VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti
/http%3A%2F%2Fwww.cub.it%2Fimages%2F6131.jpg)
Il 42% dei pensionati sotto mille euro al mese
Meno di mille euro al mese per quattro pensionati su dieci, mentre appena il 4,2% incassa dai 3.000 ai 5.000 euro. Le altre sono le pensioni “d’oro”: dai 5.000 ai 10.000 euro per l’1,2% e oltre 10.000 euro al mese per appena lo 0,1% dei titolari. La spesa previdenziale cresce, comunica inoltre l’Istat nel report annuale: nel 2012 è aumentata dell’1,8% rispetto all’anno precedente, arrivando a 270.720 milioni di euro, il 17,28% del Pil (più 0,45% di incidenza rispetto al 2011). Anche se invece il numero dei pensionati decresce lievemente: 16.593.892 milioni di persone, 75.000 in meno rispetto al 2011. L’aumento della spesa è dovuto infatti alla crescita dell’importo medio annuo delle pensioni (11.482 euro), 253 in più rispetto al 2011 (più 2,3%). L’importo medio annuo non corrisponde però a quanto percepisce il pensionato medio: se infatti i tre quarti dei pensionati prendono una sola pensione, il 24,9% ne percepisce due e il 7,8% tre o più. E quindi a ogni pensionato in media vanno 16.314 euro l’anno, 358 euro in più rispetto al 2011. La quota maggiore delle pensioni erogate si concentra al Nord: il 47,8%, mentre al Sud la percentuale si ferma al 31,7%. Però quando si passa al rapporto pensionati-occupati, il Nord è l’area che mostra il maggiore equilibrio, con 66 pensionati per 100 occupati, mentre nel Mezzogiorno il rapporto è 82/100. La media italiana è di 70 pensionati per 100 occupati, in deciso miglioramento rispetto a 10 anni fa: nel 2002 infatti i pensionati erano 73 per 100 occupati. Le nuove pensioni sono mediamente più basse: 14.068 euro l’anno per chi ha cominciato a percepire l’assegno dall’1 gennaio 2012, contro i 16.403 dei vecchi pensionati (l’assegno maggiore è però legato soprattutto all’età media ben più alta, ricorda l’Istat). LA SPESA COMPLESSIVA Nel 2012 la spesa pensionistica complessiva, pari a 270,720 miliardi di euro, è aumentata dell’1,8% rispetto all’anno precedente GLI ASSEGNI D’ORO Nel 2012 le cosiddette pensioni d’oro, cioè oltre i 10 mila euro al mese sono state 11.683 lo 0,1% del totale Rosaria Amato - La Repubblica
http://amato.blogautore.repubblica.it/
Utilizzo il post di oggi per rispondere a un lettore, che critica il modo in cui sono stati riportati i dati Istat sulle pensioni. Questa la parte criticata dal lettore: “Meno di mille euro al mese per quattro pensionati su dieci, mentre appena il 4,2% incassa dai 3.000 ai 5.000 euro. Le altre sono le pensioni “d’oro”: dai 5.000 ai 10.000 euro per l’1,2% e oltre 10.000 euro al mese per appena lo 0,1% dei titolari”.
Ci scrive oggi Fernando Esposito: “Periodicamente – da ultimo Rosaria Amato su Repubblica odierna pag.14 – torna fuori la storia strappalacrime del 42% dei pensionati sotto mille euro il mese. Credo che non sia un modo corretto di fare informazione se non si aggiunge a tali dati quello essenziale riguardante la distinzione tra pensioni da reddito fisso e pensioni da lavoro autonomo. Tenuto infatti conto che le pensioni minime sono solo in parte da reddito dipendente , derivando per la maggior parte da lavoro autonomo notoriamente con reddito dichiarato minimo, significa che artigiani, commercianti, e liberi professionisti , avendo sempre dichiarato poco o nulla non possono che avere pensioni minime. E avranno quindi diritto ad un contributo da chi da sempre paga regolari imposte sulle proprie pensioni da lavoro dipendente. Come dire che chi paga già imposte pesantissime è chiamato a dare una mano a chi dichiarando pochissimo, ha pensioni basse . Insomma un premio agli evasori.
