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VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti

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La crisi dopo aver spolpato il ceto operaio fa fuori la classe media

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2014-02-07/la-ridefinizione-concetto-classe-media-202139.shtml?uuid=AB9sbBv

Krugman: i nuovi poveri dalla classe media http://www.manuelaghizzoni.it/2014/02/08/la-ridefinizione-del-concetto-di-classe-media-di-paul-krugman/

“La ridefinizione del concetto di classe media”, di Paul Krugman

Una delle peculiarità degli Stati Uniti, da molto tempo, è la smisurata percentuale di persone che si considerano di ceto medio (illudendosi). Lavoratori a basso salario, che secondo i parametri internazionali sarebbero considerati poveri, cioè persone con redditi inferiori alla metà della mediana, si definiscono nonostante tutto di ceto medio-basso; e persone con redditi quattro o cinque volte superiori alla mediana si considerano tutt’al più di ceto medio-alto.

Ma forse tutto questo sta cambiando. Secondo una nuova inchiesta d’opinione della Pew, c’è un forte incremento del numero di persone che si definiscono di ceto basso, e un incremento un po’ più contenuto del numero di persone che si definiscono di ceto medio-basso, tanto che a questo punto, sommando insieme le due categorie con «basso» nella definizione, ci avviciniamo quasi alla maggioranza relativa della popolazione (anzi ci avviciniamo a quel famoso 47 per cento citato da Romney, ricordate?).

A mio parere è uno sviluppo estremamente interessante. Le politiche contro la povertà, dagli anni 70 in poi, poggiano sulla diffusa convinzione che i poveri siano «Quelli Là», gente diversa da noi americani veri, quelli che lavorano sodo. È una convinzione che ormai da decenni non ha più corrispondenza con la realtà, ma solo adesso sembra che la realtà stia facendo breccia. Tutto questo però significa che la destra, che sostiene che la povertà è il frutto di insufficienze caratteriali e che i programmi per la lotta alla povertà sono un male perché rendono la vita troppo facile, ora devono rivolgersi a un pubblico in cui tantissimi «Non Quelli Là» si rendono conto di essere fra quelli che a volte hanno bisogno della rete di sicurezza sociale.                                      E ce n’è ancora di strada da fare. Lo dico agli americani dell’86° percentile: se credete di essere di ceto medio-alto, siete fuori dal mondo.

Soldi e classe sociale

Quello che ho detto qui sopra ha innescato alcune reazioni prevedibili, che classifico sotto due categorie: (1) «Ma hanno i cellulari!», e (2) la classe sociale di appartenenza dipende da come ti comporti, non da quanti soldi hai.

La mia risposta in entrambi i casi sarebbe di dire che quando parliamo di essere o non essere di ceto medio, abbiamo in mente due elementi cruciali di questo status sociale: la sicurezza e le opportunità.

Per sicurezza, intendo che avete risorse e riserve a sufficienza per essere sicuri che le ordinarie emergenze della vita non vi precipitino nell’abisso. Questo significa avere una copertura sanitaria decente, un impiego ragionevolmente stabile e disponibilità finanziarie sufficienti a poter sostituire l’auto o lo scaldabagno senza andare sul lastrico.

Per opportunità, intendo in generale riuscire a garantire ai propri figli una buona istruzione e l’accesso a prospettive lavorative, senza avere la percezione che le porte siano chiuse perché non vi potete permettere di fare la cosa giusta.

Se non avete queste cose, per me significa che non conducete una vita da ceto medio, anche se avete una macchina e qualche gadget elettronico che non esisteva ai tempi in cui la maggioranza degli americani era davvero di ceto medio: e questo a prescindere dalla pulizia, dalla sobrietà e dalla misuratezza dei vostri comportamenti.

