VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti
link Mahler: Symphony No. 2 / Dudamel - Se clicchi con il tasto destro del mouse su LINK e con il sinistro su "apri in una nuova scheda" ascolterai la musica e potrai leggere l'articolo Un giochino prima di cominciare a esaminare la crisi economica. Quale uomo rivoluzionario ha pronunciato le frasi sottolineate in azzurro ?
Nelson Mandela Ignazio da Silva Lula Fidel Castro
-Fu necessario lottare contro i vecchi nemici della pace: i monopoli industriali e finanziari, la speculazione, l’attività bancaria sconsiderata , l’antagonismo di classe, il settarismo, l’affarismo di guerra. Avevano cominciato a considerare il governo del paese come una mera appendice dei loro affari. Ora sappiamo che il governo organizzato dalla finanza organizzata è altrettanto pericoloso del governo esercitato dalla plebaglia organizzata. Mai prima d’ora, nell’intero arco della nostra storia , queste forze sono state così unite da opporsi a un candidato. Sono unanimi nel loro odio nei miei confronti.
-Abbiamo sempre saputo che perseguire i propri interessi personali senza scrupoli è un pessimo principio morale, ora sappiamo che è pessimo anche per l’economia.
La risposta alla fine di tutte queste considerazioni.
Premessa:
Eventi infelici accaduti in altri paesi ci hanno insegnato da capo due semplici verità in merito alla libertà di un popolo democratico.
La prima verità è che la libertà di una democrazia non è salda se il popolo tollera la crescita di un potere privato al punto che esso diventi più forte dello stesso stato democratico. Questo, in essenza, è il fascismo – un governo posseduto d un individuo, un grippo, o qualsiasi altro potere privato capace di controllarlo.
La seconda verità è che la libertà di una democrazia non è salda se il suo sistema economico non fornisce occupazione e non produce e distribuisce beni in modo tale da sostenere un livello di vita accettabile.
Entrambe le lezioni ci toccano.
Oggi tra noi sta crescendo una concentrazione di potere privato senza eguali nella storia. Tale concentrazione sta seriamente compromettendo l’efficacia dell’impresa privata come mezzo per fornire occupazione ai lavoratori e impiego di capitale, e come mezzo per assicurare una distribuzione più equa del reddito e dei guadagni tra il popolo della nazione tutta.
Franklin D. Roosvelt al Congresso degli Stai Uniti 29 aprile 1938
Eisenhower, presidente repubblicano, comandante in capo delle forze USA durante il 2° conflitto mondiale, nel discorso d'addio critica il complesso militare industriale Usa
17 gennaio 1961 Nel suo discorso di congedo dalla nazione dopo otto anni di presidenza, Dwight Eisenhower mette in guardia gli americani dal crescente peso e dagli interessi mastodontici del cosiddetto complesso militare industriale. Il presidente uscente, un conservatore fiscale, era sempre stato, sin dal suo insediamento nel 1954 un avversario dell'espansionismo e dei costi crescenti dell'establishment legato alla sicurezza e alla Difesa. La guerra Fredda, è la tesi di "Ike" rende lo sviluppo di armamenti un imperativo, ma l'America non deve essere tenuta in scacco dal complesso militare industriale. Il rischio è che si formi una élite scientifico-tecnologica
Mi sembra che coloro che vivono nel paese più grande del capitalismo lo conoscano a fondo, siano consapevoli dei suoi meccanismi , le loro conseguenze sul piano economico e sociale e usino un linguaggio in cui credono, rivolgendosi ai cittadini con chiarezza e senza paura. E facendo proposte adeguate.
Si stima che la disuguaglianza di reddito tra il 20% più benestante e il 20% più povero della popolazione mondiale sia di 90:1. Se invece degli strati di popolazione si considerano i 20 paesi più ricchi e i 20 più poveri, la disuguaglianza sale da 120:1.
I venti (20) uomini più ricchi del mondo posseggono una ricchezza complessiva pari a quella del miliardo(1.000.000.000) più povero. Entro paesi che il PIL pro capite fa apparire uniformemente benestanti, gli USA e la stessa Italia, le disuguaglianze di reddito e ricchezza sia reale che finanziaria , tra il 10% più ricco e il 10% più povero sono cospicue e crescenti.
Per arrivare a guadagnare quanto i topo manager delle grandi imprese industriali e finanziarie percepiscono in soli 12 mesi, tra stipendio, gratifiche di fine anno, plusvalenze di azioni ricevute in dono o opzioni, un lavoratore italiano, francese o britannico, statunitense, con un salario medio lordo di 25.000 euro (equivalente a 23.000 sterline o 32.000 dollari in moneta 2008) dovrebbe lavorare tra i 400 e i 1000 anni. Nel 1960 gli sarebbero bastati quarant’anni.
Citaz. Pag.9 di “con i soldi degli altri” di Luciano Gallino. Einaudi ed.
Farò una presentazione lunga, forse non adatta per un blog (seguita da altra documentazione) che richiede una paziente lettura, dei mezzi con i quali il mondo della finanza e delle banche operano così ognuno si renderà conto, dopo che gli è stato fornito numerosi elementi, di come stanno andando le cose.
Per saperne di più :
Una considerazione alla crisi economica in cui ci troviamo dal 2008.
Se si produce un guasto o un danno in una determinata situazione o struttura, per non incappare in un altro guasto o danno bisogna cambiare le condizioni, la struttura o la forma di quella situazione. Quel guasto non può essere riparato, in economia, da chi l’ha prodotto o ha contribuito a produrlo con il suo comportamento. Non è necessario essere Einstein o Borg per comprendere questo.
Parecchie persone si sentono in difficoltà nel rendersi conto della situazione poiché le opinioni degli economisti sono le più disparate quando non sono contrapposte. La contrapposizione sta dietro l’economia: nel pensare o avere una determinata visione della società che sta dietro a un sistema economico; nel valutare le conseguenze, le ripercussioni che si verificano nella società in conseguenza dell'attuazione di una determinata politica economica; del sistema di produzione e distribuzione della ricchezza; con quali criteri avviene questo processo nella società. Ci sono degli economisti come Robert Shile, Nuriel Roubini (nel 2005 previde che sarebbe scoppiata la bolla immobiliare e a catena sarebbe seguita la crisi del sistema economico). Joseph Stiglitz (ex capo della Banca Mondiale), Paul Krugman (premio nobel dell’economia) e prima di loro Hyman Minsky (nel 1987) sosteneva che la crisi del sistema economica poteva accadere dopo quella del1929 e aveva fornito gli strumenti per capire che il sistema economico è instabile. Amartya Sen è un altro economista contrario al neoliberismo, non parliamo di Keynes la cui impostazione é proprio all’opposto dei neoliberisti: in caso di crisi propugnava l’intervento dello stato per uscire dalla grande depressione.
Dopo la crisi dell’Unione Sovietica si diffuse e diventò senso comune che il sistema di mercato e della libera concorrenza era il migliore possibile .
