VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti
La questione della burocrazia é diventata fondamentale. Vedo positivamente il ruolo di Cantone che ha il controllo sul settore pubblico. Quando i politici non hanno un ruolo di trascinamento la burocrazia si rende insostituibile e frena tutte le attività sociali ed economiche. In futuro sarà bene che i politici di un dicastero siano affiancati da degli esperti del settore. Non è sufficiente avere delle idee e dei buoni principi ma è fondamentale la loro realizzazione e gestione.(ndr.)
Il comune lombardo liquida i fornitori 32 giorni prima del dovuto. Un record merito di una gestione efficiente. E di una funzionaria Soprannominata signora Rottenmeier.
Castanedolo (Brescia)
Ci vorrebbe una corona d’alloro da posare sulla testa ordinata – dentro e fuori – di Maria Grazia Cestone, funzionaria responsabile dell’ufficio Ragioneria e economato del comune di Castanedolo. A tutti i fornitori che riparano i marciapiedi e luci, stendono l’asfalto e rifanno fognature, tutti pagati sempre in anticipo rispetto alla scadenza della fattura.
A leggere i dati del ministero delle finanze, Castanedolo paga con ben 32 giorni di anticipo. Come fa. Lo sa solo quella signora minuta e decisa che nel 2016 ha gestito e pagato 3.325 fatture pe un totale di 5 milioni
e 489 mila 772 euro. <<il lavoro deve essere ben fatto, sennò non dormo. Le cose le faccio bene e così dormo serena>>.( Un consiglio per chi soffre d’insonnia ndr.)
Di natura schiva. Cestone dichiara ”non ho fatto niente di strano , poi si Capisce che dietro quel record di pagamenti ultraveloci, di documenti che volano di scrivania in scrivania e da un computer all’altro, fino a trasformarsi in un bonifico nel conto del fornitore, c’è tutto un lavoro, e un metodo che parte da lontano. (Chi impedisce di ripetere in altri comuni questa esperienza? ndr.)
“Il merito è tutto suo” dice il sindaco Gianbattista Groli , alla guida di una giunta di centrosinistra. Uno staff però non si crea da un giorno all’altro e qualcosa vorrà dire se Groli è sindaco da 16 anni, con una pausa di 5 e se le cose qui hanno cominciato a girare bene proprio dal1995. “Abbiamo formato una equipe che potesse lavorare al meglio” dice lui. Sembra facile, invece vuol dire metterci soldi, investire sulla sinergia tra i settori, che non lavorano in sintonia. Non c’è altro segreto.
Cestone è arrivata con un concorso pubblico, dopo il diploma di ragioniera al Bellini di Brescia, la laurea in economia e commercio, due anni di lavoro da un commercialista, un impiego dal comune di Collebeato, qui vicino. Ed ecco al cospetto della ragioniera che se ne andava in pensione. Mi ha detto qui il lavoro è impegnativo auguri.. In eredità una mini stanza di 10 metri quadrati e una calcolatrice Olivetti Logos 582, verde con il rotolo, un pezzo di modernariato che lei usa regolarmente.
Il resto è computer. Vede quei libroni lì, tutta roba da buttare, si usava vent’anni fa, ora le leggi si trovano on-line. Nella stanza vicino un gruppo di operose impiegate – silenziose con scrivanie ben ordinate – lavora smistando documenti e compulsando tabelle. Tutte donne , tutte part time. Eppure nonostante l’organizzazione sia al 50% , nonostante i pochissimi straordinari, le fatture viaggiano veloci. Certo ci vuole pugno di ferro- “lo so, mi chiamano La Capa. Del resto, mio marito mi chiama Rottenmeier. Sono la rompiscatole, ma qui arrivano tutte le magagne perché qui ci sono i soldi e se vogliamo ottenere il risultato, tocca lavorare”
Tocca anche studiare, tenersi aggiornati, fare formazione, per avere un ufficio efficiente. Alessandra Busseni, assessore al bilancio, dice che è una scelta politica quella di investire su mezzi e risorse umane. Vanno speso i soldi. Poi arrivano i risultati. Pierluigi Bianchini , vicesindaco: l’informatizzazione costa, ma abbiamo cominciato nel 2013,e quando è arrivato l’obbligo della fatturazione elettronica nel 2015, eravamo già pronti” Aiuta, secondo Bianchini, la continuità politica (mai avuto una crisi) la possibilità di costruire negli anni uno staff tecnico di livello. Perché spiega la funzionaria Cestoni, ”la materia è in evoluzione, la gestione dei bilanci di un comune è legata al patto di stabilità del 1998,
e tutti gli anni bisogna verificare cosa vuole il governo, Studio i passaggi burocratici, gli adempimenti, la normativa” Un mare magnum di regole, lacci e lacciuoli in cui basta un attimo e zac, ti arriva la sanzione. Qui invece è arrivato il riconoscimento massimo: Castanedolo, 11450 abitanti è meglio di Brescia, meglio di Milano e perciò del resto del mondo.
