VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti
link Vivaldi - La tempesta - Se clicchi con il tasto destro del mouse e con il sinistro su "apri in una nuova scheda". Ascolterai la musica e leggerai gli articoli NEW YORK - Barack Obama chiede il conto alle banche. Ma questa volta non si limita ad andare all' incasso, e che incasso, e costringe i Padroni dell' Universo ad ammettere le proprie colpe: come dei delinquenti qualsiasi. La megamulta da un miliardo e mezzo non solo non chiude l' inchiesta sul gigante Ubs per la falsificazione dell' indice Libor ma è invece uno step verso iniziative giudiziarie altrettanto clamorose: già fermati dalla polizia di Londra, Tom Hayes, 33 anni, e Roger Darin, 41, potrebbero essere i primi funzionari a venire incriminati nell' inchiesta del Department of justice. E' stato proprio il ministro della giustizia, Eric Holder, a volere la linea dura, cancellando le speranze di Axel Weber, il boss del colosso svizzero volato a Washington per chiedere clemenza. Il capo di Ubs aveva dalla sua il precedente di Barclays: la superbanca inglese aveva accettato di pagare la multa da mezzo miliardo, la prima scattata nell' inchiesta che coinvolge da Bank of Scotland a JPMorgan Chase, riuscendo a ottenere una sorta di patteggiamento che chiudeva l' indagine ed evitava l' assunzione di colpevolezza. Uno sbocco che aveva attirato sull' amministrazione Usa accuse fondate: essere andati di mano leggera per evitare ricadute di sistema, applicando in materia di giustizia il principio "too big too fail", troppo grandi per fallire, che troppo spesso ha protetto le spericolate azioni finanziarie dei colossi bancari. Lo scherzetto del Libor è noto. Il London Interbank Offered Rate è l' indice che determina i tassi di mutui, carte di credito e altri prodotti finanziari: le banche si mettevano d' accordo per abbassarlo, dando così l' impressione di poter sopportare agevolmente onerosi presiti, o al contrario alzarlo, per guadagnarci. A essere incastrata è stata la sussidiaria giapponese di Ubs: salvando giusto in corner l' onore del gruppo dirigente. Sempre che l' inchiesta non porti altre sorprese: in Barclays lo scandalo alla fine è costato la testa del presidente Mark Agius e del ceo Bob Diamond. L' indagine promette più che bene: gli investigatori Usa lavorano su una mole di email e intercettazioni. Come quella - nota il New York Times - dove Hayes cercava di frenare i colleghi dal collaborare con i detective: «Davvero vuoi parlare con il Dipartimento di giustizia? Amico, quella è gente che ti mette in galera».
Scandalo Libor, dopo le multe gli Usa arrestano i banchieri
Banche: Dopo lo scandalo Libor tocca all’Euribor
Dopo lo scandalo
Libor avvenuto a marzo di quest’anno, ora tocca
all’Euribor.
“Un tasso può nasconderne un altro.
E lo stesso vale per gli scandali”, ironizza Le Figaro.
Il quotidiano francese riporta alcune informazioni pubblicate dal Wall Street Journal secondo cui “la Commissione europea si prepara ad accusare diverse banche di tentata
connivenza per determinare l’Euribor”….
Tra il 2005 e il 2008 alcuni traders scorretti si sarebbero messi d’accordo per chiedere ai loro colleghi della tesoreria di aumentare o diminuire il tasso per valorizzare meglio le loro
posizioni.
Bruxelles s’interroga ora sull’esistenza di una frode e su un’eventuale violazione delle regole
di concorrenza.
Il quotidiano francese ricorda che “al centro dell’inchiesta (nata
nell’ottobre 2011) ci sarebbero una dozzina di banche tra cui Société Génerale, Crédit Agricole, HSBC e Deutsche Bank.”. source
Inoltre Le Figaro sottolinea che l’informazione ottenuta dal quotidiano economico statunitense è un
sasso in uno stagno per la Federazione bancaria europea che gestisce l’Euribor, finora convinta che un panel di 43 banche potesse proteggere l’indice di riferimento europeo dalla sorte toccata al
suo cugino britannico (il Libor, che unisce 18 banche).
