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Sulla Danimarca intervista alla scrittrice Anna Grue

Anna Grue: "Anche qui nel Grande Nord il linguaggio dell'odio è entrato nei salotti buoni"

Non si tratta di radicalizzare le proposte di società e di economia ma di fare proposte adeguate alla situazione di crisi. Nella crisi attuale il ceto medio, la classe media viene spazzata via e le grandi società finanziarie e le banche  (responsabili della crisi) non fanno altro che estrarre valore da un ceto sociale dopo aver massacrato i lavoratori. La proposta di sinistra é di far fronte con il ceto medio alla crisi (una volta si chiamava politica delle alleanza) e portarlo dalla sua parte altrimenti questo si muoverà contro le classi sociali più basse per conservare il suo livello di vita e di ricchezza mentre la causa della sua decadenza deriva dall'azione della finanza e delle banche.(ndr.)

Scrittrice e giornalista, il suo ultimo libro è "Il bacio del traditore" edito da Marsilio:

Anna Grue COPENAGHEN - "ANCHE qui nel Grande Nord purtroppo cresce la confusione. Molta gente da noi è diventata prigioniera della paura di condividere con gli altri". Così parla la grande giallista danese Anna Grue, che nei suoi polizieschi, come tanti altri scrittori scandinavi, narra sullo sfondo tensioni e drammi sociali il trauma del dopo-voto danese.

Populisti in volo in Danimarca, in Finlandia, in Svezia... Anna, che succede nel Grande Nord?
"Succede che purtroppo certi linguaggi, certe frasi, considerate oscene e incompatibili coi nostri valori costitutivi , adesso sono entrati nei salotti buoni. In molti strati sociali è diventato di moda, legittimo, parlare male dei migranti come dei senzatetto o dei disoccupati, dire che sono un peso per gli altri e non concittadini o comunque esseri umani da integrare. Si è diffusa in modo strisciante una tendenza all'odio verso chiunque ci appaia diverso ".

In Danimarca però l'ex premier di sinistra Helle Thorning-Schmidt era molto popolare, anche grazie ad un linguaggio duro sui migranti. Perché non è bastato?
"Per molte ragioni. La maggioranza ha preferito gli slogan duri delle destre alle loro imitazioni. Helle da una parte ha deluso i suoi elettori tradizionali, dall'altra ha finito per rafforzare i sentimenti di esclusione senza riuscire a convincere chi li condivide di poterli rappresentare. È caduta in una trappola che si è costruita da sola".

Tanta rabbia e paura degli "altri", nel cosiddetto paese più felice del mondo?
"Purtroppo sì. Forse anche perché cominciano a mancarci figure di grandi intellettuali engagé , che siano voce della memoria dei valori costitutivi del nord. Il loro silenzio aprono le porte alle paure di chi pensa con la pancia: paura dei migranti, paura di non riuscire a tener per sé i propri soldi. E non dimentichiamo un altro shock".

Quale?
"Il sanguinoso attentato a Copenaghen mesi fa. Ecco, quel gesto barbaro di una o due figure isolate ha scatenato una paura dei migranti tout court , specie islamici. Anche su questo sfondo, gli establishment di destra o sinistra si lasciano sedurre dalla tentazione di parlare come xenofobi e populisti. Ma questi poi finiscono per vincere. Somigliamo a voi cari italiani: siamo gente che ama godersi la vita e le città d'arte,

eppure il razzismo si diffonde. Non a caso noi danesi compriamo case di vacanza ovunque, ma un tedesco o un italiano, non dico un extracomunitario, che vuol comprarne una da noi ha bisogno d'ottenere un difficile permesso sociale. Ciò la dice lunga sul nostro animo collettivo".


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