I neoliberisti e gli ultraliberisti della scuola di Chicago, proseguendo quanto affermava la scuola dei Marginalisti crearono strumenti più perfezionati e complessi per dimostrare scientificamente che il sistema di mercato e della libera concorrenza era il migliore possibile dei mondi e stava in equilibrio. Applicarono all’economia il metodo della matematica e della fisica al fine di renderla una scienza oggettiva. Quello che è un modo di affrontare la questione economica viene spacciato come scienza economica e quasi tutti i manuali di scuola e universitari sono riempiti di formule, schemi e modelli matematici ed econometrici. Mille utilità attraverso mille funzioni e e via via tutte le equazioni relative al sistema dei prezzi, ai mercati dei beni e dei fattori della produzione (lavoro, capitale, terra) fino all’equilibrio generale del sistema economico, il tutto in equilibrio perfetto garantito dal mercato e dalla libera concorrenza. In questo modello non è prevista o si esclude la crisi. Si tratta, per questo modo di vedere, di situazioni passeggere che si verificano nei vari settori per inefficienza o strozzature che il mercato consente di superare e di trovare un nuovo equilibrio. Milton Friedman, gli economisti di Chicago e i loro seguaci non prendono più in considerazione una crisi, non viene più considerato un problema, la escludono.
Per altro, nell’età dell’informatica e dell’elettronica il denaro ha perso la sua materialità ed è diventato una serie di bit nelle memorie dei computers. Si stima che il 40% del movimento dei capitali nel mondo avvenga , nei giorni di normale attività delle borse, per mezzo di batterie di computers aurtogovernantesi, che danno il via alle operazioni, in modo automatico, in base a differenze anche centesimali dei vari beni sulle borse del pianeta. Il guadagno è assicurato dalla movimentazione a 9 cifre e oltre di capitali con utili milionari . E’ una delle componenti poco note del cosiddetto “giudizio dei mercati”, di cui parlano quotidianamente i media come di una sorta di divinità imperscrutabile.
Il concetto dell’uomo (secondo questo modo di pensare) che opera nell’economia é che si tratta di un homo oeconomicus, il cui comportamento è solo razionale; nell’economia è quello che ricerca la massimizzazione del profitto (ipotesi astratta, di comodo, a priori) e della ricchezza a prescindere da tutte le motivazioni : usanze, costumi morali, regole varie di condotta che sono quelle che in realtà vengono a contare nelle sue scelte concrete e nel suo comportamento. Come sosteneva Adam Smith : gli uomini certo agiscono in base a quello che percepiscono il loro interesse personale, ma questo non è mai definito in termini solo pecuniari e soprattutto mai è scisso da valori come la simpatia, l’amicizia, l’ambizione, la stima sociale. In base all’impostazione neoliberista si valorizza (Robert Lucas. nobel 1995) tutto ciò che si muove nel mercato e si contrasta l’azione dello stato, basandosi su modelli econometrici che prevedono l’andamento di un sistema economico: peccato che non abbiano previsto niente e mentre il Titanic cominciava ad affondare le sentinelle dell’economia continuarono a suonare i violini sulla tolda della nave senza accorgersi dell’iceberg della crisi che stava per arrivare. Viene il sospetto che si sia avverato ciò che affermava un grosso funzionario della Russia: “abbiamo innescato una bomba a orologeria nel sistema economico occidendale: gli abbiamo tolto il nemico”. La regina Elisabetta d’Inghilterra, scoppiata la crisi, si recò alla London School of Economics e pose la domanda: “Come mai qui nessuno aveva previsto la crisi?” I convenuti glissarono e si guardarono bene dal rispondere.
Ci sono teorie economiche più adatte a spiegare la crisi più di altre? I modelli Keynesiani sembrano più adatti a considerare la crisi rispetto a quelli neoliberisti della scuola di Chicago più in voga negli ultimi anni. Ad esempio il FMI (Fondo Monetario Internazionale) e altri istituti che hanno commesso degli errori enormi si rifanno a modelli DSGE ( Dynamic, stocahasties general equilibrium). Si tratta di moduli di previsione nati sulla scia delle teorie economiche di Chicago, che considerano la crisi alla stregua di semplici incidenti di percorso di un sistema destinato a tornare serenamente in equilibrio. Non sorprende che abbiano fallito. L’allora vicedirettore della banca d’Italia, Ignazio Visco, parlando all’Università La Sapienza nell’ottobre 2009 ha fatto esplicito riferimento al “fallimento delle previsioni degli economisti”. I docenti della Bocconi, seguaci del neoliberismo così si esprimono. Giavazzi sul Corriere agosto 2007 ”la crisi del mercato ipotecario è seria, ma difficilmente si trasformerà in una crisi finanziaria generalizzata. Il mondo dell’economia continua a crescere rapidamente. La crescita consente agli investitori di assorbire le perdite e evita che il contagio di diffonda” Alesina, nello stesso mese afferma ”quella in atto è una correzione come ce ne sono state altre. No non vedo in arrivo lo scoppio di una bolla come quella della new economy: Ultimamente si sta esagerando un po’ a prestare denaro grazie a tassi di interesse troppo bassi, ora è in atto una forte correzione, tutto qui”. Padoa Schioppa invece ”E’ opportuno processare gli economisti per i loro errori di improntitudine, individuare dove hanno sbagliato e perché hanno sbagliato (aprile 2009) Le banche gli fecero la guerra. Prima di lui Sylos Labini puntava l’indice contro “le formulazioni astratte, eleganti ma inadatte a interpretare la realtà”; sulla stessa linea Giorgio Fuà. Nel 1980 l’incidenza della matematica nei libri di economia era dell’80%. Questi modelli matematici ed econometrici, comprendenti oltre 1.000 equazioni sono serviti? Hanno portato l’economia su un terreno sempre più astratto e lontano a quanto succede nella società. Paradigmatico l’esempio dei due inventori dei derivati: Myron Scholes e Robert Merton. Insigniti del premio nobel nel 1997 ”per un nuovo metodo nella determinazione del valore dei prodotti derivati”. Per loro si trattava di tradurre in formule matematiche i concetti di un loro precursore: Lucas, che prese il Nobel 4 anni prima. “La teoria é come qualcosa che può essere introdotto in un computer e fatto funzionare” mentre lo sviluppo economico è come “la costruzione di un mondo meccanico, artificiale, popolato di robot interattivi”. Essi elaborarono ancora negli anni ’70 un modello in base al quale era possibile conoscere perfettamente il valore futuro di un titolo derivato (si spiegherà più avanti che cos’è), cioè di un titolo il cui valore è riferito ad un bene qualsiasi; si può arrivare a determinarlo inserendo in un calcolatore tascabile, come quello della texas instruments, una serie di parametri. L’equazione è passata sotto il nome di formula Black-Scholes (dal nome di colui che contribuì a elaborarla) All’inizio la formula contribuì a stimolare i contratti dei futures (si spiegherà più avanti). Questa pietra filosofale ebbe un primo infortunio nel crac di Wall Street del 1987 (ce ne siamo dimenticati dopo tutto quello che è successo), dove furono proprio i meccanismi automatici di vendita basati sulla famigerata formula a provocare il disastro. Non soddisfatti i due divennero soci nel 1993 del Long-Term Capital Management, un hedge found (si spiegherà sempre più avanti). Anche in questo caso, dopo un periodo di affari d’oro, l’avventura si trasformò in un disastro, si persero 2 miliardi di dollari e il fondo fallì. La funzione maledetta è apparsa nel