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La Grecia merita un’altra possibilità
Paul Krugman - Internazionale
Con un debito al 170% e una riduzione del PIL (ricchezza prodotta) del 30% anche un bambino capisce che la Grecia è già fallita e non è in grado di rimborsare il debito che ha accumulato. Ricordiamo che la UE ha sostenuto le parti politiche che hanno falsificato i precedenti bilanci statali (che le agenzie di rating, dietro lauti compensi, hanno aiutato a falsificare). Le banche non erano innocenti, non sono state pese in giro, sapevano bene a chi davano i finanziamenti che ritornavano a loro per il pagamento del debito e degli interessi. La Grecia sarà in grado di ripagare il proprio debito con una dilazione nel tempo ( quando l’economia sarà messa in grado di riprendersi, ci vorrà del tempo – questo è nell’interesse anche degli stati creditori - ndr.)
Quando si discute delle misure necessarie in un’economia mondiale depressa, c’è sempre qualcuno pronto ad agitare lo spettro della repubblica di Weimar, che dovrebbe essere un monito sui pericoli del deficit di bilancio e di una politica monetaria espansiva.
Ma la storia della Germania dopo la prima guerra mondiale viene quasi sempre citata in modo curiosamente selettivo. I parla continuamente dell’iperinflazione del1923, quando la gente andava in giro con carriole piene di banconote, e non della ben più importante deflazione degli anni trenta, quando il governo del cancelliere Heinrich Bruening provò a mantenere l’ancoraggio al sistema aureo con una stretta monetaria e una durissima austerità.
E che dire di quello che avvenne prima dell’iperinflazione, quando gli alleati vittoriosi cercarono di costringere la Germania a pagare salatissime riparazioni di guerra ? E’ una vicenda da cui possiamo imparare molto, perché riguarda direttamente la crisi che attanaglia la Grecia. Oggi più che mai è fondamentale che i leader europei ricordino bene la storia. In caso contrario il progetto europeo di pace e democrazia attraverso la prosperità non sopravvivrà.
In breve, la storia delle riparazioni è questa: la Francia e il Regno Unito, invece di considerare la neonata democrazia tedesca una potenziale alleata, la trattarono come una nemica sconfitta chiedendole di ripagare i danni di guerra. Fu una mossa poco saggia, perché richiese fatte alla Germania erano impossibili da soddisfare. Per due motivi. Innanzi tutto l’economia tedesca era già stata devastata dal conflitto. Secondo , il fardello imposto a una economia indebolita – come spigò Keynes nel suo libro Le conseguenze economiche della pace – sarebbe stato di gran lunga superiore ai pagamenti diretti ai vendicativi alleati.
Com’era prevedibile , alla fine la somma pagata dalla Germania fu molto inferiore alle richieste degli alleati. E i tentativi di imporre un tributo a un paese in rovina - la Francia arrivò persino a occupare con l’esercito la Rurh, il cuore industriale della Germania, per estorcere le riparazioni - azzopparono la democrazia tedesca e avvelenarono i rapporti con i paesi vicini.
Questo ci porta allo scontro tra Grecia e i suoi creditori (prevalentemente paesi europei). Si può sostenere che la Grecia si è messa nei guai da sola, anche se è stata aiutata da creditori irresponsabili (non sempre ndr.). Ma la realtà è che Atene non può più ripagare tutti i suoi debiti. L’austerità ha devastato l’economia greca prorpio come la sconfitta militare devastò la Germania di Weimar. Dal 2007 al 2013 il PIL reale procapite greco è sceso del 26 %. In Germania dal 1913 al 1919 scese del 29 %.
Malgrado la catastrofe, la Grecia sta ripagando i sui creditori e ha raggiunto un avanzo primario (le entrate superano le spese al netto degli interessi) di circa l’1,5% del PIL. Il nuovo governo di Atene è disposto a mantenere questo surplus di bilancio, ma non ad accogliere le richieste dei creditori che vorrebbero vedere triplicare l’avanzo primario greco nei prossimi anni.
Cosa dovrebbe fare la Grecia per raggiungere questi obiettivi? Dovrebbe tagliare ulteriormente la spesa pubblica, ma non solo. I tagli alla spesa hanno già spinto la Grecia in una profonda recessione, e ulteriori tagli non farebbero che aggravare la situazione. Ma il calo dei redditi ridurrebbe ulteriormente il gettito fiscale, e dunque il deficit scenderebbe molto meno rispetto alla riduzione iniziale della spesa, probabilmente meno della metà.
Per raggiungere l’obiettivo la Grecia dovrebbe fare un altro ciclo di tagli, e poi un altro ancora . Inoltre il crollo dell’economia farebbe diminuire la spesa privata, altro costo indiretto dell’austerità. Mettiamo insieme tutti questi fattori , e il +3 % richiesto dei creditori del PIL coserebbe alla Grecia non il 3% , ma una cifra vicina all’ 8% del PIL. Il tutto dopo una delle peggiori crisi economiche della storia.
Cosa succede se la Grecia si rifiuta di pagare? Fortunatamente , nel ventunesimo secolo le nazioni dell’Europa non usano più l’esercito per recuperare i crediti. Ma ci sono altre forme di coercizione. Oggi, per esempio, sappiamo che nel 2012 la BCE ha sostanzialmente minacciato di distruggere il sistema bancario irlandese se Dublino no avesse accettato il piano del Fondo monetario internazionale. Una minaccia simile pende implicitamente sulla Grecia, anche se spero che la BCE, guidata oggi da persone più ragionevoli, non voglia darle seguito.
In ogni caso i creditori europei devono capire che la flessibilità – cioè dare alla Grecia la possibilità di riprendersi – è anche nel loro interesse. Magari non gli andrà a genio il nuovo governo di sinistra, ma è un governo regolarmente eletto e i suoi leaders, da quello che ho sentito finora, credono sinceramente negli ideali democratici. L’Europa può peggiorare la situazione. E, se i creditori saranno vendicativi, succederà.
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