudice 1/6 Roma, 18 novembre
- Da oggi e fino a domenica prossima il Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblicherà ogni giorno un dato sulle dimensioni dell’Italia che risultano virtuose nel panorama economico internazionale. Sei dati contro alcuni pregiudizi che circolano dentro e fuori i confini nazionali tra operatori e istituzioni economici e finanziari. Oggi pubblichiamo la serie storica dell’avanzo primario (il saldo del bilancio nominale al netto degli interessi sul debito pubblico) degli ultimi vent’anni, dal 1995 al 2014. In questo periodo l’Italia registra un avanzo di bilancio per ben 19 anni su 20, mentre le altre principali economie europee hanno registrato un disavanzo almeno 7 volte. I dati vengono pubblicati in forma di infografica su Twitter con l’hashtag #prideandprejudice. Chi vuole segnalare un dato che rappresenta una dimensione economica nella quale l’Italia fa meglio di altri può scrivere a ufficio.stampa@tesoro.it La serie dei dati pubblicati progressivamente è disponibile sul sito al seguente collegamento #prideandprejudice. 1/6 Avanzo primario (Fonte: Ameco - Commissione Europea)
Tesoro, Italia tra primi per avanzo primario da 20 anni
"Italia immobile: è da 20 anni in cima a graduatoria avanzo primario". Lo twitta il Tesoro con il nuovo hashtag #prideandprejudice. E' il primo di "sei dati" che saranno pubblicati fino a domenica sulle dimensioni "virtuose" dell'Italia nel "panorama economico internazionale" contro "alcuni pregiudizi dentro e fuori i confini nazionali".
L' "orgoglio" di un Paese che ha performance virtuose che spesso non vengono messe in primo piano, contro il "pregiudizio" che circola fuori (ma anche dentro) i confini nazionali su un'Italia "immobile" che non riesce a superare i suoi limiti strutturali. E' l'operazione varata dal Tesoro che, citando Jane Austin, lancia su Twitter il nuovo hashtag #prideandprejudice e comincia pubblicando la serie storica dell'andamento dell'avanzo primario che vede l'Italia al top tra i principali Paesi Ue negli ultimi vent'anni. Una operazione per ridare smalto alla reputazione un po' ammaccata del Paese, considerata invece un 'asset' su cui investire per migliorare la percezione che degli italiani vizi e virtù si ha sia tra i connazionali sia sul piano internazionale. E che cade solo per coincidenza, assicurano al Mef, a sei giorni dal giudizio europeo sulle leggi di Stabilità, anche perché, si sottolinea, lo scambio di informazioni con la Commissione e con i tecnici di Bruxelles è costante e quotidiano, mentre l'obiettivo di questa campagna è di medio periodo e punta a dare maggiori elementi di valutazione ai media, e alle opinioni pubbliche, all'estero. Suddivisa in sei step, la comunicazione del Tesoro è stata avviata su uno dei punti di forza sempre citati dell'Italia, l'avanzo primario, registrato "per ben 19 anni su venti mentre le altre principali economie europee (il confronto viene fatto con Germania, Francia, Spagna e Regno Unito) hanno registrato un disavanzo almeno 7 volte". L'operazione vedrà la pubblicazione di un nuovo dato comparativo al giorno, da qui a domenica, per mostrare "le dimensioni dell'Italia che risultano virtuose nel panorama economico internazionale", spiega il Mef. Dati che andranno dal profilo di rischio della finanza pubblica più basso della media Ue, alla dinamica del debito pubblico (il 'tallone d'Achille' italiano) che, si fa notare, in altri Paesi ha avuto aumenti più rapidi, fino a un confronto sul rispetto del 'famoso' parametro del 3%. Tutte dimostrazioni, con tanto di tabelle tradotte in inglese, si spiega ancora, del fatto che l'Italia non è poi così "immobile" come viene dipinta e che oltre alle ombre, che restano tante e su cui il governo sta lavorando, ci sono anche molte luci che in particolare all'estero non sempre vengono colte. L’avanzo primario: la differenza tra spese dello stato e costi, al netto degli interessi sul debito, è un punto forte del comportamento del governo nella gestione del bilancio dello stato. Sono gli interessi sul debito che fanno volare l’indebitamento che è arrivato a un livello tale che procedendo così l’Italia non è più in grado di onorare. Allora prendiamo in considerazione la vicenda del debito pubblico Italiano: Interessi sul debito pubblico italiano http://1.bp.blogspot.com/-3uwYHZr8jCU/T5ahyWmNAgI/AAAAAAAABLY/w6EPL4m_8zw/s1600/debitopubblico.gif
Debito pubblico, Istat: in quattro anni spesi per interessi 318 miliardi di euro
RQuotidiano | 23 aprile 2014
L'istituto di statistica ha trasmesso alla Commissione Europea la notifica sull'indebitamento netto e sul debito delle amministrazioni pubbliche. Da Bruxelles "non sono state espresse riserve". Anche Eurostat ha diffuso dati sui conti pubblici Ue: in Germania debito cala al 78,4% del Pil, per la Grecia primo avanzo primario in 10 anni.
Più di 300 miliardi in quattro anni. E’ quanto l’Italia ha speso, dal 2010 al 2013, per pagare gli interessi sul proprio debito pubblico. Il dato arriva dall’Istat, che ha trasmesso alla Commissione Europea la notifica sull’indebitamento netto e sul debito delle amministrazioni pubbliche italiane, in applicazione del protocollo sulla procedura per i deficit eccessivi annesso al Trattato di Maastricht. Da Bruxelles, ha fatto sapere l’istituto di statistica, “non sono state espresse riserve” su conti.
