VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti
Quando i bambini giocano noi diciamo loro che le regole sono fondamentali . Occorre fissare e rispettare le regole nel gioco. Ebbene nel grande e importante gioco della politica l’attuale gruppo dirigente del PD e il Capo del Governo non fissano loro le regole e di conseguenza il caso Berlusconi sarebbe chiuso da un pezzo, anzi non si sarebbe fatto questo governo. Non si tratta di inventare delle nuove regole, ma di applicare quelle che la storia ci ha consegnato. 48: non vi dice niente questo numero? fare un quarantotto? Ebbene nel 1848 in tutta Europa ci furono delle rivoluzioni, con versamento di molto sangue, per sottomettere il potere assoluto del sovrano alla legge, anche chi aveva il potere e governava doveva governare rispettando le norme fissate dalla costituzione, doveva essere sottoposto alla legge. Si può chiamare democratico un partito che non applica questo insegnamento storico ?
E’ una questione politica e di civiltà, non si tratta di essere dalla parte dei giudici, non si può lasciare risolvere questi problemi alla magistratura. Perché si diffonde l’idea che la democrazia sia una questione di voti e di consenso elettorale mentre è il governare in un determinato modo; è il governare rispettando le regole e i ruoli delle funzioni e dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Non può chi governa ritenere di essere al di sopra del potere giudiziario e di non essere sottoposto alle leggi. Anche tra i cosiddetti compagni si è perso questo senso della democrazia, figurarsi nell’altro campo. Il PD su questo punto non solo non ha dato battaglia politica: una idea si combatte con una idea, ma si è adagiato sulla corrente del senso comune stravolto da chi ha a disposizione dei potenti mezzi di comunicazione.
<<La nostra costituzione, a tale proposito, proclama che “tutti hanno diritto a manifestare con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione il proprio pensiero”, ma questo non significa che tutti hanno garantita la possibilità di usare i mezzi di comunicazione in condizione di uguaglianza. Vi sono mezzi liberi ed uguali (la parola), mezzi per i quali la libertà dipende dalla ricchezza, mezzi per i quali la libertà dipende dalla ricchezza (grandi strumenti di comunicazione, che sono di proprietà o sono controllati da chi ha mezzi finanziari adeguati) altri per i quali l’accesso avviene a discrezione di alcuni soggetti (In Italia l’accesso alla televisione dipende dalla pubblica autorità ). Che in pratica una persona riesca a manifestare con efficacia il proprio pensiero dipende quindi dalla ricchezza o dal volere di altri, cioè dalla proprietà e dai diritti di altri. In realtà questa proprietà e diritti sono tanto concentrati che solo pochi hanno i mezzi materiali più efficaci per manifestare il pensiero, la libertà di tutti gli altri non proprietari si riduce in sostanza al poter parlare liberamente. Sempre meglio che niente, visto che in tempi non lontani anche il solo dire alcuni pensieri poteva essere causa di repressione penale ( e lo resta in molti paesi). Ma certo un misera libertà di fronte alla “libertà” di chi mediante giornali, radio e televisione può influenzare, condizionare il pensiero di milioni di altri uomini. >> Giuseppe Ugo Rescigno: Corso di diritto pubblico. Zanichelli 1979
Dove è sparita la disposizione sul conflitto di interessi ? Si può chiamare partito democratico chi accetta tranquillamente questo stato di cose? E che con la sua iniziativa non tende a rendere effettiva l’eguaglianza dei cittadini e le condizioni di partenza? Art.3 della costituzione,
Vale la pena di ascoltare queste interviste a CIVATI candidato a segretario del PD poi ognuno è in grado di tirare le sue conclusioni. A Milano, alla festa del PD, era rilassato. Molto ironico e autoironico, ha parlato della situazione sociale e politica italiana facendo delle proposte adeguate e sensate, dicendo le cose come stanno e non nascondendosi dietro a difficoltà oggettive. La politica come modo di affrontare i problemi e le questioni; non ha mai attaccato gli altri candidati alla segreteria; ha auspicato, per il congresso; un reale confronto sulle tematiche e sulle proposte.
Intervista a CIVATI al festival nazionale di GENOVA
Intervista a Pontelagoscuro
http://www.ciwati.it/2013/09/08/in-diretta-streaming-dalla-festa-di-pontelagoscuro/
L’altra sera ero alla Festa Democratica di Firenze.
