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Basta soldi per battesimi e messe

Il Papa: basta soldi per battesimi e messe i parroci affaristi scandalo per la Chiesa

La redenzione é sempre Gratis .L'anatema di Bergoglio - Bagnasco: solo offerte, i sacramenti non si pagano

Paolo Rodari – La Repubblica

«Dio non ha niente a che vedere con i soldi, e la Chiesa non può essere affarista ». Così Francesco ieri a Santa Marta commentando il Vangelo nel quale Gesù caccia i mercanti dal Tempio perché «hanno trasformato la casa di preghiera in un covo di ladri». Oggi le parrocchie hanno al proprio interno buoni amministratori ma anche alcuni approfittatori. Ma per gli affaristi il tempo è scaduto. Perché «ci sono due cose che il popolo di Dio non può perdonare: un prete attaccato ai soldi e un prete che maltratta la gente». Per questo occorre avere il coraggio di denunciare «in faccia al parroco » il traffico di soldi. «Questo — ha detto Francesco ricordando un caso di cui fu testimone in una parrocchia di Buenos Aires — è peccato di scandalo», mentre «la redenzione è sempre gratuita ».

In Italia non esistono tariffari per l'accesso ai sacramenti. Infatti, si lascia libertà a ciascuna diocesi di regolarsi come ritiene. L'assurto di fondo, però, è che un sacramento non si compra. Ed è solo per compensare il servizio offerto che i parroci accettano offerte libere. Spiega padre Enzo Fortunato, portavoce del Sacro Convento di Assisi: «Noi lasciamo che vi siano offerte libere. Il Papa, comunque, ha fatto bene a richiamare il fatto che la vita di noi sacerdoti e dei laici è chiamata a essere dono e servizio agli altri».

A Roma, dove fra l'altro molte persone si sposano arrivando da altre diocesi, il vicariato ha indicato un tetto oltre il quale le offerte non possono essere accettate: per il matrimonio non si devono superare i 270 euro, mentre per la messa per i defunti i dieci. A Palermo, sposarsi in chiesa prevede un'offerta da 100 a 300 euro, mentre per un battesimo e un funerale basta un'offerta più modesta.

Le parole del Papa sono state commentate ieri dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, che ha ricordato come «i sacramenti non sono pagati in nessun modo. Le offerte che i fedeli intendono dare in forma libera sono un modo per contribuire alla necessità materiali della Chiesa». Parole che ad alcuni osservatori sono sembrate in antitesi a quelle del Papa. Tanto che il portavoce della Cei, Domenico Pompili, ha dovuto precisare: «I parroci sanno bene che eventuali offerte possono essere accolte per la carità, ma mai pretese visto che dei sacramenti non si fa merce di scambio», ha detto rilevando che «qualsiasi lettura che contrappone le parole del presidente della Cei al Papa è fuorviante perché le parole del cardinale Bagnasco intendono ribadire la persuasione espressa dal Papa circa il fatto che non si fa commercio delle cose sacre».

In tutto il pontificato di Bergoglio ricorrono uscite dure contro chi vive la Chiesa non in un'ottica di servizio ma per propri interessi. È una «corruzione» figlia di quella «mondanità spirituale» che il Papa dispiegò già in Evangelii Gaudium ribadendo un'idea che fu del teologo gesuita Henri de Lubac che in «Meditazioni sulla Chiesa» la definì come «il pericolo più grande per la Chiesa, la tentazione più perfida, quella che sempre rinasce, insidiosamente, allorché tutte le altre sono vinte, alimentata anzi da queste vittorie». E Francesco lo sa bene.

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