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Silvia Bencivelli – La Repubblica
VIVONO sotto ottocento metri di ghiaccio, in acque buie e fredde a meno di zero gradi. E si nutrono di minerali. Sono gli abitanti del lago Whillans, nell'Antartide occidentale, uno dei quasi quattrocento laghi subglaciali intrappolati tra la coltre di ghiaccio e il suolo del continente più a sud della Terra. Scoperti da tempo, ma descritti oggi per la prima volta sulle pagine della rivista Nature, sono quattromila specie di batteri che vivono isolati dall'atmosfera (probabilmente) da millenni. La loro presenza, spiegano gli scienziati, dimostra che ci può essere vita anche in condizioni ambientali estreme: condizioni probabilmente non dissimili da quelle di Marte o di un altro pianeta extraterrestre.
La scoperta di vita sotto ai ghiacci dimostra finalmente quello che gli scienziati si aspettavano da vent'anni, cioè da quando hanno cominciato a esplorare i laghi antartici che erano stati rilevati dai radar negli anni Settanta. E oggi arriva grazie al progetto di ricerca internazionale Wissard, che ha ricevuto dieci milioni di dollari da agenzie americane (tra cui la Nasa) ed europee, compreso l'italiano Programma nazionale ricerche in Antartide. Negli anni scorsi, sottolineano gli esperti, le ricerche avevano fatto pensare di aver trovato ecosistemi viventi nei laghi subglaciali, in particolare del lago Vostok, ma ci si era dovuti ricredere perché si era capito che si trattava di germi che erano finiti sugli strumenti per la perforazione dei ghiacci: non batteri abitanti del lago profondo, quindi, ma batteri superficiali che stavano contaminando i campioni. Stavolta la tecnologia del progetto Wissard non lascia spazio a dubbi: la perforazione è avvenuta attraverso un sistema ad acqua calda con una sterilizzazione a raggi ultravioletti, e il campionamento è stato pulito. Perciò quelli che sono stati trovati nelle acque di Whillians sono davvero i suoi abitanti.
Grazie a loro, la biologia degli oceani da oggi un po' cambia. Perché la presenza di un nuovo ecosistema vivente, in qualche modo in comunicazione con gli oceani superficiali attraverso una rete nascosta di corsi d'acqua profondi, potrebbe influenzare la composizione chimica e biologica degli altri. E in particolare di quelli del Mare di Ross e di tutto l'Oceano Meridionale che è tanto importante per la regolazione degli ecosistemi marini e per gli equilibri del clima globale. Ma grazie a loro cambia anche la nostra idea della vita. Idea che si deve adattare alla scoperta di nuovi organismi abituati a vivere in condizioni per noi proibitive, come era già successo con la recente scoperta di altri "estremofili" in zone ghiacciate o nelle sorgenti idrotermali del fondo degli oceani in condizioni di altissima pressione e temperatura e nel buio più assoluto.
Oggi, i quattromila batteri del lago subglaciale confermano che la vita è possibile anche sotto centinaia di metri, o di chilometri, di ghiacci, dove l'acqua è liquida nonostante le temperature inferiori allo zero. Ed è possibile anche senza l'energia del sole e dell'ossigeno, ma con i minerali delle rocce a fare da nutrimento, insieme ai sedimenti e ai resti organici della decomposizione dei batteri stessi. Un ecosistema autarchico e frugale, insomma, più o meno quello che ci si aspetta di trovare, per esempio, su Europa: la luna di Giove coperta di ghiaccio su cui nei prossimi anni cercheremo altra vita.