crac dei subprime del 2008. Forse ci può essere una quarta volta visto che molti si ritengono furbi come pinocchio e credono ancora all’albero degli zecchini d’oro a cui saranno impiccati. Per ora i matematici prestati all’economia hanno innestato la retromarcia e persino Alan Greenspan (a capo della FED per 18 anni che hanno segnato il trionfo la deregulation) è arrivato ad ammettere sul Financial Times e di fronte al Congresso degli USA, che i modelli matematici non funzionano perché sono stati “tarati” in momenti di euforia e non si adattano ai periodo di congiuntura bassa. E noi che lasciamo pontificare queste persone e gli economisti (che usano un linguaggio tecnico astruso, passato per oggettivo) da un piedistallo costruito sulla nostra ignoranza (io non me ne intendo di economia, loro sono gli esperti) e sulla totale delega affidata ai nostri responsabili politici che si mettono totalmente nelle mani di costoro che talvolta sono boriosi, seriosi e si danno arie di grandi tecnici e professionisti dell’economia (Il personale incompetente e non preparato per il suo compito produce altrettanti guai di chi ruba). E’ personale politico affetto da pigrizia mentale e affinità ideologica, non si aggiornano e non studiano; sarà meglio, come cittadini, informarci e leggere qualche buon libro di autori onesti, chiari esperti economici e costituirci in cittadinanza partecipata e attiva. La situazione è complessa perché i nodi sono venuti al pettine contemporaneamente in tutti i settori dell’economia e della società e non basta un’invettiva o un’imprecazione: affermare che sono tutti ladri e disonesti, per risolvere la questione. Occorre avere delle proposte e delle idee adeguate alla situazione, sostenute da buoni politici. E c’è chi prevede che ci sarà una ripresa economica entro la fine di quest’anno o l’inizio del prossimo. Ma finché ci sarà chiusura delle fabbriche, fallimento delle attività produttive, aumento della già forte disoccupazione, impossibilità di trovar lavoro per i giovani (37% di disoccupati), non viene distribuito reddito alle persone che faticano ad arrivare a fine mese: ma di che cavolo di ripresa stanno parlando?
Si passerà ora in rassegna i vari titoli prodotti dalla banche e dal sistema finanziario . Se ne descriverà il loro utilizzo e funzionamento cosicché ognuno potrà arrivare a dare un giudizio sulla crisi economica in cui il mondo è coinvolto. Faremo una specie di dizionario della crisi per chiarire alcuni concetti non di comune accezione.
1. Leva finanziaria – indica il rapporto tra il capitale disponibile e la facoltà di indebitamento della quale il fondo o istituto bancario può avvalersi nell’erogare il credito. Questa leva fu fissata nel rapporto di 1 a 8 (dopo la grande crisi del 1929) ma progressivamente, a partire dagli anni 80 in poi venne meno. Così avvenne anche per tutti i controlli della pubblica autorità per le attività delle banche e le organizzazioni del mondo finanziario. Ci fu la possibilità quindi di elargire il credito nelle varie forme e la creazione di nuovi titoli al di fuori del controllo statale e ricorrere alla contrattazione privata (abolizione in USA nel 1990 della legge Glass Stegall emanata dopo il ’29, a cui a ruota si adeguarono gli stati dell’Europa). Vedi cap. VI° del libro di Luciano Gallino “Con i soldi degli altri”. Si arrivò al punto che alcune leggi in Europa furono la trascrizione di quanto creato da agenzie finanziarie private. Quando scoppiò la crisi gli stati intervennero per salvare le banche e le agenzie finanziarie a partire dal 2008 fino ad oggi trasferendo così i debiti dalle banche al bilancio statale cioè sulle spalle dei cittadini: il risultato di tutto questo può essere riassunto da alcune cifre: Pil mondiale 2011 è 62mila 911 miliardi di dollari (la ricchezza prodotta da tutte le economie del mondo). Solo i derivati sono saliti a 707mila euro a 569 mila miliardi di euro . Dopo l'inizio della crisi sono 18 trilioni di dollari quelli stanziati dai governi per salvare gli enti finanziari (un trilione = 1000 miliardi) e pochi miliardi di dollari per l’occupazione. Sorge spontanea una domanda: chi crea inflazione se l’insieme dei titoli finanziari ( subprime, ABS o impacchettamenti, CDS, Derivati, Private Equity, futures ecc.) sono circa 20 volte tutti i beni reali prodotti dalle varie economie? C’è chi si è preso la briga di calcolare quante volte le agenzie di Rating (quelle che valutano l’affidabilità degli enti debitori, compresi gli stati, con le varie A) hanno visto realizzarsi con successo le loro previsioni nella realtà: il 49%. Se uno avesse fatto le previsioni giocando a testa o croce avrebbe avuto più probabilità di successo. Il FMI (fondo monetario internazionale) non è da meno, quando si era manifestata la crisi della Northern Rock, banca inglese, e una delle più grandi banche USA, Bear Streams il World economic outlook, cioè il principale documento di previsioni economiche del FMI, non coglieva la gravità della situazione e le stime di crescita del PIL USA erano ottimiste. Nel 2008, a primavera, si rivedeva al ribasso quanto previsto a gennaio; poi a novembre quanto previsto a primavera. A gennaio del 2009 lo stesso FMI, a crisi conclamata di cui si erano accorti anche i bambini, prevedeva un’ulteriore riduzione. A conti fatti l’errore era di 2,2 punti di percentuale cioè di 3000 miliardi di dollari rispetto al PIL iniziale e circa 1.000 dollari per ogni cittadino americano. Come si è potuto verificare un errore così evidente? C’è chi afferma che gli economisti, per convenienza o timidezza, ci avrebbero negato la verità, e avrebbero riempito il mondo di bugie. Ben sei delle maggiori istituzioni finanziarie degli USA, prima della crisi, negavano che la bolla immobiliare potesse scoppiare e non ipotizzavano le possibili conseguenze. Venne allora fuori la definizione “Un economista è un esperto che verrà a sapere domani ciò che ha previsto ieri e non si è verificato oggi”
Subprime: indicano i mutui e i relativi certificati che gli istituti di credito erogano quando il debitore presenta un grado di solvibilità inferiori agli standard richiesti. Subprime è la consapevole discesa al di sotto del rischio comune. Le banche non sono diventate improvvisamente delle dame di san Vincenzo. Un tempo si assumevano il rischio di insolvenza e si garantivano con l’ipoteca. Il recupero dell’investimento avveniva in 15-20 anni. Ora lo trasferiscono con l’impacchettamento (titoli ABS) : creando titoli che hanno per contenuto una obbligazione, immettendoli a piene mani sul mercato. E chi ha dei risparmi acquista, su indicazione della banca, i suddetti titoli di cui sono riempiti i vari fondi, e non sa di comprare dei documenti che hanno scarsa garanzia reale (alla base non ci sta un bene reale o un operazione economica). Molte persone con lo scoppio della crisi hanno perso i loro risparmi, liquidazioni e quant’altro. Le banche buttandoli sul mercato in massa vedevano aumentare il loro valore del doppio in poco tempo e si ripagavano dell’investimento in pochi anni e traferivano il rischio agli ignari sottoscrittori di questa massa di titoli. C’è stata quindi la dissociazione tra l’operazione e il rischio connesso. In base a questa dissociazione le grandi banche hanno promesso per anni guadagni del 10-15-20% per anno; questo non è possibile se gli investimenti avvengono in attività produttive. Il gatto e la volpe hanno bisogno di un Pinocchio , tutti abbiamo sorriso dell’albero degli zecchini d’oro e molti continuano a ritenersi più furbi di Pinocchio.
