VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti
Vivere in pace é difficile e faticoso, ma vivere senza pace é un tormento
Sono prima Charlie perché lui ha fatto un percorso di integrazione tra i vari valori del suo mondo di provenienza e la sua nuova patria dove ha vissuto e ha pagato con la vita questo suo atteggiamento. Sono allo stesso tempo Charlie perché liberté, egalité et fraternité sono il fondamento della nostra vita e convivenza e conviene siano i valori della Europa.
Lo spiega molto bene l’intervento sotto di Igiaba Scego. Come nelle varie situazioni della realtà non si tratta di essere duri ma di agire e comportarsi con proprietà per non ottenere risultati opposti: l’esempio e il comportamento dei terroristi che rivestono la realtà di simboli e uccidono Ahmed Merabat, un islamico, cittadino francese perché poliziotto. Perché regalare persone e forze a gente che pensa solo di ammazzare e distruggere ?
Anche in Italia c’è gente che pensa che con l’odio e non con il dialogo e l’inclusione si vinca una guerra dichiarata. Il contrario di inclusione è separazione e disintegrazione. Il rispetto è la base della convivenza civile e sociale. Non si tratta di essere buonisti ma di comportarsi in modo che la scia di sangue diminuisca e cessi, ci sono di mezzo la vita delle persone, (un concetto di civiltà più grande e importante della politica) usando in maniera adeguata tutti gli strumenti a disposizione dello stato, anche la forza. (ndr.)
Michele Serra interviene a che tempo che fa http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-7d2e14c9-00c6-4175-878e-c14bd78af4e6.html
I MUSULMANI: PRIME VITTIME DEL TERRORISMO ISLAMICO
Dal 2003, gli attacchi dopo l'invasione dell'Iraq hanno provocato la morte di almeno 30 000 musulmani, sciiti e sunniti. Solo nel 2004, ci sono stati 455 attacchi islamici in questi due paesi. Nel 2005, 30 attacchi suicidi in Afghanistan, e 15 nelle aree tribali del Pakistan. Nel 2006:145 attentati suicidi in Afghanistan e nelle aree tribali del Pakistan; 700 nel 2007.. Tra il 2008 e il 2010, più di 3500 musulmani sono stati uccisi in Irak e in Afghanistan. ... Senza parlare dell'Iran, del Sudan, dell'Indonesia, dell'Africa in generale e di Gaza, dove i musulmani sono ammazzati e perseguitati dagli islamici di Hamas, i loro coreligionari anti-israeliani e antisionisti...
Mentre Israele o l'America hanno sempre torto, pure quando vogliono mettere fuori i protagonisti del terrore, i carnefici islamici totalitari di Hamas, Al Qaïda, Hezbollah, Lachkar I Taiba o anche i Pasdaran dell'Iran scita o i "Resistenti" salafisti iracheni o talebani afghani possono invece ammazzare nell'indifferenza generale i loro coreligionari musulmani. Come se la vittima interessasse solo quando sarebbe ammazzata dai non-musulmani e come se la vita umana avrebbe un valore solo in funzione di chi l'ammazza o lo risparmia.
Questa selezione fra le vittime significa in verità che il vero razzismo - perchè di razzismo si parla sempre - sta nelle indignazioni selettive di quelli che non si preoccupano mai del fatto, indiscutibile, che le prime vittime della barbarie islamista radicale sono i musulmani stessi. E che le prime vittime dell'ideologia del terrore islamico permesso anche dai testi fondatori dell'Islam e dalla vita stessa di Mahometo, sono i musulmani, credenti o non credenti. Da li, e dal fatto che non si osa incriminare le radici teologiche e coraniche dell'ideologia della morte del Jihad, nasce il tabù che impedisce di parlare delle vittime principali del totalitarismo islamista: i musulmani.
Orrore talebano in Pakistan: strage di scolari, poco tempo fa.
Commando in un istituto di Peshawar: 145 morti, 132 minori di Maria Rosa Tomasello
Vita per vita, sangue per sangue. Nel giorno più buio del Pakistan la vendetta dei talebani si abbatte sugli innocenti con una ferocia cieca, seminando morte su morte in una scuola pubblica di Peshawar, dove dopo nove ore di follia 145 persone restano uccise. Di queste, 132 erano bimbi e adolescenti, e dei 124 feriti 121 sono bambini.
La conferenza stampa della famiglia di Ahmed
La famiglia del poliziotto musulmano ucciso dai terroristi: "Ucciso da finti musulmani"
"Mio fratello era musulmano, si è fatto uccidere da dei falsi musulmani". Sono le parole del fratello di Ahmed Merabet, l'agente in bicicletta ucciso dagli autori della strage a Charlie Hebdo, nel corso di una conferenza stampa trasmesse su i-Télé. "Mi rivolgo a tutti i razzisti, islamofobi e antisemiti, non bisogna confondere gli estremisti e i musulmani". "L'Islam è una religione di pace, condivisione e amore", ha detto ancora il fratello di Merabet, prima di scoppiare in lacrime.
