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VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti

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Non abbiate paura della tenerezza” l’incoronazione del Papa semplice che dal trono sa chiedere “per favore”.

 

 link Wagner -Tannhäuser Overture -  Se clicchi con il tasto destro del mouse su LINK e con il sinistro su "apri in una nuova scheda" ascolteri la musica e leggerai gli articoli.                           Assieme a l'intervista a Rifkin si consiglia di leggere l'articolo del blog  sull'impronta ecologica: "siamo uomini non struzzi" del 2/10/2012                                                                                                           

francesco.jpgE Francesco scende dall’auto per abbracciare il disabile

Il giornalaio argentino: Il Papa gli telefona ”Non portarmi più i giornali”. Lui pensa a uno scherzo, poi si commuove.

Il motto del Che: Le parole di Francesco ricordano il motto del Che: “Duri senza perdere la tenerezza” 

L’UOMO sulle cui spalle grava il compito di risanare la Chiesa porta la sua croce senza alcun affanno, al contrario sorride. Come ogni grande condottiero compare sul campo di battaglia da un luogo imprevisto, in un momento inatteso.LA CURIA romana, avvezza da millenni alle liturgie blindate del potere, non ha ancora cambiato passo né sguardo: sono tutti lì nella piazza, solenni nei ruoli assegnati e consunti, stanno seduti rigidi davanti al trono vuoto. Lo aspettano da destra, lui arriva da sinistra. Pensano che manchi ancora tempo, invece è adesso. Appare da un lato della basilica sugli schermi giganti come un punto bianco che rotola silenzioso: sembra una grande goccia di latte che scivola attraverso i corridoi lasciati vuoti dalle transenne. Occupa lo spazio come un liquido. Avanti diritto, poi a destra, poi a sinistra, poi di nuovo a destra. Sta in piedi sull’auto, non ha protezioni. La folla lo chiama per nome, Francesco, lui si volta e a ciascuno sorride, prende in braccio un bambino che piange, poi fa cenno al conducente di fermarsi, ha visto qualcosa, vuole scendere. C’è un uomo tenuto in braccio dalla sorella, un uomo disteso colpito da un male che gli rovescia indietro la testa, gli allarga la bocca. Si chiama Cesare Cicconi, è tetraplegico da quando aveva otto mesi, avvelenato dal vaccino antipolio. Francesco lo bacia sulla fronte, lo stringe in un abbraccio. Piano dice alla donna: per favore, pregate per me.

L’uomo che dovrà compiere l’impresa di far dimenticare gli scandali, la corruzione e le «divisioni che deturpano il volto della Chiesa» di fronte ai quali Ratzinger ha scelto di ritirarsi per accelerare il compito immane e affidarlo a “un Papa forte e santo” è quello di cui c’era bisogno: un rivoluzionario. Lo è nel senso proprio del termine: colui che rovescia l’ordine delle cose. Ruota di 180 gradi la scena: la piazza è al centro adesso, protagonista, lui nella piazza, i potenti della terra sul loggione, i cardinali dorati e i vescovi di porpora con loro.                                                         

Custodire il creato: vorrei chiedere per favore, a chi ha responsabilità politica: siate custodi del disegno di Dio, dell’altro, dell’ambiente.

La famiglia: abbiate cura uno dell’altro in famiglia. I coniugi si custodiscano a vicenda, poi hanno cura dei figli. Vivete con sincerità le amicizie.

francesco-5.jpgRuota e rovescia il senso delle parole restituendo loro il primo significato, riavvolgendo il nastro dall’inizio: il potere è un servizio, la vera forza è la tenerezza. Si rivolge al mondo dicendo per favore: proprio così, “vorrei chiedere, per favore”. Come quando appena arrivato ha detto “buonasera” e al primo Angelus “buon pranzo”, lui che è bravissimo a cucinare il polpo ripieno come gli ha insegnato sua madre, italiana. Lui che è stato straniero, povero, che sa di cosa parla quando dice “la fine del mondo”. La forza non è la durezza né l’arroganza, non è la distanza né la violenza. I deboli si comportano così, i forti sanno essere buoni. Addirittura teneri, dice “addirittura” con un velo d’ironia come se capisse quanto è difficile in questo mondo appellarsi alla bontà senza essere oggetto di scherno.