Volevo sentire cosa aveva da dire Pippo Civati, candidato alla segreteria del Partito Democratico.
Non perché non sappia quali siano le sue idee – seguo con interesse il suo blog – ma perché era la prima volta che lo sentivo parlare dal vivo e devo confessare che comincia ad affascinarmi non poco la sua evoluzione all’interno del partito, rafforzata dalla presa che la sua figura comincia ad avere tra la gente.
A chi è interessato consiglio di leggere il breve resoconto della serata che ho scritto oggi per l’Espresso.
Quello che voglio aggiungere qui sono alcune sensazioni che ho avuto nell’assistere al dibattito di due ore animato da Civati.
Prima di tutto, non posso fare a meno di ribadire come mi sia apparsa marcata la differenza tra lo stile “american convention” di Matteo Renzi, che monologa facendo ricorso a filmati ed immagini, e lo stile “friendly” di Pippo Civati, che predilige il dialogo col pubblico e invita ripetutamente al confronto e all’analisi.
Il ‘racconto’ di Civati è quello di un’osservatore attento della politica, che parla sempre con cognizione di causa, che ripercorre gli avvenimenti storici del partito e degli avversari con onestà e spirito critico, anche a costo di dire “qui abbiamo sbagliato” (già di per sé una rarità, nel nostro panorama politico).
Non deve essere per nulla facile fare l’anima critica all’interno di un partito come il PD, arroccato da tempo su posizioni sempre più lontane dal suo elettorato (e paradossalmente da qualsiasi elettorato, aggiungerei).
Per questo la passione con cui Civati sta tentando di risvegliare la ’sinistra’ del partito - da un lato sfigurata per via dell’abbraccio col PdL del pregiudicato Berlusconi e dall’altro apparentemente annacquata dalla vocazione centrista di Matteo Renzi – suscita rispetto e ammirazione. Ed è proprio questo che mi è parso di respirare nell’aria osservando chi era presente all’incontro dell’altra sera. Mi ha colpito l’attenzione con cui chi seguiva partecipava ai ragionamenti di Civati.
E questa è l’altra grande differenza che ho colto tra gli stili comunicativi di Pippo e Matteo: il primo è analitico e mira ai contenuti per trasmettere i valori; Matteo punta più sull’emotività del pubblico ed è abile nell’accendere gli animi, talvolta sacrificando i contenuti.
Si sente spesso dire che la lotta di Civati, fatta all’interno del PD, è inutile, visto come si è “svuotato” il PD negli ultimi tempi.
Capisco il senso di questa obiezione, ma non sono d’accordo. Credo fermamente che un partito non sia fatto soltanto dai politici che lo compongono, ma soprattutto dall’insieme degli elettori che si riconoscono in alcuni valori fondamentali.
Civati ha rilanciato l’impegno su tematiche di rilievo quali i diritti dei lavoratori (abbassare le tasse e mettere mano agli ammortizzatori sociali), l’importanza dell’ambiente, i diritti civili e i matrimoni gay (cui è favorevole), il no alla guerra, il taglio a stipendi e pensioni d’oro (anche dei parlamentari), la legalità e la lotta a clientelismi e conflitti di interesse nel segno di una reale uguaglianza.
Ebbene quanti sono gli elettori del PD (tra illusi e disillusi) che si riconoscono in questi valori? Se non è il 100% poco ci manca.
Ecco, il PD è di questi elettori. Non dei vari Franceschini, Fioroni, D’Alema, Veltroni. La classe dirigente che ha fallito nell’incarnare i valori di riferimento del proprio elettorato deve andare a casa. E il partito, in modo lecito, deve essere passato in consegna a chi realmente può esserne il rappresentante. Perché il partito è ‘una parte’, ma deve essere di tutti. Ed è questo il motivo per cui secondo me la battaglia di rovesciare lo schema dall’interno è meritevole di essere combattuta.
Civati l’altra sera ha parlato del PD come di un “progetto culturale”. È un concetto importante, a mio giudizio, e spesso dimenticato. Un partito deve rappresentare un modello di società. Non è un semplice contenitore di voti.
In tal senso il progetto di Civati è lungimirante. Mira a ridisegnare i lineamenti di una società che si è smarrita nella corruzione e nei favoritismi. Mira a (ri)aggregare e, nel farlo, indica una direzione precisa: la partecipazione.
Credo che un progetto così meriti di essere seguito con attenzione.