Allora dott.sa Cestone ci spieghi. “ Le fatture arrivano in contemporanea all’ufficio Protocollo e al ministero. Il fornitore deve sapere la destinazione della sua fattura, noi gli forniamo un codice apposito, così questa va direttamente all’ufficio che ha ordinato la spesa.” Poi? L’ufficio ha 15 giorni di tempo per accoglierla o rifiutarla. Secondo me la fattura non deve rimanere una settimana nel cassetto. Va liquidata subito.” Quindi si controllano importo, dati, Codice e Cig. Tutto deve corrispondere al codice di bilancio, cioè al capitolo di spesa su cui deve essere imputato il pagamento. C’è anche il Durc, documento unico di regolarità contributiva, e infine tocca controllare il conto corrente su cui finirà il bonifico. Verificato il tutto, si procede alla liquidazione. “Sempre in anticipo. Anche perché se paghi in ritardo sei obbligato a segnalarlo al Mef (ministero dell’economia e delle finanze), motivando. E comunque al Mef devi fornire i dati di pagamento”. La trafila accelerata soddisfa il fornitore. Non si è mai lamentato nessuno e secondo l’assessore Busseni ha cancellato la nomea di cattivi pagatori che gli enti locali hanno sempre avuto. Chi finanzia un cattivo pagatore? Nessuna banca. Non si concedeva credito a chi fornitore di un ente pubblico, sicuramente avrebbe incassato i suoi crediti dopo anni. E’ un giro vizioso che, se rimesso a posto, dà una mano alla ripresa economica. Dott.sa Cestone, si potrebbe fare di più? “Qua veniamo a lavorare anche con la febbre. E se serve mi occupo anche delle fotocopie”, Comunque sto pensando a migliorare la riscossa tributi.

Burocrazia, liberalizzazioni mancate e illegalità: le mine anti-crescita
Ecco i fattori con cui i governi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni non sono riusciti a misurarsi in termini propositivi. Ma che aiutererebbero a costo zero a uscire dalla crisi.
L’Italia è un Paese che non ha più “fame”, stenta ad aggredire la crisi, rinuncia a crescere. Il risultato è una ripresa debole e un quadro politico dominato da una persistente instabilità. Uscire dalla crisi è così sempre più una chimera, perché la ripresa è fatta anche di passi concreti: più concorrenza, liberalizzazione dei mercati, riduzione della burocrazia, legalità diffusa. Fattori con cui i governi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni non sono riusciti a misurarsi in termini propositivi.
L’Antitrust in più occasioni si è espressa in materia di concorrenza, ma i ripetuti inviti sono caduti nel vuoto. Tanto che il ddl Concorrenza – una legge annuale! – uscito da Palazzo Chigi a febbraio del 2015 è ancora oggi fermo nelle aule parlamentari complici audizioni, emendamenti, modifiche annunciate e poi ritirate. Con buona pace della decantata libertà di mercato e dei benefici che potrebbero averne i consumatori.
Mercati aperti generano innovazione, favoriscono lo sviluppo, creano le condizioni per il contenimento dei prezzi alla vendita: non è un caso che cinque anni di liberalizzazioni – per quanto incomplete – abbiano avuto un impatto sul Pil stimato in 2,6 punti percentuali.
Quanto costano all’Italia l’illegalità, le mancate liberalizzazioni, la burocrazia? Il Rapporto Eurispes 2016 indica in 1.500 miliardi di euro il valore del Pil, a cui si somma un sommerso di 740 miliardi che sfugge al controllo dello Stato, di cui 230 legati all’assillo della burocrazia, alla diffusa illegalità, ad un sistema economico scarsamente produttivo, come ha sostenuto Confcommercio al Forum di Cernobbio. Dei restanti 500 “una buona fetta è sommerso da sopravvivenza”, per non soccombere alla crisi economica.
