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Chi crede che l'Europa si possa cambiare

Chi non ha idee per costruire il futuro e chi ha interessi particolari da difendere scaglia una serie di invettive contro l’Europa senza pensare ai benefici che finora ha portato ai paesi che vi hanno aderito, scaricando e nascondendo le proprie difficoltà di proporre una serie di misure economico politiche adeguate alla situazione creando un bersaglio e un nemico (costruito a tavolino) da colpire . E’ come quando si perde la salute: ci si accorge solo dopo quanto si stava bene prima e i vantaggi che si avevano. Noi non siamo per difendere questa Europa o meglio la politica di questa Europa, che è la politica dei capi di governo, ma crediamo che i miglioramenti duraturi si possano attuare attraverso misure adeguate e con strutture che consentano di superare l’attuale leadership politica istituzionale (vedi l’articolo pubblicato da la Repubblica).

Mi sembrano utili alcune considerazioni:

• La pace di cui noi europei abbiamo goduto dal 1945. Prima la guerra era considerata un flagello inevitabile come la malattia . Partivano i mariti, i padri, i figli per la guerra e si pregava affinché tornassero vivi. Ma poi pazienza non si poteva far niente. Avere superato l’ineluttabilità della guerra mi sembra la vera rivoluzione avvenuta in Europa

• Da quando esiste l’unione ben 87.000.000 di studenti hanno usufruito degli scambi di studio tra vari paesi per mesi ed anni. Questa è la costruzione della vera garanzia contro la guerra. No si va ad ammazzare chi si conosce e si ha frequentato per un lungo periodo; ci si accorge che sono eguali a noi che hanno gli stessi problemi e desideri.

• La maniera migliore di celebrare l’Europa il 9 maggio è comportarsi come se l’unione europea non esistesse: quindi code alle dogane , cambio della moneta quando si cambia paese, niente blocco dei Tir il weekend con obbligo di 10 ore di riposo a giornata, niente possibilità di far rooming con i cellulari cambiando paese, niente scambi di studenti fra scuole superiori e università, niente libera circolazione di merci e capitali e così via

• Questione fondamentale è il superamento degli stati nazionali. Qualora si tornasse indietro a prima della 2^ guerra mondiale. Si scatenerebbero di nuovo dei conflitti tra stati che farebbero impallidire le attuali difficoltà dell’Unione Europea (ndr)

Vengono pubblicati qui sotto

• L’indirizzo dell’intervista di Lilli Gruber a Luciano Canfora (gli piacciono le idee, ma non capisce niente di politica) e Beppe Severgnini sull’Europa

• Le lettere a Michele Serra

• L’articolo con le proposte (per discutere nel merito) di Repubblica

• L’artico di “ La voce-info” dell’ipotesi sulle conseguenze di uscita dall’euro. Quello che non dicono mai chi propone l’uscita dall’euro.

1) http://www.youtube.com/watch?v=uH9TFTnPaWEdopo la pubblicità)

2)  Abbiamo illustratol' Europa perché la reazione degli studenti fosse indirizzata a chiedere addirittura un fisco europeo (!) e più poteri alla Bce affinché contrasti la disoccupazione tutte idee controcorrente rispetto al dilagare dei talk show televisivi. Ci ha sorpreso soprattutto la loro volontà di andare a votare per migliorarla , questa Europa! Forse occorrerebbe semplicemente proporre più informazione e meno commenti, spesso dettati da luoghi comuni e conoscenze superficiali. Loredana Caruso (formatrice) Piergiorgio Grossi (federalista europeo).

Caro Serra penso ad associazioni come New Europeans, che nel regno Unito fa campagna perché gli immigrati comunitari si registrino per le elezioni europee nel loro paese di appartenenza ( http://news europeans.net/ ) penso alle iniziative avviate di recente, tra cui per un piano straordinario per lo sviluppo sostenibile e l’occupazione promossa da movimenti eurofederalisti, sindacali, della società civile ( www.newdeal4 europe.eu/it/ ) per cui bisogna raccogliere un milione di firme: penso alle miriadi di altre iniziative che si organizzano in giro per l’Europa ( come il Citizens Pact, www.Citizenspact.eu/ ) , di cui si viene a sapere grazie a internet e ai social network (non certo ai media tradizionali). In Europa si tratta di costruire una cittadinanza politica e civile, un tessuto sociale transnazionale, rapporti di solidarietà, una nuova statualità, un’autentica democrazia. Se ci pensa si tratta delle grandi tematiche politiche, civili e sociali dei due secoli passati. Allora come oggi ci sono ostacoli, difficoltà avversari con interessi ben precisi. Si tratta di decidere da che parte stare. Oppure se rimanere sdraiati su un’amaca. Al solito dipende da noi.

