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"Le mie parole sull'amore gay un sasso nella palude, ma temo non accadrà nulla"
Dopo la risposta di Laura Boldrini, presidente della Camera dei deputati, l'intervista all'autore della lettera a Repubblica che ha sollevato il caso
di DARIO CRESTO-DINA
DAVIDE, lo abbiamo chiamato così anche se non è il suo vero nome, frequenta il penultimo anno del liceo classico e non sa ancora che cosa farà da grande. Anche se a sentirlo parlare sembra molto più grande della sua età. È gay, ha scritto una lettera a Repubblica chiedendo di essere ascoltato. Non chiede altro. È la prima cosa che spiega: "La mia era solo la voglia di esprimere un sentimento, le parole mi scivolavano sulle dita perché era un argomento che mi toccava, ma adesso ho la sensazione che la cosa si stia facendo troppo grossa per poterla affrontare serenamente. Non ho mai avuto ambizioni di gloria: da piccolo gli altri bambini desideravano diventare attori belli e famosi, io sono sempre rimasto con i piedi per terra. Terra che adesso non vorrei mi franasse sotto i piedi. A 17 anni".
Centinaia di mail al giornale, migliaia di condivisioni su Facebook. Molti apprezzamenti e molte critiche. Sei pentito di averla scritta?
"Nessun pentimento, ma molta ansia, questo sì. Non mi aspettavo tutto questo. Volevo lanciare un sasso nello stagno, con la speranza che chi deve farlo lo andasse a recuperare e da me non si pretendesse altro. Non voglio diventare qualcuno da mostrare in televisione. Non sono il rappresentante di una categoria. Già mi sento molto esposto".
Lanci la pietra e ritiri la mano?
«Non la ritiro per codardia, ma perché provo a fidarmi delle istituzioni. È una fiducia mal riposta? Tocca a loro lavorare adesso. Se i parlamentari si svegliassero la mattina pensando che il luogo in cui vanno è costato la vita a molti, ci sarebbe ancora la speranza di un miglioramento».
Immagino che tu debba proteggere non soltanto te stesso.
«È vero. Ho vissuto la mia storia con altre persone».
Il coming out Nessuno sa di me, solo i miei genitori. So che tutti mi vorrebbro con occhi diversi e io voglio essere giudicao solo per quello che valgo.
Quali?
«La mia famiglia. Una famiglia che sta facendo quadrato attorno a me e che io sento liberamente di dover rispettare».
Ti ha scritto una madre. Dice: «Mio figlio aveva 21 anni quando mi ha detto di essere gay. A dispetto del mio essere atea e lontana dai pregiudizi è stato un duro colpo. È difficile accettare l'idea che non sarai mai nonna, ci vuole tempo per capire che ci saranno nuovi motivi di orgoglio e complicità. Ricordati di essere orgoglioso di quello che sei».
«Parole molto belle. Mia madre e mio padre sono sempre stati molto presenti nella mia vita. Hanno notato i miei cambiamenti, qualche tempo fa mi hanno domandato se c'era qualcosa che dovevo dir loro. Gli ho detto sì, sono gay. Ci sono state conseguenze positive e negative, di cui non voglio parlare. Ora siamo assieme. I miei genitori sono cattolici, penso di poterli definire molto credenti, ma non religiosi, nel senso che non si curano dell'esteriorità della fede. Alcune cose sono diventate più facili».
Chi altri sa?
«Nessuno. Non tra gli amici, non a scuola».
È come se tu vivessi nascosto.
«In un certo senso è così. Diciamo che sono consapevole delle conseguenze a cui andrei incontro svelandomi. Preferisco restare al mio posto. La gente mi guarderebbe con occhi diversi. Credo invece di dover essere giudicato per ciò che valgo e per quanto posso dare agli altri».
I giornali, la Rete. Hai letto tutto?
«Quasi tutto. Un fiume che è diventato via via più impetuoso e a tratti oscuro. Accetto anche i dubbi di tanti e i commenti negativi, ma non quelli di chi mi accusa di vittimismo. Non ho pianto su me stesso. Perché ci sia una vittima deve esistere un carnefice. Nel caso dell'omosessualità non c'è. A meno che non si voglia tirare in ballo Dio. Qualcuno nasce con i capelli biondi, qualcuno con gli occhi neri, altri nascono gay».
