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La mia Berlino ostaggio del proprio dogmatismo
PETER SCHNEIDER - La Repubblica
«Il problema non sono immaginarie tentazioni di un nuovo imperialismo tedesco, bensì il dogmatismo di Berlino, l’ossessiva convinzione che qualsiasi debitore debba sempre ripagare tutto a ogni prezzo, anche a costo della propria sopravvivenza
Berlino. Sono giorni difficili per tutti. Per questo vorrei cominciare prendendo le distanze da certi attacchi e pregiudizi contro la Germania. Non dobbiamo dimenticare che sul tema del terzo pacchetto d’aiuti alla Grecia, Angela Merkel e Wolfgang Schaeuble non sono soli. Una maggioranza di paesi dell’eurozona è dalla parte della Germania: Irlanda, Portogallo, Spagna, i Baltici e altri. Sarebbe stato saggio, certo, se Merkel avesse lasciato a un non tedesco l’annuncio dell’accordo. Non è una cosa buona se gli europei a ogni occasione sfoderano sentimenti antitedeschi di natura populista, se non razzista. Cari amici europei, volete spiegarmi quando parlate di “Quarto Reich” o simili che cosa Merkel o Schaeuble avrebbero in comune con Hitler? Tutti, noi stessi e il resto d’Europa, dovremmo fare attenzione all’igiene delle parole.
D’altra parte io ritengo che il terzo pacchetto d’aiuti fallirà come i primi due pacchetti. Perché nella migliore delle ipotesi potrà aiutare i greci a ripagare una parte del loro debito, già definito «insostenibile» dal Fmi. Sarebbe stato molto meglio ammettere che la politica dell’austerity è fallita e che la Grecia ha invece bisogno urgente di investimenti per la crescita.
Veniamo qui al problema di fondo: Angela Merkel e Wolfgang Schaeuble non vogliono dire la verità ai loro elettori. E cioè che la Grecia non è in grado di pagare i suoi debiti, né presenti né futuri. Su questo almeno ha ragione Tsipras: questi cosiddetti “aiuti” son servono. Il vertice tedesco rimane prigioniero del proprio dogmatismo della stabilità monetaria. Il problema non sono immaginarie tentazioni di un nuovo imperialismo tedesco, bensì il dogmatismo di Berlino, l’ossessiva convinzione che qualsiasi debitore debba sempre ripagare tutto a ogni prezzo, anche a costo della propria sopravvivenza. C’e un ’altra scuola di pensiero, quella di economisti come Piketty, Krugman o Stiglitz, qui quasi mai citata: solo un’economia che cresce può produrre il surplus necessario per ripagare debiti.
Sta qui il paradosso tragicomico del rifiuto di Merkel di dire la verità agli elettori tedeschi. I quali già conoscono già il segreto: tutti i soldi dati ai greci non torneranno. La spiegazione più probabile di questo paradosso è che agli elettori tedeschi piace ascoltare bugie. Infatti la popolarità della cancelliera non ha sofferto, quella di Schaeuble è all’apice. Nell’animo collettivo, tanti tedeschi vorrebbero la Grexit, ma poiché nessuno li informa su cosa ciò significherebbe per l’euro e l’economia mondiale non si ribellano. E intanto chiudono gli occhi davanti a un trasferimento di risorse che non viene chiamato col suo nome, eppure è tale: una montagna di soldi a un partner in fallimento. E siccome avviene senza unione politica europea, sarà inutile. Riproduce solo la contraddizione originale dell’euro.
Al tempo stesso, l’élite e gli elettori in Germania sottovalutano la minaccia dei vari populismi. Solo un esempio: che succederà se in Spagna Podemos vincerà le elezioni? Imiterà Tsipras? Di fronte a svolte del genere in un grande paese l’autoinganno tedesco potrebbe rivelarsi fatale. Intanto il tempo stringe: bene farebbe Berlino a negoziare con gli altri europei sulle politiche di crescita, adesso che non vediamo populisti al potere a Parigi o a Roma.
Merkel e Schaeuble dovrebbero trovare la forza di ammettere che la loro politica del rigore è sbagliata. È giusto dire ai greci che avranno aiuti solo in cambio di riforme concrete e provabili. Ma è assurdo aspettarsi rimborsi del debito facendo finta di non vedere la povertà e la disoccupazione giovanile che aumentano di continuo, in Grecia ma anche altrove, e nutrono rabbia ostilità e pregiudizi. Se la Germania crede che il suo modello, peraltro storicamente ambivalente, possano funzionare ovunque, potrà aspettare fino alla prossima età della pietra.
Protagonista della rinascita del cinema in Germania, la regista legge il cambiamento del suo Paese: profondamente cambiato il senso di solidarietà
MARIA PIA FUSCO – La Repubblica
Margarethe von Trotta ROMA . "Dopo certe dichiarazioni di Schaeuble un'amica mi ha detto "mi vergogno di essere tedesca" e sono tanti che pensano come lei. Con tutta la nostra storia il fatto di essere così arroganti, così crudeli, così privi di umanità nei confronti dell'infelicità degli altri mi sembra davvero terribile. Siamo andati indietro di oltre trent'anni, nel '68, poi negli anni Settanta e Ottanta siamo stati molto coscienti di quello che avevamo fatto nel passato. Ho l'impressione che dopo aver vinto i campionati del mondo la Germania sia sentita di nuovo forre e potente e i tedeschi di colpo abbiano riscoperto il nazionalismo", dice Margarethe von Trotta, una delle personalità che ha partecipato alla rinascita del cinema tedesco e che con i suoi film ha cercato spesso di fare i conti con il passato. Anche se da anni vive a Parigi non ha mai smesso di seguire la realtà del suo paese e sulla Grecia ha opinioni molto chiare.