Si può dire che dopo il crollo dell’URSS e del comunismo, il capitalismo era uscito come unico vincitore, questa era l’opinione comune che aveva convinto anche molti di noi. Questa versione ottimistica di una crescita di profitti per tutti era già stata intaccata da varie crisi avvenute in giro per il mondo, ma che sono state sottovalutate e messe nel dimenticatoio dopo la mole di avvenimenti che sono accaduti negli anni.
Chi si ricorda della crisi che sconvolse l’America Latina ( Messico, Argenti e altri paesi) negli anni ’90 (50 miliardi di dollari del tesoro USA per il Messico e 12 miliardi per l’Argentina da parte della banca mondiale)? Crisi della Corea del sud del 1998. Crisi finanziaria russa 1889-90. Negli USA a partire dal 1987 primo crollo di Wall Street (furono gli algoritmi automatici di vendita di Blaks Scholes). Nel 1990 fu la volta degli junk bonds (titoli spazzatura), la crisi delle casse di risparmio USA, le Saving and Loans del Texas, dove circa 130 banche furono dichiarate insolventi. Nel 1997-98 furono coinvolti i paesi dell’estremo oriente (Thailandia, Malesia e Indonesia svalutarono le loro monete intorno al 20%). Contemporaneamente nel 1997 ci fu il fallimento in USA del LTCM (Long Terminal Capital Management), L’hedge fund sponsorizzato dai due nobel Scholes e Merton. L’Argentina fu colpita di nuovo nel 2002.
A parte il caso italiano dove il debito pubblico ha origini più vecchie, con la crisi del 2008 i debiti del sistema finanziario e delle banche sono stai trasferiti sui bilanci degli stati e quindi sulle spalle dei cittadini che già come persone, in gran parte, sono stati colpiti dal crollo dei titoli che possedevano. E’ evidente che il debito è una cosa positiva se è utilizzato per produrre beni e servizi. Lo è meno se è stato investito per consumi improduttivi. E’ addirittura negativo se è impiegato per la speculazione.
Hedge Founds (hedge: recintare ,oscurare) fondi speculativi , per definizione, ad alto rischio, caratterizzati da alte soglie di ingresso, dalla facoltà da loro concessa per legge di utilizzare una leva molto lunga, e da una politica molto aggressiva.
Leva finanziaria indica il rapporto tra capitale netto disponibile e la capacità di indebitamento della quale il fondo o l’istituto bancario può avvalersi nel concedere l’attività di credito. Il fondo ha il fine dichiarato di dare la scalata ad una società azionaria: ottiene il prestito da una banca, e da in garanzia ciò che acquisterà con il prestito. Normalmente il fondo, in accordo preventivo con alcuni dirigenti della società (a cui vengono dati in opzione delle azioni della società che sarà loro consentito di vendere in futuro quando il titolo sarà aumentato di valore) versano sul mercato una montagna di titolo della società che ha in animo di acquistare in modo da metterla in crisi per ribasso di valore delle azioni e procedere alla ristrutturazione. Sarà la sua abilità e spregiudicatezza a far fruttare il bene acquistato. Normalmente smembrando il complesso produttivo in varie parti, licenziando molte persone, e rivendendo una parte di esse dopo pesanti ristrutturazioni. Questi fondi pongono delle soglie di ingresso di 500.000 euro come quota minima e svolgono una attività molto aggressiva e promettono alti rendimenti dal 10 al 20%. Se andiamo a vedere la realtà questi fondi rischiano con i soldi degli altri. Si instaura, si diffonde una pratica nuova rispetto al passato. Il venir meno della propensione al risparmio ( soprattutto nelle società anglosassoni) che viene sostituita dall’indebitarsi delle persone. Questa dissociazione tra impegno del denaro e rischio connesso porta a far nascere la professione del gestore dei soldi degli altri. Galbraith affermava che “l’euforia finanziaria è quel fenomeno economico per cui gli imbecilli si separano dal loro denaro”. Tutti vogliono guadagnare molto e subito per cui questo interesse personale porta alle bolle speculative che scoppiano quando chi, per ultimo, ha in mano il cerino del debito vuol farsi pagare e scopre che dietro i pezzi di carta non esiste alcuna ricchezza, ma solo della carta straccia. Riportiamo l’esempio della bolla immobiliare scoppiata negli USA. La banca presta una certa somma a una persona anche se sa già in anticipo che non riuscirà a onorare il prestito. Per invogliarlo gli concederà un contratto su misura nel quale per i primi anni gli interessi e la rata di restituzione è modesta. Essa consegue un vantaggio immediato (commissioni, interessi e ratei incassati), accende una ipoteca sulla casa (quando c’è, perché spesso l’immobile deve ancora essere costruito, l’acquisto è solo sulla carta – è il costruttore a dare la garanzia reale).La banca si disfa della ipoteca (e del rischio del prestito) affettandola, nascondendola e impacchettandola assieme ad altro genere di titoli in nuovi titoli di cui si disfa collocandoli subito sul mercato a piene mani attraverso i suoi uffici ed operatori. Il rischio viene così trasferito sugli ignari sottoscrittori e clienti che non sanno nemmeno cosa ci stia dietro quei documenti, lo verranno a sapere in seguito, allo scoppiare della bolla, molto dopo (vedi caso Cirio e Parmalat in Italia). Questa tecnica, attuata a partire dal 1983, si chiama ABS (Assisted Backed Securities) in cui si affiancheranno i CDO (un credito che ha un debito come collaterale) E’ possibile ripeterla all’infinito attraverso l’impacchettamento del prodotto precedente. E’ una tecnica che consente di avere prestiti e fondi senza passare per le banche. Indebitarsi diventa facile: lo può fare chi ha un capitale, il fondo che vuole scalare una società un’azienda, una famiglia o una persona che vuole concedersi un elevato tenore di vita, l’impresa senza scrupoli con le banche consapevoli. Questo è il volto seducente del neoliberismo.
ABS o impacchettamento tecnica con la quale un titolo di dubbia agibilità viene mescolato con altri tioli più appetibili e sicuri, così da diluire il rischio del primo e consentire la circolazione senza farlo riconoscere.
Titoli tossici (titoli spazzatura, Junk bons)Denominazione a-tecnica con la quale sono definiti i titoli frutto dell’impacchettamento, in quanto, attraverso i plurimi mescolamenti del titolo inesigibile, non si può far conto sulla solidità del prodotto ottenuto, e quindi nessun valore preciso può essere portato a bilancio con sicurezza . Con lo scoppio della crisi e la trasformazione del titolo in carta straccia ha fatto si che nessuna banca si fidi più dell’altra, perché i bilanci formali contenevano e contengono valori fasulli e tra di loro le banche si prestano soldi a tassi elevati o non se lo prestano affatto. Si assise così all’innalzamento dell’Euribor, cioè del tasso di interesse che l banche praticano quando si prestano soldi tra di loro.