Nel 2010, su un debito che era di 1.851,26 miliardi, gli interessi passivi – nella versione che considera anche l’impatto delle operazioni sui derivati – sono ammontati a 71,15 miliardi, pari al 4,6% del Pil.
Nel 2013 la cifra è salita a 82,04 miliardi (5,3% del Pil), su un debito cresciuto però a 2.069,21 miliardi.
Il dato dello scorso anno, comunque, rappresenta un calo rispetto al record registrato nel 2012, con 86,47 miliardi di interessi (5,5% del Pil).
Si pongono con forza alcune domande dopo la pubblicazione degli interessi pagati sul debito pubblico(ndr.):
E' possibile per l'Italia, o meglio per i cittadini italiani continuare a caricarsi il fardello degli interessi?
Gli eventuali prestiti della UE non conviene siano fatti allo stato italiano e non dati al mercato secondario, cioé alle nanche (per la Federal Reserve e la banca centrale inglese avviene già così)?
perché i cittadini italiani devono pagare così il 5-6% di interessi sul bilancio dello stato mentre spende l'1% per migliorare scuola e università vanno ?
Questa cosa non é forse meglio vada discussa in un dibattito dei media che coinvolga i cittadini che sono quelli che pagano? e poi il governo tira le fila e va a trattare a livello europeo per cambiare la filosofia deli suoi interventi e scaldare con una prospettiva di benessere e futuro per i giovani e cittadini europei?
I resposabili UE parlano di rigore; ma non vi sembra che dietro questa seria parola si nasconda una idea di economia ( In realtà di società - l'economia politica é una scienza sociale le cui misure e decisioni influiscono sula struttura sociale e sulla vita dei cittadini) di cui non si parla apertamente, ma i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti? Questi sono i signori del dolore che parlano di rigore (che nessuno esclude come comportamenteo responsabile) per favorire le loro economie, ma cacciano nei guai i cittadini degli altri paesi con meno servizi, meno lavoro, meno ricchezza e meno futuro per i giovani. Negli anni della crisi gli interventi della UE hann portato un maggior divario di reddito, di ricchezza, minor occupazione all'interno delle singole nazioni.
Nel mondo: L'1% della popolazione mondiale possiede una ricchezza uguale al rimanente 99% delle persone)
Alcuni principi affermati dall'ONU ci possono aiutare nella scelta:
L’art. 103 della Carta delle Nazioni Unite non lascia dubbi: “In caso di contrasto tra obblighi contratti da membri delle Nazioni Unite con il presente Statuto e gli obblighi da essi assunti in base a qualsiasi altro accordo internazionale, prevarranno gli obblighi derivanti dal presente Statuto”. Tra gli obblighi contenuti nella Carta compaiono quelli definiti agli articoli 55 e 56 che impegnano gli stati a promuovere “un più elevato tenore di vita, il pieno impiego della mano d’opera, e soluzioni di progresso e di sviluppo economico e sociale [….] il rispetto e l’osservanza universale dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzione di sesso, razza, lingua o religione”. I rapporti delle Nazioni Unite ricordano costantemente l’imperativo di proteggere i diritti umani fondamentali. La risoluzione n. 18 adottata nel 2004 dalla Commissione pr i diritti umani dell’ONU afferma: ”L’esercizio dei diritti fondamentali delle popolazioni residenti nei paesi indebitati, diritti come quelli dell’alimentazione, all’alloggio, al vestiario, al lavoro, all’istruzione, alla sanità, a un ambiente salubre, non possono essere subordinati all’applicazione delle politiche di austerità e di riforme economiche legate al debito.(risoluzione adottata dalla Commissione ONU per i diritti umani del 16 aprile 2004) Un concetto già affermato dalla stessa commissione nel 1980: “non è ammissibile che uno stato chiuda le sue scuole, le sue università, i suoi tribunali, in una parola chiuda i suoi servizi pubblici, gettando la popolazione nel caos e nell’anarchia, semplicemente per risparmiare denaro da utilizzare per rimborsare i creditori nazionali o internazionali. Come per gli individui, anche per gli stati ci sono dei limiti agli obblighi a cui devono essere sottomessi (rapporto annuale Commissione ONU peri diritti umani1980. Vol. I).
Quando il debito supera un certo livello anche se ci sono avanzi di bilancio, come è il caso dell’Italia, gli interessi accumulati superano l’atteggiamento virtuoso e si finisce di pagare il debito più volte nel tempo . E’ il classico meccanismo dell’interesse composto in base al quale si pagano gli interessi sugli interessi. Un meccanismo noto in ambito bancario anatocismo (interesse di usura ndr.), dal greco anà di nuovo, e tokòs, interesse. E quando il debitore ci casca dentro non ne esce più perché il debito si autoalimenta in una corsa senza fine.
Piketty
Qualcosa accadrà, insomma. Ma è sicuro che non sarà qualcosa di dirompente?
«Senta, guardiamo la situazione con realismo. La tensione in Europa è arrivata a un punto tale che in un modo o nell’altro scoppierà, entro il 2015. E tre sono le alternative: una nuova crisi finanziaria sconvolgente, l’affermazione delle forze di destra che realizzano la coalizione di cui stanno mettendo le basi incentrata sul Fronte Nazionale in Francia e comprendente la vostra Lega e forse i 5 Stelle, oppure uno choc politico proveniente da sinistra: Syriza, gli spagnoli di Podemos, il Partito democratico italiano, quel che resta dei socialisti francesi. Finalmente alleati e operativi.
Lei quale soluzione sceglie? Io la terza»
.Ma perché l’Italia deve destinare il 6% del proprio Pil al pagamento degli interessi e solo l’1% al miglioramento delle sue scuole e università? Una politica incentrata solamente sulla riduzione del debito è distruttiva per l’eurozona.
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