Non temete la bontà: ricordo che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita. Non dobbiamo aver paura della bontà e della tenerezza.                                                                                                                                              «Non abbiate paura della tenerezza», parola che nell’omelia pronuncerà tre volte. Nessun argentino che ascolti può evitare di sentire il riverbero della più celebre citazione del più celebre rivoluzionario di ogni tempo, bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza. Nemmeno Cristina Kirchner può evitarlo, la presidenta seduta lì in prima fila coi suoi capelli sciolti col suo ventaglio nero, nemmeno lei che a Bergoglio aveva fatto la guerra ed ora, davanti a questo Papa con le scarpe consumate, si inchina vezzosa e consapevole della promessa che quelle scarpe coniugano.
Ci sono, nel palco del potere, i grandi della terra vestiti dei loro paramenti massimi. Il dittatore Mugabe e sua moglie di verde smeraldo adornata che non dovrebbero essere qui, sono in Europa persone sgradite ma hanno una “deroga religiosa”, in fondo anche lui ha studiato dai gesuiti. Il prossimo re di Spagna in divisa militare, bellissimo come fin da bambino prometteva, oggi al fianco di una moglie già regale. La regina del Belgio in bianco come una sposa. Angela Merkel nel suo tailleur migliore. Joe Biden a fare le veci. Dilma come tutti i sudamericani finalmente molto omaggiata. Le mogli africane che filmano l’altare con l’iPhone. Molta Unione europea, naturalmente molta Italia: il presidente Napolitano con Borsalino scuro accanto al neo presidente del Senato, con cui parla fitto. Le loro signore, una fila indietro Monti e Laura Boldrini a cui tanta emozione hanno dato le parole di papa Francesco sulla cura che ogni uomo deve avere dei più deboli, degli stranieri, dei malati e dei reclusi.

 I disegni di morte: in ogni epoca della storia ci sono degli Erode che tramano disegni di morte e deturpano il volto dell’uomo e della donna.                                                                                                                               francesco-3.jpg«Abbiate cura del creato, dell’ambiente», dice ancora. L’ambiente, tremino gli speculatori e i cementificatori d’ogni razza.
La piazza sventola bandiere di tutti i colori, gli argentini sono venuti in massa, disordinati e vestiti delle maglie da calcio della nazionale. Un gruppo ha portato un fantoccio su un palo: ha il numero di Maradona, l’altra mano de Dios. Un giovane mostra sull’iPad le notizie diffuse proprio stamattina dal Clarìn, il quotidiano di Buenos Aires: non ci sono prove che Bergoglio abbia avuto rapporti con la dittatura militare, al contrario. Ecco la sua deposizione al Parlamento, vedete?, si è adoperato per salvare quei preti, è questo che ha fatto. Come che sia, oggi è il primo giorno di un tempo nuovo, un tempo che fuga ogni ombra. C’è un bambino biondo che canta con voce d’angelo di bellezza quasi inascoltabile. C’è un diacono greco che legge il Vangelo nella lingua che custodisce la civiltà.

La povertà: accogliete con affetto l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli: chi ha fame, sete, è  straniero, nudo, malato, in carcere
“Sursum corda”, dice Francesco nella liturgia. In alto i cuori. Ed è questo il rivolgimento, la rivoluzione più grande: il cuore, in alto. Il cuore prima. La Chiesa ha avuto l’anima di Giovanni Paolo II, la ragione di Benedetto XVI. Ora ha il cuore di Francesco, e il suo corpo che incarna l’umiltà e i gesti così simili a quelli di Papa Giovanni, il papa buono. Francesco non indossa stole pregiate né ori, il suo anello è d’argento la sua croce di ferro, saluta la folla col pollice levato come uno yankee e mentre va all’altare, davanti al mondo intero, si guarda l’orologio. Di Papa Giovanni ritrova le parole e la semplicità, l’evangelizzazione è il suo compito — “portare calore e speranza” — senza tuttavia che trapeli mai, dai suoi modi e dal suo sguardo, alcuna ingenuità. Il Vescovo di Roma sa bene quale sia il compito che lo attende, quale drastica bonifica dovrà compiere nella Curia Romana. Padre Georg, figlio spirituale di Ratzinger, è lì costantemente al suo fianco. Anche oggi era lì. Lo assiste nel passaggio di consegne: gli ha mostrato dove si accende la luce nell’appartamento papale, ha spiegato scherzoso un alto prelato, ma anche gli ha indicato dove si trova la cassaforte in cui è custodita la Relatione dei tre cardinali incaricati da Benedetto di indagare sugli scandali. L’hanno vista insieme, Georg avrà tempo di fugare, eventualmente, ogni dubbio. Si capisce che ci sia più d’uno in apprensione fra porporati e famigli.