Scandalo Libor, multa record a
Ubs
MILANO - Ubs ha annunciato che pagherà un'ammenda di 1,5
miliardi di dollari (circa 1,1 miliardi di euro) in seguito a un accordo con le autorità statunitensi, britanniche ed elvetiche in relazione allo scandalo Libor e alla manipolazione dell'indice di riferimento del
mercato interbancario, sulla base del quale si calcolano gli interessi sui mutui. Nel quadro dell'accordo - indica una nota dell'istituto svizzero - la banca ha accettato di riconoscersi
colpevole di fronte a un'accusa di frode per via elettronica per manipolazione di alcuni tassi benchmark, incluso lo yen libor, da parte della sua filiale giapponese.
La sanzione è oltre tre volte più ampia di quelle da 450 milioni di dollari inflitta alla britannica Barclay's per lo stesso reato. "Siamo profondamente spiacenti - dice l'amministratore delegato
di Ubs, Sergio Ermotti in un comunicato uscito dopo l'annuncio della multa - di questo inappropriato e non etico comportamento. Nessun profitto è più importante della reputazione di questa
azienda e ci impegniamo ha fare affare con integrità". Il banchiere ha, inoltre, annunciato di aver adottato misure disciplinari nei confronti di alcuni collaboratori che "si sono comportati in
modo inaccettabile": in 40 lasceranno l'istituto.
Ubs aggiunge, quindi, di attendersi una perdita nel quarto trimestre a causa dei relativi accantonamenti.
Sul totale, 160 milioni di sterline di ammenda saranno versati alle autorità britanniche e 1,2 miliardi di dollari al dipartimento di giustizia Usa. La banca verserà anche 59 milioni a Finma, l'autorità svizzera di vigilanza sui mercati, che ha ordinato la confisca degli utili indebitamente realizzati.
(19 dicembre 2012)
Jp Morgan, la rivincita di Obama" essenziali le riforme a Wall street "
NEW YORK - La Casa Bianca interviene sullo scandalo JP Morgan: «Rafforza l'importanza delle riforme a Wall Street, e ancor più l'importanza della loro corretta applicazione». Diventa un caso politico il buco da 2 miliardi di dollari scoperto nel bilancio della più grande banca americana, JP Morgan Chase. Nel giorno stesso in cui saltano le prime teste, con le dimissioni della top manager Ina Drew responsabile per le strategie d'investimento, Obama decide di lanciare l'affondo. Il suo bersaglio è un "nemico storico": quel chief executive della banca Jamie Dimon che da due anni con i suoi alleati politici e finanziari ha sistematicamente sabotato e svuotato la grande riforma dei mercati.
Lo stesso Dimon venerdì scorso nel rivelare la maxi-perdita si era lasciato sfuggire: «Succede in un momento sfortunato, davvero inopportuno». Due volte «inopportuno» per lui, e al contrario molto opportuno per Obama. Dimon aveva guidato la grande riscossa della lobby bancaria per svuotare l'applicazione della legge Dodd-Frank, così chiamata dal nome dei due parlamentari firmatari,e che in realtà è la riforma Obama. Finora l'azione della lobby di Wall Street era stata coronata da successo. Mentre la Dodd-Frank include la Regola Volcker e cioè vieta alle grandi banche di fare speculazione con i propri capitali, in sede di regolamenti attuativi i banchieri hanno strappato l'eccezione: si può speculare se serve come «copertura del rischio». Ed è proprio per «coprire rischi» che la signora Drew aveva avuto carta bianca da Dimon per montare una squadra di trader spregiudicati, tra cui lo Squalo di Londra, Bruno Iksil, fino al disastro finale. Ma c'è anche in parallelo la battaglia politico-elettorale: il candidato repubblicano alla presidenza, Mitt Romney, difende il neoliberismo e accusa Obama di avere indebolito la ripresa economica con il suo «statalismo».Lo scandalo JP Morgan offre una magnifica rivincita a Obama: ecco cosa accade quando si persiste a indebolire l'autorità dei controllori. Lasciati liberi da vincoli e vigilanza, i banchieri hanno ripreso gli stessi vizi che portarono al disastro del 2008.
