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VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti

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Ora siete libere di sbagliare

CONOSCONO bene, Jenna e Barbara Bush, la vertigine della gabbia spalancata, lo shock di essere improvvisamente liberate dall'incubo dorato di quell'antica villa bianca e tornare alla vita non più come "First Daughters", come "Prime Figlie" d'America coccolate e oppresse, riverite e sorvegliate, ma come adolescenti e ragazze «libere di essere se stesse e di sbagliare», scrivono. In un verbo solo, di nuovo libere di «vivere ».

Era sempre esistito un sentimento di simpatia e di rispetto reciproco fra i Bush e gli Obama, fino dai giorni del gennaio di otto anni or sono quando George W. Bush, Laura, Jenna e Barbara accolsero gli Obama e Sasha, di 7 anni, e Malia di 10, alla Casa Bianca: un rapporto ben diverso dal malcelato e corretto disprezzo che regna fra l'inquilino attuale e il clan del Trump in arrivo. Per mettere le due bambine a loro agio, Jenna e Barbara, in quella Casa che era stato del nonno George H. e poi del padre George W., le fecero giocare a nascondino, correre sulle scalinate semibuie e poi scivolare giù su quei corrimani levigati dalle mani di tragedie, vergogna e grandezze secolari.

E ora Jenna, che delle due gemelle è la più giovane per pochi minuti e fu la più irrequieta, (fu arrestata in Texas per avere bevuto alcool in un bar con un documento falso) e Barbara, che della nonna ha preso il nome e il carattere riflessivo, scrivono alle loro immaginarie "sorelle" di avventura per rassicurarle e incoraggiare. «State per entrare in club super esclusivo, quello degli ex Primi Figli d'America, una posizione che non avete cercato e per la quale non ci sono manuali di istruzione». Ma non devono avere paura, le due ragazze Obama, devono «assaporare la gioventù, la libertà, le passioni, gli anni del college che – ha aggiunto con uno spiritoso cenno di autoironia Jenna – noi ci siamo godute».

La transizione del potere esecutivo fra i loro padri e dei compiti simbolici delle loro madri è codificata dalla Costituzione per i Presidenti e dalla tradizione per le loro mogli, in attesa che un giorno, tornato lontano, nel quale sia un "Primo Marito" a doversi inventare un ruolo. Ma per i figli, i "First Children", non ci sono linee guida. Il privilegio che a loro viene concesso è l'armistizio con i media, oggi anche con la peste dei Social, delle notizie false e dei blog d'assalto che rispettano la privacy dei figli, se minorenni.

Per loro, superato lo shock di vivere in quel luogo solenne e gelido, popolato di fantasmi e di storia, sorvegliato da occhi che non ti perdono mai di vista, inventarsi una vita normale è un'impresa quotidiana. Jenna, che aveva cercato invano di dissuadere il padre dal ricandidarsi nel 2004 sbottò pubblicamente chiedendo come una ragazza potesse avere una vita normale se anche andando al cinema con un ragazzo sapeva che alle spalle osservavano ogni sua mossa gli agenti dei Servizio Segreto. Per le due ragazzine Obama, che ancora non avevano problemi di giovani amori, invece del Servizio Segreto la madre Michelle volle la presenza costante della nonna, Marian Robinson, nell'appartamento privato, che desse loro l'impressione e il senso di una banale normalità familiare. «Voi siete sopravvissute alla incredibile pressione della Casa Bianca. Avete vissuto perennemente accompagnate da uomini e donne vestiti di scuro con zainetti sulle spalle ovunque andaste. Avete dovuto leggere e ascoltare critiche sanguinose ai vostri genitori lanciate da persone che neppure li avevano mai incontrati. Siete rimaste al loro fianco mentre vostro padre e vostra madre erano ridotti a titoli di giornale. Ma anche loro sono sempre rimasti con voi, a fare il tifo per voi e continueranno a farlo ora che siete finalmente libere di scrivere, voi stesse, il prossimo capitolo della storia della vostra vita. Come lo saremo sempre noi».

Malia è già matricola all'Università di Harvard, mentre Sasha deve ancora finire il liceo privato, Sidwell Friends di Washington – lo stesso che frequentò Chelsea Clinton. Le due Bush hanno superato la loro transizione dalla Casa di Vetro alle vita vera, essendo ormai sposata con due figli e una professione di insegnante e autrice l'irrequieta Jenna e ancora "single" Barbara, laureata a Yale e oggi attivista nelle campagne per la Salute, dunque certamente non entusiasta dei progetti di rottamazione trumpisti nei confronti della riforma Obama sulla Sanità pubblica.

Ma loro lettera alle sorelle Obama sopravvissute alla Casa Bianca non ha riscontri nella lunga storia delle 45 transizioni fra Presidenti e le loro famiglie. Non si ricordano lettere inviate da Chelsea Clinton quando venne il momento di accogliere le ragazze Bush nella villa al numero 1600 di Pennsylvania, nè di Amy Carter, la scontrosa figlia di Jimmy e Rosalynn, che per manifestare il proprio rigetto di quella residenza si fece costruire dal papà – o così vuole leggenda – una casetta su un albero del giardino dove rifugiarsi. Nè certamente poterono scrivere nulla Caroline e John John Kennedy, che ritrovarono la libertà di bambini pagandola con la vita del padre.

IL PRIMO INCONTRO

Malia e Sasha, otto anni fa vi abbiamo accolte sulla soglia della Casa Bianca Avevate nello sguardo un misto di radiosità e di apprensione

IL FUTURO

Siete diventate due donne stupende. Ora non avrete più il mondo sulle spalle Seguite le vostre passioni, concedetevi di fare errori, non smettete di imparare

 

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