"Dopo che il nazismo ha occupato la Grecia e ha portato via le sue ricchezze, la Germania dovrebbe stare più zitta e avere più pudore prima di fare certe affermazioni. Una colpa non si cancella anche se sono passati 70 anni. E' vero che la situazione è molto delicata, perché avendo l'economia più forte, i tedeschi sono spinti anche dagli altri paesi ad assumersi la responsabilità, se non lo fanno sono criticati, se lo fanno si ricomincia a parlare di nazismo".
Secondo lei che idea hanno i cittadini tedeschi della Grecia?
"Ci sono pregiudizi che vengono da lontano. Perché nel dopoguerra, negli anni Cinquanta, abbiamo avuto il cosiddetto miracolo economico? Da una parte c'è stato l'aiuto degli americani per paura del comunismo, ma dall'altra parte i tedeschi hanno lavorato tantissimo, hanno impegnato nel lavoro tutte le loro energie, sia per non pensare alle colpe del passato sia con l'idea che il lavoro poteva aiutarli a recuperare dignità e innocenza. Il lavoro è diventato un valore assoluto, radicato nella mentalità ed è inconcepibile per loro che altri popoli, i greci ma anche molti popoli del sud, non abbiano lo stesso concetto del lavoro. Li considerano pigri, in qualche modo colpevoli dei loro problemi. Diverso è l'atteggiamento davanti a una catastrofe naturale. Per il terremoto in Nepal o un'alluvione in qualche parte del mondo i tedeschi diventano generosi, pronti a dare soldi, sensibili alle sfortune degli altri. Li considerano innocenti. Per i greci l'impressione è che sia colpa loro se si ritrovano in questa situazione. Naturalmente dipende anche dalla cattiva informazione".
In che senso?
"Anche Peter Schneider dice che la Merkel e tutti i suoi politici non spiegano al popolo qual è la vera situazione. D'altra parte non devo spiegare chi comanda in Germania, la grande finanza ha il controllo dei media. Come quando da voi c'era Berlusconi con le sue tv e i suoi giornali, che influenzavano l'informazione. Prima di venire in vacanza in Italia sono stata a Monaco e c'era stato un sondaggio sugli aiuti alla Grecia e il 51% si era dichiarato favorevole. Pensando al lavaggio del cervello de certi media, soprattutto del tremendo Bill Zeitung , è stata una piacevole sorpresa".
Come ha reagito al video di Angela Merkel e la ragazzina palestinese?
"Con il disagio di chiunque abbia il senso dell'umana solidarietà. Ma c'era la televisione e tutto quello che fanno la Merkel e i politici tedeschi davanti alla tv è comunque in clima elettorale, le elezioni, nazionali o nei lender con governi di destra o di sinistra, sono sempre d'attualità in Germania ".
Lei aveva conosciuta Angela Merkel nel passato?
"L'avevo incontrata nella villa di Schlondorff, era tra gli ospiti. Non posso dire di averla conosciuta perché l'ho vista per pochi minuti, ma che fosse molto ambiziosa e sapesse che cosa è il potere si capiva benissimo. Mai però avrei immaginato che diventasse cancelliere, del resto non era prevista una donna in quel ruolo. Quando i politici del suo partito l'hanno contrapposta a Schroeder, pensavano di usarla ma poi il cancelliere sarebbe stato uno di loro. Ricordo un'immagine alla tv, c'era la Merkel di fronte a tutti loro e si vedeva che c'erano tre ministri che facevano scherzi maschilisti contro di lei. Questo mi ha dato fastidio e devo dire che, dopo che la Merkel ha avuto il potere, mi ha dato soddisfazione vedere che tutti, anche chi faceva gli scherzi, erano pronti ad accoglierla con deferenza quando lei andava a sostenerli nella campagna elettorale. Ma il suo governo non mi è mai piaciuto e non mi piace".
Perché secondo lei la Merkel si è imposta così fortemente?
"Perché è diventata l'immagine di una madre, di una grane protettrice, e non è una decisionista, non è come Schaeuble che ha subito imposto la sua volontà e le sue idee con la determinazione di un imperatore. La Merkel è il contrario, lei aspetta, giudica la situazione politica in patria e in Europa, sta a sentire cosa dicono gli altri, e non lascia mai l'impressione che sia lei a decidere veramente. Questo le porta la fiducia del popolo. In questo modo, nel corso del tempo, ha fatto fuori tutti i concorrenti, con dolcezza, ma è una dolcezza apparente, in realtà con forza e determinazione".
Lei è tedesca, ha vissuto in Italia, parla italiano, vive a Parigi. È questa l'Europa che sognava?
"No. È un'Europa
in cui si parla di Borsa, di Dow Jones, di titoli, di Bot, è come un incubo per me. Fino a 25 anni chi parlava così tanto di economia? Ma non ho perduto le speranza, ci sono le giovani generazioni e la Storia a volte compie salti imprevisti. E io non voglio rassegnarmi".