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IN UNO scenario politico dominato da rancori personali e basso livello polemico, fanno decisamente spicco le parole che una donna, il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna, ha dedicato a un' altra donna, la deputata del Pd Paola Concia. L' argomento è l' omofobia, il teatro, che non poteva essere più istituzionale, il Quirinale. Al Quirinale il capo dello Stato riceveva, ieri, le associazioni dei cittadini omosessuali. Le parole di Carfagna meritano di essere riportate per intero, e tra virgolette. «Consentitemi un pensiero particolare all' onorevole Anna Paola Concia, alla quale sono grata per l' impegno e la delicatezza che ha speso per farmi conoscere la ricchezza del mondo associativo qui presente, con tutte le sue sfumature, e per avermi aiutata a sfondare il muro della diffidenza della quale penso di essere stata allo stesso tempo vittima e inconsapevole responsabile, in un passato remoto, ormai ampiamente superato». Si tratta di un' autocritica, genere retorico non inedito, ma praticato in genere con faticoso scialo di concetti e soprattutto in chiave tutta interna e autoriferita, come se tanto l' errore quanto il suo scioglimento fossero comunque a carico del portatore. Qui, a parte la limpidezza e la semplicità delle parole di Mara Carfagna, colpisce l' omaggio pubblico a un' avversaria politica, alla quale si attribuisce non solo il merito di avere delle buone ragioni, ma addirittura quello di avere contribuito a superare un pregiudizio, di avere emendato e migliorato un assetto culturale. Ovvio domandarsi di quanti precedenti «maschili» si sia a conoscenza: e cioè se si abbia memoria di un uomo di potere che dichiari un suo avversario artefice di un insegnamento (perché di questo si tratta), riconoscendone, in quella materia, una superiore qualità di giudizio. Fa velo, a questa eventualità, la ben nota competitività di noi maschi, foriera di una pervicace mancanza di umiltà. Riconoscerci debitori non è il nostro forte, se non per sottometterci a un Capo, e cioè attivando una sottospecie molto sospetta della gratitudine. Non così nel caso CarfagnaConcia. Che certo non ci solleva di molto dalla coscienza che, nel campo dei diritti degli omosessuali e della lotta all' omofobia, siamo un paese arretrato, carico di paure e di pregiudizi «popolari» sui quali specula sconciamente molta politica. Ma ci fa sperare che la discussione in corso sia davvero una discussione, che le parole spese arrivino e non si depositino come ulteriori incrostazioni su vecchi muri, come quello dal quale Carfagna si è affacciata per ascoltare e capire, e non più per giudicare e respingere. Senza nessuna malizia, e anzi con serena soddisfazione, resta da dire che le parole dedicate dal ministro Mara Carfagna alla collega Paola Concia erano perfettamente in tema con la giornata antiomofoba. Scaturiscono, infatti, da un rapporto politico tecnicamente omo-sessuale (l' eros ovviamente non c' entra, c' entra l' affinità di genere). L' omo-sessualità intesa come capacità di capirsi tra congeneri non è, evidentemente, molto praticata tra i politici maschi, che sono omofobi anche in questo senso: detestano la sola idea che una persona dello stesso sesso possa sedurre e rallegrare i loro cervelli. Grazie, infine, a Carfagna e Concia per averci concesso il lusso di scrivere, per una volta, un articolo benevolo e, ancor più rara eccezione, ottimista. - MICHELE SERRA
La Carfagna si corregge sui gay Chiedo scusa, avevo dei pregiudizi
Repubblica — 18 maggio 2010 pagina 15 sezione: POLITICA INTERNA