Confindustria, d’altra parte, attribuisce alla burocrazia un costo del 4 per cento del Pil e all’insufficiente concorrenza un altro 11 per cento. Se poi la corruzione fosse portata al livello di quella spagnola il Pil potrebbe crescere dello 0,6 per cento. Burocrazia, mancate liberalizzazioni e illegalità hanno un costo pari a circa un terzo del Pil (485 miliardi di euro), che equivale a 19.400 euro all’anno a famiglia.
Dati che preoccupano e allontanano l’Italia che tutti vorremmo, un Paese libero dagli eccessi della burocrazia – tangenti, corruzioni e corruttele –, con un’altra mentalità, cultura e buona politica. Lo stesso Fondo monetario internazionale sostiene la necessità di accelerare sulle riforme, attuarle e rafforzarle. Il beneficio legato ad una più diffusa concorrenza porterebbe a una crescita aggiuntiva del 3,5 per cento in tre anni e del 7,5 per cento a lungo termine.
Di cosa ha dunque bisogno il Paese per percorrere una strada più virtuosa e migliorare la posizione che occupa nell’Indice delle liberalizzazioni 2016 dell’Istituto Bruno Leoni – 70 punti su 100, gli stessi della Germania, ma lontano dai Paesi più liberalizzati, Gran Bretagna (94 punti), Spagna (80) e Paesi Bassi (79) – che analizza il grado di apertura di dieci settori dell’economia nell’Unione Europea?
Sarebbe sufficiente la volontà politica di fare, di superare il freno posto da lobby più o meno apparentate e che il governo mettesse questi temi nell’agenda di lavoro. Con tanto coraggio e buonsenso; soprattutto senza badare al consenso di quanti vantano la forza e l’arroganza di pochi contro l’interesse di molti, dei cittadini. E ridimensionando l’onnipresente burocrazia.
Una burocrazia eccessiva “incentiva” l’uso delle tangenti ed è ancor più deleteria in situazioni di emergenza, come quella dei recenti terremoti e del maltempo, in quanto allunga oltre misura i tempi di intervento.
Siamo il Paese di innumerevoli codici e codicilli che paiono autoriprodursi senza fine, di leggi e regolamenti che si succedono, spesso in contrasto tra di loro. Stando alla banca dati di Normattiva – il portale, a firma della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Senato e della Camera dei Deputati, classifica e rende accessibile la normativa vigente dal 1932 a oggi – sarebbero circa 75 mila le leggi vigenti in Italia. Se confrontate con quelle di Francia (7 mila), Germania (5.500) e Gran Bretagna (3 mila) si può comprendere quanto sia difficile attenersi a un ambito di legalità e quale effetto possa avere sulla corruzione. Per giunta, è una mole a cui si aggiungono altri numeri, quelli delle leggi regionali, comunali e dei regolamenti di enti e autorità che portano il totale stimato a 150-160 mila.
I migliori – e più efficienti – alleati di corruttori e corrotti sono l’interventismo pubblico, le lungaggini giudiziarie, le rigidità burocratiche. I loro nemici le riforme che obbligano lo Stato a fare magari poche cose, ma a farle bene e nell’interesse dei cittadini. E’ tempo che il Paese decida da che parte stare.
*amministratore delegato Conad
DI RAFFAELE CANTONE
Ho letto con attenzione l’articolo de “l’Espresso” numero 7 che riproduceva un capitolo del libro di Alessandro Gilioli e Guido Scorza (“Meglio se taci”, Baldini& Castoldi) dedicato alla trasparenza pubblica, condividendo, ma solo in parte, la ricostruzione della situazione italiana. Intanto mi sembra un po’ ingeneroso dipingere il nostro modello di trasparenza come uno dei peggiori del mondo. Non è più così.