La tua lettera ha diviso la trincea del centrodestra e riacceso qualche dubbio nei cattolici. Si affaccia l'ipotesi di una iniziativa di legge bipartisan per i diritti degli omosessuali. Te l'aspettavi questa risposta politica?
«Mi viene da ridere. Di politico io non ho nulla, non riesco neppure a leggere ad alta voce in classe. C'è chi in quella lettera ha voluto vedere anche cose alle quali neppure avevo pensato. Non sono molto ottimista, credo che tra un paio di giorni tutto tornerà come prima. I partiti hanno bisogno di tenere le questioni aperte per scopo elettoralistico. Il diritto alla normalità non ci è concesso. Temo che l'Italia non sia pronta a fare questo passo, pensi alle difficoltà che sta incontrando un paese liberale come la Francia, dove il cardinale di Parigi si è vantato di essere riuscito a portare nelle piazze anti-gay anche gli atei. Noi siamo un paese che si accoda, anche in guerra ci siamo sempre andati dopo, cercando di scegliere l'alleato vincente. Azzeccandone pochi. Prima di fare il passo aspetteremo il resto dell'Europa».
Torno alla Chiesa. È l'ostacolo principale?
«Una spina nel fianco. Il potere temporale della Chiesa ha soffocato il cristianesimo. Eppure la Chiesa dovrebbe essere madre di tutti quanti, anche dei figli di cui non è particolarmente orgogliosa. Credo che nelle alte gerarchie vaticane l'odio contro i gay sia forte, ma se poi vai a parlare con i preti delle parrocchie ritrovi la chiesa cristiana, quella che sta accanto alla nostra piccola vita quotidiana. Penso a don Gallo, per esempio. Ecco, sembra di essere tornati alla Francia del 1700, alla divisione tra alto e basso clero. Ripongo molte speranze in papa Francesco, nella sua volontà di affidarsi al Vangelo».
Laura Boldrini ti ha scritto per invitarti a un incontro alla Camera. Ci andrai?
«In questo momento non lo so. Le risponderò privatamente. È stata pacata e risoluta. Nelle sue parole ho colto anche una raccomandazione, come se volesse mettermi in guardia da qualche pericolo accostando la mia esperienza al dramma della ragazza di Novara. Mi ha parlato da madre, vorrei riuscire a risponderle da figlio».
Quanto frequenti il web?
«Non moltissimo, lo studio mi lascia poco tempo libero. So che per sottrarsi all'odio che scorre nel paese non basta staccare la spina del computer. Le parole possono uccidere, a volte sono peggio dei pugni perché ti colpiscono più in profondità e il livido non va via».
Perché c'è così tanto odio in giro, secondo te?
«La crisi, la rabbia, la disoccupazione, il futuro di noi ragazzi cancellato. Si vive nel proprio giardino, si tira su il filo spinato».
Tu pensi come un adulto, meglio di tanti di noi.
«Si sbaglia, sono un adolescente che fa i conti con qualcosa di più grande di lui. Forse è solo una questione di maggiore o minore sensibilità. È difficile tenersi tutto nel cuore, ci sono problemi che non si risolvono unicamente con le proprie forze. Allora cerchi qualcuno che ti accetti, che ascolti. La mia lettera non vuole dire altro, se non: siamo qui, esistiamo, fateci esistere. E vuole sapere una cosa: non mi aspetto nulla».
Il Coraggio Ho scritto pensieri che mi scivolano sulle dita. Non ho mai avuto ambizioni, anzi: non vorrei che ora la terra mi franasse sotto i piedi
Quanto dolore c'è stato nella tua vita?
«Quello che prima o poi tocca a tutti quanti: eterosessuali, single, sposati, conviventi, donne e uomini. Ho letto da poco un bel libro di Peter Cameron sul rapporto tra un padre e il figlio omosessuale dal titolo “Un giorno questo dolore ti sarà utile”. È la sola risposta che le so dare e che mi auguro».
Un padre a un figlio e a Davide
Questo è quanto un padre di un ragazzo (in realtà un uomo, ma per un papà il figlio è sempre un ragazzo) che lavora all’estero in buon posto e che vive felice con un compagno, desidera comunicare a Davide , che sentendosi solo ha inviato una lettera a “Repubblica” che ha già avuto delle risposte umane da persone pubbliche. Volevo dirti che il tuo è un momento di sconforto, comprensibile, ma che in realtà non sei circondato dalla solitudine; ci sono molte altre persone che portano avanti con orgoglio e chiarezza il diritto a essere riconosciuti per come sono.
