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VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti

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I piaceri della vita slow life

Slow living é nato negli USA in seno al movimento slow food creato da Carlo Petrini. Predica il consumo di prodotti locali e un uso meno frenetico del tempo. La Jovovich racconta: "Ho imparato a dire no" e rivela i piaceri della "slow life".

"Ecco le gioie di una giornata normale" Ho lavorato duramente per venticinque anni, ora però è tutto diverso. Ho scoperto tutto il tempo possibile con mia figlia. Per lei ogni cosa è nuova

Un giorno, all’inizio di questo 2013 che sta finendo, Milla Jovovich si è detta: «Basta, stavolta salto un turno». E, dopo 25 anni di lavoro ininterrotto, lei che ne sta per compiere trentotto il 17 dicembre, ha disertato i set adrenalinici della saga Resident Evil, diretta dal marito Paul W. S. Anderson, ha decelerato con campagne pubblicitarie e sfilate, tappeti rossi e mondanità e si è messa in pausa per seguire meglio la figlia Ever, nata sei anni fa. «Mi sono presa dodici mesi lontano dal set per fare cose normali. Sono molto concentrata su Ever. Voglio che conosca il valore del tempo, che conservi i ricordi. Per questo viaggiare e spostarsi come prima non è possibile», dice Jovovich. Che davvero, da quando, poco più che bambina, è stata scoperta dal fotografo Richard Avedon e dalla Disney, non si è fermata mai. «Mi capitava di arrivare in una città per lavoro, di trattenermi qualche ora e poi di andare subito via. Anche se ho viaggiato in tutto il mondo, in qualche modo è come se non l’avessi fatto». Dal "Ritorno alla Laguna Blu" (1991) al sesto episodio di Resident Evil, tutti i volti di Milla Jovovich sul grande schermo «Da quando è nata mia figlia, voglio godermi ogni luogo lentamente e conoscere la vita vera. Perché nella realtà non soggiorni in un albergo di lusso. Non fai solo la strada tra l’aeroporto e il set. Ora, quando sono in viaggio, cerco di trattenermi un po’ di più nei luoghi. Non mi va di andare un attimo al festival di Cannes e poi di tornare subito a casa a Los Angeles. È uno spreco di tempo. Intendiamoci: finora non credo di aver buttato via il tempo, ho lavorato, e anche sodo. In questo momento, però, è tutto diverso». È per questo che l’attrice e modella di origini ucraine in primavera si è concessa la passerella della Croisette come semplice spettatrice. Poi, invece, di volare oltreoceano, accompagnata da madre e figlia, ha fatto tappa in Italia: Venezia, Milano, Roma. Qualche foto, una performance live da protagonista mentre apriva la Biennale (Future/ Perfect, firmata dall’artista Tara Subkoff), sì, ma per il resto, stando anche agli scatti postati su Instagram, la sua è sembrata una lunga vacanza. «È così, è stata una vera vacanza – spiega – e anche una scoperta. Alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, ho visto quei meravigliosi ritratti di donne dei maestri della pittura veneta... Quei volti dicono tutto. Raccontano la passione, l’amore, sono la materializzazione delle emozioni. Preferisco i classici all’arte contemporanea, a quegli artisti che girano per New York dandosi un tono come fossero geni assoluti. Credo dipenda dal fatto che, avendo cominciato a lavorare molto presto, non ho mai avuto il tempo di esplorare i grandi maestri dell’arte. Quest’anno, però, è stato diverso». Quest’anno Milla Jovovich dice di avere scoperto un po’ di lentezza e un po’ di vuoto. Lei che è sempre stata abituata a correre come le eroine che ha interpretato al cinema – Leeloo di Il quinto elemento, Giovanna d’Arco, Alice di Resident Evil – e a riempire le giornate. L’appagamento che può nascere dal rallentare, Milla l’aveva sfiorato già anni fa, su un set cinese: «Avevo portato con me mio fratello Marco, che allora aveva 15 anni. Siamo stati a Pechino e poi in Mongolia. Abbiamo passato due settimane insieme, spostandoci con gli elicotteri tra il deserto e Ulan Bator. Per lui sono stati giorni insopportabili. Senza niente, senza luce la notte, con un ritmo del tempo diverso. Gli unici colori erano quelli della natura. Ci capitava di attraversare posti senza alcuna traccia di modernità, al massimo c’erano villaggi poverissimi. Qualche settimana dopo il ritorno in America, Marco mi ha chiamata al telefono e mi ha detto: “Grazie per quel viaggio, adesso che sono qui in Florida è strano perché vedo gente che ha tutto ed è depressa, laggiù non hanno nulla, ma sono così allegri, i bambini sorridono nel vento che soffia forte. Sono felici di accogliere gli estranei. La gente quel poco che ha lo mette in comune”. Quel viaggio ha cambiato il modo di vedere la vita di mio fratello. Così penso sempre che, quando mia figlia sarà adolescente e cominceranno i problemi che i ragazzi creano a quel-l’età, le dirò subito: “Andiamo dritti in Mongolia”. Perché lei apprezzi di più le cose che ha». Certo, dopo averla vista salvare il mondo, guidare gli eserciti e uccidere zombie sul grande schermo, viene difficile immaginare Milla Jovovich chiusa in casa, nella parte, inedita, di “casalinga disperata”. «Invece è così – risponde lei –. Ma disperata no: faccio cose normali come una madre normale. Durante la settimana mi sveglio alle sette, vesto mia figlia, le preparo la colazione e la porto a scuola in macchina. Poi faccio la spesa e torno a casa, rispondo a qualche telefonata, magari mi concedo di leggere qualche copione. Riprendo Ever a scuola, la accompagno a fare sport, poi cucino la cena». Probabilmente, se al cinema interpretasse un ruolo così, il film non incasserebbe un dollaro. «A essere onesti per me è complicato vivere lentamente. Quando sei abituata a non stare mai ferma, può essere difficile staccare. Ma ho sempre cercato di ricavare un po’ di tempo soltanto per me e per la mia famiglia, questa non è la prima volta. Bisogna saper dire “stop” e fermarsi, quando ce n’è bisogno. Per me è un ruolo preciso quello che ho “interpretato” a pieno quest’anno, anche se lo show business ti richiede di essere sempre “connesso”». Dopo un anno di riposo, però, per il 2014 Milla Jovovich ha tutta l’intenzione di recuperare. Tanto per cominciare, sarà nel Cimbelino di Shakespeare ambientato nel ventunesimo secolo che Michael Almereyda (già autore di Hamlet 2000) girerà a New York con Ethan Hawke e Ed Harris. Tornerà poi a imbracciare il mitra in Resident Evil 6, capitolo conclusivo della saga tratta dall’omonimo videogioco. Infine reciterà accanto a Emma Thompson e Pierce Brosnan nel thriller politico Survivor, diretto da James McTeigue. Insomma, la vita slow ha i giorni contati. Il bilancio di quest’anno? «Ho speso tutto il tempo possibile con mia figlia: per lei ogni cosa è nuova ed eccitante e attraverso Ever lo diventa anche per me. E poi... attenzione: sto imparando anche nuove ricette di cucina. Sono una grande cuoca, lo sa? Ma bisogna migliorarsi di continuo, altrimenti si rischia di annoiare gli ospiti che vengono a cena». Già, sai che noia sennò cenare con Milla Jovovich?