CDS (Credit Default Sweeps) E’ una forma di assicurazione con il quale l’ente che eroga il prestito o un mutuo si protegge contro l’eventuale insolvenza del suo debitore. L’assicuratore riscuote un premio periodico proporzionale al grado di insolvenza della salute economica del debitore. Semplice e ingegnoso, ma l’ingegnosità umana quando sente odore di guadagno o di speculazione è senza limiti. L’assicuratore ha in mano la salute finanziaria del debitore; se questa peggiora, aumenta il premio di assicurazione. L’ideale è aggravare la salute finanziaria del debitore e a gli strumenti per farlo. E’ infatti una società che dispone di grossi fondi: basta solo versare sul mercato una grossa quantità di azioni della società esposta e far nascere il sospetto che navighi in cattive acque (la società è la stessa e la sua capacità produttiva non è cambiata: è il gioco finanziario che la farà cadere). La banca erogatoria è assicurata dal rischio e non va per il sottile nel concedere ulteriori prestiti. La società assicuratrice ricorre alla dispersione del rischio e fa circolare la polizza impacchettandola e la fa diventare un nuovo titolo. Se la società che è stata finanziata traballa, il premio aumenterà e la polizza diventa più appetibile e così si innesca un altro circuito folle . Solo che a un certo punto ci sarà il fallimento e chi ha in mano la polizza, trasformata in un altro titolo, si troverà con un pugno di mosche in mano e altri avranno guadagnato.
Dalla montagna dei CDS le banche ne hanno collocati il 43%, gli hedge funds il 31%, le compagnie di assicurazioni il 17%, le briciole altri soggetti. Oggi, dopo che la giostra non gira più perché si è mancata la corrente, si contano i morti distribuiti in mezzo pianeta. Il loro volume, secondo stime, non si hanno dati certi, ammonterebbe a circa 65.000 miliardi di dollari, più o meno il PIL mondiale. Non vi sembra la fine dell’apprendista stregone, che inventa qualcosa di attraente, ci gioca , si esalta, l’ordigno gli sfugge di mano e deflagra.
Contratti a termine: abbiamo visto l’impacchettamento, ovvero come ti nascondo il rischio; il CDS: come ti tolgo il pensiero (si stacca dal rischio); gli hedge funds: che grullo che sei a non approfittarne anche tu; ora passiamo ad esaminare una trovata subdola “ come giocare a calcio senza pallone". Con questo sistema il titolo viene smaterializzato, non si trasferisce alcun bene reale, questo lo si stabilisce a priori, tra una persona ribassista e un'altra rialzista. Se il titolo della società trattato è salito di mille rispetto alla data del contatto, il ribassista verserà al rialzista 1000. Viceversa se si è verificato il caso opposto. Che c’è di male?. Nulla salvo che il titolo della società trattato può essere sballottato come un fuscello. Le società che operano sono società finanziarie che hanno a disposizione milioni di dollari, se non sono sufficienti ricorrono ai prestiti delle banche per continuare il gioco. Con la massa di capitali che si muove nel mondo non è affatto difficile influenzare il corso delle azioni. Ripetiamo: la società è sempre quella , ma il traffico della finanza la fa diventare una barchetta nella tempesta.
Derivati: titoli il cui valore è basato sul valore contingente di altri beni di qualsiasi genere (dalle materie prime, ai prodotti agricoli, ma anche sulle previsioni del tempo ecc). Sono la madre di tutti i titoli finanziari : si valuta che nelle banche e negli istituti finanziari ci siano dai 600 a oltre 700 trilioni di dollari, cioè da 10 a 14 volte il PIL di tutte le economie di tutti i paesi. All'inizio questi titoli erano dei contratti assicurativi per lo scambio di merci, ma oggi sono contratti esclusivamnte speculativi sui sistemi di debito e credito: nel 98% dei casi non prevedono alcun acqisti di nessun bene ( come giocare a pallone senza pallone) Ora in Italia la bufera è diventata evidente con il coinvolgimento del Monte dei Paschi di Siena. Ma questo caso non riguarda solo la banca suddetta. Per fare operazioni del genere vuol dire che: 1) il presidente Mussari giocava da tempo con questi titoli, 2) lui era il rappresentante rieletto di tutte le banche italiane, quindi le altre banche erano a conoscenza della questione di questo tipo di titoli 3) le operazione di nascondere e contraffare i bilanci è avvenuto con la connivenza di qualche banca mondiale (UBS, Morgan Stanley, Deutch Bank, Bank of America ecc. ecc.) che ha gestito (consapevole della situazione di deficit o buco) l’operazione, cosciente di frodare, ricavandone subito un guadagno netto (un commissione di qualche milione di euro per il piano architettato) con il servizio di redistribuire i titoli sul mercato e riversare il rischio sugli ignari sottoscrittori che hanno sottocritto i titoli e si sono trovati in mano la carta straccia. Non a caso abbiamo avuto notizia dei patteggiamenti delle grandi banche nel caso della Parmalat, sopra nominate, per decine di milioni di euro, non perchè abbiano fatto quei contratti (é avvenuto tutto secondo legge), ma perché è stata dimostrata la loro mala fede e i loro raggiri truffaldini (esempio della condanna delle grandi banche per i derivati venduti al comune di Milano). La società si difende se un ubriaco ammazza una o più persone: gli ritira la patente, non lo fa guidare e anche lo mette in galera. Perchè non avviene lo stesso per questi criminali in guanti bianchi che buttano sul lastrico e bruciano i risparmi di milioni di persone? Non a caso poi il nuovo presidente nominato delle banche italiane afferma: "lontane le banche dalla politica" come se gli esponenti del governo fossero i principali responsabili. Ma è una classe politica italiana[governo, confindustria (che proposte ha fatto nell’ambito economico per far fronte alla crisi ?– ha saputo solo delocalizzare e scendere sullo stesso piano dei cinesi delocalizzando- dove sono gli impegni e gli investimenti di tecnologia e settori produttivi innovativi?) università, professionisti ecc] che ha fatto acqua nella sua maggioranza. Mi sembra utile l’articolo di fondo pubblicato dalla La Repubblica il 2 febbraio di Luciano Gallino.
TUTTE LE COLPE DELL’EUROFINANZA
LA VICENDA del Monte dei Paschi si può così riassumere: la banca senese ha messo in pratica un modello di affari identico a quello delle maggiori banche europee. È un modello dissennato, che è all’origine della crisi economica in corso dal 2007 e ha portato al dissesto decine di banche in quasi tutti i paesi. Mps ha potuto applicarlo fino a ieri perché una seria riforma della finanza Ue non ha compiuto finora alcun passo avanti.
Ma parlare dei guai di Mps non dovrebbe condurre a ignorare, come sta accadendo, che all’origine di essi vi sono le storture dell’intero sistema finanziario europeo.