Se poi ci sono delle persone che ammantano i propri gesti malati e disperati di motivazioni “superiori” , queste persone sono all’interno della società dell’apparenza dove c’è confusione e si è perso il vero significato delle parole e dei gesti. Una persona che pone fine alla propria vita non può che essere un disperato e un malato; nasconde a se stesso l’incapacità di accettarsi come è o di accettare il suo fallimento (come persona non va giudicata, la compasione va data ha chi ha dentro un grande problema e un dolore , ma deve essere chiaro che purtroppo la vita non ha prevalso) . Attribuisce la colpa del suo gesto violento contro la vita, e contro sè stesso, ad altri mascherandolo con un obiettivo più alto. Desidera essere ricordato per un gesto estetico da superuomo, ma in realtà si inserisce molto bene nel flusso di questa nostra società rancorosa e fomentatrice di odio in cui ognuno (talvolta si salva solo la famiglia) diventa nemico di tutti gli altri e in cui il più debole, sentendosi schiacciato, può rivolgere la violenza contro sé stesso.
Questo è quanto il padre ha scritto al figlio quando costui ha dichiarato a lui e a sua madre di essere gay.
Caro….. …..
è stato bello ieri sera trovarti sveglio quando sono tornato a casa: ho ringraziato … (una sua amica)… e ti ho accarezzato sulla guancia. E’ stato uno di quei momenti che mi riempiono, mi toccano nel profondo, e diventano un punto solido, fermo a cui mi appoggio quando devo ricaricarmi.
Penso a tutte le persone (esempio la zia che vive sola) a cui la vita non riserva soddisfazioni e gioie di questo tipo.
Il mio rapporto con te è pieno di questi momenti. Fin da prima che tu nascessi. Ho ben presente quando la mamma ti aveva in pancia e ti ho visto alla prima ecografia ed il tuo cuore batteva, pulsava, si espandeva e si restringeva: eri tu che prepotentemente, con forza ti facevi avanti e ti affacciavi alla vita…. …. Come quando quella notte di capodanno che ho fatto l’amore con la mamy e ho sentito un’energia passare attraverso me e lei…………. mi ricordo, come fosse ora, quella volta che ti ho accompagnato alla scuola elementare il primo anno, e tu, giunto all’inizio della strada che conduceva all’edificio scolastico, mi dicesti: “papà posso andare da solo” …e io “ma certo” ..e ti mettesti a correre contento verso la scuola. Ne hai fatta di strada da allora ………….posso continuare…. fino alla tua decisione di passare al Diem (un indirizzo della laurea in economia e commercio in Bocconi) ad affrontare una nuova situazione nella quale ho capito che prendevi in mano la tua vita e decidevi come costruirla.
Vedi la tua sensibilità, il tuo modo di essere li ho sentiti in vari momenti. Quando mi hai comunicato di essere gay, non hai fatto altro che rendermi consapevole di una parte di te che non è che altro un aspetto, un arricchimento del tuo vissuto e della tua esperienza. Vedrai che non è l’ultima scoperta che farai su di te. Sono sicuro che ne farai molte anche in età avanzata. Io ne ho fatte alcune anche di recente; se non avessi avuto la testa un po’ dura me ne sarei accorto prima e avrei vissuto un po’ meglio.
E’ proprio la tua curiosità, la tua sensibilità che ti porterà a questo, a vedere la varietà della vita in te e nelle altre persone.
“ La vera moralità non sta nel seguire la via già tracciata, ma nel cercarla dentro di sé, senza paura” Ghandi
Poi ci sono le persone stupide, ignoranti, che hanno pregiudizi, che ti attaccheranno e ti offenderanno come attaccheranno e distruggeranno le cose belle e vitali. Sono persone che non hanno coraggio di guardarsi dentro o di accettarsi per come sono e quindi buttano la loro distruttività contro qualcosa, contro qualcuno e talvolta contro se stessi.. Capirai che sono persone che possono fare del male, ma come dicevo sono stupide, banali, piene di paura e di pregiudizi.