Già con il decreto n. 150 del 2009 si affermava la trasparenza come «accessibilità totale delle informazioni concernenti l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo di risorse pubbliche». In questo modo è cominciata una significativa correzione di rotta rispetto alla situazione precedente, nella quale, come ricordano gli autori, solo coloro che potevano vantare una situazione legittimante avevano diritto ad ottenere i documenti. Questa nuova tendenza si è rafforzata con la legge anticorruzione del 2012 e soprattutto con il decreto legislativo n. 33 del 2013, che coglie appieno la connessione tra trasparenza e lotta alla corruzione.
LA NUOVA TRASPARENZA si fonda su una serie molto significativa di obblighi che ricadono direttamente sulle amministrazioni pubbliche, che devono pubblicare sul proprio sito istituzionale informazioni sulla loro organizzazione e sulle attività più rilevanti svolte. Dati aperti, accessibili gratuitamente, indicizzabili e riutilizzabili liberamente. Inoltre ogni cittadino ha possibilità di chiedere formalmente (“accesso civico”) la pubblicazione di atti da parte dell’amministrazione.
L’Autorità anticorruzione che io presiedo svolge una costante azione di vigilanza sui siti delle amministrazioni e attiva, attraverso proprie segnalazioni all’autorità competente (il Prefetto), l’irrogazione delle sanzioni previste in caso di mancata pubblicazione dei dati. E stiamo lavorando, in pieno accordo con il Ministero dell’Economia, per estendere il complesso dei soggetti tenuti al rispetto degli obblighi, che comprende tutta la galassia delle società e degli altri enti privati controllati o partecipati da pubbliche amministrazioni (anche locali).
Concordo, però, con Gilioli e Scorza sul fatto che i progressi, seppur innegabili, non siano sufficienti. Non basta cioè, puntare sui soli obblighi di pubblicazione, perché in tal modo si resta legati all’idea di trasparenza che ha il legislatore del momento nel definirli e si deve scontare una lunga opera per smuovere amministrazioni recalcitranti, perché abituate a decenni, se non secoli, di opacità. Occorre, quindi, completare il modello di trasparenza con il riconoscimento di un diritto di accesso in capo a qualunque cittadino. Un diritto di accesso “generalizzato” sul modello del Freedom of information act statunitense che assicuri la possibilità di ottenere su richiesta informazioni non pubblicate in virtù degli obblighi.
SI TRATTA PERÒ DI COMPLETARE il modello già introdotto, non di sostituirlo con un altro. Perché anche il Foia ha i suoi limiti. Ne cito solo tre. In primo luogo con il Foia si può accedere a dati e informazioni esistenti mentre il nostro modello si rivela migliore perché impone agli enti di organizzare o rielaborare i dati, proprio ai fini di una maggiore trasparenza (si pensi a tabelle riassuntive della situazione del personale o a schemi più facilmente comprensibili dei bilanci pubblici). In secondo luogo, l’esercizio del diritto di accesso generalizzato produce una trasparenza legata alle curiosità del cittadino, non organicamente programmata per dare luce all’intera amministrazione: nella metafora della “casa di vetro”, si rischia di illuminare solo le parti della casa che corrispondono alle richieste dei singoli cittadini.
Per la medesima ragione, infine, la conoscenza (e la comprensione) attivata dai meccanismi del Foia si realizza tendenzialmente solo per il richiedente, mentre l’immediata disponibilità di informazioni sui siti delle amministrazioni risponde meglio all’esigenza di garantire ai cittadini eguali ed effettive condizioni di accesso alle informazioni. Si ricordi, poi, che il bilanciamento tra trasparenza e privacy nel nostro modello è già definito nella legge (con un effetto di maggiore certezza), mentre in base al Foia va fatto caso per caso (e con esiti incerti). Infatti, ovunque (Usa, Gran Bretagna Spagna, Francia) i sistemi Foia stanno evolvendo proprio in questa direzione.
L’AUTORITÀ ANTICORRUZIONE, che è oggi a presidio della trasparenza amministrativa in Italia, è nettamente favorevole alla integrazione del modello attuale con l’accesso generalizzato tipico del Foia. In questo senso c’è già stata la proposta di una Commissione di studio, costituita per dare a Parlamento e Governo un contributo di idee alla riforma della pubblica amministrazione. Si tratta di una occasione storica, da non perdere, per allineare l’Italia ai modelli delle democrazie più avanzate e per realizzare quel controllo diffuso dei cittadini che costituisce uno degli strumenti più efficaci di prevenzione della corruzione.