Ora, sempre secondo quel sondaggio Pew, all’inizio del 2008 solo il 6 per cento degli americani si considerava di ceto basso (molto meno del tasso di povertà ufficiale!), solo il 2 per cento si considerava di ceto alto e l’1 per cento non lo sapeva. Perciò il 91 per cento degli americani – grossomodo persone con redditi compresi tra i 15mila e i 250mila dollari – si considerava di ceto medio. E una grossa fetta di queste persone si sbagliava.                                                                Prendiamo la sanità: molti americani con redditi significativamente al di sopra della soglia di povertà sono o erano fino a pochissimo tempo fa privi di assicurazione sanitaria, e molti altri rischiavano di perderla. Basta questo, per me, a dire che non erano di ceto medio. Molti lavoratori a basso reddito, probabilmente la maggior parte, non hanno quasi nessun patrimonio, nessun fondo pensione ecc.

E per quanto riguarda le opportunità? La qualità delle scuole pubbliche in America è estremamente varia e le famiglie a basso reddito non possono permettersi di vivere in un buon quartiere. L’istruzione universitaria è diventata molto meno accessibile di un tempo, perché i fondi per gli istituti pubblici sono diminuiti. Le probabilità di finire il college variano considerevolmente a seconda del reddito familiare.

Potrei andare avanti, ma sono sicuro che è evidente se ci pensate (e se avete una qualche percezione delle realtà dell’esistenza). Tantissimi americani (molto probabilmente la maggioranza assoluta) semplicemente non hanno i requisiti necessari per condurre una vita da ceto medio così come l’abbiamo sempre concepita.

Il punto è che saremmo in grado, se volessimo, garantire gli elementi fondamentali di una vita da ceto medio per quasi tutti gli americani: altri Paesi avanzati ci riescono. L’assistenza sanitaria universale è la norma: noi finalmente stiamo facendo un passo avanti, parziale, verso quella norma, ma la destra vi si oppone istericamente. Una buona istruzione di base per tutti e un’istruzione universitaria gratuita o a costi accessibili in altri Paesi avanzati è possibile.

La cosa triste è che il fatto di aver trasformato in feticcio la classe media, il fatto di fingere di appartenere quasi tutti a quella classe è una delle ragioni principali del fatto che molti di noi, in realtà, non ne fanno parte. Ecco perché è una buona cosa che la cittadinanza si renda sempre più conto della realtà delle differenze di classe: perché in questo modo aumentano le probabilità di cominciare a creare davvero il tipo di società che facciamo solo finta di avere.

(Traduzione di Fabio Galimberti) da www.ilsole24ore.com  

Più ricchi e più poveri, la crisi divora la classe media Fabio Fantozzi

Come è cambiata le geografia della ricchezza con la crisi economica. Stando a tutti gli studi realizzati da organismi nazionali e internazionali non vi è dubbio: i ricchi sono diventati più ricchi e la classe media si è impoverita trasformandosi in classe medio-bassa. I poveri, ça va sans dire, tali rimangono.

L’ultimo rapporto del Censis ha rivelato che i 10 uomini più ricchi d’Italia dispongono di un patrimonio di circa 75 miliardi di euro, pari a quello di quasi 500mila famiglie operaie messe insieme.

Un quadro dai contorni nitidi sulle disuguaglianze sociali che restituisce un altro dato: poco meno di 2mila italiani ricchissimi, membri del club mondiale dei paperoni, dispongono di un patrimonio complessivo superiore a 169 miliardi di euro (senza contare il valore degli immobili).

“Le distanze nella ricchezza sono cresciute nel tempo – osserva il Censis – oggi, in piena crisi, il patrimonio di un dirigente è pari a 5,6 volte quello di un operaio (quella del direttore generale o Ceo è fuori misura: milioni di euro), mentre era pari a circa 3 volte vent’anni fa. Ecco allora che è facile prevedere come gli 80 euro messi in busta paga saranno subito spesi dalle famiglie. Il Censis stima che 2,7 miliardi di euro (dei 6,7 miliardi totali previsti dal decreto del governo) andranno ad alimentare la domanda interna.