«La riforma Dodd-Frank - ha detto ieri il portavoce della Casa Bianca Jay Carney - deve impedire che gli errori di Wall Street vengano scaricati sui cittadini americani». Anche se una normativa per quanto severa «non può impedire che i banchieri facciano degli sbagli», deve tuttavia circoscriverne le ricadute sull'economia reale e sulla collettività, ha aggiunto il portavoce del presidente. Ha precisato: «E' giusto che paghino i banchieri, la banca, gli azionisti, ma non l'americano medio che non ha nulla a che vedere con queste transazioni». E' proprio questa la logica della Regola Volcker: al di sopra di una certa dimensione le banche rappresentano un «rischio sistemico» e quindi lo Stato è costretto a impedirne il fallimento; proprio per questo il governo ha il diritto-dovere di imporre dei limiti stringenti alla loro attività speculativa. La Casa Bianca ha quindi rivolto i suoi strali contro la destra, Romney in testa, che prosegue nella battaglia contro le regole. «Occorre contrastare - ha detto Carney- gli sforzi dei repubblicani della lobby di Wall Street per svuotare la riforma». Dopo gli eventi degli ultimi giorni, ha concluso il portavoce della Casa Bianca, «è inaudito che ci sia ancora chi si batte per cancellare le riforme, lasciando che sia Wall Street ad auto-disciplinarsi e a definire le proprie leggi». Il prossimo capitolo della polemica riguarderà il revival dei superstipendi: la dimissionaria Ina Drew aveva guadagnato 31,4 milioni in soli due anni, come «responsabile della gestione rischio» per JP Morgan.
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE FEDERICO RAMPINI15 maggio 2012
Obama punisce i signori del rating
Di che cancellare i profitti accumulati in molti anni di attività. La durezza dell’attacco è pienamente giustificata, dichiara il ministro di
Giustizia di Obama che dirige il procedimento: «Il loro comportamento è scandaloso, e sta al centro dell’ultima crisi finanziaria ». Annunciando la maxi-causa federale contro S&P, Eric Holder spiega che «è un passo avanti nei nostri sforzi per indagare e punire quelle azioni che hanno contribuito
alla peggiore crisi economica mondiale della storia recente ». Perché 5 miliardi? E’ la stima dei danni che la massima agenzia di rating avrebbe inflitto alle banche, agli altri investitori istituzionali, ai risparmiatori. Le prove accumulate dalla task force di inquirenti federali si concentrano su un periodo di soli otto mesi, da marzo a ottobre del 2008. «In quell’arco di tempo – spiega il segretario alla Giustizia – quasi ogni titolo che aveva come contropartita un credito verso i titolari di mutui, e che fu valutato con i rating dalla S&P, non solo ebbe risultati molto inferiori ai rating, ma finì per fallire».
All’origine di tutto c’è un gigantesco conflitto d’interessi. S&P, così come le altre agenzie di rating, per emettere le sue “pagelle” sulla solvibilità dei debitori si faceva pagare dagli stessi emittenti di quei titoli. Era una gara ad accattivarsi i clienti regalandogli bei voti, quella che il Dipartimento di Giustizia descrive nei minimi dettagli (con dovizia di email, documenti interni, testimonianze). Le vittime erano gli investitori: alcuni dei quali per legge sono tenuti a farsi guidare
dai rating, come nel caso dei fondi pensione che possono acquistare solo titoli con una certa “votazione”. Questi investitori sono stati ingannati, sistematicamente e consapevolmente, da S&P.
Ora, mentre S&P definisce la maxi-causa “destituita di qualsiasi fondamento fattuale e legale”, a Wall Street i maliziosi mettono in circolazione ogni sorta di dietrologie. Ci s’interroga sul perché questa causa arrivi sette anni dopo il misfatto. C’è chi la mette in relazione con il downgrading che S&P volle infliggere al credito sovrano degli Stati Uniti nell’estate 2011. Inoltre la “vendetta di Obama” viene messa in relazione al fatto che i potentati di Wall Street si schierarono (con generosi finanziamenti) in favore del suo avversario Mitt Romney nella campagna elettorale del 2012. Ora che Obama non deve fronteggiare più alcuna campagna elettorale, e ha quattro anni di governo davanti a sé, è giunta l’ora di regolare i conti? Queste dietrologie sottovalutano il fatto che una causa di questo tipo richiede una preparazione enorme, accurata, con raccolte di prove e testimonianze spesso difficili da ottenere in un mondo omertoso come la finanza. A chi invece accusava Obama “da sinistra”, per non avere trascinato davanti alla giustizia i veri responsabili di questa crisi, il presidente ora può rispondere: i conti si faranno alla fine.
Federico Rampini - La Repubblica 6 febbraio 2013