Un posto di riguardo in esso occupa il sistema bancario ombra. È formato da enti finanziari che non sono banche ma operano come banche: prestano denaro, emettono titoli e li negoziano, accolgono depositi. Si tratta di fondi monetari, fondi speculativi, veicoli di investimento speciale o strutturato (Siv). Nel 2007 gli attivi del sistema ombra europeo valevano circa 20 trilioni di euro, più o meno quanto gli attivi in bilancio. Stando a un recente rapporto del Financial Stability Board, nel 2011 essi erano saliti a 25 trilioni. Come si legge in un rapporto presentato al Congresso Usa fin dal giugno 2008, il carattere che giustifica l’espressione “sistema ombra” è l’assenza di regolazione e di sorveglianza.
Quando Mps acquistò anni fa da un Siv della Dresdner Bank un derivato per 400 milioni non fece altro che avvalersi del sistema bancario ombra per finanziarsi. Si dirà: ma li ha pur presi da una banca. Errore: un Siv è creato da una banca come una società di scopo giuridicamente autonoma. In quasi tutti i casi non ha una sede fisica né personale; però ha facoltà di trasformare i crediti della banca sponsor in titoli negoziabili, pagandoli con il ricavato di titoli a breve termine che esso emette. È il processo chiamato da noi cartolarizzazione. Tra il 2000 e il 2008, tramite i loro veicoli – che possono essere decine per ciascuna banca - le banche europee hanno effettuato un volume di cartolarizzazioni pari a 3,7 trilioni di euro. Italia e Germania effettuano ciascuna circa il 10 per cento delle transazioni, corrispondenti a 347 miliardi di euro per la prima, 326 per la seconda. Il tutto all’ombra, cioè al di fuori della portata dei regolatori e dei sorveglianti.
Una riforma finanziaria della Ue dovrebbe quindi mettere in primo piano una drastica riduzione del sistema bancario ombra e un severo controllo di quel che resta, mentre governi ed esperti dovrebbero battersi per avviare la riforma stessa, piuttosto che cercare ogni volta in vicende locali la chiave del dissesto di questa o quella banca. Se qualcuno, per dire, si mettesse a studiare le origini locali del dissesto di gran parte delle banche regionali tedesche, alcune grandi come Mps, dovrebbe lavorare decenni. Mentre la causa è nuda e cruda, come nel caso Mps: hanno fatto ciò che le leggi permettevano di fare, grazie a trent’anni di deregolazione della finanza.
Il caso Mps offre altre due utili indicazioni per una riforma efficace del sistema finanziario. In primo luogo va notato che il titolo che ha comprato e utilizzato per operazioni di rifinanziamento è il peggio che l’ingegneria finanziaria abbia inventato. Si è trattato infatti, a quanto si legge, di una obbligazione avente per collaterale un debito (acronimo Cdo), ma al quadrato. Una Cdo, anche semplice, è di per sé un oggetto pericoloso.
Infatti può contenere fino a un centinaio di altri titoli obbligazionari sostenuti da un’ipoteca, ciascuno dei quali può contenere, a sua volta, gran numero di titoli di debito. Ciò spiega sia il costo di una Cdo, in genere superiore al miliardo (per cui viene venduta quasi soltanto a fette), sia l’impossibilità di stabilire il rischio che contiene se non mediante complicatissimi modelli matematici, che quasi nessuno è in grado di capire: inclusi, parrebbe, i dirigenti di Mps. Ora, si noti bene, una Cdo al quadrato è formata da fette o trance di altre Cdo. Il che significa, al confronto, che tenere un barile di nitroglicerina in tinello non è più pericoloso di una bottiglia di minerale.
Ci sono poi i guai in cui si è cacciata Mps con l’acquisizione di Antonveneta nel 2007. Sembra siano stati, i suoi dirigenti, piuttosto sprovveduti. Ma fin dagli anni ’90 la corsa all’ingigantimento delle banche è stata favorita ed esaltata come un segno di modernizzazione dalle organizzazioni internazionali, dagli esperti, dai governi di tutta la Ue. Come risultato il numero delle banche europee è assai diminuito, mentre è aumentato il peso economico delle più grandi, senza che ciò abbia minimamente
giovato all’econo-mia reale. Se nel 2007 erano troppo grandi per lasciarle fallire, oggi sono troppo grandi per evitare che la Bce presti loro 1.100 miliardi all’1 per cento di interesse – di cui oltre un quarto sono andati a banche italiane – come ha fatto tra il novembre 2011 e il febbraio 2012. Un monte di denaro che in misura minima è affluito all’economia reale sotto forma di crediti delle piccole e medie imprese: per la massima parte è stato utilizzato dalle banche per rifinanziarsi e ricapitalizzarsi. Un segno, ve ne fosse mai bisogno, che una riforma del sistema finanziario europeo dovrebbe pure imporre un limite alla grandezza delle banche.
In sostanza, la vicenda Mps, nata dall’applicazione letterale di un modello d’affari comune a tutte le banche europee, che ne ha già condotte decine di altre al dissesto, sembra un’ottima occasione per evitare non solo di prendere posizione, ma perfino di parlare di riforma dell’eurofinanza. Eppure c’è un testo da cui si potrebbe partire per discutere di quella che anche sul piano politico, non solo su quello economico, è la più importante riforma di cui l’Italia e la Ue avrebbero bisogno. Magari per criticarlo. Mi riferiscco al Liikanen Report - dal nome del presidente del gruppo che l’ha redatto – relativo alla riforma della struttura del sistema bancario Ue trasmesso alla Commissione a ottobre 2012, è nato male. Infatti undici su dodici membri del gruppo erano dirigenti di istituzioni finanziarie. Sarebbe come nominare un gruppo di architetti per giudicare i progetti di ciascuno di loro. Tuttavia qualcosa di solido su cui discutere nel rapporto c’è. Tra i problemi del sistema bancario europeo esso indica infatti l’eccessiva assunzione di rischio; l’aumento di complessità, volume e portata che rende difficile il controllo da parte dei dirigenti; l’aumento eccessivo dell’effetto di leva finanziaria e la limitata capacità di assorbire le perdite; l’eccessiva fiducia riposta sui modelli interni di gestione del rischio e sulla “disciplina dei mercati”. È da un confronto risoluto e ravvicinato con simili questioni che dipende l’avvio a soluzione della crisi europea, dinanzi ai costi sociali e umani che essa infligge a milioni di persone. Ed è questo che l’Italia dovrebbe pretendere da Bruxelles. In alternativa, possiamo continuare a discutere se il portone della Mps debba essere restaurato o no.
