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Rompe gli schemi e sa dare speranza

Rompe gli schemi e sa dare speranza ecco perché è giusto sostenerlo”

Papa Francesco sa cavarsela da solo, ognuno di noi è importante faccia la sua parte dove si trova e opera (ndr.)

Luigi Ciotti - La Repubblica

Ho aderito all’appello a sostegno di Papa Francesco perché, al di là di certe espressioni un po’ forti, ne condivido la sostanza e il contenuto. Le parole del Papa, da cui derivano gesti e scelte conseguenti, suscitano in tanti, anche non credenti, la speranza di una Chiesa profondamente e umilmente evangelica, al servizio del bene comune, lontana dalle tentazioni del lusso e del potere, attenta alla dottrina ma prima ancora ad accogliere i bisogni e le fragilità delle persone. È evidente che questo possa creare sconcerto e allarme in ambiti abituati a un magistero della Chiesa meno diretto, più prudente ma anche, a volte, più reticente sulla necessità per il cristiano di saldare il cielo e la terra, dimensione spirituale e impegno sociale e civile. Compito al quale il Papa non smette di richiamare: «Non si può più affermare — ha scritto nella Evangelii Gaudium — che la religione deve limitarsi all’ambito privato e che esiste solo per preparare le anime per il cielo». E poco più avanti: «Una fede autentica implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo».

Questo modo di vivere la fede può dare fastidio perché rompe gli schemi, rifugge i formalismi, denuncia i compromessi. Ma soprattutto perché è un modo di vivere la fede inseparabile da un’etica, cioè da un’assunzione coerente e concreta dei principi del Vangelo in ogni istante della nostra vita.

Questo è quello che fanno molti preti e realtà la cui firma compare in calce all’appello, e questo è quello che, con molti limiti, cerco di fare anch’io. Ed è in nome di questo impegno che abbiamo voluto esprimere il nostro affettuoso, convinto sostegno a un Papa che, con molta determinazione — e forse, a volte, senza il sostegno adeguato — sta ridando alla Chiesa quell’autorevolezza che viene innanzitutto da una completa purificazione dal potere e da una piena consonanza con la Parola di Dio.

Detto questo, fa bene Vittorio Messori nel suo articolo a chiedersi quanto sia sincero il vasto interesse suscitato dal Papa. Ma il primo a chiederselo, immagino, sia il Papa stesso. Lui infatti è il primo a richiamarci alla responsabilità contro la subdola tentazione della delega. Guai se pensassimo che un’unica persona, per quanto eccezionale, possa porre rimedio con le sue sole forze alle violenze, alle ingiustizie e alle disuguaglianze di questo mondo.

È un compito, questo, assegnato a ciascuno di noi. Il Papa non permetterà che il consenso suscitato dai suoi gesti e scelte resti un fatto emotivo o, peggio, ipocrita, senza tradursi in un impegno e una responsabilità collettivi nella costruzione del bene comune.

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Gli atteggiamenti di preclusione servono a motivarci nella vita di preghiera perché si procede a piccoli passi. Questo insegnamento pastorale dà la forza di figurarsi l'avvenire attraverso un obiettivo che precede la rassegnazione cristiana. Allora so che se d'un tratto si solleva una materia comune che muove determinate passioni la storia è pronta a ritirarsi e non devo immaginarmi come un vincitore, a oltranza, perché quella partita è stata vinta per sempre. A noi viene chiesto di accogliere il rischio, di scommettere su qualcosa che ci fa paura, ovvero noi, tanto che Dio ha mandato il Figlio per sollevarci da questa colpa. Quando non hai più bisogno di ostentare austerità e accetti le corrispondenze senza vergognarti della tua ignoranza, allora vieni istruito nella prudenza che ti schiaccia più della vergogna che alla peggio si affronta, quando il peggio viene assorbito dall'entusiasmo esclusivo per le cose in cui si crede. Sembra molto lontana la strada.
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