LA FAVOLA DI YURI L'UOMO CHE VIVEVA AL RALLENTATORE

Il saggio.  Maria Novo: in "Vivere slow" ed. Dedalo. Propone  idee e strategie per riappropriarsi del proprio tempo  e li berarsi dalla schiavitù della produttività. Cominciando dal riflettere sulla causa dell'accelerazione della nostra esistenza, responsabile dello stress che affligge la società moderna.

Yuri Esposito è l'uomo più lento del mondo. Più lento di lui, due secoli prima, c'è stato solo John Franklin, che peròè una leggenda, un personaggio fuori dall'ordinario, eroico e memorabile. Mentre Yuri è un uomo normale, e con tutta la sua normalità è protagonista di un film. E infatti lo incontri al cinema. John è più timido, appare di meno: lo trovi nei libri di storia e in un romanzo scritto trent'anni or sono dal tedesco Sten Nadolny, subito diventato la bibbia del vivere lento ben prima che Slow Food, con tutto ciò che ne consegue, venisse anche solo immaginato. Il titolo è invitante, La scoperta della lentezza. Che è una bella esperienza da scoprire: necessaria per vivere e non solo sopravvivere, per stare nelle cose e non solo correrci in mezzo. Poiché la lentezza fa conoscere il tempo. Invece, il film che racconta la storia di Yuri Esposito ha per titolo il suo nome ed è appena passato all'ultimo Torino Film Festival. Prodotto da Max Chicco, diretto da Alessio Fava, scritto da Leonardo Staglianò, ha fra gli interpreti Matteo Lanfranchi, Beatrice Cevolani e Claudio Morganti. Yuri non conosce la velocità, e neanche la normalità. Ha quarant'anni, fa il restauratore, in piscina pratica apnea statica, è fidanzato con Lucia e si muove al rallentatore. Cammina, lavora, mangia, parla a rallentatore. Anche l'amore, lo fa a rallentatore. Quando Lucia gli annuncia che aspettano un figlio, di colpo si sente inadeguato. Teme di non poter essere un buon padre. Vuole diventare normale: rapido e scattante come gli altri. E cominciano i guai. Se avesse letto La scoperta della lentezza, avrebbe imparato ciò che il mondo non insegna più. Si sarebbe ricordato di John Franklin, che a dieci anni era così lento da non riuscire ad afferrare una palla. Nessuno rimaneva immobile come lui per ore. Lo prendevano in giro, lo consideravano un disadattato. Per sfuggire a quella condizione, John cercò un luogo dove nessuno potesse ritenerlo troppo lento. La cosa migliore era raggiungere il mare e una nave. E s'imbarcò. Doveva studiare per apprendere la sveltezza, pensava. Studiareè l'unico modo per far passare le paure, sapeva. E un giorno finalmente sarebbe stato più svelto di tutti quelli che lo superavano. Voleva diventare come il sole, che soltanto in apparenza si sposta lento nel cielo, ma i suoi raggi sono veloci come baleni. Diventò ammiraglio, governatore, leggenda. L'inglese John Franklin (1786-1847) è stato uno dei più grandi esploratori artici, colui che ha scoperto il mitico passaggio a Nord-Ovest. Alla fine del libro che lo racconta, c'è questa frase: "Chi ignora che cos'è il tempo non può capire nessuna immagine". Non può capire se stesso e nessun'altra cosa. GIAN LUCA FAVETTO

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