Il Potere è servizio: non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio e che anche il papaper esercitare il potere deve guardare al servizio umile
In San Pietro, per il saluto alle delegazioni straniere, il tempo si ferma. Gli avevano preparato un trono, lui non si siede. Sta in piedi per più di un’ora ad accogliere i saluti e i doni di ogni ospite, senza fretta. Con tutti scherza, a tutti — anche a Mugabe — sorride. A volte ride di gusto. Persino il pallore di Bertone, di cera alla sua destra, sembra illuminarsi. Il Papa è arrivato per primo, poco dopo l’alba, esce per ultimo. La basilica di San Pietro è vuota, quando la attraversa da solo. Oggi è la festa del padre, San Giuseppe. Per «una coincidenza l’onomastico del mio predecessore », la cui eredità è adesso lì sul tavolo. Il Santo Padre rivolge un’ultima preghiera solitaria a San Francesco, colui a cui il Signore chiese: «Vai e ripara la mia casa». Il santo degli ultimi. Come questo Papa consapevole di un segreto che a pochi, nella storia, è riuscito di mostrare. Più si scende e più si sale. Più ci si spoglia e più si è ricchi. Più ci si fa uguali a chi non ha nulla e più grande sarà il potere di sconfiggere il gigante arroccato nel palazzo coi suoi ori. Scalzi, o con le scarpe sformate, è lo stesso.

Concita De Gregorio

L'appello a salvare l'ambiente coerente con il nome Francesco ora tutti i cattolici lo seguano

francesco-1.jpg «Oggi, davanti alla folla radunataa San Pietro, sono risuonate parole potenzialmente rivoluzionarie: il Papa appena eletto ha chiesto alle donne e agli uomini di buona volontà di essere custodi della creazione, dell'ambiente. Se questa linea verrà mantenuta, vorrà dire che un miliardo e 200 milioni di cattolici saranno chiamati in prima persona a mobilitarsi sulle battaglie per la difesa degli esseri umani e delle altre specie minacciate da un inquinamento crescente. Sarebbe una svolta epocale». Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on Economic Trends, segue da Washington con crescente interesse la nascita del nuovo pontificato.                                          L'ha sorpreso il discorso alla cerimonia d'inaugurazione?                                        «Solo in parte perché, devo dire la verità, speravo in questo segnale forte. Ci speravo da quando ho sentito che il cardinal Bergoglio aveva scelto di diventare papa Francesco. In quel momento con mia moglie ci siamo guardati e abbiamo capito che qualcosa di importante poteva accadere».                                                                       Per la verità l'espressione «custodi del creato» non è nuova: c'è stata da sempre una grande battaglia sull'interpretazione di questa frase.                                                                  «È vero, e infatti il messaggio non si comprende senza mettere sul tappeto tutti i termini utilizzati nei primi giorni di pontificato: assieme a custodi dell'altro c'è la scelta di chiamarsi Francesco. E l'interpretazione francescana della custodia del creatoè molto chiara: in netta contrapposizione alle scelte condotte per secoli dalle gerarchie vaticane. Per Francesco gli animali non sono uno strumento messo a disposizione dell'espansione umana. E le stesse forze della natura sono considerate in modo empatico, qualcosa con cui entrare in sintonia per un bene comune, non un grimaldello da usare per scardinare gli ecosistemi e aumentare il profitto di poche generazioni lasciando le altre nella disperazione. Il fuoco come fratello, non come fornace nucleare da scatenare contro il nemico».                                                                                             Anche nel campo della pace la storia della Chiesa, almeno in tempi recenti, ha tuttavia una sua continuità.                                                                                              «Ma qui il concetto di pace è diverso, più alto. Non solo l'assenza di guerra ma l'armonia con l'altro da sé; l'essere umano come parte di un contesto di cui è garante. E chi è garante si mette in gioco. Si deve impegnare. È su questo terreno che si vedrà se la sfida regge, se la scommessa sarà vinta».                                                                              Da cosa lo capiremo?                                                                                              «Facciamo un esempio concreto. Essere custodi della natura vuol dire difenderla non con le chiacchiere ma con i fatti. E noi stiamo andando dritti dritti verso la sesta estinzione di massa: la prima causata da una singola specie, la nostra, bruciando combustibili fossili e deforestando.Vuol dire che il 70 per cento delle specie che condividono con noi il pianeta sarà spazzato via se non faremo niente per fermare il cambiamento climatico: un processo che, oltre a cancellare buona parte della biodiversità, approfondirà il solco tra ricchi e poveri, distribuendo il suo carico di disgrazie in modo più violento tra chi ha meno. Una prospettiva del genere può essere tollerabile per un cattolico?».                                                                                                                    Finora ci sono stati segnali, anche di un certo rilievo, ma non un affondo sistematico come quello, ad esempio, che la Chiesa di Wojtyla ha condotto contro i regimi dell'Est.                                                                                                                                       «Se Francesco d'Assisi fosse vivo, oggi sarebbe il leader naturale della battaglia per la difesa del clima. Io penso che la scelta del nome sia un segnale così forte, inedito e innovativo da lasciare spazio alla speranza».

