Overblog Tutti i blog Blog migliori Politica
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti

Pubblicità

Più diseguaglianze e la povertà aumenta

REDDITO FAMILIARE NETTO (inclusi gli affitti figurativi) per numero componenti della famiglia

NORD

Uno                      25.035

due                                        39.730

tre                                                  49.376

quattro                                                  54.543

cinque  e più                                      50.894

CENTRO

uno                    24.018

due                                37.358

tre                                             44.615

quattro                                              50.635

cinque e più                                        52.480

SUD E ISOLE

uno             17.480

due                        27.154

tre                             32.191

quattro                        34.737

cinque e più                   37.493

(media anni 2014 in euro)

ROMA.

Un'Italia più povera e diseguale. Da una parte, i 17 milioni e mezzo di cittadini che rischiano l'esclusione sociale, il 28,9% del totale, più di uno su quattro. Perché non in grado di affrontare imprevisti, in ritardo con mutuo e bollette, incapaci di fare un pasto adeguato ogni due giorni o di garantire alla famiglia una settimana di vacanza all'anno. Dall'altra, una forbice di ricchezza sempre più divaricata, oltre la media europea. Laddove il reddito delle famiglie più ricche è pari a sei volte quello delle più povere. E il 20% della popolazione possiede solo l'8% del reddito totale. È la fotografia dell'Istat sulle "Condizioni di vita e reddito" che restituisce una cartina geografica quasi sovrapponibile a quella uscita dal No elettorale alla riforma costituzionale: soffrono di più Sud, giovani, famiglie numerose, monogenitori.

Dati che non sorprendono. Venerdì scorso il Censis raccontava un Paese di giovani più poveri dei nonni, "il ko economico dei millennials". Un mese fa lo Svimez riferiva di un Sud che quest'anno crescerà la metà dell'anno passato (quello del sorpasso sul Nord). E dove quasi un laureato su dieci che lavora è povero. L'ascensore sociale non esiste più. Le disuguaglianze accelerano.

L'1% più ricco in Italia possiede un quarto della ricchezza nazionale netta,

pari a 39 volte la ricchezza del 20% più povero della popolazione, certifica l'Ocse.

Motivo in più per emigrare:

1 milione e 113 mila se ne sono andati dal Sud negli ultimi vent'anni.

Oltre 100 mila via dall'Italia nel solo 2015. Migrazione di massa.

E il disagio, per l'Istat, risale la penisola investendo sempre più anche il Centro.

Ma perché a Bolzano il rischio di diventare poveri è oltre 40 volte meno alto della Sicilia (10% contro 54%)?

«L'Italia è più disuguale della media dei paesi Ocse: non può non essere così, visto che non abbiamo strumenti universali di lotta alla povertà e salari bassi», ragiona Enrico Giovannini, ex ministro del Lavoro e già presidente Istat.

«Abbiamo un sistema fiscale che redistribuisce meno di altri paesi.

E infatti la quota di poveri in Italia è cresciuta più che altrove durante la crisi».

L'allargamento del Sia, il Sostegno all'inclusione attiva creato in via sperimentale nel 2014 dal governo Letta, è stato rinviato per due anni. «Il governo ha stanziato mezzo miliardo solo nel 2016. Abbiamo perso tanto tempo. Inoltre, quando il reddito delle famiglie migliora un po', si tende a risparmiare anziché consumare proprio perché manca la rete di protezione». La legge delega sulla povertà, approvata solo dalla Camera, poteva essere una svolta. Non se ne farà nulla. «Perdiamo ancora una volta il treno. E intanto, se vent'anni fa la povertà riguardava soprattutto gli anziani, oggi tocca per lo più i giovani».

 

Il reddito delle famiglie più ricche è sei volte maggiore di quelle che sono in difficoltà

 

Un commento (ndr.)

Conviene una politica adeguata

Chiara Saraceno - La Repubblica

Il  paese è fermo, i segnali di ripresa ancora molto timidi e incerti. In compenso le disuguaglianze sono in aumento: tra ricchi e poveri, tra giovani e anziani, tra chi ha più figli e chi non ne ha, tra territori. L'Italia si colloca così tra i paesi più diseguali all'interno dell'Unione Europea. Non solo, si consolida il fenomeno della povertà nonostante il lavoro, specie su base famigliare. Perché un solo reddito da lavoro non basta per una famiglia, specie se numerosa, se è molto modesto o precario. Secondo i dati dell'Indagine europea sulle condizioni di vita, in Italia soffre di grave deprivazione materiale (un indicatore molto vicino a quello della povertà assoluta) il 15,7% degli individui che sono gli unici percettori di reddito in famiglia e l'11,8% dei lavoratori dipendenti. Inoltre il 52% dei primi e il 39,8% dei secondi non riuscirebbe a sostenere una spesa imprevista di 800 euro.

C'è probabilmente un nesso tra grado, e aumento, non solo della povertà, ma della disuguaglianza e difficoltà ad uscire dalla crisi. È la pervasività della seconda a comprimere, se non soffocare, le energie, le risorse di capitale umano e sociale, inclusa la fiducia, che sarebbero necessarie per evitare la spirale discendente della crisi, come ormai da tempo segnalano anche istituzioni non sospette di populismo o estremismo di sinistra come l'Ocse o la Banca mondiale. Le politiche messe in atto in questi anni nel nostro paese non sembrano state efficaci né nel rilanciare l'economia, né nel ridurre le disuguaglianze. Non è solo un problema di risorse scarse, ma di scelte politiche. Basti pensare che da tempo il Mezzogiorno è praticamente sparito dall'agenda politica, nonostante un progressivo aumento del divario rispetto al resto del paese in tutti i settori, come ha documentato, tra gli altri, Gianfranco Viesti. . L'occupazione femminile, indispensabile per fare aumentare i redditi famigliari oltre che per l'autonomia economica delle donne, è rimasta ferma e le politiche di conciliazione lavoro-famiglia sono pressoché un'araba fenice. A parte i bonus per i nuovi nati, non c'è alcuna strategia per sostenere effettivamente il reddito delle famiglie con figli, specie numerose, che hanno visto aumentare l'incidenza della povertà assoluta e della deprivazione grave. I minori e i giovani fino a 34 anni costituiscono più della metà di tutti i poveri assoluti (gli anziani circa un ottavo), ma continuano a rimanere ai margini sia delle politiche redistributive sia di quelle di investimento sociale. A fronte di questi dati, mi sembra improprio interpretare l'esito del referendum, specie tra i giovani e nel Mezzogiorno, solo in chiave di populismo. Al di là del merito della riforma costituzionale, è stata anche una bocciatura di scelte politiche che da cui si sono visti nel peggiore dei casi danneggiati, nel migliore trascurati, non messi a fuoco nelle proprie condizioni reali.

 

Valentina Conte
Pubblicità
Torna alla home
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post