I dati confermano l’analisi della Banca d’Italia effettuata nell’ottobre scorso sulla distribuzione del reddito a livello territoriale in Italia (leggi il rapporto). “Nel 2011 l’indice di Gini, la misura più comune della disuguaglianza, era pari al 40 per cento. – si legge nel documento – Nel Mezzogiorno l’indice era superiore di oltre 3 punti percentuali rispetto al Centro Nord, soprattutto a causa della minore quota di reddito detenuta dalla coda bassa della distribuzione. La disuguaglianza è inoltre più elevata nelle maggiori aree metropolitane. L’indice di Gini è aumentato negli anni interessati dalla crisi economica, a fronte di una tendenza di segno opposto nella prima metà degli anni duemila. Tali dinamiche sono state trainate da una flessione dei redditi, più accentuata per quelli inferiori alla mediana. Sono tornati, inoltre, ad ampliarsi i (già marcati) divari territoriali”.

Un’altra analisi di Bankitalia sui ‘Bilanci delle famiglie italiane nel 2012′ mostra come la quota in mano al 10% delle famiglie più ricche sia salita al 46,6% della ricchezza netta totale (era il 45,7% nel 2010).

Nel mondo la situazione non è molto diversa. La rete internazionale di Ong OXFAM ha portato alla luce un altro aspetto nella ricerca “Working for The Few”: l’estrema disuguaglianza tra ricchi e poveri ha portato a un progressivo indebolimento dei processi democratici a opera dei ceti più abbienti. Nel rapporto vengono evidenziati alcuni fattori:

la ricchezza dell’1% dei più ricchi del mondo ammonta a 110.000 miliardi di dollari (46% della ricchezza totale), 65 volte il totale della ricchezza della metà della popolazione più povera del mondo;

la ricchezza di 85 super ricchi equivale a quella di metà della popolazione mondiale;

 negli USA, l’1% dei più ricchi ha intercettato il 95% delle risorse a disposizione dopo la crisi finanziaria del 2009, mentre il 90% della popolazione si è impoverito.

Secondo i dati del World Wealth Report 2013, la popolazione globale dei super-ricchi, individui con un patrimonio investibile pari o superiore a 1 milione di dollari con esclusione di residenze private, oggetti da collezione, beni di consumo e altri beni durevoli, è aumentata del 9,2% raggiungendo i 12 milioni di persone. La classifica per paese, vede l’Italia al decimo posto con un numero totale di Paperoni cresciuto del 4,5% a 176.000 individui nel 2012.

Le conclusioni sono amare: la crisi non ha impoverito tutti, ma ha accentuato le disuguaglianze a favore di pochi. Il sistema ha retto negli Stati che hanno ampliato le proprie politiche di welfare e si sono in parte avvantaggiati dalla crisi, come la Germania. Non a caso dopo un brusco aumento al 30,4 del coefficiente Gini, dal 2007, in piena crisi, l’indice delle disuguaglianze torna a scendere anno dopo anno, in totale controtendenza.

In Paesi più vulnerabili, come l’Italia, con la crisi sono stati bruciati 200 miliardi di reddito annuo, 3.500 euro per abitante, stando a una stima di Confindustria, in sei anni sono state spazzate via 134mila piccole imprese (dati Cgia Mestre) e solo nel 2013 sono stati persi 365mila posti di lavoro, mille al giorno (Istat). Le conseguenze di tutto ciò possono essere imprevedibili se i governi non intraprendono politiche per la ricostituzione del tessuto sociale e di redistribuzione della ricchezza. La cara e bella classe media italiana, sorta dal miracolo economico, ancora sopravvive sfruttando alcune rendite di posizione e i risparmi accumulati, ma non potrà farlo a lungo. Il rischio è che la crisi, da cui non si è usciti del tutto, dopo aver logorato il ceto medio, lasci dietro di sé solo macerie.

 

 

 

 

 

 

 

 

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