
'SE I DIRITTI SONO DIVERSI'
Adam Smith: trascurare i più svantaggiati provoca una enorme corruzione dei nostri sentimenti morali
George Bertrand Show: gli idioti vogliono l’ineguaglianza. E’ la loro unica chance per risalire
Norberto Bobbio: libertà ed uguaglianza sono i valori che stanno a fondamento della democrazia
I movimenti occupy. Nel 2011 negli USA e in Europa partono le proteste di occupy wall street e indignados: chiedono più diritti e uguaglianza.
Regno Unito: secondo uno studio della Fabian society, nel paese la differenza tra ricchi e poveri oggi cresce più che nell’era della Thacher
Brasile: Lo scorso giugno ci sono state le proteste contro il governo. Nel suo viaggio il Papa ha criticato l’individualismo
Francia: Dopo gli ultimi scontri scoppiati a Trippes, si è tornati a parlare dei ghetti de la Republique
Oggi: In un discorso pubblico il presidente americano Obama ha dischiarato che le disuguaglianze sono il freno del paese
Alain Touraine, dopo i nuovi scontri in banlieue, bisognerebbe cambiare il motto repubblicano in "liberté, inégalité, fraternité"?
«Non esageriamo, la Francia è ancora il paese d' Europa in cui le diseguaglianze sono meno pronunciate. Se guardiamo indicatori classici per misurare la povertà, ci accorgiamo che le disparità economiche sono sicuramente inferiori rispetto a paesi come la Gran Bretagna. Se poi facciamo un paragone tra l' Europa e gli Stati Uniti, allora vediamo che il Vecchio Continente è ancora un' area del mondo in cui viene preservato un ideale di giustizia sociale».
Il sociologo francese sta per pubblicare un nuovo saggio, La fin des societés. Un' analisi di come il "sociale", inteso come organizzazione delle risorse in istituzioni collettive, dalla scuola alla sanità, sia ormai in pericolo di estinzione. Il governo del sociale è stato sostituito da quello puramente economico?
«La globalizzazione finanziaria ha messo a soqquadro un equilibrio che avevamo costruito nell' ultimo secolo, attraverso i movimenti operai, i sindacati e poi le forze progressiste. Ora che l' economia finanziaria può passare sopra al controllo di Stati e nazioni, l' unica cosa che rimane delle istituzioni sociali che abbiamo costruito sono valori morali, come la dignità, il rispetto. Ed è qui che le disuguaglianze, anche in Francia, stanno aumentando».
Le democrazie occidentali hanno ormai accettato che ci siano cittadini con meno diritti degli altri?
«Se guardiamo indicatori sociali che misurano il successo dei ragazzi a scuola, oppure il diritto delle famiglie ad avere una casa, dobbiamo constatare il fallimento della Francia dell' égalité. Questo è stato un paese che ha saputo integrare in modo formidabile gli immigrati, poi il modello è entrato in panne per una ragione connaturata allo Stato: l' universalismo».
INTEGRAZIONE; L’universalismo francese è entrato in crisi con l’incontro delle differenze. Mancano del tutto programmi specifici di integrazione delle minoranze. E questo si traduce nel rifiuto degli altri
È proprio questa la promessa mancata della République?
«La società francese ha sviluppato una resistenza alle differenze in nome dell' universalismo. Nel sistema scolastico, per esempio, è quasi assente un tentativo di offrire programmi di integrazione specifici per le minoranze culturali e religiose, che poi ormai non sono più tanto minoranze. Questo atteggiamento, alla fine, provoca un rigetto dell' altro».
Ma come si può eludere il dato economico, per esempio sul deterioramento della classe media? «In sociologia il concetto di classe media è stato ormai ridefinito. Una volta erano le categorie statali e parastatali, ovvero gli impiegati con un salario garantito. La classe media è oggi composta da quadri d' impresa e da liberi professionisti. Anche in questo caso, è un' evoluzione legata all' economia di mercato che ha preso il sopravvento».
Con la crisi, è anche aumentata la forbice tra i ricchi e poveri.
«Il dato che riguarda il 5% della popolazione più ricca o più povera rispetto al reddito medio non è peggiorato in modo clamoroso. La novità sono i super-ricchi, quello zero virgola qualcosa che accumula fortune immense nonostante la recessione».
