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Il Cardinale e la vicesindaco sulle coppie di fatto

 

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link Shubert - Sinfonia in mi minore. Se clicchi con il mouse su link e con il sinistro su "apri in una nuova scheda" ascolti la musica e puoi leggere gli articoli

 

 

Scola, contro Registro Coppie di Fatto
Scola "richiama" i politici cattolici: "Siate contro le unioni civili"

Il cardinale esprime "preoccupazione" per i registri delle coppie di fatto: "Gli assessori cattolici devono esprimere con forza il proprio dissenso"

Mi spiace ma non ho trovato il discorso completo del Cardinal Scola nemmeno sull’Avvenire.Invia ad un amico

"Se in un partito si dibatte di temi come quello delle unioni civili, un politico cattolico "deve porsi il problema se si trova nel giusto 'contenitore'". Lo ha detto sabato l'arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, rispondendo, a margine di un incontro pubblico, a chi gli ha chiesto se sia opportuno per un assessore cattolico dimettersi, nel caso vengano approvati provvedimenti come il registro delle unioni civili, confermano fonti vicine alla Curia.

Secondo Scola "in primo luogo bisogna che l'assessore si confronti con molta serieta' e con il senso del valore della sua appartenenza e in secondo luogo che trovi la modalita' di esprimere in maniera evidente e forte il suo dissenso".

Inoltre l'assessore in questione secondo l'arcivescovo dovrebbe fare "di tutto perche' il provvedimento non venga approvato".

Io vado a messa e sono vicesindaco di una città che tutela i diritti di tutti

«IL TEMA oggi è quello della trasparenza e della corruzione in politica, un malcostume che affligge tutti gli schieramenti e le appartenenze, compresi gli esponenti cattolici. Da questo, a mio modesto parere, bisognerebbe mettere in guardia i giovani che si affacciano in politica. Questa è la prima cosa da insegnare».(ndr: ricordo che nel Lazio la gerarchia cattolica appoggiò la Polverini contro la laica Bonino e che in Lombardia governa il cattolico Formigoni)

 Maria Grazia Guida, fervente cattolica, vicesindaco nella giunta Pisapia, si è sentita chiamata in causa dal monito rivolto dal cardinale Scola ai politici? «Certo, io faccio politica e sono cattolica. Vado a messa tutte le domeniche e credo nel matrimonio, come sacramento e come principio costituzionale. È un vincolo indissolubile».

Quindi, a sentire l' arcivescovo, lei non avrebbe avuto il dovere di chiedersi se si trova nel "contenitore politico giusto" quando è stato varato il registro delle unioni civili? «Ho letto con attenzione l' intervento del cardinale, un discorso ampio e articolato. Io penso di portare avanti i miei valori di cattolica lavorando per un rinnovamento della politica e per costruire una città attenta ai bisogni degli ultimi, degli anziani, dei disabili. La bontà della scelte di governo di questa amministrazione, la loro rispondenza ai valori della dottrina sociale della chiesa, secondo me, si misurano nella capacità di costruire una città a misura dei più fragili, quindi a misura di tutti, e attenta al valore della vita».

 Perché non si è dimessa quando la giunta ha varato il registro delle coppie "di fatto"? «Nella vita amministrativa di un Comune ci si confronta quotidianamente con i problemi e le molteplicità delle individualità e delle specificità personali di tutti i cittadini. Il Comune di Milano, per quanto di sua competenza, ha voluto rispettare queste diversità di esigenze sociali e umane con un grande spirito di laicità nel rispetto del pluralismo e come previsto dai padri costituenti».

Il registro mette in discussione il valori del matrimonio? «No. Come laici credenti ci assumiamo il compito politico di raggiungere il bene possibile in una società sempre più complessa dove sono presenti pluralità di modi di vivere, di relazioni anche affettive. Il regolamento delle unioni civili recepisce ciò che è contenuto nell' Articolo 2 della Costituzione: la Repubblica garantisce e riconosce "i diritti inviolabili dell' uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità».

Come legge il monito di Scola ai cattolici in politica? «Il pericolo più grave oggi, in effetti, mi sembra la perdita della credibilità della politica. L' amministratore pubblico deve richiamarsi ai valori dell' onestà. Noi cattolici in politica dovremmo rappresentare gli interessi pubblici e non quelli privati. Non è corretto usare per fini personali il potere che si esercita nei ruoli pubblici e nelle amministrazioni».

