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Chi ha paura dell'adozione dei bambini e delle unioni civili?


da La Repubblica

Le unioni civili non riguardano solo i gay. Non conoscete la convivenza di sorelle e fratelli, di parenti, di amici o amiche e quant'altro? (ndr.)

GENTILE Corrado Augias, di che parlano gli oppositori della stepchild adoption — ultimo il cardinale George Cottier su la Repubblica del 15 scorso? Concordo sul fatto che la cosa migliore per un minore sia vivere con madre e padre. Però esistono casi in cui questo non è possibile. George Cottier dice che sono casi limitati. Chiedo: quanti sarebbero i casi aggiuntivi dovuti alla stepchild adoption? Se fosse una percentuale minima cadrebbe la prima argomentazione. Infatti parliamo di adozione di un figlio naturale del partner, quindi di un bambino che già vive in un mondo non ideale, l’adozione gay non aggiungerebbe nessun ulteriore “danno”. Faccio un esempio: sono una madre single e convivo con la mia compagna, il mio figlio naturale vivrà con noi due tanto che sia adottato quanto che non lo sia; essendo io gay e convivente, mio figlio non vivrà mai con una coppia padre/madre, quindi mi può lei spiegare di quale alternativa possibile si può parlare? Parafrasando la citata intervista: è puro buon senso capire che a questi bambini non è l’adozione o meno che nega la possibilità di vivere allevati da un padre ed una madre.
Massimo Corti — massimocorti41@yahoo.it

LA questione più che pratica è di principio sia per il numero molto limitato di possibili interessati sia — e questo è molto più importante — per il fatto che l’eventuale adozione cambierebbe solo in meglio una situazione già esistente di fatto. Alcuni settori del mondo cattolico vedono l’adozione del figliastro (in italiano per favore, figliastro non è dispregiativo) come un ulteriore cedimento alla lassitudine di tempi che stanno sradicando abitudini, precetti religiosi, tabù. È comprensibile che ci siano resistenze ogni volta che s’introduce una novità dettata dal cambiamento (evoluzione?) del costume. Quando si cominciò a parlare dei Dico — riconoscimento di diritti e garanzie all’interno di coppie non sposate — l’opposizione fu durissima. Ancora prima, resistenze accanite suscitò il divorzio. Oggi il divorzio è un fatto storico e non pare che abbia causato danni particolari alla santità della famiglia. Idem per l’aborto, oggi in diminuzione — sarebbero ancora meno se si favorisse la conoscenza delle varie pillole preventive. Sulle unioni civili nessuno ormai obietta, la linea di resistenza s’è spostata sulle adozioni. Questioni di principio appunto, i conservatori cedono palmo a palmo, si adattano riluttanti, rassegnati, allo spirito dei tempi cercando di difendere più a lungo possibile le posizioni tradizionali. In una società ormai planetaria sono atteggiamenti di bandiera destinati ad essere in un modo o nell’altro travolti; tutte le leggi su questi temi (cito per esempio quella sulla procreazione assistita) lo hanno dimostrato. Il bisticcio è reso più grave dal fatto che l’ala cattolica all’interno del Pd si è risvegliata solo dopo gli appelli insistenti del segretario della Conferenza episcopale. Un atteggiamento indiscreto che si avvicina in modo preoccupante all’invasiva intransigenza del cardinale Ruini. Il deputato Pd Giuseppe Fioroni del resto ammette francamente: «Non si parli di un nuovo collegamento con la Chiesa perché non ci siamo mai scollegati». Corrado Augias

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