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“Palazzi venduti a prezzi stracciati” Il Vaticano mette sotto accusa il capo dello Ior dell’era Wojtyla
PaoloRodari – La repubblica
Bloccati i conti correnti dell’ex presidente della banca Caloia e dell’ex direttore generale Scaletti Sono indagati per peculato. Gli immobili poi ceduti a valore di mercato con guadagni per 60 milioni.
CITTÀ DEL VATICANO – Il Promotore di Giustizia del Tribunale vaticano ha aperto un’indagine nei confronti di due ex dirigenti dello Ior per operazioni immobiliari avvenute nel periodo 2001-2008. Pesante l’ipotesi di reato: peculato. Gli indagati sono l’ex presidente dello Ior Angelo Caloia e l’ex direttore generale Lelio Scaletti, insieme all’avvocato Gabriele Liuzzo per concorso. In sostanza, si tratta della dirigenza che ha governato la banca vaticana nell’era di Karol Wojtyla e, in parte, sotto il pontificato di Joseph Ratzinger: Caloia è stato presidente dal 1989 al 2009, poi dimissionato in favore di Ettore Gotti Tedeschi.
Anche quest’ultimo fu costretto a lasciare l’Istituto nel 2012 ma è stato successivamente del tutto prosciolto da accuse relative ad altre vicende. Prima di Caloia, dal 1971 al 1989, presidente era stato monsignor Paul Marcinkus, il “banchiere di Dio” come veniva definito alternativamente con Roberto Calvi. L’indagine, aperta dallo scorso gennaio, è per peculato e si riferisce a operazioni per la vendita d’immobili di proprietà dello Ior, un patrimonio che valeva circa 160 milioni di euro e che i vertici dell’Istituto decisero di mettere sul mercato. Secondo quanto rivelato dall’agenzia Reuters si tratta di 29 immobili tra Roma e Milano. Dalle verifiche interne condotte grazie anche alla consulenza della società Promontory, è emerso che quel patrimonio d’immobili sarebbe stato svenduto, con la cessione dei beni a prezzi molto bassi e l’applicazione di tariffe per compensi professionali molto alte. In alcuni casi, sembra che dietro le società compratrici ci fossero gli stessi Caloia, Scaletti e Liuzzo. Una volta rivenduti a prezzi di mercato, quindi molto maggiori, gli immobili avrebbero fruttato, a danno dello Ior, un guadagno di almeno 50-60 milioni di euro.
Le operazioni nel mirino condotte tra il 2001 e il 2008 . Il patrimonio perduto 29 proprietà tra Roma e Milano e 160 milioni di euro.
Tutti e tre gli indagati hanno ancora dei conti allo Ior nei quali, all’atto del sequestro eseguito unmese fa, sono stati bloccati circa 17 milioni di euro, ritenuti dagli inquirenti frutto proprio del presunto peculato nella compravendita degli immobili. A insospettire lo Ior, sembra sia stato inizialmente un conto da tempo intestato allo Ior preso la banca Unicredit. Gli investigatori vaticani sono oggi anche alla ricerca del resto dei presunti proventi illeciti e, se sarà necessario, potranno procedere anche tramite rogatoria internazionale con le autorità italiane.
«Siamo molto lieti che le autorità vaticane stiano agendo con risolutezza», afferma Jean-Baptiste de Franssu, presidente del Consiglio di Sovrintendenza dello Ior, che ha preso il posto a luglio di Ernst von Freyberg, il presidente sotto la cui gestione è stata effettuata la verifica. Della vicenda è stato subito informato Papa Francesco. Secondo un comunicato diramato ieri dall’Istituto, l’indagine aperta «sottolinea l’impegno a favore della trasparenza e della tolleranza zero, anche in relazione a sospetti su fatti del passato». «Il problema — dice il portavoce vaticano padre Lombardi — è stato presentato alla magistratura della Città del Vaticano dalle stesse autorità dello Ior a seguito delle operazioni di verifica interne avviate lo scorso anno».