3) Riprendiamoci la terra di nessuno della moneta unica di Thomas Piketty e altri*, da Repubblica, 6 maggio 

L’Unione europea sta vivendo una crisi esistenziale, come le elezioni europee presto ci ricorderanno in modo brusco. Ciò per lo più riguarda i paesi della zona euro, impantanati in un clima di sfiducia e di crisi del debito che è lungi dall’essere conclusa: la disoccupazione persiste, la deflazione è una minaccia che incombe. Niente potrebbe essere più lontano dalla verità che immaginare che il peggio sia alle nostre spalle. È per questi motivi che accogliamo con grande interesse le proposte volte a rafforzare l’unione politica e fiscale dei paesi della zona euro. Da soli, i nostri paesi molto presto non avranno granché peso nell’economia mondiale. Se non ci uniamo in tempo, per portare il nostro modello di società nel processo della globalizzazione, la tentazione di ritirarsi all’interno dei nostri confini nazionali alla fine avrà la meglio e sfocerà in tensioni che faranno impallidire al confronto le difficoltà contingenti dell’Unione. Attraverso il presente manifesto vorremmo dare il nostro contributo al dibattito sul futuro democratico dell’Europa. È giunto il momento di riconoscere che le istituzioni europee esistenti sono disfunzionali e devono essere ricostruite. La questione centrale è semplice: la democrazia e le autorità pubbliche devono essere messe nella condizione di poter riacquistare il controllo del capitalismo finanziario globalizzato del XXI secolo e di regolamentarlo in maniera efficace. Un’unica valuta con 18 debiti pubblici diversi sui quali i mercati possono speculare liberamente, e 18 sistemi fiscali e benefit in competizione incontrollata tra di loro non funziona, e non funzionerà mai. I paesi della zona euro hanno scelto di condividere la loro sovranità monetaria, e quindi di rinunciare all’arma della svalutazione unilaterale, ma senza mettere a punto nuovi strumenti economici, fiscali, e di budget comuni. Questa terra di nessuno è il peggio di tutti i mondi immaginabili.

Troppo spesso l’Europa odierna ha dimostrato di essere stupidamente invadente su questioni secondarie (come il tasso dell’Iva dei parrucchieri e dei club ippici) e pateticamente impotente su quelle davvero importanti (come i paradisi fiscali e la regolamentazione finanziaria). Dobbiamo invertire l’ordine delle priorità: meno Europa per le questioni nelle quali i paesi membri agiscono bene da soli, più Europa quando l’unione è essenziale. In concreto, la nostra prima proposta è che i paesi della zona euro, a cominciare da Francia e Germania, condividano la Corporate Income Tax (Cit, imposta sul reddito d’impresa).

Ogni paese, preso a sé, è raggirato dalle multinazionali di tutti i paesi, che giocano sulle scappatoie e le differenze esistenti tra le legislazioni delle varie nazioni per evitare di pagare le tasse. Per combattere questa “ottimizzazione fiscale”, un’autorità sovrana europea necessita di poteri che le consentano di fissare una base fiscale comune quanto più ampia possibile e quanto più strettamente regolata. Oltre a ciò è necessario universalizzare lo scambio automatico delle informazioni bancarie all’interno della zona euro e fissare una politica concertata che renda la tassazione del reddito e della ricchezza più progressiva, e al tempo stesso è indispensabile combattere insieme e uniti una battaglia efficace contro i paradisi fiscali esterni alla zona. L’Europa deve contribuire a portare la giustizia tributaria e la volontà politica nel processo di globalizzazione.