Tu continua per la tua strada con quell’atteggiamento e modo di fare che c’è nello scritto che hai appeso al frigorifero e che conosci già:
dance balla
as though no one is watching you come se nessuno ti stesse guardando
love ama
as though you have never been hurt before come se prima tu non fossi mai stato
ferito dall’amore
sing canta
as though no one can hear you come se nessuno ti stesse ascoltando
live vivi
as though heaven is on hearth come se il cielo fosse già qui in terra
L’errore, l’incapacità di capire delle persone dipende dal fatto che sono convinte che ci sia solo un determinato modo di sentire, essere, vivere e amare: il loro. Quello diverso dal proprio non lo vedono come una ricchezza, una realtà variegata, multiforme e con molti colori.
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Un abbraccio
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Si ricorda che due regioni meridionali hanno due presidenti di regione gay dichiarati.
Le lettere
Sei speciale proprio perchè diverso. Sono Roberto di Palermo, 32 anni a ottobre, il tuo grido di aiuto mi ha colpito..... Rivedo me stesso 17enne con le stesse sensazioni. Fai della tua omosessualità il punto di forza, non il tuo tallone d'Achille. Non sei diverso. Sei speciale. Lettera firmata
Paese migliore di quanto appare. Caro davide non c'è nulla di sbagliato in te, sei stato fortunato a nascere gay. La nostra sfortuna sta semmai nel vivere in un paese che si rifiuta di capire la bellezza dell'amore quando è fra due uomini o due donne. Nonosatnte sacche di intolleranza , però, l' Italia è meglio di quanto appaia. Fabio Ronmani, presidente di Arcigay.
Gioisci, non umiliarti. Caro Davide, la tua lettera mi ha sconvolto: "Non a tutti è data la fortuna di nascere eterosessuali". Mi è mancato il respiro. Quanto disamore per me stesso in queste parole. Non permettere a nessuno di sminuire, umiliare schermire la forza del desiderio che senti, che è valore e gioia. Eugenio Bolongaro
Non siamo fortunati. La cosa più tragica nella lettera di Davide sta nella frase: "Non a tutti è data la fortuna di essere eterosessuali" Lo vorrei abbracciare e rassicurare e dirgli che non ha ragione per essere sfortunato. Vorrei che presto potesse sfilare con noi in un Pride e sentirsi orgoglioso. Antonio Soggia
Come un figlio. Scrivo queste righe per dire che se fossi la madre di Davide sarei orgogliosa di lui. Ornella Abbondio
Ma cambiare dipende da noi. Caro Davide chi ti scrive è un 16enne gay che ha scelto di vivere la propria omosessualità apertamente, affontando molte difficolta e momenti di tristezza. o cosa si prova ad alzarsi alla mattina e non aver voglia di cominciare la giornata sapendo che sarai discriminato, offeso, picchiato per la tua stessa sessualità. Nonostante tutto questo, un po' di tempo fa, ho deciso di dichiarare pubblicamente la mia omosessualità. Vorrei lasciarti un messagio di speranza: cambiare l'Italia si può. Riccardo Olivieri
Basta piangersi addosso. Questa lettera non è un' alternativa al suicidio. Si suicidassero pure gli omofobi, i seminatori di odio. Ho vissuto le stesse paure del sig. Tancredi che mi hanno portato ad andare via da casa a 21 anni. Ma la fase del piangersi addosso ora per me è finita, spero per tutto l'universo omosessuale italiano. Raffaele Fabbrozzi
Che bello sfilare insieme. Caro Davide, nella tua lettera non parli dei tuoi rapporti con i genitori, e il mio punto di vista è quello della madre di un ragazzo gay. Mio figlio aveva 21 anni quando mi ha detto (stavo per scrivere confessato, ma si confessano le colpe) di essere gay. A dispetto del mio essere area, lontana dai pregiudizi, nemica di tutte le discriminazioni eccetera, è stato un duro colpo. E' difficile scoprire che un aspetto così importante della vita di una persona che più ami al mondo ti era totalmente sconosciuto, è difficile accettare che non sarai mai nonna, ci vuole tempo per capire che ci saranno nuovi motivi di orgoglio e complicità, e poi finalmente scopri che è facile e bello sfilare con lui al Gay Pride. Felicita Angly