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Un motivo per sentirsi orgogliosi come italiani

Italstellar

Non se ne può più della descrizione delle cose che non funzionano e non vanno bene in Italia. E' troppo facile fare l'elenco delle malversazioni e delle cose che non funzionano senza indicare una via di ripresa e di uscita. Con i fatti di Roma e della regione Umbria sembra che la politica e la cosa pubblica sia solo un malafare. Ci sono invece molte persone e organizzazioni politiche, la maggioranza,  che fanno il loro dovere e sono oneste.

Ci sono delle frasi che riassumo bene la prospettiva che bisogna far prevalere nel paese:

- la cosa più tragica non é la malvagità dei cattivi, ma il silenzio dei giusti.

                                                                     Martin Luther King

- Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci

                                                                     Mahatma Gandhi

- Non chiedetevi cosa l'America può fare per voi, ma cosa voi potete fare per l'America

                                                                      Jhon  Kennedy (ndr.)

QUINDICI dicembre 1964: dal poligono di Wallops Island, lungo la costa della Virginia, il satellite San Marco A viene lanciato nello spazio. È il primo satellite costruito in Europa. Ed è italiano. Comincia con lui la nostra avventura spaziale, e con un primato: il nostro è il terzo paese al mondo a lanciare un satellite in orbita dopo Urss e Usa. E mentre le due superpotenze si sfidano per la conquista della Luna e i primi cosmonauti varcano i confini del pianeta, l'Italia conquista la medaglia di bronzo grazie a un piccolo satellite di alluminio marcato da una bandierina tricolore. Oggi, il nostro primato spaziale lo si afferra con un colpo d'occhio guardando la fotografia degli Shenanigans, i "birbanti", come hanno scelto di farsi chiamare. Cioè i sei astronauti europei selezionati nel 2009 dall'Agenzia Spaziale Europea (Esa). Su sei, gli italiani sono due: Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti. Gli altri sono un tedesco, un danese, un francese e un inglese. Sono loro gli europei che in questi anni abiteranno la Stazione Spaziale Internazionale (Iss), l'avamposto dell'umanità nello spazio. «Cosa ci andiamo a fare? — afferma Roberto Battiston, presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi) — Andiamo soprattutto per capire come si vive nello spazio. Perché il giorno che andremo su Marte dovremo affrontare un viaggio di un anno all'andata e un anno al ritorno». Anche il primo europeo della storia a salire a bordo dell'Iss, a mettere i piedi sul nostro futuro, è stato un italiano. Non un tedesco, come ci si potrebbe aspettare scorrendo la lista dei principali finanziatori dell'Esa. Era Umberto Guidoni ed ebbe la priorità grazie al fatto che il nostro paese aveva fornito alla Nasa oltre il 50% della parte abitabile della stazione. Quei moduli — spiega Elisio Giacomo Prette, presidente di Thales Alenia Space Italia — li abbiamo costruiti noi a Torino. Cioè adesso Samantha è a casa nostra...». Thales Alenia Space è una joint venture della francese Thales (che ha il 67%) e dell'italiana Finmeccanica. Con Telespazio (che è al 67% di Finmeccanica e 33% di Thales) costituisce una "space alliance" leader al mondo per la costruzione e la gestione di "oggetti spaziali".

Ma l'Italia sull'Iss non si ferma qui: «Abbiamo costruito anche la finestra», prosegue Prette. All'inizio, infatti, la Iss aveva solo piccoli oblò. Oggi invece la Cupola permette di avere le immagini meravigliose della Terra vista dallo spazio che ci hanno riempito gli occhi quando Luca le twittava per noi sulla Terra. Sono stati costruiti da Thales Alenia Space anche molti dei sistemi che muovono le navette per i rifornimenti. E sono italiani i migliori menu di bordo, realizzati da una piccola e giovane impresa di Torino, la Argotec, che dopo essersi specializzata in ingegneria per lo spazio e in addestramento di astronauti, ha deciso di occuparsi anche del loro appetito.

Sono loro che preparano i cosiddetti menu bonus per l'Esa. «Gli astronauti — spiega David Avino, amministratore delegato di Argotec — mangiano i menu standard delle agenzie spaziali americana e russa. Gli europei hanno in più un bonus, che si scelgono loro». La Argotec ha preparato i pasti per Luca (lasagne, melanzane alla parmigiana, tiramisù…), per Samantha (ceci, fave, quinoa..) e per l'astronauta tedesco Alexander Gerst. Preparare alimenti spaziali buoni e sani non è facile: «Devono avere scadenza almeno diciotto mesi a temperatura ambiente e devono essere scaldabili con le piastre, perché lassù non ci sono né frigoriferi né forni a microonde», prosegue Avino. E quello che è più importante è che possono essere mangiati anche quaggiù. «Per noi lavorare sullo spazio è anche un modo di sperimentare ». Cioè: se lo sai fare per lo spazio, lo sai fare anche per la Terra.

Stesso discorso vale per Thales Alenia Space, come spiega Prette: «Noi facciamo satelliti per le telecomunicazioni e per l'osservazione della Terra. Siamo i leader mondiali per i satelliti radar, quelli che vedono oltre le nuvole e fanno foto anche di notte». Con questi hanno costruito i quattro satelliti del sistema Cosmo Skymed, che oggi è fondamentale per il monitoraggio ambientale. «Ma abbiamo anche clienti privati, per esempio gli operatori che ci fanno vedere la tv o ci permettono di telefonare». Oltre il romanticismo, tra le stelle c'è anche un business molto concreto.

L'esplorazione spaziale, cioè, è tante cose. «L'Italia è tra i fondatori dell'Esa e ha partecipato a tutte le principali missioni scientifiche», spiega Roberto Battiston. La scopriamo in prima linea nell'astronomia a raggi X, nella ricerca sulla materia oscura e sull'antimateria, e nella missione Planck, che ha fotografato le origini lontane dell'Universo. E italiana era tanta della strumentazione di bordo della sonda Rosetta, che ha mandato il suo lander sulla cometa 67P. Come è italiano il primo trapano spaziale della storia, progettato per l'analisi della composizione della cometa stessa. Non solo: molto di quello che avviene nello spazio ha già una ricaduta nelle nostre vite: «Il nostro monitoraggio ambientale, per esempio, è stato usato anche nelle recenti emergenze maltempo ed è già attivo nelle zone a rischio vulcanico ».

Ma dietro alla ricerca e alle sue applicazioni c'è anche un'enorme opportunità economica. «Abbiamo appena chiuso un contratto per dieci lanciatori di piccoli satelliti di progettazione italiana», prosegue Battiston. E proprio due giorni fa si è tenuta la riunione dei ministri della ricerca dei paesi che partecipano all'Esa e lì ci siamo assicurati un bel pezzo della costruzione dei nuovi lanciatori (Ariane-6 e Vega) più grandi su cui l'Europa ha investito otto miliardi di euro nei prossimi dieci anni. Non solo: sarà molto italiana anche la missione ExoMars, la missione di esplorazione marziana che si terrà, in due momenti, nel 2016 e nel 2018. Insomma, dove si decidono le strategie industriali e scientifiche dell'Europa spaziale,

l'Italia si presenta a testa alta. Molto alta, e non solo per salutare Samantha mentre sfreccia tra le stelle

 

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