E la gauche che ora è al potere non ha portato alcuna svolta?
«Anche in Francia, la sinistra ha abdicato al suo ruolo di governo dell' economia di mercato. I valori della gauche sono invisibili. L' attuale governo si accontenta di difendere conquiste passate. Ha una visione puramente conservatrice che, come tale, è destinata a essere sconfitta».
ADDIO AL SOGNO AMERICANO
Detroit è un simbolo del vecchio concetto di declino economico. L' abbandono non ha colpito solo il centro della città; in tutta la sua area metropolitana, tra il 2000 e il 2010 la popolazione ha subito un calo più drastico di quello registrato in altre grandi città. Per converso, Atlanta può essere citata ad esempio di sviluppo impetuoso. In quello stesso periodo, il numero dei suoi abitanti è aumentato di oltre un milione: un incremento paragonabilea quelli di Dallas e Houston, senza la spinta aggiuntiva del petrolio. Ma al di là di questo netto contrasto, c' è un fattore che accomuna una Detroit in bancarotta a un' Atlanta in piena crescita. Sembra che anche qui, nonostante il boom, il "sogno americano" sia ormai svanito. Chi nasce in una famiglia povera difficilmente riesce a migliorare la propria condizione. Di fatto, l' ascensore sociale - o in altri termini, la possibilità di raggiungere uno status socioeconomico più elevato rispetto alle proprie origini- ad Atlanta sembra funzionare anche peggio che a Detroit, dove il livello di mobilità sociale è comunque basso. Uno studio recente promosso dall' Equality of Opportunity Project (EOP) e diretto da un gruppo di economisti delle università di Harvard e Berkeley si basa su una serie di confronti tra i tassi di mobilità sociale di diversi Paesi. Ne risulta che l' America di oggi, che pure continua a considerarsi come la terra delle opportunità per tutti, ha un sistema classista ereditario persino più rigido di altre nazioni avanzate.
CLASSISTA: Oggi nel nostro paese esiste un sistema classista peggiore che in altre nazioni. Eppure continuiamo a proclamare al mondo che questa è la "terra delle opportunità" per tutti
Gli autori del progetto hanno peraltro riscontrato notevoli differenze, in materia di mobilità sociale, anche all' interno degli Stati Uniti. Ad esempio a San Francisco, chi è nato in una famiglia appartenente al 20% inferiore (in termini di reddito) della scala sociale, ha l' 11% di probabilità di elevarsi fino al "top fifth", cioè al 20% con i livelli di reddito più alti; mentre ad Atlanta questa prospettiva è limitata al 4% di chi nasce povero. Gli studiosi hanno poi cercato di individuare i fattori collegati ai tassi più o meno elevati di mobilità sociale, giungendo a risultati in parte sorprendenti. Contrariamente alle aspettative, il fattore razziale sembra giocare un ruolo relativamente modesto. È invece emersa una correlazione significativa tra il grado di sperequazione sociale esistente e le probabilità di miglioramento In altri termini, quanto più deboleè il ceto medio, tanto minori sono le probabilità di ascesa sociale. Questo risultato trova riscontro anche a livello internazionale: nelle società relativamente egualitarie come quella svedese, la mobilità sociale è molto più elevata che nell' America di oggi, con i suoi stridenti contrasti tra poveri e super-ricchi. È inoltre emerso un altro dato significativo: la correlazione tra la segregazione abitativa - cioè la condizione delle fasce sociali relegate in quartieri molto distanti delle città estese a macchia d' olio - e le probabilità di riscatto da una condizione di indigenza. Ad Atlanta, la distanza fisica tra i quartieri bene e quelli abitati dalle fasce più povere è enorme. Sembra dunque che esista un rapporto inversamente proporzionale tra la dispersione urbana e il grado di mobilità sociale: un argomento in più per chi promuove le strategie urbane di "smart growth" (crescita intelligente) con centri urbani compatti e facilmente accessibili ai mezzi di trasporto collettivi. Quest' osservazione andrebbe tenuta in considerazione anche nel più ampio contesto di una nazione che sta deviando dalla propria rotta, e continua a parlare di pari opportunità mentre si rivela incapace di offrirle a chi più ne ha bisogno. . Copyright The New York Times Traduzione di Elisabetta Horvat
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