VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti
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Chi ottiene una laurea – triennale, specialistica o a ciclo unico – anche in questo
periodo di crisi è più avvantaggiato sul mercato del lavoro rispetto a chi si ferma al diploma. Trova più facilmente lavoro e, nel medio-lungo periodo, ottiene una remunerazione più alta. Questo
vantaggio competitivo, tuttavia, si è sensibilmente ridotto nel quadriennio 2008-2011. La percentuale di chi è disoccupato a un anno dalla laurea è aumentata di un punto nel quadriennio tra i
laureati triennali e di 12 tra ì laureati specialistici, e le retribuzioni mensili (attorno ai mille euro al mese) di chi è occupato sono diminuite sia in termini nominali sia, soprattutto,
invalore reale. Sono, inoltre, aumentati coloro che hanno un contratto di lavoro atipico ed anche chi non ha contratto regolare. Ci sono buone probabilità che le cose siano ulteriormente
peggiorate per chi ha concluso gli studi universitari nell`ultimo anno. È il quadro che emerge dall`ultima indagine Almalaurea sul destino occupazionale dei
neolaureati.
La ricerca sfata anche alcuni luoghi comuni, in primo luogo quello della scarsa spendibilità della laurea triennale perché poco professionalizzante. Se ciò è vero per alcune, non lo è per molte
altre, specie nel settore medico e scientifico. Inoltre, a un anno dalla laurea non c`è differenza nel tasso di occupazione tra laureati triennali e specialistici. La disoccupazione e
sottooccupazione dei laureati in Italia è piuttosto dovuta alla scarsità della domanda in un sistema produttivo e amministrativo che - anche nel settore pubblico ed anche ai livelli medio alti
del management- è largamente controllato da persone con livelli di istruzione medio-bassa, poco capaci di valorizzare e investire nel capitale umano. Ciò a sua volta spiega perché il sistema
Italia sia così poco competitivo, nonostante singole eccellenze, e perché esportiamo lavoratori molto qualificati mentre ne importiamo di poco qualificati. È vero, quindi, che in Italia ci sono
"troppi" laureati rispetto alla domanda, ma è la qualità della domanda a fare problema, con il rischio diprodurre circoli viziosi senza futuro.
Così, l`Italia è l`unico Paese europeo, insieme alla Romania, ad avere fissato per il 2020 un obiettivo di incidenza dei
laureati nella popolazione di 30-34enni largamente inferiore a quello comune europeo del 40%, riducendolo al 26-27%. Ciò significa non investire non solo in sviluppo e innovazione, ma anche in
quella larghissima parte della popolazione giovanile che non ha genitori laureati. È solo da qui, infatti, che può avvenire un aumento dei laureati, stante che la minoranza di chi ha genitori
laureati di norma si iscrive già all`università e di solito sceglie anche i percorsi più forti. Gli studenti che sono i primi nella loro famiglia ad iscriversi all`università costituiscono oltre
il 70% di tutti gli iscritti. Ma sono anche coloro che frequentano più spesso i corsi di laurea meno forti sul mercato dellavaro. E le loro famiglie possono avere più difficoltà a mantenerli agli
studi. È una situazio ne che rischia di svantaggiare soprattutto i maschi nelle famiglie economicamente più modeste, perché daloro ancora ci sì aspetta di più che si trovino un lavoro presto. Tra
i 30 e i34 anni ha la laurea solo il 16% dei maschi, a fronte del 25% delle femmine. Invece di lamentarsi di un eccesso inesistente di laureati e della schizzinosità dei giovani italiani,
parlamentari e classe imprenditoriale dovrebbero interrogarsi sulla miopia di una politica dell`istruzione e del lavoro che non forma bene e non valorizza né chi farà lavori manuali né chi
dovrebbe e potrebbe contribuire alla innovazione.
Chiara Saraceno - La Repubblica -pubblicato il 12 marzo 2013