Non in mio nome
Igiaba Scego
Oggi mi hanno dichiarato guerra. Decimando militarmente la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo mi hanno dichiarato guerra. Hanno usato il nome di dio e del profeta per giustificare l’ingiustificabile. Da afroeuropea e da musulmana io non ci sto.
“Not in my name”, dice un famoso slogan, e oggi questo slogan lo sento mio come non mai. Sono stufa di essere associata a gente che uccide, massacra, stupra, decapita e piscia sui valori democratici in cui credo e lo fa per di più usando il nome della mia religione. Basta! Non dobbiamo più permettere (lo dico a me stessa, ai musulmani e a tutti) che usino il nome dell’islam per i loro loschi e schifosi traffici.
Vorrei che ogni imam in ogni moschea d’Europa lo dicesse forte e chiaro. Sono stufa di veder così sporcato il nome di una religione. Non è giusto. Come non è giusto veder vilipesi quei valori di convivenza e pace su cui è fondata l’Unione europea di cui sono cittadina. Sono stufa di chi non rispetta il diritto di ridere del prossimo. Stufa di vedere ogni giorno, da Parigi a Peshawar, scorrere sangue innocente. E ho già il voltastomaco per i vari xenofobi che aspettano al varco. So già che ci sarà qualcuno che userà questo attentato contro migranti e figli di migranti per qualche voto in più. C’è sempre qualche avvoltoio che si bea delle tragedie.
È così a ogni attentato.
A ogni disgrazia cresce il mio senso di ansia e di frustrazione. A ogni attentato vorrei urlare e far capire alla gente che l’islam non è roba di quei tizi con le barbe lunghe e con quei vestiti ridicoli. L’islam non è roba loro, l’islam è nostro, di noi che crediamo nella pace. Quelli sono solo caricature, vorrei dire. Si vestono così apposta per farvi paura. È tutto un piano, svegliamoci.
Per questo dico che mi hanno dichiarato guerra. Anzi, ci hanno dichiarato guerra.
Questo attentato non è solo un attacco alla libertà di espressione, ma è un attacco ai valori democratici che ci tengono insieme. L’Europa è formata da cittadini ebrei, cristiani, musulmani, buddisti, atei e così via. Siamo in tanti e conviviamo. Certo il continente zoppica, la crisi è dura, ma siamo insieme ed è questo che conta. I killer professionisti e ben addestrati che hanno colpito Charlie Hebdo vogliono il caos. Vogliono un’Europa piena di paura, dove il cittadino sia nemico del suo prossimo. E in questo vanno a braccetto con l’estrema destra xenofoba. Tra nazisti si capiscono. Di fatto vogliono isolare i musulmani dal resto degli europei. Vogliono vederci soli e vulnerabili. Vogliono distruggere la convivenza che stiamo faticosamente costruendo insieme.
Trovo bellissimo che alla moschea di Roma alla fine del Ramadan, per l’Eid, ci siano a festeggiare con noi tanti cristiani ed ebrei. Ed è bello per me augurare agli amici cristiani buon Natale e agli amici ebrei happy Hanukkah. È bello farsi due risate con gli amici atei e ridere di tutto. Si può ridere di tutto, si deve. Ecco perché questo attentato di oggi è così pauroso. Fa male sapere che degli esseri umani siano stati uccisi da una mano vigliacca perché volevano solo far ridere, ma fa male anche capire il disegno che c’è dietro, ovvero una volontà di distruzione totale.
Una distruzione che sapeva chi e cosa colpire.
Niente è stato casuale. Sono stati spesi molti soldi da chi ha organizzato il massacro. Sono stati scelti uomini addestrati. È stato scelto un target, la redazione di un giornale satirico, che era sì un target simbolico, ma anche facile da attaccare. Tutto è stato studiato nei minimi dettagli. D’altronde una dichiarazione di guerra lo è sempre. Chi ha compiuto questo attentato sa cosa produrrà. Sa il delirio che si sta preparando. Allora se siamo in guerra si deve cominciare a pensare come combatterla. In questi anni la teoria della guerra preventiva, dell’odio preventivo, delle disastrose campagne di Iraq e Afghanistan hanno creato solo più fondamentalismo.
Forse se si vuole vincere questa guerra contro il terrorismo l’Europa si dovrà affidare a quello che ha di più forte, ovvero i suoi valori. Chi ha ucciso sa che si scatenerà l’odio. Ora dovremmo non cascare in questa trappola. Ribadire quello che siamo: democratici. Ha ragione la scrittrice Helena Janeczek quando dice che liberté, égalité, fraternité è ancora il motto migliore per vincere la battaglia. E i musulmani europei ribadendo il “Not in my name” potranno essere l’asso nella manica della partita. L’Europa potrà fermare la barbarie solo se i suoi cittadini saranno uniti in quest’ora difficile.

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