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La politica ormai si è arresa al potere dei mercati: questa è la vera degenerazione del presente”
Zamagni: sbagliato non chiedere nulla in cambio alle banche
GIACOMO GALEAZZI
CITTA’ DEL VATICANO
«L’Italia è l’unico Paese in cui nessuna banca è fallita», chiarisce Stefano Zamagni, economista, direttore scientifico della Scuola di economia civile e accademico vaticano delle Scienze Sociali. «I salvataggi con fondi pubblici sono avvenuti in Germania, Inghilterra, Irlanda, Stati Uniti, dove quei soldi sono stati tolti alla spesa sociale e al Welfare. Quindi lì ad essere stati danneggiati sono stati gli indigenti. Il Pontefice lo sa», aggiunge l’ordinario di economia politica all’università di Bologna ed ex presidente dell’Agenzia per il terzo settore.
Francesco critica i banchieri...
«Negli Usa ribattono che il risanamento delle banche è avvenuto per scongiurare guai peggiori. Altrimenti il disastro sarebbe stato inarrestabile e le conseguenze sarebbero ricadute sui poveri. Lo scandalo è l’assenza di condizioni. A differenza del caso della Grecia».
Qual è la differenza?
«La Grecia ha un debito con gli altri Paesi europei e, in cambio degli aiuti, l’Ue chiede al governo di Atene di cambiare il proprio modo di operare e di impegnarsi a restituire il denaro ricevuto. Alle banche d’affari non è stato chiesto niente in cambio né sono state imposte nuove regole. Ora che fanno di nuovo profitti non devono ridare indietro nulla. Grave ingiustizia ».
È questa la denuncia del Papa?
«Sì. Il Vecchio Testamento è un esempio. Con il condono giubilare nello stato ebraico venivano cancellati i debiti, ma il debitore graziato doveva dimostrare di mutare la sua prassi, mentre le banche salvate continuano a comportarsi come prima. È vergognoso che in un certo numero di anni non restituiscano almeno una quarta parte dei soldi pubblici sborsati per salvarle. Il Papa dice quello che è sotto gli occhi di tutti. Sono dati di fatto che ormai riconoscono persino i repubblicani statunitensi. L’analisi papale è giusta».
È anche un monito alla politica?
«Sì. Oggi si dice: “I mercati sono preoccupati”. Ma cosa vuol dire? Che la politica si è arresa al potere dei mercati. È una degenerazione gravissima che non esisteva nel passato. Erano i padri fondatori dell’Ue a dare la linea all’economia e ai mercati. Se lasciamo che a fissare i fini sia il mercato è chiaro che il mercato non si interessa all’equità, alla giustizia, alla povertà. Il mercato si interessa solo alla crescita del Pil. Va distribuita la ricchezza che si crea. È il bene comune».
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