Citare quindi la statistica delle pensioni minime senza citare anche la provenienza delle stesse, significa dare informazioni incomplete”. Visto che il comunicato Istat non riporta la distinzione tra pensioni da lavoro autonomo e pensioni da lavoro dipendente (dunque non è una colpevole omissione giornalistica…) ho chiesto allo statistico autore dell’indagine, Corrado Peperoni, se davvero le cose stanno così. L’Istat sarà in grado di pubblicare i dati in dettaglio solo tra alcuni mesi, però nel frattempo il dottor Peperoni è in grado di dirci che le pensioni più basse sono solo in minima parte pensioni da lavoro autonomo. Per la stragrande maggioranza si tratta invece di pensioni sociali, cioè, si legge nel comunicato Istat, “pensione ai cittadini ultrasessantacinquenni sprovvisti di redditi minimi e ai beneficiari di pensioni di invalidità civile e ai sordomuti al compimento dei 65 anni di età. Viene erogata dall’Inps ed è erogata dalla fiscalità generale”. Non si tratta dunque di evasori fiscali, ma di persone che per ragioni indipendenti dalla loro volontà non sono state in grado di versare i contributi per ottenere una pensione. E che comunque percepiscono il minimo indispensabile per sopravvivere.
commenti desertflower 3 aprile 2014 Infatti, fare una fascia che va da 1000 euro a 5000 euro/mese è distorcere le informazioni. La fascia meno di 1000 euro/mese con 7.000.000 di percettori ci indica che l’indigenza è più diffusa di quanto siamo portati a pensare. Ci dice che con 1000 euro/mese non si campa! Specialmente se tutte le cifre sono al lordo! Ci dice che partire dai 1000 euro per arrivare ai 5000 euro in un unica fascia significa cercare di occultare il disagio che sta nei percettori di poco più di mille euro/mese e che il disagio a farcela a fine mese potrebbe arrivare anche fino a oltre i 2000 euro/mese a secondo della composizione della famiglia. Ipotizzo solo con un’unica entrata. Quindi, oltre allo scoop di farci sapere che la metà dei pensionati è povera (7 milioni)! L’altra metà, gli altri 48% se il 2% NON ha problemi, che va da 1000 a 5000 euro/mese senz’altro dev’essere riaggregata in fasce più strette, perchè da 1000 a 2000 euro/mese le famiglie sono lontane dall’avere un “menage” di vita serena. Forse dai 3000 ai 5000 euro/mese una famiglia di 3 persone potrebbe vivere “serena”, a secondo della composizione; a secondo dei figli ancora “spostati” che necessitano di essere ancora aiutati!
bqi002 4 aprile 2014 alle 08:33 Mi scusi, ma devo dar ragione al lettore. 1) si parla genericamente di pensioni, occorrerebbe distinguere tra pensioni, derivanti da contribuzione versata, e prestazioni assistenziali come le pensioni sociali ecc non derivanti dalla contribuzione. Peraltro occorrerebbe disaggregare il dato tra pensioni di invalidità/inabilità ed eventualmente reversibilità, e quelle come vecchiaia e anzianità. Le prime non raggiungono il minimo per l’ovvio motivo che l’inabilità capita quando vuole lei, anche solo dopo cinque anni di contribuzione. Per le seconde vale quanto detto dal lettore. 2) ma perchè non rilevare la notizia pensioni direttamente dall’INPS? Ha un ufficio stampa, pubblica un bilancio sociale, sa (quasi) tutto di tutti i pensionati. No, meglio commentare un commentatore. 3) ma quando si finirà di mettere assieme previdenza e assistenza? la prima e’ in pareggio da sempre, almeno per l’AGO, la seconda è in passivo da sempre, almeno dalla L.88 del 1989. grazie alla confusione i pensionati sono diventati il bancomat del (dei governi) governo. buona giornata
/http%3A%2F%2Fjob.befan.it%2Ffiles%2F2013%2F12%2Frischio_pensione.jpg)
/http%3A%2F%2Fwww.cessionequinto-inpdap.com%2Fimages%2Fprestiti-pensionati-inpdap.jpg)