Possiamo riassumere la questione derivati dicendo che le banche hanno compiuto due operazioni: 1)con la prima si sono trasformate quelle che in sostanza erano delle passività, anche se formalmente inscritte tra le attività, in titoli capaci di creare flussi permanenti di liquidità. Il colpo di genio è stato quello di conferire ai cediti dei clienti, e con essi alle proprie attività rischiose e illiquide, la qualità di titoli commerciali che era possibile rivendere, le cosidette cartolarizzazioni. Si raggruppano così in un unico titolo un centinaio di altri titoli (CDO e ABS) che a loro volta sono costituiti da migliaia di debiti individuali o frazioni di essi (Mutui ipotecari,, debiti contratti per acquistare auto, debiti derivati dall’uso di carte di credito, leasing diversi, debiti per pagare tasse universitarie e così via ) Una volta emessi questi titoli vengono comprati o venduti da privati a privati, da banche a fondi comuni o pensione, da banca a banca, in un intreccio senza fine di scambi finanziari2) con la seconda è stto fcreato dalle banche un gran numeero di entità fuori bilancio sponsorizzate d una o più di esse (bank-sponsored off balance sheet entities – Obse) Le Obse sono state inventate con una finalità precisa: aggirare le disposizione che regolano i movimenti di capitale, la loro contabilità, e l’ammontare obbligatorio delle riserve ovvero del patrimonio di vigilanza. Si tratta di vere e proprie società di scopo, che sono istituite dalla banca sponsor, sono controllate da essa a cui pagano delle commissioni cospicue, ma poiché hanno una personalità giuridica autonoma, i loro attivi e passivi non compaiono nei fogli di bilancio della stessa banca. Con il bilancio così alleggerito, la banca sponsor può continuare a concedere prestiti, ossia a creare denaro attraverso il credito. Nonostante l’esplosione della crisi finanziaria , queste pratiche sono state seguite con grande intensità. Nel novembre 2008 Unicredit ha proceduto alla cartolarizzazione di 23 miliardi di euro di mutui fondiari utilizzando una società-veicolo del gruppo Cordusio RMBS; lo stesso ha fatto ai primi di gennaio 2009 Intesa S. Paolo per un importo di 13 miliardi, trasformati in obbligazioni dal suo veicolo Adriano Finance 2. Ci sono poi i CDO al quadrato che UBS (Unione delle Banche Svizzere) dice” sono virtualmente impossibili da analizzare poiché una di esse é costituita da 125 gruppi di titoli differenti e che quindi avremmo bisogno di informazioni relative a 9375 titoli” . E noi che credevamo che le banche avessero come dirigenti delle persone competenti, professionali e serie.
RIPETIAMO: la cosa logica che una persona si chiede. Come mai la società si difende se un ubriaco guida in stato di ebbrezza e uccide una persona: gli viene ritirata la patente e lo si ficca in prigione. E non gli si impedisce a queste istituzioni di continuare a giocare e speculare con questo genere di titoli che provocano il fallimento delle impese e mettono sul lastrico milioni di persone?
Secondo la CGIA di Mestre (Associazione artigiani e piccole imprese) dall'inizio della crisi hanno chiuso 46.000 aziende
Credit crunch : E' la stretta del credito delle banche tra di loro e verso le imprese quando si è diffusa la consapevolezza che i titoli tossici avevano innondato tutti gli enti e istituzioni per via dell’impacchettamento e nemmeno le banche sapevano il contenuto dei titoli da loro posseduto. Pensare che, scoppiata la crisi, è stato concesso loro dalle autorità pubbliche di mettere a bilancio, per questi titoli, un valore da esse stabilito. Abbiamo poi assistito alla sceneggiata dei cosidetti stress test delle banche, se cioè fossero sufficientemente solide per continuare a esercitare la loro funzione. Euribor: sta ad indicare il tasso di interesse che le banche praticano tra di loro in caso si prestiti reciproci.
Rapporto deficit/PIL il deficit indica il saldo negativo tra le entrate e le spese del bilancio nazionale, mentre il PIL definisce la ricchezza prodotta nell’anno. In base al trattato di Maastricht, il rapporto tra le due grandezze non può superare il 3%, ma gli stati partecipanti si sono impegnati ad azzerarlo progressivamente, affinché il saldo attivo possa intaccare il debito pubblico. Il rapporto con il PIL è l’altro parametro sul quale si misura il benessere di una economia, poiché un buon incremento della ricchezza prodotta riduce il disvalore del deficit.
Debito pubblico: E’ la somma dei vari deficit accumulatisi negli anni. Attualmente quello Italiano ammonta a 2.200 miliardi di euro pari a circa il 112% del PIL. Esso cioè supera la ricchezza prodotta in un anno all’economia italiana, ed è il più pesante tra quelli dei paesi partecipanti all’euro.
Avanzo primario: è il saldo attivo di un esercizio finanziario al netto del “servizio del debito”, cioè del pagamento degli interessi sui titoli emessi per finanziare il debito pubblico.Proprietari sono le banche, gli enti finanziari. I controllori sono legati dai controllati e si fanno Agenzie di rating Enti che formalmente sono come il modello delle autority, ma sostanzialmente si fanno pagare lautamente per l’attribuzione delle A agli enti che emettono le obbligazioni e che si rivolgono a loro per avere questa attribuzione. Hanno il compito quindi di certificare il grado di solvibilità di uno stato, di un comune, di una banca o di un’azienda che si rivolgono a loro quando questi emettono obbligazioni (o titoli simili). Gli investitori dovrebbero essere in grado di valutare il rischio di investimento. A dettare legge in materia di rating sono le tre agenzie più famose, che da sole detengono il 95% della quota di mercato mondiale dei giudizi (i quali vengono pagati profumatamente dalle società e dagli stati che emettono titoli obbligazionari). Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch non sono però istituzioni neutrali: alla loro guida si trovano uomini e realtà che – come vedremo in dettaglio nei prossimi capitoli – hanno particolari interessi e che sono particolarmente sensibili all’andamento di mercato e alle relative quotazioni di titoli azionari e obbligazionari. Anticipando brevemente, Standard & Poor’s è la sussidiaria della multinazionale editoriale McGraw-Hill, che ha sede a New York e che pubblica, tra le innumerevoli testate, anche «Business Week». Negli ultimi anni ha fatturato mediamente in ogni corso fiscale oltre 6 miliardi di dollari, con utili superiori agli 800 milioni di dollari. Nel suo board, Standard & Poor’s ha vantato personaggi del calibro di Sir Winfried Bishoff (presidente di Citigroup Europa), Douglas N. Daft (presidente della Coca Cola) e Sidney Taurel (presidente della farmaceutica Eli Lilly).
Moody’s – che detiene il 39% del mercato del rating mentre Standard & Poor’s ne controlla il 40% e Fitch il 15% – è di fatto una realtà posta sotto il controllo di uno dei più grandi speculatori di tutti i tempi: Warren Buffet. Nelle sue mani è incastonato almeno il 40% delle quote societarie dell’agenzia. Il 20% è controllato direttamente, mentre un altro 20% è nelle mani del suo fondo di investimento Hataway Pacific. Così, mentre con una mano il Signor Buffet elabora analisi e giudizi, con l’altra investe. Strana situazione.
La terza agenzia è Fitch, che ha sede a New York ma che è una sussidiaria della società di servizi finanziari Fimalac, la cui sede legale è invece a Parigi. Nel 2005 la società statunitense Hearst Corporation, attiva nel settore delle telecomunicazioni, ha rilevato il 20% del pacchetto azionario della società, a cui è poi seguita un’ulteriore parziale acquisizione. In tal modo Fitch risulta anch’essa una realtà dove il controllo è saldamente detenuto da mani che hanno precisi interessi in settori vitali dell’economia, quali le comunicazioni, la sicurezza, le attività produttive e, soprattutto, quelle finanziarie.
