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Il Dna scritto dalla Storia così guerre e invasioni hanno segnato i nostri geni Da Gengis Kan a Marco Polo, conquistatori, commercianti e migratori hanno rimescolato il patrimonio genetico. Lo rivela uno studio dell’Università di Oxford e dello Ucl di Lonfra su 95 popoli diffeuso da “Science”
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE Ennio Franceschini - La repubblica Siamo tutti figli di Gengis Khan. O di Marco Polo. O dei califfi d’Arabia. Insomma per dirla in modo politicamente scorretto ma chiaro: siamo tutti almeno un po’ bastardi. Una brutta notizia per chi vorrebbe (ancora!) difendere la propria razza e chiudere le frontiere agli immigrati che ne minaccerebbero la purezza. Una buona notizia per chi pensa che la globalizzazione non sia solo un rimescolamento di merci, ma pure di uomini (e donne), e duri da un bel pezzo. Che i grandi imperi e i grandi commerci del passato avessero contribuito a mischiare (in camera da letto) i popoli, era cosa nota agli storici e a chi ha occhi per vedere. Adesso giunge un’autorevole conferma scientifica: uno studio dell’Università di Oxford e dello University College London (Ucl) sulla composizione genetica di 95 popolazioni differenti. Da cui risulta in modo inoppugnabile l’impatto dell’orda d’oro di Genghis Khan, del colonialismo europeo, dei commerci lungo la via della Seta e di quelli di schiavi condotti dai califfi arabi, sul Dna delle genti odierne da un capo all’altro della terra. La ricerca rivela dimostrazioni concrete che il codice genetico dell’esercito del grande condottiero mongolo, il cui impero nel 13esimo secolo si stendeva dall’Europa alle steppe asiatiche, è oggi riscontrabile in almeno sette popoli in varie regioni del nostro pianeta, dagli Hazara del Pakistan agli Uiguri della Cina, dagli uzbeki ai turchi. Ma usando nuove tecniche che gli autori hanno ribattezzato “metodo globetrotter”, il rapporto non si limita a stabilire chi ha lasciato tracce nel Dna di chi: è anche in grado di precisare in che periodo è avvenuto il passaggio e in quale percentuale ha pesato sulla composizione genetica. Per esempio, nel caso di Gengis Khan e dei suoi guerrieri, ci sono prove che il Dna dei mongoli è entrato in quello degli Hazara pachistani nel 1306, cento anni dopo che il Khan fu proclamato imperatore dei mongoli, ed è ancora oggi l’elemento preponderante. Gli Uiguri cinesi hanno una proporzione del 50 per cento di sangue mongolo nelle vene; gli abitanti dell’ex-repubblica sovietica dell’Uzbekistan del 39 per cento; i turchi dell’8 per cento. Più ci si allontana dal cuore dell’impero mongolo, dunque (e ragionevolmente), più diminuisce l’influenza genetica. Discorso analogo si può fare per le tracce lasciate nei Tu della Cina, attorno all’anno 1200, da europei simili ai moderni greci o altri popoli mediterranei: il lascito che Marco Polo e i suoi seguaci lungo la via della Seta diedero alle regioni (o me- glio alle donne) che incontrarono lungo il loro cammino. E lo stesso si può dire per l’espansione del colonialismo occidentale nei paesi in via di sviluppo, o per quella del califfato arabo in Europa. In base alle stime dei ricercatori di Oxford e della Ucl, ci sono perfino 6 milioni di Maya che vivono oggi in America Latina, in Europa, in Russia, finanche nel lontano Giappone. Grazie a una mappa interattiva, il rapporto (pubblicato dalla rivista Sciencee anticipato dal quotidiano Independent di Londra) permette così per la prima volta di identificare, datare e caratterizzare il cocktail genetico tra le popolazioni del mondo. «Tutti i popoli della nostra indagine mostrano influenze straniere nel proprio Dna, è la caratteristica più comune come risultato di conquiste e migrazioni. Si può dire che il Dna è stato scritto dalla storia», osserva il professor Garrett Hellenthal, docente di genetica della Ucl e uno degli autori dello studio. Siamo, insomma, tutti figli di Genghis Khan e Marco Polo. A conferma della vecchia massima di Albert Einstein, che all’ingresso negli Usa, fuggendo dalle persecuzioni naziste contro gli ebrei, richiesto da un solerte funzionario americano di specificare su un questionario a quale razza appartenesse, si limitò a scrivere: «Razza umana».
I SICILIANI Le diverse invasioni dell’isola sono ben visibili nel Dna dei siciliani. Dagli africani agli arabi, dagli spagnoli agli inglesi e francesi, senza dimenticare bulgari, turchi, ciprioti, palestinesi, drusi, giordani, sauditi, greci, italiani del nord, toscani e sardi,
ALESSANDRO MAGNO IN PAKISTAN Nel Dna dell’etnia pakistana dei Kalash di trovano frammenti che riportano ad antiche popolazioni europee. Le analisi riportano la mescolanza genetica del 210 avanti cristo e la riallacciano al passaggio di Alessandro Magno in quella zona.
LA VIA DELLA SETA Nel Dna dell’etnia cinese Tu ci sono frammenti che indicano come intorno al 1200 avanti cristo quel popoli si mischiò a una popolazione europea dal peofilo genetico simile a quello greco. l’epoca coincide con l’apertura della via della seta.
“Questa mappa è una lente sugli eventi del passato” ANNA LOMBARDI - La Repubblica
«Una mappa fantastica». Francesco Cavalli Sforza, professore di genetica e antropologia e coautore insieme al padre Luigi Luca di saggi come Chi siamo. La storia della diversità umana, è entusiasta della mappa frutto della ricerca. «Bellissima: davvero racconta la storia delle migrazioni». Cosa la colpisce di più? «La storia dell’umanità è piuttosto nota ma grazie a un lavoro di questo genere si arriva a livelli di finezza straordinari. E poi è un lavoro aperto: man mano che si aggiungeranno nuovi dati aumenterà di precisione ». La storia è davvero scritta nel nostro Dna? «Oggi l’analisi del Dna è sempre più veloce, precisa ed economica. Questo primo risultato visivo è di grande aiuto per gli storici. Un binocolo sempre più potente puntato su eventi che hanno portato alla formazione delle diverse popolazioni». È importante che questa mappa sia online, accessibile a tutti? «È fondamentale. La mappa è semplice, leggibile al profano ma offre informazioni importanti allo specialista». A chi serve? «Agli storici senz’altro, ma anche alla medicina, perché sappiamo che popolazioni con diverse caratteristiche genetiche possono reagire in modo diverso ai diversi farmaci». Le migrazioni quanto hanno arricchito l’umanità? «Credo che la cosa importante sia che, insieme ai geni, ha viaggiato la cultura: non si sono mescolati solo patrimoni ereditari, ma conoscenze». Sulla mappa è rintracciabile perfino il passaggio di Alessandro Magno. «Sono cose che conosciamo dalla storia, dall’arte, dalla linguistica. I geni, insomma, a volte confermano cose che sapevamo già. Ma i dati quantitativi ci permettono di identificare le date in cui hanno avuto luogo. Capire le percentuali di mescolamento che ci sono state è importante per gli studiosi»
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