Pell: «Centinaia di milioni di euro di fondi nascosti in Vaticano»
Fondi extrabilancio. Il segretario per l’economia: «La Santa sede non è in fallimento». «Una gestione del passato, ma stiamo portando le finanze nel 21esimo secolo»
di M. Antonietta Calabrò -La Repubblica
Il lavoro di riforma della finanze vaticane ha fatto scoprire centinaia di milioni di euro che non comparivano nei bilanci ufficiali della Santa Sede. Lo afferma lo Zar delle finanze vaticane, il cardinale australiano George Pell, sul settimanale Catholic Herald in un articolo di oggi e anticipato sul sito dello Spectator sottolineando che paradossalmente a motivo di «fondi neri» le casse della Santa Sede sono più in salute di quanto inizialmente apparissero. «È importante sottolineare che il Vaticano non è in fallimento - scrive Pell -. A parte il fondo pensione, che ha bisogno di essere rafforzato per le richieste su di esso nei prossimi 15 o 20 anni, la Santa Sede sta facendo la sua strada,
Il bilancio del 2014: 24 milioni in rosso
Per rendersi conto della portata delle dichiarazioni di Pell , bisogna considerare che il consuntivo consolidato della Santa Sede per l’anno 2013 , approvato nel luglio 2014 , ha chiuso con un deficit di 24.470.549 dovuto soprattutto alle fluttuazioni negative derivanti dalla valutazione dell’oro per circa 14 milioni di euro. Quindi la scoperta di centinaia di milioni di euro extrabilancio dimostra che singole «parti» del Vaticano sono molto più floride della Santa Sede in quanto tale.
Fondi neri e possibili abusi
«In realtà - afferma il Prefetto vaticano per l’Economia -, abbiamo scoperto che la situazione è molto più sana di quanto sembrasse, perché alcune centinaia di milioni di euro erano nascosti in particolari conti settoriali e non apparivano nei fogli di bilancio. È un’altra questione, a cui è impossibile rispondere, quella se il Vaticano dovrebbe avere riserve molto più grandi». Secondo Pell, finora nelle finanze vaticane «Congregazioni, Consigli e, specialmente, la Segreteria di Stato, hanno goduto e difeso una sana indipendenza. I problemi erano tenuti “in casa” (come si usava nella maggior parte delle istituzioni, laiche e religiose, fino a poco tempo fa). Pochissimi erano tentati di dire al mondo esterno che cosa stava accadendo, tranne quando avevano bisogno di un aiuto supplementare». Il porporato sostiene che per secoli personaggi senza scrupoli hanno approfittato della ingenuità finanziaria e delle procedure segrete del Vaticano. Le finanze della Santa Sede erano poco regolate e autorizzate a «sbandare, ignorando i principi contabili moderni». Ma ora non è più così: le nuove strutture e organizzazioni stanno portando le finanze vaticane nel 21/mo secolo e rendendo il loro funzionamento trasparente, con piena responsabilità. Sempre secondo Pell, «chi era nella Curia seguiva modelli a lungo consolidati. Proprio come i re avevano permesso ai loro governanti regionali, principi o governatori di avere quasi mano libera, purché i libri fossero in equilibrio, così hanno fatto i Papi con i cardinali di Curia (come fanno ancora con i vescovi diocesani)». Gli accantonamenti extra-bilancio per importi molto rilevanti come quelli rivelati dal cardinale Pell, naturalmente, costituiscono delle sacche all’oscuro dell’amministrazione centrale che possono dare occasione per possibili abusi.
Rivelazioni su Vatileaks
Il segretario per l’Economia, spiega anche che i tentativi di riformare la banca vaticana hanno vacillato. E si sofferma sul caso «Vatileaks». «Quando torneremo agli ultimi anni del pontificato di Benedetto XVI, troveremo che problemi erano tornati alla banca vaticana. Il presidente della banca, il dottor Ettore Gotti Tedeschi, è stato licenziato dal consiglio laico e una lotta di potere in Vaticano ha portato alla fuoriuscita regolare di informazioni. Lo scandalo è esploso quando Paolo Gabriele, il maggiordomo del Papa, ha rilasciato migliaia di pagine di documenti fotocopiati privati del Vaticano alla stampa». «La mia prima reazione - aggiunge - è stata di chiedere come un maggiordomo abbia goduto di un qualsiasi accesso, tanto meno l’accesso regolare per anni, a documenti sensibili. Parte della risposta è che ha condiviso un grande ufficio unico con i due segretari papali. Tutto questo è stato gravemente dannoso per la reputazione della Santa Sede e una croce pesante per Papa Benedetto».
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