La nostra seconda proposta scaturisce direttamente dalla prima. Per approvare la base fiscale della Cit e più in generale per discutere e adottare le decisioni fiscali, finanziarie e politiche su ciò che si dovrà condividere in futuro in modo democratico e sovrano, dobbiamo dare vita a una camera parlamentare per la zona euro. Potrà essere un parlamento dell’eurozona, formato da membri del parlamento europeo dei paesi interessati (una sotto-formazione del parlamento europeo ridotto ai soli paesi della zona euro), oppure una nuova camera basata sul raggruppamento di una parte dei membri dei parlamenti nazionali (per esempio 30 parlamentari francesi dell’Assemblea Nazionale, 40 parlamentari tedeschi del Bundestag, 30 deputati italiani, e così via, in base alla popolazione di ciascun paese). Noi crediamo che questa seconda soluzione, la cui idea si ispira alla “camera Europea” proposta da Joschka Fischer nel 2011, sia l’unica alternativa per dirigerci verso l’unione politica. È impossibile esautorare del tutto i parlamenti nazionali dei loro poteri di stabilire le imposte. Ed è precisamente sulla base di una sovranità parlamentare nazionale che si può forgiare una sovranità parlamentare europea condivisa. In base a tale proposta, l’Unione europea avrebbe due camere: il parlamento europeo esistente, direttamente eletto dai cittadini dell’Ue dei 28 paesi, e la camera europea, in rappresentanza degli stati tramite i loro stessi parlamenti nazionali. La camera europea in un primo tempo coinvolgerebbe soltanto i paesi della zona euro che vogliono realmente indirizzarsi verso una maggiore unione politica, fiscale e di budget. Questa camera, tuttavia, dovrebbe essere concepita in modo tale da accogliere tutti i paesi dell’Ue che accetteranno di percorrere insieme questa strada.

Un ministro delle finanze dell’eurozona, e in definitiva un governo europeo vero e proprio, risponderebbero del loro operato alla camera europea. Questa nuova architettura democratica per l’Europa renderebbe finalmente possibile superare il mito secondo cui il concilio dei capi di stato può fungere da seconda camera in rappresentanza degli stati. Questa ingannevole concezione riflette l’impotenza politica del nostro continente: è impossibile per una persona sola rappresentare un intero paese, a meno di rassegnarsi all’impasse permanente imposta dall’unanimità. Per dirigersi una volta per tutte verso la regola della maggioranza per le questioni di ordine fiscale e di budget conta che i paesi della zona euro scelgano di condividere, ed è necessario creare un’autentica camera europea, nella quale ogni paese sia rappresentato non dal suo solo capo di stato, ma dai membri che rappresentano tutte le opinioni politiche.

La nostra terza proposta affronta direttamente la crisi del debito ( Sul debito dell'Italia si consiglia: Francesco Gesualdi " Le catene del debito". ed . Feltrinelli € 14) Noi siamo convinti che l’unico modo di lasciarci tutto ciò definitivamente alle spalle sia di mettere in comune i debiti dei paesi della zona euro. In caso contrario, le speculazioni sui tassi di interesse riprenderanno e continueranno. Questo è anche l’unico modo per la Banca Centrale Europea per attuare una politica monetaria efficace e reattiva, come fa la Federal Reserve degli Stati Uniti. Di fatto l’operazione di messa in comune del debito è già iniziata con il Meccanismo Europeo di Stabilità, l’emergente unione bancaria e il programma di transazioni monetarie della Bce. È necessario adesso andare oltre, continuando a chiarire la legittimità democratica di questi meccanismi.

* Thomas Piketty autore del volume “Le capital au XXIe siècle”, direttore della Scuola di alti studi in scienze sociali e professore presso la Scuola di economia di Parigi

Florence Autret scrittore e giornalista Antoine Bozio direttore dell’Istituto di politica pubblica

Julia Cagé economista presso l’università di Harvard e la Scuola di economia di Parigi

Daniel Cohen professore all’École Normale Supérieure e della Scuola di economia di Parigi

Anne-Laure Delatte economista

Brigitte Dormont professore, Università Paris

Dauphine Guillaume Duval direttore di “Alternatives Economiques”

Philippe Frémeaux presidente dell’Istituto Veblen Bruno Palier direttore della ricerca Istituto di studi politici di Parigi

Thierry Pech direttore generale di Terra Nova

Jean Quatremer giornalista Pierre Rosanvallon professore, Collège de France

Xavier Timbeau direttore dei dipartimenti di analisi e previsioni, Istituto di studi politici di Parigi

Laurence Tubiana professore, Istituto di studi politici di Parigi, presidente dell’Istituto per lo sviluppo sostenibile e le relazioni internazionali

Il testo è un estratto del manifesto pubblicato dal Guardian. Traduzione di Anna Bissanti

4)  indirizzo dell'articolo della VOCINFO  http://www.lavoce.info/uscire-euro-no-grazie-europa-crisi/

 

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