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Fecondazione assistita: il nosro dolore non é stato inutile

Parla una delle due coppie che hanno convinto con la loro storia la Corte costituzionale a dichiarare illegittimo il divieto: “Noi, trattati per anni da delinquenti, così abbiamo vinto”

di CATERINA PASOLINI -La Repubblica

La scelta di vincere il pudore e portare la nostra storia, il nostro calvario nelle aule dei tribunali è servita: abbiamo aiutato a ridare speranza e più garanzie a tutte quelle coppie che sognano un figlio. Anche se per noi è forse troppo tardi". Elena parla con irruenza e passione, legando attimi di vita privata e spirito civico. Col marito Alessandro, anche lui libero professionista di Catania, forma una delle due coppie assistite dagli avvocati Costantini e D'Amico che hanno convinto con la loro storia la Corte costituzionale a dichiarare illegittimo il divieto di fecondazione eterologa.

A chi dedica questa vittoria? "Alle coppie incontrate nei nostri viaggi della speranza all'estero. A quelle che si sono impegnata la liquidazione, a chi ha chiesto prestiti e inventato scuse per ottenere un mutuo e pagarsi il sogno di un figlio. Ho pensato a chi è finita in mani di gente poco professionale, a sfruttatori, a chi ha lucrato sul desiderio disperato di diventare genitori".

Grazie a voi tutto cambia "Adesso finalmente quelle migliaia di coppie che ogni anno varcavano i confini, forse potranno provare ad avere un figlio vicino ai loro cari, nelle loro città, con un controllo medico accurato e quotidiano o per lo meno raggiungibile. Potranno diventare genitori in sicurezza e senza sentirsi più come dei ladri".

Si è sentita come una delinquente? "Sì noi ogni volta che siamo andati all'estero per cercare una gravidanza abbiamo mentito ad amici e parenti, inventando vacanze o impegni di lavoro inesistenti per nascondere le nostre vere intenzioni. Consci di commettere un reato, di fare qualcosa contro la legge italiana, ingiusta, ma non contro la nostra coscienza. Sentendoci come cittadini di serie B, colpevoli di sterilità e quindi condannati ad agire nell'ombra, a mentire, ad andare oltre confine non sapendo in quali mani saremmo finiti".

Come inizia la sua odissea? "Una vita come tante divisa tra lavoro e matrimonio. Poi all'improvviso, dopo aver avuto mia figlia che ora ha sei anni, mi ritrovo in menopausa a 34 anni. L'ho scoperto dopo un po' di mesi, non capivo perché non riuscivo più a restare incinta. E quando i medici me lo hanno spiegato è stato uno shock, mi sono sentita fallata, persa. Non riuscivo proprio a crederci, mi sembrava che il mio corpo mi avesse tradito, non mi riconoscevo".

La solitudine di chi è sterile? "Sì, nessuno può capire cosa si prova se non ci è passato, e per me era anche più sopportabile visto che una figlia ce l'avevo. Ma comunque è stata durissima. Per questo mi fanno impressione i commenti alla sentenza dei politici, così asettici, segno che loro non hanno mai ascoltato le storie di dolore, di sofferenze, il calvario di chi cerca un bambino che la natura gli nega, che si sottopone a mille cure pur di continuare a sperare".

Crisi di coppia? "Cercare un figlio è un percorso faticoso non solo fisicamente ma soprattutto dal punto di vista emotivo, psicologico. Diventa un viaggio profondo all'interno della coppia che ti porta a domandarti chi sei, cosa vuoi, valutare l'importanza dei legami, l'idea che hai della famiglia, della genetica".

La ricerca del figlio perfetto? "No assolutamente no, noi abbiamo sempre pensato che un figlio è di chi lo cresce e lo ama, non importa se è adottato o se è frutto dell'eterologa. Forse per questo non mi sono mai fatta tante domande su chi fosse la donatrice dell'ovulo che mi avrebbero impiantato fecondato dal seme di mio marito, non era importante. Quando sarebbe nato il piccolo, dopo essermelo tenuto in pancia per nove mesi, sarebbe stato semplicemente il nostro bambino".

Eterologa o adozione per lei è lo stesso? "Sì, tanto che mentre assieme a mio marito cominciavamo a navigare in rete alla ricerca dello studio medico giusto, abbiamo dato avvio anche alle pratiche per l'adozione internazionale. E forse ora, dopo una "gravidanza" di 4 anni ci siamo vicini. Forse arriverà un fratellino".

Quattro anni di tentativi "Un calvario, emotivo, fisico, un alternarsi di speranze e delusioni, di viaggi all'estero, di finte vacanze e di veri segreti. tutto con gran senso di solitudine, col peso delle nostre scelte solo sulle nostre spalle, senza poterlo condividere. Dopo aver guardato le varie offerte su internet abbiamo scelto la Grecia e con la scusa del turismo siamo partiti. Con nostra figlia al seguito che era piccolina, aveva solo due anni. Non avremmo potuto lasciarla sola".

Come è andata in Grecia? "Abbiamo usato tutti i nostri risparmi, circa diecimila euro, tra cure e viaggi. I medici erano bravi e la struttura professionale e accogliente, a differenza dei luoghi in cui sono incappate tante coppie, tante donne che sono finite nelle mani di gente avida, pronta a tutto per soldi e con poche garanzie mediche. Nonostante la bravura dei dottori purtroppo non ha funzionato. Abbiamo fatto due tentativi a distanza di mesi e l'unica gravidanza è durata solo qualche giorno. Neppure il tempo di sperare che era già tutto finito".

A sua figlia racconterà la sua storia? "Sicuramente sì, perché magari la mia menopausa precoce è genetica e quindi anche lei avrà forse bisogno di cure, ma soprattutto racconterò la nostra odissea, il desiderio di diventare ancora una volta genitori. Le parlerò delle difficoltà, della scelta di portare la nostra storia nelle aule di giustizia per il bene e i diritti di tutte le coppie. Le dirò di un paese dove da oggi, anche se resto sterile, non mi sento più trattata come una italiana di serie B".

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Ottenere la gravidanza alla fine è sempre la ricompensa e la gioia più grande.
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