Chi controlla i controllori? C’è qualcuno che si è mai preso la briga di mettere setto la lente di ingrandimento le attività delle agenzie di rating? La risposta è negativa, almeno per quanto riguarda i meccanismi interni della fase istruttoria e di quella reportistica. Sulla parte interna non esiste di fatto alcuna possibilità di verifica: la Trimurti custodisce gelosamente i propri alambicchi e i propri utensili e nei suoi laboratori di ricerca non può entrare nessuna autorità esterna e nessun visitatore può varcare la soglia d’ingresso.
Ma c’è qualcuno che ha provato a verificare «sul campo» l’esattezza e l’efficacia delle famose pagelle. In Italia questa supervisione è stata compiuta a più riprese dall’Adusbef, una tra le più accreditate associazioni di consumatori, specializzate sui temi dell’economia e della finanza. Una prima stima è stata pubblicata nel 2006 e da allora, con cadenza annuale, il ventaglio delle osservazioni è stato progressivamente ampliato. Alla fine del 2010 il monitoraggio dell’Adusbef aveva superato abbondantemente i mille report. Nel corso degli anni, cioè, sono stati presi in considerazione oltre mille giudizi, che per gli operatori dei mercati finanziari si possono tradurre in consigli per gli acquisti o per le vendite. Secondo le considerazioni dell’Adusbef «i rapporti delle agenzie di rating sono risultati sbagliati al 91% e la loro efficacia risulta pari al 9%». Chi avesse utilizzato il testa croce per una previsione avrebbe avuto una probabilità del 50% di realizzazione.
“I signori del rating”. In rete l’ebook che racconta “le agenzie più temute della finanza” Redazione Il Fatto Quotidiano | 15 febbraio 2012 Esce domani in edizione ebook bollati boringhieri I Signori del Rating, Conflitti di interesse e relazioni pericolose delle tre agenzie più temute dalla finanza globale, di Paolo Gila e Mario Miscali
Bolla: immagine usata per descrivere i fenomeni di crescita artificiosa ed eccessiva del valore attribuito a un bene (la speculazione). La sopravvalutazione del bene (la casa, l’azione, il petrolio) produce un aumento smodato della domanda, e quindi del prezzo, sino a che lo scarto tra il valore reale ed il valore convenzionale che si è affermato sul mercato produce l’esplosione e il prezzo scende di colpo. I giornali, i mezzi di comunicazione, i telegiornali annunciano con voce compunta ”bruciati” in borsa centinaia di milioni di euro. La realtà viene mistificata, alcuni giorni dopo parlano di “rimbalzo tecnico”. In realtà c’è stato un trasferimento di ricchezza verso qualcuno. Qualcuno ha comprato a 700 ciò che ha venduto a 1000 e con il rimbalzo tecnico ha venduto a 900 ciò che ha comprato a 700. Dov’ è finita la ricchezza? C’è stato quindi un travaso, con mezzi truffaldini, di risorse da investitori e risparmiatori a soggetti che operano nel mondo della finanza: intermediari, brokers, advisors, informatori finanziari, dirigenti e managers, consulenti a vario titolo, responsabili di agenzie di assicurazioni, ecc…ecc… Nulla si è distrutto, parecchio si è sprecato, molto si è trasferito. La domanda che viene dopo: chi é il creditore? Il creditore è il futuro, le giovani generazioni, i nostri figli. Futuro che abbiamo risucchiato.
Della vicenda della crisi dobbiamo essere consapevoli che non si è trattato solo di errori, di eccessi, di sprovvedutezza, di incompetenza, di furbi o ladri: è andato in crisi un modello di organizzazione sociale. E’ difficile cogliere le implicazioni culturali politiche di una tale affermazione persino da chi ne è convinto, figurarsi per chi ne è ostile. Si tratta del fallimento di un paradigma, di un modo di pensare comune di una certa epoca che era e che viene condiviso da molte persone. Galbraith afferma: la storia dell’economia o meglio la storia tout-court è più importante delle teorie economiche, essendo la sua conoscenza preliminare alla valutazione critica di queste ultime. La storia dell’economia non può ridursi alla storia delle dottrine economiche essa deve intrecciare l’analisi di tali dottrine con le situazioni storiche, sociali e culturali che le hanno prodotte — talora per giustificarle, tal’altra per riformarle o cambiarle. E’ la dialettica tra realtà sociale e dottrine economiche il cuore della storia dell’economia .
Senza dimenticare che l’anno scorso il giorno dell’impronta ecologica (il giorno dell’anno nel quale le economie hanno esaurito le risorse non riproducibili nella loro ciclo di produzione della ricchezza – nel blog "siamo uomini non struzzi") è stato il 22 agosto e ogni anno che passa, tale termine si accorcia di quasi un mese: vogliamo lasciare nelle pesti le generazione dei nostri figli e quelle future ?
Possiamo dire che nella storia economica c’è sempre stato questo elemento altalenante: la finanza, lasciata libera dalla politica, che determina l’economia prima della crisi del ‘29; con la crisi del ’29 si è venuta a determinare il comando della politica sulla finanza e quindi l’indirizzo in politica economica che è continuata fino agli anni del cambiamento di Regan e della Tacher e adesso con lo scoppiare della nuova crisi determinata dal predominio della finanza, in situazioni storiche economiche diverse, si pone oggi la questione del primato della politica e dell’indirizzo dell’autorità pubblica nell’economia e nella società. Vedi in particolare il libro di Krugman “ La coscienza di un liberal”. Si riporta un paragrafo del suo libro dove risulta una cosa per noi difficile da concepire:
Negli anni Venti le tasse rappresentavano un fattore insignificante per i ricchi. L’aliquota massima dell’imposta sul reddito era appena il 24% e, poiché l’imposta di successione anche per le proprietà di enormi dimensioni era soltanto del 20%, le ricche dinastie non avevano difficoltà a conservare i loro patrimoni. Con l’introduzione del New Deal, con Roosvelt, invece i ricchi cominciarono a versare imposte non solo estremamente più alte di quelle degli anni ’20, ma alte anche secondo i parametri odierni. L’aliquota massima dell’imposta sul reddito salì al 63% durante la prima amministrazione Roosvelt e, al 79% durante la seconda. Nella metà degli anni ’50, quando gli USA dovettero sostenere le spese della guerra fredda, sotto Eisenhauer aveva raggiunto il 91% . L’imposta federale sul reddito delle società aumentò a meno del 14% nel 29 a oltre il 45% nel 1954. Nello stesso tempo l’aliquota massima dell’imposta di successione salì dal 20%, al 45% , poi al 60, 70 e da ultimo al 77%. Almeno in parte ne conseguì una minore concentrazione della ricchezza: nel 1929 lo 0,1% più ricco degli americani possedeva oltre il 20% della ricchezza, mentre negli anni 50 questa percentuale passò al 10%. Il new Deal, portò via la maggior parte del reddito attraverso il prelievo fiscale.
Nessuno dei tre, ma Roosvelt: il primo pronunciato al Medison Square garden alla vigilia delle elezioni del 1936. Il successivo nel suo secondo discorso inaugurale.