ANTONIO CIANCIULLO

“È un pontefice pronto a stupire ma nel campo dei temi etici non farà

strappi alla dottrina”

francesco-6.jpg intervista a Massimo Cacciari, a cura di Paolo Rodari in “la Repubblica” del 20 marzo 2013

 

 

«Francesco mi ricorda Carlo Maria Martini. Come l’ex arcivescovo di Milano, egli ha capito che la Chiesa prima di giudicare deve perdonare. Prima viene la misericordia, poi il giudizio».

 

Massimo Cacciari, filosofo, si aspettava un Papa di nome Francesco?

 

«Me lo auguravo. Ritenevo che la Chiesa ne avesse estremo bisogno. Perché il nome Francesco evoca, naturalmente, la possibilità che si apra una riforma interna della Chiesa e, insieme, un nuovo dialogo con i non credenti, due missioni oggi ineludibili. San Francesco d’Assisi uscì dal recinto della Chiesa e andò incontro al mondo. Sapeva bene cosa era il mondo, quali le sue pratiche, ma prima di puntare il dito perdonava. Sapeva che Dio è amore e che l’amore deve venire prima del giudizio. Certo, non tradiva la Chiesa, non tradiva ciò in cui credeva, conosceva bene chi era il nemico della Chiesa, ma cercava l’abbraccio prima di altro».

 

Papa Francesco farà allo stesso modo?

 

«Le premesse sembrano dire di sì. Sbaglia però chi pensa che andrà oltre il consentito, oltre la dottrina per intenderci. Non dimentichiamo che San Francesco, seppure potesse essere scambiato per un cataro per la sua povertà e la predicazione ai ceti subalterni, non abbracciò mai quella eresia. Così Bergoglio, come molti suoi confratelli vescovi latino americani, non farà tradimenti dottrinali. Le aperture della teologia della liberazione, insomma, non gli appartengono. Eppure nella forma credo che tutto sarà diverso».

 

Quale gesto del Papa l’ha colpito di più in questa prima settimana di pontificato?

 

«Senza dubbio il fatto che continuamente dice di essere il “vescovo” di Roma e mai il “Papa”, il “Pontefice”. È un cambio sostanziale. Significa che egli si concepisce “primus inter pares”, una visione di sé che può avere ripercussioni enormi su tutta la cristianità».

 

Ieri, nella messa d’inizio pontificato, ha definito il potere come un servizio. Inizia un’epoca diversa anche nei rapporti fra Chiesa e politica?

 

«Sono convinto che nei confronti delle vicende politiche, specie italiane, egli manterrà una sovrana indifferenza».

 

Sul piatto del pontificato ci sono i non semplici rapporti fra Chiesa e contemporaneità. Sfide delicate, che spesso portano allo scontro. Come agirà Francesco?

 

«L’auspicio è che imiti Martini. Aveva capito che certe sfide che toccano nel profondo la vita di credenti e non credenti, pensiamo anche soltanto al tema della sessualità, non vanno affrontate una a una, di trincea in trincea. Se la Chiesa agisce così viene fatta a pezzi. Piuttosto dovrà cercare di aggirare gli ostacoli annunciando anzitutto Cristo. Nel Vangelo non ci sono massime precise di comportamento, il messaggio insomma non viene mai ridotto a misura etica».

 

Ratzinger, nelle meditazioni alla via crucis del 2005, parlò della «sporcizia» presente nella Chiesa. Per molti il nome Francesco evoca anzitutto la volontà di riformare la Chiesa dal carrierismo e dalle sporcizie interno. Condivide questa prospettiva?

 

«San Francesco non uscì mai dalla Chiesa eppure la ribaltò. Lo fece nella consapevolezza che la Chiesa tende a essere città di Dio senza riuscire a esserlo compiutamente in questo mondo. Nella Chiesa esiste il peccato e San Francesco lo sapeva bene. Così il nuovo Papa senz’altro cercherà di sradicare il male interno, ma lo farà anche qui con misericordia, consapevole che la Chiesa è santa e insieme peccatrice».

 

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