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Affari, liti e tangenti: i conti in sospeso tra Berlino e Atene
Atene sarà pure (vista da Berlino) la pecora nera d'Europa e lo scolaretto indisciplinato costretto spesso - come dice Angela Merkel - «a fare i compiti a casa». Pecunia, però, non olet. E quando si tratta di fare affari - con le buone ma, se serve, anche con le cattive - la Germania considera da sempre la Grecia un partner affidabile e privilegiato.
Il paese ellenico terra di conquista delle aziende tedesche: spesso grazie alle mazzette ai politici
Il blitz della Fraport sugli aeroporti regionali ellenici è solo l'ultimo capitolo. Dai sommergibili alla metropolitana, dalle attrezzature tic fino ai camion e ai carri armati, il Partenone è da sempre terra di conquista per le aziende tedesche, in una saga miliardaria finita spesso nelle aule di tribunali e con multe milionarie. Il motivo? Storie poco chiare di tangenti, in cui il ruolo del buono e del cattivo tra i due paesi è molto più sfumato degli stereotipi in voga alle riunioni dell'Eurogruppo.
La madre di tutte le stangate, sull'asse Atene-Berlino è quella dei 4 sottomarini Classe 214 commissionati dal governo ellenico ai colossi teutonici Ferrostaal e Hsw (ora controllata da Thyssen-Krupp) nel 2000. Uno solo dei sommergibili ha già affrontato l'Egeo - dicono con risultati discutibili - mentre gli altri tre giacciono incompleti nei cantieri di Skaramangas, di fronte a Salamina, La commessa industriale è al palo. I suoi risvolti giudiziari, invece, hanno fatto molta strada: Ferrostaal ha ammesso di aver pagato mazzette ai politici greci per aggiudicarsi l'appalto, concordando una multa di 140 milioni. L'ex-ministro alla difesa Akis Tsochadopoulos è stato condannato a 20 anni per l'affare e Atene ha chiesto 7 miliardi di danni a Thyssen per i ritardi dei lavori.
Un'eccezione? Non proprio. Il Governo di Alexis Tsipras vuole 100 milioni da aziende della difesa tedesche sospettate di
aver pagato mazzette, oliando i politici di Pasok e Nea Demokratia che per 40 anni hanno guidato il paese. La Rheinmetall ha transato, pagandone 37 e nel mirino ci sono Airbus per la vendita di 20 elicotteri Nh-90 e Atlas Elektronik. Un faro è acceso pure su Krauss Maffei che ha piazzato all'esercito ellenico mille carri armati Leopard (la Bundeswher ne ha 240). La Grecia spende uno stratosferico 4% del pil in armi - voce solo sfiorata dai tagli della Troika - e il 25% di questa cifra è servito dal 2000 al 2011 a pagare forniture tedesche per lo Stockholm Institute for peace research.
Anche sulle Olimpiadi Grecia e Germania hanno fatto grandi affari. Siemens ha sborsato 330 milioni ad Atene per chiudere un rosario di scandali che hanno coinvolto i suoi vertici nel paese, specie quello per la messa in opera di sistemi di sicurezza per i Giochi del 2004 che pare non hanno mai funzionato:” la transazione è servita a coprire decine di politici ellenici coinvolti” sostiene il deputato europeo di Syriza Dimitri Papadimoulis.
Siemens ha pagato 330 milioni per chiudere gli scandali legati ai lavori perle Olimpiadi 2004
Tsipras ha riaperto il caso chiedendo a Berlino (risposta – no -) l’estradizione del capo della filiale greca e pretendendo altri rimborsi da Siemens per il famigerato”contrasto 8002 “con cui Ota (nonopolio nazionale delle telecomunicazioni) ha comprato attrezzature tedesche. Previo esborso, sostiene l'accusa, di 70 milioni di tangenti. Nel mirino dei giudici è finita pure la Deutsche Bahn per presunte tangenti per la metro di Atene, mentre la Sec, l'autorità di controllo di Wall Street, sostiene che la Daimler avrebbe pagato per vendere i suoi prodotti sotto il Partenone. L'Europa, come dimostra la crisi ellenica, faticherà pure a funzionare. Ma il mercato unico della mazzetta, Grecia e Germania pari sono, va da tempo a gonfie vele.
