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Perché alla Chiesa non basta più invocare a parole la tolleranza zero

Alberto Melloni – La Repubblica

NON è per nulla un delitto "cattolico": perché dilaga in molti contesti educativi non meno omertosi. Non è "tipicamente celibatario": perché la gran massa degli stupratori di bambini e di bambine, sono maschi sessualmente attivi, d'un orientamento o dell'altro. Non è "devastante" per tutti: perché si realizza solo quando il perpetratore sa di poter scaricare sulle vittime il peso di gesti che fanno del piacere un ergastolo di dolore.

Eppure quel crimine che con un viscido eufemismo chiamiamo "pedofilia" colpisce la chiesa cattolica, umilia il suo clero e devasta la sua autorità con forza e costanza impressionanti. Prima fu Boston, poi l'Irlanda: adesso è l'Australia, che ha capito misurandola che quella tragedia è tale perché salda lo stupro all'omertà. Nella società (dove si consuma l'altro 99% di crimini pedofili rispetto a quelli dei preti) questo nesso ha una rilevanza penale; nella chiesa ha un Nucleo ecclesiologico: tocca cioè la concezione stessa della chiesa e la sua troppo lenta riforma per renderla sempre meno distante dal vangelo.

È stata l'ecclesiologia che confonde la morale con il disprezzo dell'umano che ha conservato, in una società che se ne stava liberando, una omofobia così ringhiosa (pensate ad essere un figlio di Dio gay in una famiglia di ultrafamilisti?) da spingere ragazzi spaventati dal proprio orientamento verso sublimazioni impossibili: e ha fatto di alcuni seminari o ordini la fabbrica di bombe affettive ad orologeria. È una ecclesiologia "machista" che, in antagonismo ai movimenti di liberazione, ha espresso a vari livelli (ricordate le polemiche contro le chierichette? o le ipocrisie sulla predicazione femminile?) una visione della donna, che al di là del manierismo wojtyliano del "femminile", rimaneva cosa da prevaricare per dimostrarne la cosificazione: fino a permettere ad anime di pensare di stuprarla violandone i figli e le figlie. È una ecclesiologia che riteneva un certo qual conservatorismo l'unica virtù necessaria all'episcopato, e ha selezionato vescovi dalla paternità castrata e castrante: quelli che davanti a figli stupratori e figli stuprati, si sono identificati con il perpetratore anziché con la vittima.

Non prendendo in considerazione questo nucleo la chiesa cattolica ha finito per illudersi che bastassero un po' di frasi fatte (la "tolleranza zero") che rimanevano tali. Ammaestrato dai deludenti precedenti papa Francesco ha capito che non si trattava di "usare" questa tragedia per accentrare a Roma quel che i vescovi non vedevano (come fu ai tempi di Wojtyla); e che non si poteva pagare con un dolore il momentaneo successo di una ecclesiologia universalista ostile alla autorità delle conferenze episcopali (come fu ai tempi di Ratzinger).

E ha aiutato tutti — anche una società che esorcizza il dramma della pedofilia etichettandolo come un problema "cattolico" — a vedere i due lati del problema.

A processare e condannare perpetratori (preti o poeti, rettori e registi), a perseguire chi coprendoli ne ha favorito i delitti (mogli o abati, morose e vescovi) deve pensare la legge: con la consapevolezza del grave rischio di punire un innocente o di mandare assolto un reo. Per la chiesa questo è essenziale non per guadagnare una reputazione perduta: ma per dire in carcere le parole del perdono a chi deve stare dietro solide sbarre.

A riconoscere che un vescovo che copre questi delitti non ha il carisma richiesto dal ministero deve invece pensare la chiesa. Le norme di papa Francesco fanno questo: iniziano una potatura che o sarà drammatica (oggi per denigrare un innocente basta un nulla e per coprire uno stupratore ancor meno) o non sarà.

Australia. oltre quattromila denunce
 
CITTÀ DEL VATICANO. Il 7 per cento dei preti cattolici d'Australia è accusato di aver commesso abusi sessuali su minori dal 1950 in poi. L'età media delle vittime, 10 anni e mezzo per le bambine e poco più di 11 anni per i bambini. Fra il 1980 e il 2015, 4.444 persone hanno denunciato abusi di preti o religiosi di 93 entità della Chiesa australiana. Sono le cifre rese note dalla Commissione federale d'inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali su minori, a chiusura di 4 anni di lavoro.  È un'inchiesta approfondita che ha indagato su chiese, enti benefici, eccetera. In quegli anni il prelato più importante del Paese era il cardinale George Pell, oggi a capo della segreteria per l'economia del Vaticano. Era stato arcivescovo di Sydney fino al 201 4 e, dal 1996 al 2001 , arcivescovo di Melbourne.
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