 Politici e amministratori pubblici appartenenti a movimenti ecclesiali, Formigoni compreso, sono coinvolti in inchieste sulla corruzione. Che ne pensa? «Il mondo politico esige un profondo rinnovamento soprattutto sui temi della trasparenza e della corruzione, perché troppo spesso, anche nell' area cattolica, l' interesse personale ha avuto la meglio rispetto al bene pubblico. Bisogna ripartire dall' impegno della politica verso gli ultimi».

Pensa che i cattolici in politica siano pronti per questo rinnovamento? «Bisogna lavorare molto per ricostruire la fiducia nella politica in un' epoca in cui essa sembra una Torre di Babele. Bisogna che noi cattolici in politica ricominciamo ad avere una visione della politica al servizio delle persone e non come strumento di arricchimento personale e di possesso di beni materiali. Questo dice il Vangelo nel quale io credo».

Zita Dazzi

Il Costituzionalista ONIDA VALERIO

Non tutta la Chiesa è contro noi credenti dovremmo batterci nella difesa dei diritti umani

«A BEN vedere, Milano non è arrivata neanche prima, in questa storia, tanto che la sua proposta di delibera sulle unioni civili ricalca quella di Torino, non è niente di rivoluzionario come qualcuno vuol fare credere. Non capisco tutte queste polemiche e tutto questo spreco di riferimenti ideologici anche perché - alla fin fine - il registro su cui si discute ha una portata limitata, tanto che rivela in più passaggi il timore di non sconfinare in territori che non competono a una amministrazione comunale ma a organismi superiori». La domanda, con questa premessa, è scontata. Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale, giurista, cattolico: il registro delle unioni civili che Milano si prepara a varare serve o no? «Certo. Con questo provvedimento il Comune non fa che cercare di regolare un fenomeno già in essere, come la convivenza diversa dal matrimonio, facilitando - se non proprio consentendo- il godimento di alcuni diritti che spettano indubitabilmente anche ai componenti delle coppie non sposate. Senza, per questo, andare a incidere o a modificare il diritto familiare». La Chiesa non sembra essere molto d' accordo. Anzi: in questi ultimi giorni ha fatto capire nettamente di essere contraria a questo registro, portando diverse motivazioni. «È sbagliato parlare della Chiesa come entità unica. Non è "la" Chiesa a essere contraria, ma delle voci al suo interno. Non tutto il mondo cattolico si riconosce in quelle posizioni. Era prevedibile che si levassero anche le voci contrarie. Queste sì ideologiche, a giudicare dalla qualità di alcune delle critiche esternate». Si riferisce all' accusa di poter alimentare la poligamia, con il registro? «Quello è un argomento che non merita neanche commenti, per la sua inconsistenza. Detto questo, ho letto il testo della delibera: forse l' uso dell' espressione "insieme di persone" può generare confusione. Mi dicono che in Consiglio comunale sarà cambiato con la formula "due persone", così anche questo punto sarà chiarito». Tra gli argomenti ascoltati in questi giorni c' è anche quello della naturalità solo della coppia formata da uomo e donna, perché così ha voluto Dio per la procreazione. Il pidiellino Masseroli l' ha sostenuta in aula. «Le idee di Masseroli vanno rispettate come quelle di tutti. L' importante è non avere atteggiamenti persecutori, da una parte e dall' altra, evitando di drammatizzare una questione che dovrebbe essere semplice, che non dovrebbe neanche provocare tutte queste discussioni. Del resto esiste già il concetto di famiglia anagrafica: questa delibera non fa che valorizzare una disciplina già prevista dal regolamento anagrafico». Altra critica dei detrattori: il registro potrebbe avvantaggiare le coppie non sposate rispetto a quelle sposate nell' usufruire di alcuni aiuti del Comune. «Il registro non è un favore alle coppie di fatto. Aggiungo: sono dell' idea che per ogni credente dovrebbe essere importante trovarsi in prima linea nella difesa dei diritti umani. Grazie a un registro come questo si potrà porre rimedio al fatto che oggi, in Italia, una persona che fa parte di una coppia non sposata non venga ammessa in ospedale accanto al suo convivente». Il sindaco Pisapia ha detto, in sostanza: noi facciamo la nostra parte, spetta al Parlamento fare la sua. «Dai tentativi dei Dico in poi il Parlamento ha provato a lavorare sul tema, certo che deve affrontare la questione, e presto». Come giudica l' intervento della Curia, che in questi ultimi giorni ha fatto sentire spesso la sua voce? «La Curia ha sparato le sue cartucce, come era ovvio facesse in questo momento. Ma trovo positivo che nel dibattito non siano intervenuti pesantemente i vertici, a partire dal cardinale Scola». Non lo vede come un tentativo di ingerenza nelle scelte dell' amministrazione? «Ma no, hanno espresso la loro posizione, come tutti possono fare. Certo si vedono riprodursi steccati ideologici tra laici e cattolici. L' importante è che resti un dibattito civile». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Io e Giuliana, credenti non sposati le parole del cardinale ci offendono

