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Obama riparte dall'Europa

Il nuovo Obama riparte dall'Europa "L'austerità da sola non crea prosperità"

Ettore Livini - La repubblica

Barack Obama inizia dall'Europa il dopo-Casa Bianca. Il passaggio di consegne a Donald Trump è previsto solo tra 70 giorni «e il mio compito adesso è garantire una transizione serena », ha ammesso ieri il presidente Usa. Lui però è pronto a voltare pagina. E a cogliere l'occasione dell'ultimo viaggio di stato - ieri e oggi in Grecia, i prossimi giorni in Germania e Perù - per rilanciare la sua agenda «a livello sovranazionale » e gettare le basi di un'alleanza globale contro l'avanzata del «rozzo nazionalismo » nel mondo. Una ragnatela trasversale di leader – primo iscritto il premier ellenico Alexis Tsipras – impegnata a «combattere rabbia e disuguaglianze che creano i populismi».

La ferita della sconfitta elettorale è fresca: «Ho imparato la lezione », ha detto Obama ad Atene, dove ieri sera ci sono stati incidenti tra polizia e anarchici durante una manifestazione anti- americana. «Dobbiamo affrontare in fretta i problemi sociali che mettono gli uni contro gli altri - ha aggiunto - la globalizzazione crea incertezza ma non voglio un mondo fondato sul "noi contro loro" diviso per linee etniche, religiose o tribali». Inutile quindi piangere sul latte versato. Il voto Usa è andato come è andato - «sono convinto che la mia ricetta fosse giusta ma il parlamento repubblicano me l'ha bloccata», ha spiegato - e la quattro giorni in Europa è l'occasione non solo per tranquillizzare i partner Ue («Trump manterrà gli impegni con la Nato ») ma anche per dar loro una mano ad alzare una barriera contro «i nuovi populisti di destra e di sinistra», calderone in cui Obama infila pure Sanders.

La tappa in Grecia è servita a tradurre subito in pratica il senso della svolta sovranazionale del presidente Usa. I suoi critici oltre Atlantico lo considerano ormai un'"anatra zoppa". Lui invece – candidato in pectore alla guida di questa Santa alleanza contro la deriva dei nazionalismi – si è mosso da leader dispensando compiti a casa per i possibili futuri compagni di viaggio: l'Europa - il vero destinatario della tirata d'orecchi a dire il vero è la Germania – deve imparare che «l'austerità da sola non porta prosperità». La Grecia quindi «ha diritto a un taglio del debito che renda l'economia sostenibile e ponga la parola fine alle gravi sofferenza del popolo ellenico ». Messaggio che recapiterà domani ad Angela Merkel e Wolfgang Schaeuble, restii a concessioni prima delle elezioni tedesche del prossimo anno. Tsipras in cambio deve «continuare a fare le riforme che ha iniziato con tanto coraggio e dare una mano a risolvere il problema di Cipro». La stabilità del Mediterraneo orientale è un tema delicatissimo per gli Usa. «Le due parti dell'isola hanno presidenti pronti ad arrivare a un accordo che favorisca tutti. Grecia, Turchia e Usa devono adoperarsi per cogliere in tempi strettissimi questa opportunità» ha detto Obama. Obiettivo: tenere ancorato Erdogan, con molto pragmatismo, all'Occidente evitando che il paese slitti verso Mosca. «L'accordo Ue-Ankara sui migranti sta funzionando – ha detto il presidente uscente – e la Grecia ha dimostrato grande umanità, con tutti i problemi che aveva, nella gestione del dramma dei rifugiati ». Tema su cui sia gli Usa che l'Europa «devono fare di più».

Parola d'ordine, insomma, serrare le fila, ricucire i contrasti. «Gli anni all'inizio del XX secolo in cui le nazioni europee hanno privilegiato le divisioni si sono chiusi con un bagno di sangue. Quelli dove si è pensato ai valori comuni nel dopoguerra hanno portato a mezzo secolo di pace». Il terremoto della Brexit e la questione migranti hanno lasciato oggi crepe visibili nella casa comune del Vecchio continente. Ma con Trump da una parte e la Russia dall'altra, Obama sa che questa è la trincea da difendere. E non vuole che l'incontro di domani con Merkel, destinata a diventare il testimonial politico di molti dei valori che ha difeso dalla Casa Bianca, abbia il sapore di un passaggio di consegne. «La storia non va mai in linea retta. A volte va di fianco o anche indietro – ha sostenuto -. Non si vincono tutte le battaglie. Ma sono certo che alla fine la guerra la vincerà chi privilegia i valori comuni e non quelli che dividono». Un fronte un po' in disarmo in questi tempi che Obama, da oggi in poi, proverà ad aiutare a rimettere insieme.

 

 

LA SCONFITTA Ho imparato la lezione. Dobbiamo affrontare in fretta i problemi sociali che mettono gli uni contro gli altri

IL DEBITO

La Grecia ha diritto a un taglio del debito che ponga la parola fine alle grandi sofferenze del suo popolo

Barack Obama Presidente degli Usa

 

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