Raffaella Menichini - La Repubblica
C'è un'altra America che ha vinto nelle urne dell'8 novembre e che sembra in parte contraddire il ritratto rancoroso e settario che l'ascesa di Trump ha portato con sé e che sta dominando le analisi del dopovoto. Dal Minnesota all'Oregon, dal Nevada all'Illinois, nelle elezioni per il Congresso gli americani hanno fatto scelte spesso "storiche" che hanno quasi tutte il volto di una donna, una breccia in quel "soffitto di cristallo" che Hillary Clinton non è riuscita a raggiungere. Alcuni di coloro che magari hanno votato per Trump alla Casa Bianca, guardando nel proprio giardino di casa si sono orientati verso il melting pot, l'accoglienza, il cambiamento non nichilista ma progressivo.
Dall'Illinois, Tammy Duckworth, figlia di madre tailandese di origine cinese, ha una storia nella storia da portare a Washington. Duckworth è una reduce di guerra, ha perso entrambe le gambe nella guerra in Iraq. Sarà la prima militare combattente a entrare al Senato e la seconda asiatica americana.
Catherine Cortez Masto, prima senatrice ispanica della storia degli Stati Uniti, è stata scelta in Nevada. Il voto dei latinos era considerato determinante, non è stato sufficiente a portare Hillary Clinton alla Casa Bianca, ma sta spingendo verso la politica una comunità finora ai margini. Cortez Masto è ex procuratrice, massima autorità legale dello Stato. Suo nonno emigrò negli Stati Uniti da Chihuahua, Messico. Nel suo discorso di vittoria ha riconosciuto nei volti della sala «il tessuto multicolore» della popolazione del Nevada: «È la nostra forza», ha detto.
Sorprende meno che venga dalla liberal California il record di primati di Kamala Harris, figlia di una madre indiana e di un padre giamaicano-americano: è la prima senatrice nativa americana, la seconda senatrice nera mai eletta in assoluto, la prima che venga dalla California. È il suo curriculum di battaglie per le comunità locali — anche lei procuratrice generale — ad averla portata alla vittoria contro Loretta Sanchez, un'altra democratica che a sua volta avrebbe segnato una svolta: sarebbe potuta essere la prima senatrice ispanica eletta in California.
Mentre le promesse elettorali di Trump mettono a rischio i profughi siriani, la Florida premia una figlia di rifugiati da un'altra guerra lontana. Stephanie Murphy viene da una famiglia vietnamita di boat people, salvata dalla Marina Usa mentre cercava di fuggire dal Vietnam. È la prima americana-vietnamita a metter piede al Congresso. Ancora una volta un primato. Ancora una volta una donna. Ha un carattere di grande rottura il segnale che viene dal Minnesota, che ha vissuto negli ultimi anni una forte ondata di razzismo legato al consolidamento di una grande comunità somala e al conseguente aumento dei cittadini di fede musulmana. La storia di Ihlan Omar, che sarà la prima deputata musulmana americana di origine somala, è emblematica. Giovane (34 anni), indossa con orgoglio il suo hijab sul capo. È cresciuta in un campo profughi in Kenya dopo essere fuggita dalla guerra civile in Somalia ed è arrivata in America a 12 anni. Si è battuta per i diritti delle immigrate musulmane, soprattutto delle ragazze di prima e seconda generazione. Viene invece dalla tradizionalmente progressista costa Est l'altra breccia nel muro che ben rappresenta una buona parte dell'America aperta ai diritti della comunità Lgbt. L'Oregon ha scelto Kate Brown, prima governatrice apertamente bisessuale.

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