LA SUA parrocchia, San Giovanni Battista, a Trenno, la frequenta da decenni: è lì che i suoi due figli adolescenti sono stati battezzati e cresimati, ed è sempre lì che va a messa la domenica con Giuliana, la compagna di una vita. Paolo Miranda, 53 anni e un impiego come formatore aziendale, è un credente convinto, ma sul matrimonio il suo credo devia verso una rotta dissidente: niente sì davanti all' altare con Giuliana, né allora, trent' anni fa quando hanno iniziato a convivere, né mai. Per scelta meditata. Secondo le ultime parole del cardinale Scola, la sua non è una famiglia "vera", perché l' unica vera è quella fondata sul matrimonio. Come vive questa contraddizione? «Dico soltanto che la mia non sarà una famiglia perfetta, come non lo sono tante altre, ma credo di aver cresciuto i miei figli bene, peraltro impartendo loro una solida educazione cristiana. Dunque mi sento offeso da una definizione così limitante come quella pronunciata da Scola. Vivo in armonia con la mia compagna da un quarto di secolo e se la mia non è una famiglia, mi dica il cardinale che cos' altro è». Però un buon credente si dovrebbe sposare. «Io e Giuliana siamo sempre stati spaventati dal concetto del "finché morte non vi separi". Certo l' obiettivo della nostra unione è che duri per sempre, ma non ce la siamo sentiti di giurarlo davanti alla Chiesa. Ci riteniamo più coerenti e leali così che non con un matrimonio che rischia di essere arido come un contratto commerciale». Si aspettava dall' arcivescovo un' invettiva così severa contro il registro delle coppie di fatto che il Comune vuole approvare? «Non mi scandalizza il fatto che la Chiesa dica di sposarsi, mi disturba semmai il rifiuto verso le coppie conviventi, come fossimo elementi incapaci di vivere cristianamente». Ma i vostri figli li avete cresciuti secondo valori cristiani? «Certo, ma anche Giuliana ed io abbiamo vissuto intensamente la comunità religiosa. Dall' oratorio alla vita in parrocchia, entrambi siamo cresciuti in famiglie credenti. Il mio 8 per mille lo affido senza esitazione alla Chiesa cattolica, ma su certi argomenti penso che ci sia da separare religione e politica. Il cardinale Scola dice che il sindaco non deve interessarsi di unioni di fatto. Io penso invece che Pisapia è giusto che si occupi dei cittadini, laicamente e per preservare diritti sacrosanti. Se muoio a chi andrà la mia pensione di reversibilità? La mia casa a chi spetterà? Giuliana ha diviso con me gran parte dell' esistenza e non deve essere un matrimonio a sancirne i diritti. Un registro delle coppie potrebbe risolvere tante questioni in sospeso». Nel registro includerebbe le coppie gay? «A maggior ragione. Io sono un privilegiato perché mi basterebbe sposarmi per risolvere in fretta diritti e doveri. Ma una coppia omosessuale non ha nemmeno questa scappatoia. Per i gay il registro è la salvezza». Che rapporto hanno i suoi figli con la comunità religiosa? «Il piccolo va a messa, frequenta la parrocchia. Quello più grande frequenta la comunità dell' oratorio. Io mi riconosco nei valori religiosi cattolici e come l' educazione religiosa è stata importante per me, volevo che lo fosse per i miei figli. Li ho battezzati entrambi pur dovendo affrontare le reticenze del parroco, almeno per Andrea, il maggiore. Non essendo io e Giuliana sposati non riteneva giusto concedere il sacramento a mio figlio». I figli non vi hanno mai chiesto perché non siete sposati? «Loro non vivono la nostra convivenza come una situazione anomala. Siamo una famiglia unita; questa è l' unica cosa che conta».

LAURA FUGNOLI

 

 

 

 

 

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F
Aderisco all'iniziativa proposta.<br /> Complimenti per il Blog<br /> Franco
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