ROMA - Mara si scusa con i gay. Mara Carfagna, ministro delle Pari opportunità, si pente pubblicamente nei saloni del Quirinale, davanti al presidente della Repubblica, davanti a tutto il mondo dell' associazionismo Lgbt, lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, convocato al Colle per la prima volta al gran completo in occasione della giornata contro l' omofobia: «All' inizio sono stata guidata dal pregiudizio nei confronti delle vostre istanze. Questo, visto il mio ruolo, ha creato dei problemi. Me ne scuso e ringrazio l' onorevole Anna Paola Concia. È lei che mi ha aiutata a capire, con il suo impegno e la sua delicatezza...». «Giornata storica», commentano dalla platea. Emozionati, sorpresi. Concia, sponsor dell' incontro, è al settimo cielo. 17 maggio 2010: il ministro si pente e Giorgio Napolitano fa un discorso importante, in deliberata controtendenza rispetto a certe pulsioni intolleranti e razziste che attraversano la nazione: «I diritti degli omosessuali non riguardano solo gli omosessuali. Sono i diritti di tutti. E tutti si devono impegnare per il loro riconoscimento, quale conquista di civiltà e progresso, così come è avvenuto per altre battaglie per i diritti civili, per esempio quella per i diritti delle donne». Un appello al Paese e anche al Parlamento dove, esorta il capo dello Stato, bisogna lavorare alle leggi contro l' omofobia, «senza contrapposizioni, con senso di responsabilità». Carfagna, tailleur nero, camicetta bianca, sorride, saluta, è a suo agio. Lontani i tempi in cui con i gay era guerra aperta. Nel 2008, il ministro negò il patrocinio al Gaypride. Fu scambio pesante, lei chiedeva «sobrietà», loro le rinfacciarono il passato sexy, caricando su un carro drag queen vestite a sua immagine e somiglianza. Adesso è lì, il microfono davanti, e chiede scusa. «Una cosa assolutamente sincera», commenta Concia, relatrice della tormentatissima e avversatissima (dalla destra) proposta di legge contro l' omofobia. Una cosa anche rara, quella di ammetterei propri limiti in pubblico: «Magari l' avesse fatto Scajola, magari avesse chiesto scusa...», dice Concia. E racconta «i due anni di pazienza», di dialogo, che hanno portato al "ravvedimento" della ministra: «Credo che lei dicesse certe cose sul nostro mondo per non conoscenza, per pregiudizio, non per convinzione. Io le ho raccontato che cosa significa essere omosessuale in questo Paese, la sofferenza che c' è dietro, le cose della vita vera, anche della mia. Lei ha capito». Anche Franco Grillini, storico leader dell' Arcigay, ora Italia dei Valori, vent' anni fa ricevuto, con uno sparuto gruppo, da Francesco Cossiga, loda «l' evoluzione positiva» di Carfagna: «Era partita male ma poi si è circondata di collaboratori molto validi. Diciamoci la verità: la sua campagna contro l' omofobia il centrosinistra non l' ha fatta...». Peccato solo che, come dice Grillini, agli ottimi passi avanti simbolici corrisponda una sorta di «omofobia parlamentare di ispirazione vaticana», che non consente di portare a casa una legge che tutta Europa ha. Ma il ministro assicura che siamo sulla buona strada. Alle Camere, promette, si tornerà a discutere di «un' aggravante per i reati commessi a sfondo di discriminazione». Dice Carfagna: «Le piccole sacche di inciviltà, i serbatoi di odio, tuttora esistenti, devono essere cancellati, anche con l' aiuto della magistratura e di quella certezza della pena che è il miglior deterrente». Applausi di Arcilesbica, Arcigay, Circolo Mieli, Di gay project, Mit, Agedo, Famiglie Arcobaleno, I-Kan, Rete Lenford, Gaylib. Evviva Mara, dunque. Una che ascolta, una - dice Imma Battaglia - che ha saputo «umilmente» ricredersi, una che sussurra il suo grazie alla Concia (di cui ha conosciuto, sia pur casualmente, anche la compagna Riccarda), una che ammette di essere stata «allo stesso tempo vittima e inconsapevole responsabile» del «muro di diffidenza» che la separava dal mondo gay. Un giorno speciale, al Colle. Ci sono anche gli onorevoli Berselli e Bongiorno. Prende la parola Rita De Santis, presidente dell' Associazione genitori di omosessuali. Racconta a Napolitano quanto sia difficile la vita per ragazzi e ragazze gay. Legge una poesia che si intitola «Coming out». Storia di una figlia che riesce a confessarsi con la madre. Il ministro Carfagna ascolta, ormai sposata alla causa. -
ALESSANDRA LONGO
Se desideri ascoltare il bel discoro della presidente dell'AGEDO clicca quando compare la manina qui sotto