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La vita non é aspettare che passi la tempesta ma imparare a ballare sotto la pioggia.
"Appello alle donne che amano un prete Chiedetegli di fare una scelta chiara" "Lasciare l'abito talare ti toglie potere, oltre che un alloggio e uno stipendio, ma per fortuna resto al servizio dei poveri" L’impegno Sacerdote fino all'anno 2000, Fiorenzo De Molli oggi è prete in congedo, sposato e padre di due ragazzi. Dirige una delle grandi realtà assistenziali cittadine legate alla Chiesa. Si occupa di rom, profughi, anziani, disabili.
Papa Francesco poche ore fa, tornando da Israele ha ribadito che <<il celibato dei preti non è un dogma>>. E Fiorenzo De Molli, prete in congedo e operatore di una grande realtà di Milano, ancora una volta ha ripensato alla sua storia.<< io sono stato sacerdote per 17 anni, dai 24 ai 41, dal 1982 al 1999. E mi è sempre piaciuto fare il prete, l’ho sentito come il senso più profondo della mia vita: ho cercato di vivere con radicalità questa scelta>>. Oggi però Fiorenzo de Molli è padre di famiglia. A 4° anni, quando ormai giochi della sua esistenza sembravano fatti, ha incontrato una donna, si è innamorato e tutto ha cambiato colore. <<L’incontro con Ileana mi ha mandato in crisi. Mi sono accorto che la mia vita affettiva non era in sintonia con la mia vita di sacerdote, che pure mi appassionava. Probabilmente nel mio cammino di crescita umana e cristiana, fin dal seminario, non ero riuscito – e non ero stato aiutato – a far crescere e a capire quella parte di me>>. De Molli lo dice chiaro: A un certo punto, la vita mi ha presentato il conto. Il “ problema affettivo” mi è scoppiato tra le mani. È RICORDANDO all'incontro che gli ha cambiato la vita, mentre esce dal lavoro e va a recuperare i figli all'uscita da scuola, che Fiorenzo De Molli pensa anche agli altri che vivono la sua situazione. Ai sacerdoti innamorati e alle donne che attendono da loro un sì o un no. «Io ho fatto la mia scelta quando mi sono imbattuto in questa donna forte e determinata, che oggi è mia moglie e madre dei due miei figli. È stata lei a dirmi di essersi innamorata. E subito dopo mi ha chiesto "E tu che fai?"». Lui era prete, ha rispettato il voto di castità fino a quando la scelta non è stata matura. «Sono stato malissimo, sono andato in depressione, è stato un dolore enorme. Ma ho avuto la fortuna di avere come vescovo il cardinale Carlo Maria Martini, le cui aperture sono note. Don Franco Brovelli era responsabile dei giovani preti, un'altra persona eccezionale. Ho chiesto un confronto, loro mi hanno ascoltato, guidato, sostenuto». Senza giudicare e colpevolizzare. Fiorenzo oggi è un uomo risolto, una persona di grande umanità e profondità. «Martini e Brovelli mi hanno accolto e sostenuto in quella mia grave crisi, di fronte a quella situazione per me del tutto nuova e inattesa. Ho chiesto un anno di sospensione e dopo questo anno, la dispensa. Poi sono andato a convivere, dopo un anno la mia donna aspettata nostro figlio, ci siamo sposati. In chiesa». Determinante è stato l'incontro con quella donna particolare. «Da giovane avevo avuto altre esperienze sentimentali. Ma lei ha saputo mettermi davanti alla necessità di una scelta matura. Farei un appello alle donne che amano preti, quelle che hanno scritto al Papa: date loro lo spazio e tutto il tempo necessario, ma chiedete loro di arrivare a una scelta. La più chiara e la più lim- pida possibile. E poi rispettate quella scelta. Siamo chiamati a vivere alla luce del sole: è un diritto dei preti, ma soprattutto è un diritto vostro.». Sono scelte impegnative, questo de Molli lo dice chiaro: «Sarete sicuramente felici. Ma le grandi scelte devono essere pagate e pagate a caro prezzo». Abbandonare l'abito talare significa anche perdere qualche privilegio. «Oggi so che devo guadagnare uno stipendio per mantenere i miei figli, so che devo risparmiare, pagare il mutuo. Non sono più don Fiorenzo e questo ti toglie un sacco di potere, uno stipendio sicuro, un alloggio, l'autonomia decisionale». Rimpianti? «No. Mi manca il celebrare la messa, la facoltà di confessare e di dire Dio ti perdona. La vita che faccio oggi, è il proseguimento di quel che facevo prima, al servizio del poveri. Da prete andavo in galera e avevo i rom in parrocchia, così come oggi mi occupo di profughi e di emarginati». In più, oggi c'è l'amore per una donna e per i figli. Lo dice senza ironia: non è che essere sposato sia più facile che fare il sacerdote. «Sono un padre e un marito felice, ma riconosco che il matrimonio è un fatto impegnativo. Per fortuna ci sono arrivato dopo i 40 anni e dopo esser stato prete, perché prima non sarei stato forse maturo». Dalla sua posizione, Fiorenzo non ha ricette facili in tasca. «Il celibato è un tema complicatissimo, che andrebbe affrontato alla radice, a partire dalla cura nella formazione dei preti. Mi piacerebbe che ci fosse anche l'opzione per chi lo desidera di sposarsi. In questo i protestanti sono molto meglio di noi. Ma questo Papa è molto avanti, indicherà la strada».