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Thailandia, via i pesticidi. E la gru torna

Raimondo Bultrini – La Repubblica

A mezzo secolo dalla scomparsa delle gru Sarus dalle paludi della Thailandia, la cerimonia del primo volo libero di nove esemplari allevati in cattività è stato un evento storico e toccante per autorità e contadini locali. I più alti uccelli del mondo, ormai tra le specie rare e protette, hanno ripreso finalmente possesso dei grandi stagni di Burinam, nel nordest della Thailandia. E ciò è stato possibile granzie a una lunga opera di pulizia di questa oasi dai pesticidi grazie alla conversione dei campi circostanti all'agricoltura biologica.

I disserbanti chimici sono stati una delle principali cause di estinzione in molte regioni dell'Asia dell'uccello dalle grandi ali grigie, il capo rosso e le lunghissime zampe agili. All'inizio del fenomeno, quando le gru presero a sparire dalla Thailandia come da altre nazioni del Sud est asiatico e dell'India, il Dipartimento zoologico dei parchi thailandesi ha ottenuto dalle Nazioni Unite (Undp) un milione e mezzo di dollari destinati a riconvertire nei decenni coltivazioni e paludi. I volatili si nutrivano infatti di creature contaminate: gamberetti, lombrichi, locuste, piccoli serpenti d'acqua.

Finalmente, dopo anni di tentativi, i progetti di recupero stanno andando a buon fine: su 60 esemplari allevati nei recinti e liberati negli ultimi cinque anni, 42 sono ancora in vita.

Nel giorno del saluto c'era una folla composta di autorità e contadini commossi, accomunati dall'unica paura di vederle schiantare per inesperienza di volo contro qualche albero, o ferirsi coi fili elettrici volanti come accadeva talvolta durante l'addestramento.

C'era pero' anche il timore che qualche gru tornasse indietro per nostalgia verso il luogo di nascita e i genitori surrogati, ovvero gli ornitologi e gli assistenti. Per questo nel centro di ripopolamento del nord est, gli addetti alle loro cure non si presentavano mai senza una speciale tuta di stoffa con le ali, mascherati grossolanamente con tanto di becco. Un buffo ma efficace stratagemma per non far sviluppare ai pulcini una forma di attaccamento verso gli umani, responsabili primi dello sterminio della loro specie.

Per molti locali che hanno aderito al patto ambientale è stato un giorno di riscatto dopo tanti sacrifici per mantenere, a dispetto delle regole di mercato, le coltivazioni biologiche di riso e altri prodotti che crescono attorno a stagni e terre umide. In Thailandia le nuove generazioni, come ha raccontato Thongpoon Unjit, leader dei contadini riconvertiti al biologico nell'area «hanno solo sentito parlare delle gru Sarus dagli anziani. Si diceva che portavano fortuna, e quando ne ho visto uno nel mio campo ero davvero eccitato».

E c'è anche un risvolto economico della svolta ecologica: un tipo di riso originario di questa regione va ormai a ruba in tutti i supermercati di Bangkok e garantisce un introito sufficiente per migliaia di famiglie. Non a caso gli hanno dato il nome ormai popolare dell'uccello portafortuna, "riso Sarus".

I contadini commossi per il primo volo in libertà degli esemplari allevati in cattività. E il riso bio della zona va a ruba a Bangkok

DI NUOVO IN VOLO

Un esemplare di gru Sarus, l'uccello più alto del mondo può raggiungere gli 1,8 metri - che da anni rischia l'estinzione

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